Archivi: aprile 2009

Il mito dei Police e delle loro canzoni immortali

di roberto.vanazzi

29 aprile 2009

police

Inutile girarci intorno, i Police sono stati e sono tutt’ora un mito. Abituale frequentatore delle classifiche mondiali, il gruppo inglese ha caratterizzato in maniera decisa la scena musicale dalla fine degli anni ’70 in avanti.

A gennaio del 1977, il bassista e cantante Gordon Summer, in arte Sting, il chitarrista Henry Padovani e Stewart Copeland, batterista, nonché figlio di un agente della CIA, hanno formato il primo nucleo dei Police, registrando il singolo Fall Out.
In quel momento però, Sting e Copeland erano entrati a far parte di un gruppo parallelo, gli Strontium 90, nel quale suonava la chitarra Andy Summers. Il complesso è durato solo due mesi, ma ha gettato le basi per la definitiva formazione dei Police.

Sting, Copeland e Summers, nell’aprile del 1978, hanno registrato il singolo Roxanne, caratterizzato da un suggestiva miscela di reggae-rock-punk, che diventerà il marchio di fabbrica della band.

Il successo è risultato essere enorme. I tre ragazzi sono stati scelti per registrare uno spot televisivo, per il quale si sono tinti i capelli di biondo, creando così il loro look.
È dello stesso periodo anche l’esordio come attore di Sting, che ha recitato nel film Quadrophenia, tratto dall’opera degli Who.

A novembre è uscito il primo album dei Police, Outlandos d’Amour, che è balzato subito al 9° posto delle chart inglesi. Oltre alla già citata Roxanne, il disco contiene altri pezzi forti quali Can’t stand losing you e So Lonely, uno dei brani più reggae del trio, con il quale si chiudevano i loro concerti.

Il 1979 è stato l’anno della definitiva consacrazione. Spinto dai singoli Message in a Bottle e Walking on the Moon, il cui video è stato girato alla NASA, l’album Reggatta de Blanc ha raggiunto in fretta il primo posto in classifica.
Altre perle di questo lavoro, che a mio parere è il migliore dei Police, sono Bring on the Night e la title track, con il malizioso coro da cantare a squarciagola, che è diventato presto l’inno dei Police.

L’anno seguente un altro un trionfo. Dopo avere intrapreso il primo tour mondiale, è stato dato alle stampe Zenyatta Mondata, dove fanno bella mostra di se hits quali Don’t Stand So Closet To Me, De do do do De da da da, da cantare in coro nei concerti, e, a parer mio, la sbarazzina Canary in a Coalmine, Driver to Tears e Man in a Suitcase.
Anche Zenyatta Mondata è arrivato presto al vertice della classifica inglese, trasformando i Police in un fenomeno di caratura mondiale.

Il nuovo decennio ha visto la popolarità del trio inglese aumentare in maniera vertiginosa. L’orecchiabilità del loro reggae-rock unito al carisma di Sting sono stati gli ingredienti fondamentali di una miscela vincente.

Così, nel 1981, i singoli Invisibile Sun e Every Little Thing She Does is Magic si sono piazzati entrambi ai primi posti della classifica, facendo da apripista ad un altro capolavoro, Ghost in the Machine.
Questo lavoro, tuttavia, è stato il primo in cui i tre componenti hanno lavorato separatamente. Il risultato è un sound più creativo e variegato, con l’introduzione di nuovi strumenti, quali tastiere e sax, suonato dallo stesso Sting, ma anche più cupo rispetto ai predecessori.
Altri brani da citare sono, decisamente, Spirit in the Material World, Secret Journey e anche la vivace Rehumanize Yourself.

Due anni più tardi i Police hanno dato alla luce Synchronicity, decisamente uno degli album più influenti degli anni ’80, grazie alla presenza di canzoni quali Wrapped Around Your Finger, King of Pain, Tea in the Sahara e, soprattutto, l’intrigante Every Breath You Take.
Sia quest’ultima, sia l’album, sono rimasti ai primi posti di tutte le classifiche mondiali per settimane intere.

Il tour promozionale del disco è risultato però essere l’ultimo della band, i cui membri hanno cominciato a pensare d’intraprendere la strada in solitaria, per sviluppare quelle idee personali che il progetto Police negava loro.

Come tutti sanno Sting è stato fra i tre colui che ha ottenuto il maggior successo. Tuttavia lo scioglimento del gruppo non è mai stato ufficializzato e, nel 1986, dopo l’uscita dell’antologia Every Breath You Take (the Singles) i tre si sono ritrovati su di un palco per un concerto in favore di Amnesty International.

Nel gennaio del 2007, per celebrare il trentennale dall’uscita del primo singolo, Fall Out, i Police hanno annunciato la reunion.

Un mese più tardi il trio si è esibito all’apertura della serata per i Grammy Awards, suonando Roxanne.
Quindi, è seguito un tour mondiale, comprensivo della partecipazione a luglio al Live Earth, dove hanno chiuso alla grande l’evento.

Ad oggi non ci sono notizie di un nuovo lavoro da studio. I fans naturalmente sperano che presto ne arrivi uno. Di sicuro c’è, che se dovesse accadere, sarebbe un altro successo.

Susan Boyle spopola in rete. Sarà per il suo aspetto?

di maristella

22 aprile 2009

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La Gran Bretagna ha perso la testa per Susan Boyle dopo la sua performance al programma Britain’s Got Talent (una mix tra X-Factor e la Corrida). Sono, infatti, più di 50 milioni gli utenti che hanno visto l’esibizione di Susan, dell’11 aprile scorso,  su Youtube, mentre canta I dreamed a Dream tratta da I Miserabili. Per non parlare di Facebook dove la sua pagina conta in questo preciso momento 1.490.664 fan, in costante crescita. Un record incredibile!

Questa casalinga scozzese 48enne venuta dal nulla, ha letteralmente stregato il pubblico con la sua voce meravigliosa, capace di lasciare senza fiato (e sembra far piangere una diva come Demi Moore, sai che notizia!), come poche volte è successo in un programma canoro di questo tipo. Purtroppo, però, la vera popolarità è probabilmente arrivata per l’aspetto quantomeno bizzarro di Susan Boyle: una donna di mezza età, goffa, grassoccia e bruttina, in totale contraddizione con il look che ci si aspetta da un’aspirante star.

Lo stupore che ha generato sulla platea appena ha aperto bocca, dopo che tutti i presenti l’avevano palesemente irrisa e presa in giro, è stata quantomeno esagerato. Ok, le sue doti non sono in discussione, la sua voce è strepitosa, ma la reazione sarebbe stata la medesima se Susan non avesse avuto queste caratteristiche fisiche? Sarebbe stato uguale se a cantare in questo modo fosse stata una giovane ragazza mediamente bella? Credo proprio di no. La curiosità morbosa che ha suscitato il suo caso del tipo “sbatti il mostro in prima pagina” è più che evidente e sinceramente anche un po’ fastidioso.

Appena lo smodato interesse di vedere la cantante brutta dalla voce angelica sarà scemato, che ne sarà di Susan Boyle?

La sua esibizione è visibile a questo link: www.youtube.com

I Clannad e il magico folk del Donegal

di roberto.vanazzi

8 aprile 2009

clannad

I Clannad sono stati, senza ombra di dubbio, una delle formazioni di primo piano della musica folk e New Age irlandese.

Il gruppo è nato all’inizio degli anni ’70, nella città di Dore, in una zona di forte influenza gaelica, grazie ai fratelli Ciarán e Pól O’Braonáin e ai loro zii, i gemelli Pádraig e Noel O’Dúgáin, tutti polistrumentisti di grande livello.
Con l’ingresso della sorella dei primi, Máire Ní Braonáin, come cantante e arpista, il gruppo ha scelto il nome Clannad, abbreviazione di “An Clann as Dobhar”, che significa “famiglia che arriva dalla città di Dore”, e ha iniziato a farsi conoscere nei circuiti popolari irlandesi, quali pub e festival.
In quel periodo, il loro repertorio era basato su un patrimonio di brani popolari del Donegal, con liriche perlopiù in gaelico.

Dopo avere vinto il Letterkenny Folk Festival, nel 1973, è arrivato l’esordio discografico, con l’album intitolato semplicemente “Clannad”, dove si trovano classici quali The Pretty Maid e Morning Dew, dotati di arrangiamenti originali, che spesso esulano nel jazz, e ottime armonie vocali.

Il successo su scala nazionale
è arrivato però solo l’anno seguente, con “Clannad 2”, grazie soprattutto a pezzi quali Coinleach Ghlas An Fhómhair, Dheanainn Súgradh, e Eleanor Plunkett con in primo piano l’arpa, suonata da Máire.

Anche se confinato nei ristretti ambiti della musica tradizionale, per tutti gli anni ’70, il gruppo ha riscosso un notevole successo, ed il nome Clannad è iniziato a circolare anche al di fuori dell’Isola di smeraldo.
Una standing ovation a loro tributata durante un concerto in Germania poi, li ha convinti a considerare finalmente la musica come una professione.

Nel 1976 è stato dato alle stampe il long playng “Dulaman” con il quale i Clannad hanno iniziato a collaborare con il produttore Nick Ryan, che li accompagnerà per tutto il decennio successivo.

Due anni più tardi il gruppo ha dato alla luce il primo live: “Clannad in Concert”.

Nel 1980 la band ha registrato il quarto album da studio, “Cran Úll” che ha visto l’ingresso in formazione dell’altra sorella O’Braonáin, Eithne, la cui partecipazione si è limitata però alle parti vocali in Gathering Mushrooms.

È stato l’anno seguente, con “Fuaim” che, grazie proprio a Eithne, il corso musicale dei Clannad è cambiato radicalmente. Con l’introduzione delle tastiere gli arrangiamenti sono diventati più moderni, , mentre le melodie tradizionali sono state abbandonate in favore di composizioni originali, anche in lingua inglese, che hanno traghettato il gruppo verso la fama internazionale.
Punto di forza di quest’album, secondo il mio parere, è il brano An Túll.

Il nuovo sound si è reso evidente già con il singolo Theme From Harry’s Game, sigla di un serial televisivo inglese del 1982. Il disco è balzato inaspettatamente al 5° posto in classifica e può essere definito come la rampa di lancio dei Clannad verso la fama.

Sulla scia di quel successo si sono piazzati bene anche i nuovi album, “Magical Ring” del 1983, registrato senza il supporto di Eithne, impegnata nella carriera solista col nome di Enya, e “Legend” dell’anno successivo, colonna sonora dello sceneggiato Robin di Sherwood.

Un’ulteriore svolta nel suono dei Clannad si è avuta nel 1985, quando gli irlandesi hanno iniziato a strizzare l’occhio al rock, un passaggio che, per fortuna, è stato ben accolto anche dai fans della prima ora.

Macalla” è il lavoro che ha fatto spiccare loro il volo nelle classifiche internazionali.
Oltre al singolo In a Liftime, dove Máire duetta con Bono, sono da citare Caislean Óir, la pop-song Closer to Your Heart e la ballata Almost Seems (Too Late to Turn).

Quell’anno il gruppo ha portato il suo sound in giro per tutto il mondo, riscuotendo consensi ovunque. Il tour è ampiamente documentato dal secondo live “Ring of Gold”, del 1986.

Col successivo “Sirius”, invece, la band ha regalato ai fans un lavoro che è si di buon livello, grazie anche ai numerosi ospiti che vi hanno partecipato, come il cantante Bruce Hornsby, ma forse un po’ troppo commerciale.
Le tracce migliori sono, a mio avviso, Something to Believe in, White Fool e la title track.

A quel punto Enya si è confermata a livello mondiale come solista e ha lasciato definitivamente i Clannad.

Sono seguite un paio di colonne sonore, “Atlantic Realm” del 1988 e, l’anno successivo, quella del cartone animato “The Angel and the Soldier Boy” contenente l’intensa A Dream in the Night.

Nel 1990 anche Pól O’Braonáin, ormai preso da nuovi progetti, fra i quali il WOMAD, il festival di World Music organizzato con la Real World di Peter Gabriel, ha lasciato il gruppo.

Il primo lavoro dei Clannad senza uno dei suoi padri fondatori è coinciso con il loro primo disco d’oro. “Anam” (1992) è un magnifico album, che ha proseguito l’allontanamento dal suono tradizionale dei precedenti lavori, prendendo una piega verso il New Age.
Why Worry, The Poison Glen, In Fortune’s hand e Úirchill An Chreagáin sono solo alcune delle perle in esso contenute.

Medesima sorte è toccata al successivo “Banba” (dal nome di una dea dei Celti, patrona dell’Irlanda), che ha venduto bene, sino ad arrivare all’oro.
Anche qui i brani da citare sarebbero numerosi; io direi I Will Find You, inserita nella colonna sonora del film “L’Ultimo dei Mohicani” e Mistery Game.

Ottimi consensi commerciali li ha ottenuti anche “Lore”, del 1996, che, a detta dei critici musicali di tutto il mondo, è una delle registrazioni più belle dei Clannad.
L’album è il più gaelico dal 1982, ed il mio brano preferito è Trail of Tears.

Attualmente l’ultimo LP rilasciato è datato 1997 e si chiama “Landmarks”, un capolavoro che ha permesso al gruppo irlandese di vincere un Grammy Awards nella categoria New Age.
An Gleann, Fadò e, la mia preferita in assoluto di tutto il loro repertorio, l’avvolgente e nostalgica On This Land, dedicata all’Irlanda, sono i capisaldi di questo disco.

Ad oggi, comunque, i Clannad non si sono ancora sciolti.

Nel 1999 la band ha realizzato la canzone What will i do, per il film di Kevin Costner “Message in a Bottle”; quindi, nel 2003, è stato dato alle stampe “The best of Clannad (In a Lifetime)” che è diventato il loro album più venduto.

Nel 2007 tutti i membri originali hanno suonato ancora insieme on stage al Celtic Connections Festival di Glasgow e l’anno seguente hanno realizzato una nuova antologia comprendente i brani di inizio carriera, intitolata “Beginnins. The Best of Early Years”.

Adesso aspettiamo la magia di un nuovo lavoro.