Pubblicato in: Reggae e Ska

The sons of Zion, l’altro reggae – Alpha Blondy

di Roberto Sonego 22 maggio 2013
The sons of Zion, l’altro reggae – Alpha Blondy
1 vote, 5.00 avg. rating (91% score)

Apriamo oggi un nuovo capitolo di MusicParade. La mia intenzione stavolta non è solo raccontare la storia di un gruppo o un cantante che amo particolarmente, ci spostiamo su qualcosa di diverso. Diamo il via a una piccola, modesta, semplice guida al reggae, il genere che preferisco in assoluto. Di volta in volta, vi presenterò chi ha colorato il panorama reggae del dopo i guru Bob Marley e Peter Tosh.

lion zionIl reggae è un genere musicale molto particolare. Da un punto di vista della melodia, è quanto di più semplice si possa immaginare: pochi accordi, ritmi quasi sempre rallentati e non necessariamente suonato da musicisti con grande tecnica. Contrariamente, però, a tanti altri generi il reggae è una musica che richiede cuore e sentimenti, saper comunicare ciò che si prova e penetrare il profondo dell’anima di chi ti ascolta.

Non servono riff di chitarra o di basso da acrobazie stilistiche o batteristi che fanno roteare vorticosamente le bacchette colpendoti con rullate spaventose. No, nel reggae per arrivare in cima prima devi saper arrivare al cuore delle persone, chi ti ascolta deve condividere i tuoi stati d’animo e le tue emozioni. E debbo dire che nella storia di questo meraviglioso genere musicale ci sono alcuni nomi che si fanno ricordare.

marley e toshBob Marley, che sapeva farti amare la vita con i suoi messaggi di pace, amore e…. marijuana, e Peter Tosh, che ti trasmetteva rabbia e indignazione con le sue proteste e il suo essere costantemente contro il sistema (e… marijuana) ci sono riusciti appieno e per questo sono entrati nella storia.

Ma il reggae non si è fermato a Marley e Tosh: dopo di loro il cuore di Babylon ha continuato a battere dentro gruppi e cantanti davvero molto bravi e che hanno lasciato il segno per quello che avevano da dire.

 Ovviamente, non ho la prestesa di scrivere una guida completa: mi scuso fin da subito con tutti gli appassionati del genere e vi invito a lasciare commenti e suggerimenti. Il fatto è che il reggae è un universo talmente vasto che nemmeno io a volte me ne rendo conto.

Il primo cantante che vorrei farvi conoscere è Alpha Blondy.

Alpha Blondy, il reggae della Costa d’Avorio

alpha blondy

Alpha Blondy è il nome d’arte di Seydou Konè cantante ivoriano che ha avuto tra i pregi il farsi conoscere e amare da tutto il pubblico reggae pur cantanto in dialetto dioula, originario della sua terra, oltre che in francese e inglese.

Le prerogative di Alpha Blondy sono praticamente il fondamento del reggae di successo, quindi ritroviamo: brani dai ritmi altalenanti, accordi all’osso, spesso portatori di messaggi di protesta, ma anche carichi di spiritualità e pace.

Hai presente quando ascolti una canzone che all’apparenza è semplice (e forse lo è proprio), che vorresti non finisse mai e ti chiedi “ma cosa avrà di tanto speciale per colpirmi così?”.

Ecco, per me l’ascolto di Alpha Blondy è stato un fulmine a ciel sereno, e continuo a pensare che il peggior difetto delle sue canzoni è la loro durata. Ascoltare per credere…

Si è fatto le ossa Blondy trasferendosi negli Stati Uniti per perfezionare la lingua e tentare il successo che, però, non arriverà subito. Sarà infatti costretto a tornare mestamente in Costa d’Avorio, con il carico di speranze che aveva accompagnato il suo viaggio verso gli Usa.

Nel 1981 fu una sua apparizione ad una trasmissione televisiva dal titolo profetico, Premiere Chance, a farlo notare al pubblico e a fargli attribuire, addirittura, la nomea di Bob Marley africano.

La molteplicità di linguaggi fu la fortuna di Blondy i cui messaggi di espansero a macchia d’olio, facendogli raggiungere una fama oramai quasi inaspettata. Dopo il primo Jah Glory del 1983 arriverà un anno dopo Cocody Rock registrato, guarda caso, proprio con il gruppo che accompagnava Bob Marley, i Wailers.

I titoli degli album successivi furono più che mai significativi dei messaggi che Blondy voleva far giungere a tutto il mondo. In sequenza quindi usciranno Apartheid is Nazism e Jerusalem il suo più mistico lavoro.

Massada del 1991 fu il suo più grande successo seguito da Dieu, un album la cui pubblicazione lo aiuterà, tra l’altro, a uscire da una pesante crisi depressiva.

L’impegno sociale e politico si vedrà anche nei lavori successivi come Elohim del 1999, a favore della libertà di stampa e non solo, e Merci con il quale venne insignito del Grammy Awards nel 2003.

Akwaba fu il titolo del best che ne seguirà per poi pubblicare un altro disco sempre collaborando con i Wailers, disco a tutt’ora il più recente, Jah Victory.

 

The sons of Zion, l’altro reggae – Alpha Blondy
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