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	<title>Music Parade &#187; Album</title>
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	<description>cosa si muove nel mondo della musica suonata, ascoltata, usata. Scopri con noi le tracce nascoste della musica</description>
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		<title>Iron Maiden: l&#8217;Heavy Metal sono loro</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Oct 2010 19:24:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Vanazzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gli Iron Maiden sono stati senza dubbio il gruppo più popolare dell’Heavy Metal anni ’80, quello che ha determinato l’espansione del genere, trasformandolo da musica di nicchia a fenomeno internazionale. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a rel="attachment wp-att-1199" href="http://www.musicparade.it/metal-e-hardcore/iron-maiden-lheavy-metal-sono-loro/attachment/iron-maiden/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1199" src="http://www.musicparade.it/files/2010/10/IRON-MAIDEN-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Mi spiace ma sarò lungo. Primo, perché <strong>la storia degli Iron Maiden </strong>è ampia e variegata. Secondo, è questo il gruppo che mi ha aperto tutti gli orizzonti dell’Heavy Metal. La prima volta che li ho ascoltati, precisamente con l’album <em>The Number Of The Beast</em>, è stata una folgorazione. Da lì, per quanto mi riguarda, è partito tutto.</p>
<p>Le origini degli Iron Maiden risalgono al 1975, quando il bassista <strong>Steve Harris</strong>, ex membro degli Smiler, dopo i rituali cambi di formazione ha radunato attorno a se il cantante <strong>Paul Di Anno</strong>, il chitarrista <strong>Dave Murray</strong> e il batterista Dough Samson, e con essi ha iniziato ad esibirsi  al <em>Ruskin Arms</em>, e in altri pochi locali di Londra aperti al Heavy Metal, con il nome del noto strumento di tortura medievale. Inciso un demo tape, grazie al DJ Neal Kay che l’ha lanciato per radio, il gruppo ha ottenuto un insperato successo. La conseguenza è stata la registrazione dell’EP <strong>The Soundhouse Tapes</strong>, che in breve tempo ha esaurito le 5000 copie di tiratura.</p>
<p>Risale a quel periodo anche la nascita della mascotte del gruppo, il mostruoso <strong>Edward the Head</strong>, meglio conosciuto come <strong>Eddie</strong>, che da allora comparirà in tutte le copertine dei dischi e farà anche le sue apparizioni sul palco durante le esibizioni live.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-1208" href="http://www.musicparade.it/metal-e-hardcore/iron-maiden-lheavy-metal-sono-loro/attachment/iron-maiden-eddie-2/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1208" src="http://www.musicparade.it/files/2010/10/iron-maiden-eddie1-249x300.jpg" alt="" width="249" height="300" /></a></p>
<p>Nel 1979 la cosiddetta <em>New Wave Of British Invasion</em> ha trovato negli Iron Maiden il proprio punto di forza, così, a dicembre il gruppo è stato messo sotto contratto dalla EMI. Nell’aprile dell’anno seguente, con <strong>Clive Burr </strong>al posto di Samson e <strong>Dennis Stratton </strong>ad affiancare Murray come secondo chitarrista, è stato pubblicato <strong>l’omonimo Iron Maiden</strong>, LP d’esordio che ha raggiunto senza difficoltà il quarto posto nella classifica inglese nonostante si fosse nel pieno boom dell’era Punk. I brani, grezzi e diretti, hanno dato vitalità al rock duro di matrice anglosassone, enfatizzando il ruolo della sezione ritmica e delle combinazioni fra le due chitarre: <em>Iron Maiden</em>, <em>Prowler</em>, <em>Charlotte The Harlot</em>, storia di una prostituta che forse è esistita veramente, l’orecchiabile <em>Runnig Free</em>, la strumentale <em>Transylvania</em> e, soprattutto, <em>Phantom Of The Opera</em>, che da il via alla lunga serie di brani tratti da opere letterarie, storiche e teatrali, che hanno caratterizzato tutta la discografia del gruppo sino ad oggi.</p>
<p>A ottobre, dopo un tour con Judas Priest e Kiss e dopo l’acclamazione al Festival di Reading, Stratton ha lasciato, sostituito dall’ottimo <strong>Adrian Smith</strong>.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-1200" href="http://www.musicparade.it/metal-e-hardcore/iron-maiden-lheavy-metal-sono-loro/attachment/iron-maiden-killers/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1200" src="http://www.musicparade.it/files/2010/10/iron-maiden-killers-300x232.jpg" alt="" width="300" height="232" /></a></p>
<p><strong>Killers</strong> è uscito a febbraio 1981, confermando quanto di buono si era fatto con il disco precedente. È stato allora che gli Iron hanno iniziato la collaborazione con Martin “Headmaster” Birch, già produttore di Black Sabbath e Deep Purple. Sarà lui l’uomo che farà compiere alla band il definitivo salto verso il successo internazionale.<br />
L’intro del disco è la strumentale <em>The Ides Of March</em>, la quale da il via alla feroce <em>Wrathchild</em>. La title track e la biblica <em>Prodigal Son</em> sono stupende, anche se il pezzo forte rimane l’omaggio a Edgar Allan Poe <em>Murders In The Rue Morgue</em>. Come in Iron Maiden, anche qui è presente un brano strumentale, nella fattispecie <em>Genghis Khan</em>.</p>
<p>Terminato l’imponente tour in terra nipponica, dal quale è stato tratto l’EP live <strong>Maiden Japan</strong>, Paul Di’Anno è stato allontanato per problemi legati alla droga. Il nuovo singer del gruppo è diventato a quel punto <strong>Bruce Dickinson</strong>, ex Samson, dotato di voce potente e notevole carisma, il quale ha debuttato proprio su un palco in Italia.</p>
<p>Nel 1982 ecco il masterpiece degli Iron Maiden, <strong>The Number Of The Beast</strong>. L’album, più maturo e duro rispetto ai precedenti, ha esordito al primo posto in Inghilterra, mentre negli USA ha guadagnato addirittura il Disco di Platino.<br />
Nella track list è presente il mio brano preferito del gruppo, quella <strong>Halloweed Be Thy Name </strong>che descrive le ultime ore di un condannato a morte. Tutto il disco comunque è bellissimo: la title track, con la famosa citazione del brano dell’Apocalisse di San Giovanni dove si parla del 666 quale numero di Satana, <em>Run To The Hills</em>, che narra della guerra fra indiani d’America e coloni, la semi-ballad <em>Children Of The Damned, 22 Acacia Avenue,</em> dove si prosegue la saga di <em>Charlotte the Harlot, The Prisoners</em> e la descrizione dell’invasione vichinga dell’Inghilterra di <em>Invaders</em>.<br />
C’è anche da dire che The Number Of The Beast è l’album che ha aperto la strada al metal del futuro, quello che ha tracciato la rotta alle band che da quel momento in poi hanno deciso di suonare quel genere di musica.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-1201" href="http://www.musicparade.it/metal-e-hardcore/iron-maiden-lheavy-metal-sono-loro/attachment/iron-maiden-the-number-of-the-beast-f/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1201" src="http://www.musicparade.it/files/2010/10/iron-maiden-the-number-of-the-beast-f-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p>Con l’ingresso di <strong>Nicko McBrian</strong> al posto di Burr la formazione del gruppo ha assunto a quel punto il suo assetto definitivo. L’esordio per quella che è considerata la line up classica dei Maiden, è arrivato con l&#8217;album <strong>Piece Of Mind</strong>, datato 1983. Si tratta di un lavoro di transizione, più melodico rispetto a The Number Of The Beast, sicuramente inferiore, che trova i suoi punti di forza in brani quali <em>Where Eagles Dare</em> ispirata dall’omonimo libro di Alistair Maclean, <em>Revelations</em>, <em>To Tame A Land</em>, basata su un romanzo di Frank Herbert, <em>The Trooper</em>, che parla di un soldato della prima guerra mondiale durante la guerra di Crimea, e l’orecchiabile <em>Flight Of Icarus</em>.</p>
<p>Decisamente migliore è stato il disco dell’anno seguente: <strong>Powerslave</strong>. Esso è incentrato sul tema dell’antico Egitto, anche se l’unico brano che parla di questo è la title track. <em>Aces High</em>, infatti, è dedicata ai piloti inglesi della Seconda Guerra Mondiale, mentre <em>Two Minutes To Midnigh</em>t descrive gli ultimi attimi prima dell’inizio della guerra atomica. L’eletrizzante <em>Flash Of The Blade</em>, finita nella colonna sonora di <em>Phenomena</em> di Dario Argento, parla di un ragazzo che crescendo diventa un guerriero e <em>The Duellist</em> è tratta da un vecchio film di Ridley Scott.  Il top, però, è raggiunto con i 14 minuti della magnifica <em>Rime Of The Ancient Mariner</em>, liberamente tratta dal poema di Samuel Taylor Coleridge. Ricordo ancora quando all’esame di maturità ho stupito la commissione citando a memoria brani della ballata imparati ascoltando la canzone (grazie Iron).</p>
<p>Al disco è seguita la più grande tournée mai sostenuta da un gruppo rock, il <strong>World Slavery Tour</strong>, degnamente rappresentato dal doppio <strong>Live After Death</strong>. Il disco si apre con un discorso di Winston Churchill, poi spara tutte le sue cartucce. In esso sono presenti anche alcune battute di Bruce Dickinson passate alla storia, come “<em>Scream for me Long Beach”</em> prima dell’assolo di <em>Halloweed Be Thy Name</em>. Da allora, in ogni concerto, in quel punto del brano il cantante urla “<em>Scream for me…</em>” e il nome della città in cui si trova. Durante il Monster Of Rock a Modena del 1988, ad esempio, Bruce ha gridato “<em>Scream for Me Milano</em>” beccandosi qualche fischio di scherno.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-1202" href="http://www.musicparade.it/metal-e-hardcore/iron-maiden-lheavy-metal-sono-loro/attachment/ironmaidenliveafterdeath/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1202" src="http://www.musicparade.it/files/2010/10/IronMaidenLiveAfterDeath-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Con il lavoro successivo, <strong>Somewhere In Time,</strong> troviamo in copertina Eddie che si muove in una città del futuro. Anche il suono è più moderno; si è allontanato dal grezzo HM degli inizi per promuovere le chitarre synth, fatto questo che ha fatto storcere il naso a parecchi fan.<br />
L’opening track è <em>Caught Somewhere in Time</em>, seguita dall’orecchiabile <em>Wasted Years,</em> scritta da Adrian Smith. Molto belle sono <em>The Loneliness Of The Long Distance Runner,</em> che descrive la solitudine di un maratoneta durante la corsa, <em>Stranger In A Strange Land</em> e, soprattutto, la lunga suite storica <em>Alexander The Great</em>, la quale ripercorre la saga di Alessandro Magno.</p>
<p>Nel 1988 è uscito <strong>Seventh Son Of The Seventh Son </strong>l’ennesimo disco tecnicamente ineccepibile. Esso è l’unico concept-album scritto dal gruppo londinese, un lavoro permeato di temi fantastici, visioni mistiche e profezie che, musicalmente, fa un ulteriore passo avanti verso la modernizzazione del sound con l’aggiunta delle tastiere, usate non tanto per fare armonia (alla Deep Purple, per intenderci) ma piuttosto come sottofondo, per creare atmosfera. Fra tutte le canzoni scelgo la dura <em>Moonchild,</em> la progressiva <em>Infinite Dreams</em>, che parte lenta per poi aumentare di ritmo, il singolo orecchiabile <em>Can I Play With Madness,</em> i 10 minuti della variegata <em>Seventh Son Of A Seventh Son</em> e la Shakesperiana <em>The Evil That Man Do.</em></p>
<p>L’anno successivo è uscito il live <strong>Maiden England</strong>, registrato a Birmingham.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-1203" href="http://www.musicparade.it/metal-e-hardcore/iron-maiden-lheavy-metal-sono-loro/attachment/iron-maiden-anni-80/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1203" src="http://www.musicparade.it/files/2010/10/iron-maiden-anni-80-300x205.jpg" alt="" width="300" height="205" /></a></p>
<p>Il nuovo decennio è aperto dagli Iron con l’uscita di scena di Adrian Smith e l’arrivo di <strong>Janick Gears</strong>, ex guitarist di Ian Gillan, al quale mancava l’intesa con Dave Murray. Il binomio Murray-Smith, infatti, ha sempre avuto qualche cosa di magico. Il cambio ha influito negativamente anche sul nuovo lavoro, <strong>No Prayer For The Dying</strong>, che si è rivelato un mezzo passo falso. Il disco, infatti, ha tentato di riportare il suono ai tempi precedenti Somewhere In Time, in altre parole senza tastiere e chitarre synth, ma con brani che non erano all’altezza, esso è risultato privo di mordente. Il migliore è senza dubbio quello che gli da il nome, seguito da <em>Holy Smoke </em>e <em>Hooks In You,</em> la quale presenta il lieto ritorno di Charlotte The Harlot dopo 8 anni di assenza. <em>Mother Russia</em>, che chiude la track list, è uno scialbo tentativo di salutare la caduta del muro di Berlino e l’avvento di una nuova era nella terra degli Zar.</p>
<p>Harris e soci si sono riscattati prontamente con <strong>Fear Of The Dark,</strong> pubblicato nel maggio del 1992. Lavoro aggressivo e potente, si apre con la veloce <em>Be Quick Or Be Dead</em>, che ci riporta ai tempi di Aces High, per proseguire con <em>From Here To Eternity</em>, la quale chiude in modo definitivo la storia di Charlotte. Quindi la mia preferita, <em>Afraid Of Shoot Strangers,</em> che offre tre cambi di ritmo e parla di un soldato in partenza per la Guerra Del Golfo. Per finire con <em>Wasting Love</em>, l’unica ballad che parla d’amore degli Iron Maiden e, naturalmente, la splendida <em>Fear Of The Dark</em>.</p>
<p>A quel punto il gruppo ha intrapreso l’ennesimo, lunghissimo tour, il <strong>Real Live Tour,</strong> sfociato nei due dischi, venduti separati, <strong>A Real Dead One</strong> e<strong> A Real Live One,</strong> in seguito uniti nel doppio <strong>A Real Live Dead One</strong>.</p>
<p>Purtroppo, a quel punto Bruce Dickinson ha abbandonato i compagni per intraprendere la carriera solista, e le fortune della band hanno subito una leggera deflessione. Il nuovo cantante, <strong>Blaze Bayley</strong>, era dotato di una voce più cupa rispetto a Bruce e ha dato ai due dischi cui ha partecipato un’impronta vicina al dark metal.<br />
Il primo di questi, <strong>The X Factor</strong>, uscito nel 1995, si apre con un canto gregoriano in stile Black Sabbath, il quale fa da intro alla bella <em>The Sign Of The Cross</em>, ispirata al romanzo di Umberto Eco Il nome della rosa. Gli altri brani si muovono su livelli più o meno mediocri: l’orecchiabile <em>Lord Of The Flies, Man Of The Edge, The Aftermath</em> e <em>The Unbeliever</em>.</p>
<p>L’altro lavoro con Bayley è uscito tre anni più tardi e s’intitola <strong>Virtual VI.</strong>, un album sperimentale che ha deluso fan e critica ed è unanimemente considerato il peggiore della band inglese. Il brano più bello è senza dubbio <em>The Clansman</em>, che descrive la battaglia dei guerrieri scozzesi contro l’esercito inglese. Non male anche l’epica <em>Don&#8217;t Look to the Eyes of a Stranger</em> e <em>Lightning Strikes,</em> uno dei pochi pezzi che ricordano i vecchi Maiden.</p>
<p>Notevolmente migliore è <strong>Brave New World</strong>, l’album che apre il nuovo millennio e che vede il ritorno alla base sia di Bruce Dickinson sia di Adrian Smith, i quali hanno portato nuova linfa al gruppo, o meglio, hanno riportato il vecchio vigore.  A quel punto, non intendendo licenziare Gears per lasciare spazio al figliol prodigo, Harris ha deciso di lavorare con tre chitarristi e gli Iron Maiden sono diventati un sestetto. Il disco è stupendo, con un suono potente e i brani tornati ad essere all’altezza della fama della band. Vi si trovano quelli lunghi e articolati, come la title track, la splendida <em>Blood Brothers</em>, <em>The Nomad </em>(di grande atmosfera il pezzo centrale), <em>Ghost Of  The Navigator </em>e la spigliata <em>Out Of The Silent Planet</em>, e altri più veloci ed immediati, come <em>The Wicker Man, The Fallen Angel</em> e <em>The Mercenary</em>.</p>
<p>Seguente alla partecipazione del gruppo all’evento Rock In Rio, naturalmente a Rio De Janeiro, è stato pubblicato il doppio omonimo <strong>Rock In Rio.</strong> Da notare la versione proposta da Dickinson di brani quali <em>The Clansman</em> e <em>The Sign Of The Cross </em>che furono di Bayley.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-1206" href="http://www.musicparade.it/metal-e-hardcore/iron-maiden-lheavy-metal-sono-loro/attachment/harris-e-gears/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1206" src="http://www.musicparade.it/files/2010/10/Harris-e-Gears-300x217.jpg" alt="" width="300" height="217" /></a></p>
<p>Nel 2003 è stato rilasciato il tredicesimo album da studio degli Iron: <strong>Dance Of Death</strong>. Si tratta di un disco più vario rispetto a Brave New World, con le canzoni più veloci e orecchiabili a prevalere su quelle lunghe. Le mie preferite sono <em>No More Lies,</em> che presenta una bella cavalcata a tre chitarre, e la splendida suite <em>Paschendale.</em> Quindi le veloci <em>Wildest Dreams,</em> <em>Rainmaker </em>e <em>Montségur,</em> l’articolata title track e <em>Journeyman</em>, il secondo brano acustico della band dopo <em>Prodigal Son</em> del 1980. In <em>Face Of The Sand</em>, brano dall’andamento solenne, in crescendo, Nicko si è cimentato per la prima volta con la doppia pedaliera.</p>
<p>Due anni più tardi è uscito un altro doppio live, <strong>Dead On The Road,</strong> che racconta il concerto tenuto a Dortmund durante il tour per promuovere Dance Of Death.<br />
In quel periodo l’ex batterista del gruppo, Clive Burr, ha scoperto di essere affetto da sclerosi multipla. Essendo le cure mediche molto dispendiose, gli Iron Maiden hanno eseguito una serie di concerti per beneficienza chiamati <strong>Clive Aid,</strong> ai quali hanno partecipato molte altre star del metal.<br />
<strong><br />
A Matter Of Life And Death </strong>è datato 2006 e presenta brani molto lunghi, con numerosi cambi di tempo e ritmo tipici del progressive metal. <em>The Longest Day</em>, che racconta lo sbarco in Normandia, la suite <em>For The Greater Good Of God,</em> la semi-ballad <em>Out Of The Shadows,</em> l’orientale <em>The Pilgrim</em> e <em>The Reincarnation of Benjamin Breeg </em>sono i pezzi più belli.</p>
<p><a rel="attachment wp-att-1207" href="http://www.musicparade.it/metal-e-hardcore/iron-maiden-lheavy-metal-sono-loro/attachment/ironmaideneddie8/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1207" src="http://www.musicparade.it/files/2010/10/IronMaidenEddie8-300x211.jpg" alt="" width="300" height="211" /></a></p>
<p>Dopo un tour mondiale durato 13 mesi, il <strong>Somewhere Back In Time World Tour</strong>, gli Iron sono tornati in studio e hanno registrato quello che fino ad ora è il loro ultimo lavoro:<strong> The Final Frontier</strong>, arrivato nei negozi nell’agosto di quest’anno con tanto di esordio direttamente in cima alle hit parade britanniche. L’album presenta ancora una volta una serie di ottime canzoni, quali la title track, che parla di un astronauta irrimediabilmente perso nello spazio, <em>El Dorado</em>, l’epica <em>Isle Of Avalon, The Talisman </em>e gli 11 minuti di <em>When The Wild Wind Blows</em>.</p>
<p>Dopo 35 anni questi ragazzi inossidabili non sono cambiati di una virgola. È difficile trovare una carriera che in un arco così lungo di tempo ha ottenuto così poche battute d’arresto. Dopo tutti questi anni, i milioni di dischi venduti e altrettante città toccate dal loro palco, la musica della “Vergine di ferro” continua a raccogliere consensi e continuerà a farlo ancora per molto, molto tempo.</p>
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		<title>Anthrax, le simpatiche canaglie del Thrash</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Sep 2009 12:23:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Vanazzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A metà degli anni ’80, negli Stati Uniti è decollato un nuovo movimento musicale chiamato Thrash Metal, una brutale fusione fra la potenza dell’Heavy e la frenesia ritmica dell’Hardcore Punk.
Fra i maggiori fautori di questo genere vi sono sono gli Anthrax]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_347" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-347 " title="anthrax_madhouse_the_very_best_of-b2" src="http://www.musicparade.it/wp-content/uploads/2009/08/anthrax_madhouse_the_very_best_of-b2-300x256.jpg" alt="anthrax_madhouse_the_very_best_of-b2" width="300" height="256" /><p class="wp-caption-text">Anthtrax Madhouse</p></div>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">A metà degli anni ’80, negli Stati Uniti è decollato un nuovo movimento musicale chiamato <strong>Thrash Metal, una brutale fusione fra la potenza dell’Heavy e la frenesia ritmica dell’Hardcore Punk</strong>.<br />
Fra i fautori di questo genere sono da menzionare gruppi quali Metallica, Slayer, Megadeth, Exodus, Overkill e <strong>Anthrax</strong>.<br />
Questi ultimi sono nati a New York, attorno al 1981, grazie al chitarrista Scott “Not” Ian e al bassista Danny Lilker. Ai due si sono presto aggiunti il cantante Neil Turbin, l’altro chitarrista Dan Spitz e il batterista Charlie Benante.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-342"></span></p>
<p>Tramite un demo, il gruppo si è fatto notare subito dall’etichetta Megaforce, la quale li ha scritturati e, nel 1983, ha immesso sul mercato <strong>Fistful Of Metal</strong>, <strong>un album ancora acerbo</strong>, che solo a tratti mette in mostra le future potenzialità del quintetto, come in canzoni quali <em>Metal Thrashing Mad</em> e <em>Soldier of Metal</em>.</p>
<p>A quel punto Lilker ha ceduto il posto al suo roadie Frank Bello, per andare a formare i Nuclear Assault, altro gruppo Thrash di culto, e, poco dopo, anche Turbin ha deciso di lasciare la band.<br />
<strong>Al microfono è così arrivato Joe Belladonna </strong>il quale, grazie ad un’estensione vocale e ad una presenza scenica decisamente superiore al suo predecessore, <strong>ha fatto compiere agli Anthrax un grosso salto di qualità</strong>.</p>
<p>Già con l’EP <strong>Armed And Dangerous,</strong> del 1985, che contiene un’ottima cover di <em>God Save The Queen</em> dei Sex Pistols, la fama del gruppo si è impennata notevolmente. Con il secondo album poi, intitolato <strong>Spreading The Disease</strong>, sempre dello stesso anno, <strong>la band è entrata direttamente nel gotha del rock duro</strong>.<br />
L’album è, a mio giudizio, il migliore del gruppo e contiene brani quali <em>Medusa</em>, <em>Lone Justice</em>, <em>A.I.R.</em>, <em>Aftershock</em>, <em>Madhouse</em>, <em>Gung-Ho</em>, che hanno fatto la storia del Thrash.</p>
<p>I metallari di mezzo mondo sono impazziti per questi ragazzi newyorkesi, che dal vivo, vestiti con bermuda e cappellini colorati, sprigionavano <strong>un’energia incredibile</strong>, tanto da essere paragonati a “cinque Angus Young”. Il bello degli Anthrax poi, è che, al contrario delle altre band del genere, <strong>non hanno mai usato immagini sataniche o sanguinolente, ma hanno preferito accattivarsi le simpatie grazie ad un forte senso dell’umorismo</strong>.</p>
<p>Nel 1987 è uscito un altro capolavoro del genere, <strong>Among The Living</strong>, dove i ragazzi hanno affinato la tecnica strumentale e, soprattutto, compositiva, regalando <strong>canzoni più elaborate</strong>, che alternano testi impegnati, come ad esempio <em>Indians</em>, che si occupa del dramma dei nativi americani relegati nelle riserve, ad altri più frivoli, tipo <em>I’m The Law</em>, che racconta del personaggio dei fumetti Judge Dredd, <em>NFL (Efilnikufesin),</em> titolo che se letto al contrario diventa Nice Fuckin’ Life, l’inno al pogo <em>Caugh In A Mosh </em>e la title track, ispirata al romanzo di Stephen King “l’ombra dello scorpione”.<br />
A me piace molto anche <em>Imitation Of Life</em>, la più veloce dell’album, un vero attacco alle band Glam Metal.</p>
<p>Quell’anno gli Anthrax hanno scritto e lanciato sul mercato anche <strong>una canzone in stile Rap</strong>, <em>I’m The Man</em>, contenuta nell’omonimo EP, dove fa bella mostra di se pure la cover di <em>Sabbath Bloody Sabbath,</em> dei Black Sabbath.</p>
<p>È stato quello il periodo aureo degli Anthrax. Infatti, con i lavori seguenti, ammetto che gli Anthrax mi hanno un poco deluso. Sia <strong>State of Euphoria</strong>, del 1988, sia <strong>Persistence Of Time,</strong> uscito un paio di anni più tardi, nonostante fossero nati con l’intenzione di seguire le orme di Among The Living, non gli si sono avvicinati minimamente.<br />
Del primo album sono da ricordare <em>Out of Sight, Out of Mind</em>, <em>Finale</em>, con il suo grande tempo da pogo, <em>Be All End All </em>e il rifacimento di <em>Antisocial,</em> dei francesi Trust<br />
Di Persistence Of Time, invece, <em>Keep It in the Family</em>, la violenta <em>Discharge</em> e un’altra cover, <em>Got The Time</em> di Joe Jackson.</p>
<p>Nel 1991 la Thrash band ha dato alla luce <strong>Attack Of The Killer B’S,</strong> una raccolta di inediti e di B-sides che ha come punto di forza il singolo <em>Bring The Noise</em>, <strong>interpretato con i rappers Public Enemy</strong>. Nel disco è presente anche una nuova versione di <em>I’m The Man</em>.<br />
Incredibilmente, <strong>è proprio questo album ad avere regalato agli Anthrax un successo di livello mondiale</strong>. Il tour che ne è seguito, in compagnia prima degli stessi Public Enemy e poi dei satanici Slayer, ha toccato le città di tutti i continenti.</p>
<p>A quel punto, soggiogati dal successo, <strong>il gruppo ha deciso d’intraprendere una strada più commerciale</strong>, fatto questo che non stava bene a Joe Belladonna, che se n’è andato sbattendo la porta.<br />
Al suo posto è stato reclutato l’ex singer della metal band di Los Angeles Armored Saint, John Bush, il quale è subito entrato in studio per registrare le parti vocali di <strong>Sound Of White Noise</strong>, <strong>un album che ha dato una netta sterzata verso l’Heavy Metal più classico</strong>, con brani d’impatto commerciale come <em>Room For My Only</em> e <em>This Is Not An Exit</em>.<br />
La mia preferita però, essendo io un chimico, rimane <em>C11H17N2O2S Na</em>, formula che indica il Tiopental Sodico, meglio conosciuto come Pentothal, il famoso siero della verità.</p>
<p>Come c’era da aspettarselo, però, <strong>il disco non è stato molto apprezzato dai vecchi tifosi della band</strong>. Un po’ per questo e un po’ per qualche screzio con i compagni, anche Dan Spitz ha lasciato gli Anthrax.</p>
<p>Il lavoro seguente, <strong>Stomp 442,</strong> datato 1995, <strong>è andato ancora peggio del precedente</strong>. Nessun chitarrista era stato assoldato per sostituire Spitz e, se in studio il problema è stato superato facendo suonare le parti di chitarra nientemeno che al batterista Benante, dal vivo non c’era modo di risolvere la faccenda.</p>
<p>Lo stesso discorso lo ritroviamo tre anni più tardi, all’uscita di <strong>Volume 8: The Threat Is Real</strong>, <strong>un altro flop commerciale </strong>del quale salverei solo i singoli <em>Crush </em>e <em>Inside out</em>, e i 6 minuti di <em>Big Fat</em>.<br />
<strong>Gli Anthrax, a quel punto, si sono ritrovati sull’orlo dello scioglimento</strong>.</p>
<p>In effetti sono passati ancora 5 anni prima che il gruppo lanciasse sul mercato il nuovo lavoro da studio. <strong>We’ve Come For You All </strong>è uscito, infatti, nel 2003 ed <strong>ha segnato un parziale ritorno al sound proposto dalla band agli inizi della carriera</strong>, fatto questo che non è passato inosservato fra lo zoccolo duro dei fans, che l’hanno ben accolto.<br />
Parte del merito è da attribuire anche all’ingresso, finalmente, di un nuovo guitar-heroe, nella figura di Rob Caggiano.<br />
Purtroppo, come contropartita all’ingresso di un nuovo elemento, c’è stata l’uscita dal gruppo di uno dei membri di vecchia data: il bassista Frank Bello. Al suo posto è arrivato Joey Vera, che, come John Bush, aveva militato negli Armored Saint.</p>
<p>Intanto, come detto, <strong>l’album ha ottenuto un discreto successo</strong> e ha regalato ottime canzoni, quali <em>Taking The Music Back</em>, la melodica <em>Safe Home</em>, nel cui video compare l’attore Keanu Reeves, e <em>What Doesn’t Die</em>.</p>
<p>Una voce a quel punto, siamo nel 2005, è iniziata a circolare nel pianeta Anthrax, ovvero che <strong>la line-up più famosa</strong>, la medesima che aveva registrato Among The Living, <strong>stesse per ricostituirsi</strong>.</p>
<p>In effetti, <strong>c’è stato un tour per salutare la reunion</strong>, che si può ascoltare anche in <strong>Alive2</strong>, ma niente di più.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Nel 2007 Belladonna se n’è andato nuovamente</strong> e John Bush avrebbe dovuto, per la seconda volta, prenderne il posto. Probabilmente amareggiato per essere stato lasciato a casa a discapito di Belladonna, il cantante di Los Angeles ha risposto di no.</p>
<p>È stato alla fine Caggiano a presentare agli ex compagni il nuovo singer: Dan Nelson. Lo stesso Caggiano è ritornato in formazione una volta terminata la nostalgica fase della riunione, ma <strong>la saga del dentro e fuori non è ancora finita</strong>, perché è proprio di poche settimane fa la notizia che Nelson se n’è andato.</p>
<p>Ancora una volta il nome di Bush è uscito prepotentemente.</p>
<p style="text-align: justify">Nel frattempo è stata annunciata l’uscita di un nuovo lavoro da studio (con la voce di Nelson) che dovrebbe intitolarsi <strong>Workship Music</strong>.</p>
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		<title>I Cinderella, tra hard rock e blues</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Mar 2009 08:36:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Vanazzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Metal e Hardcore]]></category>
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		<description><![CDATA[I Cinderella nascono nella secodna metà degli anni '80 e propongono una miscela di hard rock e blues.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><img class="size-full wp-image-204 aligncenter" title="cinderella-bad-attitude" src="http://www.musicparade.it/files/2009/03/cinderella-bad-attitude.jpg" alt="cinderella-bad-attitude" width="400" height="347" /></p>
<p style="text-align: justify">I <strong>Cinderella</strong> sono uno dei gruppi più popolari dell’Hard Rock americano della <strong>seconda metà degli anni ’80</strong>.<br />
Fondati nel 1984 dal cantante-chitarrista <strong>Tom Keifer</strong> e dal bassista, <strong>Eric Brittingham</strong>, dopo avere assestato la line-up con l’ingresso del secondo chitarrista Jeff Le Bar e del batterista Fred Coury, hanno firmato per <strong>la casa discografica Polygram</strong> grazie alla raccomandazione di Jon Bon Jovi, che li aveva sentiti suonare per caso in un locale di Philadelfia.</p>
<p style="text-align: justify">Con un <strong>sound originale</strong>, nel quale il <strong>rock duro</strong> alla Aerosmith è saggiamente miscelato al <strong>blues</strong>, e con la voce di Keifer che ricorda parecchio quella di Bryan Johnson degli AC-DC, già con il primo lavoro “<strong>Night Song</strong>”, datato 1986, il quartetto ha centrato l’obiettivo di tre milioni di copie vendute.<br />
<strong>I singoli trainanti </strong>dell’album sono l’energica “Shake me” e la power ballad “Nobody’s Fool”.</p>
<p style="text-align: justify">Un paio d’anni più tardi è uscito “<strong>Long Cold Winter</strong>”, il loro capolavoro, che <strong>affonda ancora di più il suono nelle radici del blues</strong>. L’esempio più lampante ne è la title track, dove emergono i nomi che hanno ispirato la musica Keifer, come B.B. King e Muddy Waters.<br />
In 10 anni l’album, forte di canzoni come “Gypsi Road”, “Coming Home” e la ballad “Don&#8217;t Know What You Got (Till It&#8217;s Gone)” arriverà a conquistare il <strong>triplo platino</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Il blues diventa ancora più marcato</strong> nell’album seguente, “<strong>Heartbreak Station</strong>”, del 1990, che introduce anche richiami al <strong>country</strong>, come si ascolta in canzoni quali “Dead Man’s Road” e, soprattutto, in “One for Rock’n’Roll”.<br />
Nonostante il platino, <strong>l’album non ha venduto come il precedente</strong>, in quanto i fans si sono sentiti un po’ spiazzati dall’abbandono quasi totale delle sonorità più dure degli esordi.<br />
Keifer, nel frattempo ha dovuto sottoporsi anche ad una serie d’<strong>interventi alle corde vocali</strong> che hanno costretto la band, che ha subito pure il colpo dell’abbandono di Coury, sostituito da Kevin Valentine, a diminuire il lavoro dal vivo.</p>
<p style="text-align: justify">I problemi di cui sopra hanno, per forza di cose, rallentato l’uscita di “<strong>Stll Climbing</strong>”, che ha visto la luce solo nel 1994. <strong>Il disco ha ricondotto il gruppo alle sonorità di Long Cold Winter</strong>, ma è passato pressoché inosservato a causa anche dell’avvento del <strong>grunge</strong> di Seattle, con gruppi quali Nirvana, Soundgarden e Pearl Jam ad occupare tutti gli spazi radio-televisivi del momento.</p>
<p style="text-align: justify">Nonostante i Cinderella non si siano mai sciolti, dopo Still Climbing <strong>non è più stato registrato alcun album da studio</strong>. Gli ultimi 15 anni hanno visto la band partecipare a tour e festival vari e pubblicare alcuni <strong>the best</strong>, il più famoso dei quali è senza dubbio “<strong>Rocked, Wired &amp; Bluesed</strong>”, del 2005, uscito anche in versione DVD.</p>
<p style="text-align: justify">Infine, è dell’anno scorso la notizia che <strong>Tom Keifer è stato colpito da emorragia alle corde vocali</strong> per la quale pare abbia perso completamente la voce.</p>
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