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AOR

La carriera di platino dei Journey, colossi dell’AOR

di Roberto Vanazzi

8 maggio 2010

Dalla metà degli anni ’70 e per tutti gli ’80, negli Stati Uniti andava di moda un tipo di Rock melodico, costituito da brani potenti ma sempre orecchiabili, ballate sdolcinate, con una forte presenza delle tastiere, schitarrata al momento giusto e voce limpida sostenuta da cori accattivanti. Una sorta di Hard di classe, destinato ai passaggi radiofonici e da ascoltare durante i viaggi in automobile. Sotto il nome di AOR, acronimo di (continua…)

Il Class Metal dei Dokken

di Roberto Vanazzi

12 maggio 2009

dok

Grazie ad un look curato, ad una musica aggressiva ma elegante e alla produzione sofisticata, a metà degli anni ’80, i Dokken hanno creato una nuova forma di Heavy Metal, che è stata definita Class Metal.

Nato a Los Angeles dall’incontro di due figure carismatiche quali il cantante Don Dokken ed il funambolico chitarrista George Linch, il gruppo ha registrato il primo album, dal titolo “Breakin’ the Chains” nel 1982, in Germania, con l’ausilio del produttore degli Scorpions, Dieter Dierks.

Nonostante la presenza di alcune belle canzoni, come ad esempio la title track, l’esordio non ha ottenuto il riscontro sperato, anche perchè il disco è uscito solo per il mercato europeo.
Una volta tornati in California però, i Dokken hanno ottenuto un contratto con la Elektra, la quale ha lanciato sul mercato una versione rimixata dell’LP, al cui titolo è stata aggiunta una “g”, Breaking anziché Breakin’, per distinguerlo dall’altro.

Due anni più tardi è uscito “Tooth and Nail” e a quel punto è cominciata la scalata al successo.
Il lavoro proponeva quel sound che sarebbe diventato il marchio di fabbrica dei Dokken, un rock melodico e di classe, che strizza l’occhio all’AOR.
Grazie alla struggente ballad Alone Again, alla quale aggiungerei l’ispirata Into the Fire, Tooth and Nail ha venduto un milione di copie solo negli USA e ha portato il gruppo a veleggiare nelle zone alte delle classifiche americane.

Nel frattempo il quartetto si dava da fare anche on stage, suonando da spalla a campioni d’incassi del calibro di Kiss e Ronnie James Dio.

Il successo mondiale è arrivato nel 1985, con “Under Look and Key”, a mio giudizio l’album simbolo dei Dokken.
Il disco si è aggiudicato il platino, e le canzoni da citare sono numerose. Tanto per dare dei titoli: Unchain the Night, In my Dreams, Lightning Strikes Again, nel finale della quale la voce di Don Dokken tocca vette elevate, e la romantica Sleepin’ Away.
Per promuovere il lavoro i californiani hanno toccato per la prima volta anche l’Europa, al seguito dei tedeschi Accept.

Sebbene la fama crescesse a vista d’occhio, “Back for the Attack”, del 1987, non ha raggiunto i livelli del precedente.
La causa è da ricercarsi prima di tutto in alcune tensioni venutesi a creare all’interno del gruppo, soprattutto fra Don Dokken e George Lynch, e anche nell’uscita di scena di Michael Wagener, uno dei migliori tecnici del suono nell’ambito Heavy Metal, che ha contribuito non poco, in sede di missaggio, al successo della band di Los Angeles.
L’album presenta ad ogni modo brani memorabili, come Heavent Sent, Dream Warriors, apparsa nella colonna sonora dell’horror-movie Nightmare III, e la strumentale Mr.Scary, che poi sarebbe il nome con cui Lynch ha chiamato la sua chitarra, una “J. Frog Skull And Bones”.

Il gruppo è comunque andato in tour con AC-DC e Aerosmith e, per la prima volta, si è esibito come attrazione principale in alcune date in terra nipponica. Il concerto è documentato nel doppio live “Beast from the East

Inevitabilmente, nel 1989 la band si è sciolta, a causa del deterioramento del rapporto fra il leader Don Dokken ed il resto della band.

Dopo 5 anni, in cui ogni componente del gruppo ha intrapreso la propria carriera solista, nel 1994, grazie alla spinta ottenuta dai fans giapponesi, i Dokken si sono riformati pubblicando, ma solo nel Sol Levante, l’omonimo “Dokken”, ristampato poi l’anno seguente in america con il titolo di “Dysfunctional”.
Fra le tracce migliori fanno bella mostra di se la lenta Nothing Left to Say, una delle mie favorite di tutto il repertorio del gruppo, Inside Looking Out e From the Beginning, una cover degli Emerson, Lake and Palmer, non presente sull’album uscito in Giappone.

La celebrazione della riunione è comunque stata lasciata al live acustico “One Live Night”, sempre del 1994.

È di quel periodo uno strano episodio, che ha visto il cane di Don Dokken aggredire il padrone e procurargli numerose ferite sul volto.

Il 1997 ha visto l’uscita di “Shadowlife”, un album che ha riscontrato pareri avversi da parte dei fans, a causa del deciso cambio di sonorità.

L’anno seguente George Lynch ha lasciato la band. A rimpiazzarlo è stato chiamato Reb Beach, ex chitarrista di Alice Cooper, con il quale i Dokken hanno pubblicato, nel 1999, il loro settimo LP, “Erase the Slate”, dove campeggia la canzone One.

Nel 2000 ecco l’arrivo di un nuovo album dal vivo, “Live from the Sun”, mentre l’anno successivo anche Beach ha rinunciato all’avventura e ha ceduto il posto all’ex Europe John Norum, con il quale i Dokken hanno dato alla luce “Long Way Home”, il disco che contiene la magnifica ballad Goodbye My Friend.

Nel 2004 altro chitarrista, John Levin e altro album, “Hell to Pay” che, come i due precedenti, è risultato essere senza infamia e senza lode.

Dopo un disco dal vivo nel 2007, “From Conception: live 1981”, contenente 3 inediti, ecco il decimo e, sino ad ora, ultimo album rilasciato dal gruppo californiano, dal titolo “Lightning Strikes Again”, come una delle loro canzoni più belle, e più hard, dall’album Under Look and Key.

Il Christian Metal degli Stryper

di Roberto Vanazzi

12 marzo 2009

stryper

All’inizio degli anni ’80, durante il periodo d’oro dell’Heavy Metal, i fratelli californiani Robert e Michael Sweet hanno pensato di formare una band che aveva come scopo quello di distinguersi dalla massa di gruppi che proponevano liriche sessiste, alcoliste e spesso anche sataniste, introducendo nei loro testi tematiche di fede cristiana. Sono così nati gli Stryper.

La mossa, non so dire se ispirata da vera fede oppure dettata dal puro e semplice business, ha avuto comunque successo e già con il primo EP “The yellow and black attack” datato 1984, la musica degli Stryper si è vista appiccicare addosso l’etichetta di Christian Metal.

Un look tipico del Glam Metal, con capelli lunghi e cotonati, abiti a strisce gialle e nere, a richiamare i colori dei segnali di pericolo, armonie ispirate a gruppi come Mötley Crüe e Aerosmith e testi, come abbiamo visto, di stampo religioso, cantati da una voce, quella di Michael, limpida e a tratti quasi femminile, sorretta da cori sapientemente calibrati. Questa la miscela vincente proposta dal gruppo.

L’anno successivo è uscito il primo album, “Soldier under command” che ha venduto mezzo milione di copie, trainato dalla canzone “Makes i wanna sing” il cui ritornello invita a cantare a squarciagola Jesus, King of the Kings.

È stato comunque nel 1986 che il gruppo è entrato di diritto nel gotha del Heavy Metal. “To hell with the devil”, infatti è arrivato a conquistare il disco di platino in sole 3 settimane. Forte di brani come “Calling on you”, “More than a man”, la title track e la dolcissima “Honestly”, l’album è sicuramente il migliore inciso dalla band.

Il quarto lavoro è uscito nel 1988. “In God we trust”, con tanto di dollarone stampato sulla copertina, non ha ottenuto il successo del precedente, nonostante abbia conquistato il disco d’oro. Rispetto ai lavori precedenti questo presenta sonorità più melodiche, tipiche dell’AOR, fatto questo che ha disturbato non poco i fans della prima ora.
Le canzoni regine dell’album sono “Always there for you” e le due ballads “Lonely” e “I believe in you”.

Nel 1990 è stato pubblicato “Against the law”. Il radicale spostamento delle sonorità verso l’Heavy Metal classico, l’abbandono delle liriche cristiane ed il cambio d’immagine della band, che ha riposto il look giallo e nero sostituendolo con indumenti di pelle nera, hanno contribuito alle scarse vendite dell’album e al declino degli Stryper.

Il gruppo ha proseguito le attività live per un paio d’anni ancora, quindi il frontman Michael Sweet ha deciso che era giunta l’ora di intraprendere la carriera solista.

Sono passati 8 anni e, ad un certo punto, la band si è riunita per un concerto in New Jersey. È stato quello il primo passo verso una nuova avventura insieme. A quello sono seguiti altri spettacoli on stage, un album live e finalmente, nel 2005, il nuovo lavoro da studio intitolato “Reborn”, accolto positivamente dalla critica e dai fans grazie anche al ritorno delle tematiche religiose e ad un suono fresco che tende la mano al Grunge.

Il resto è storia dei giorni nostri.