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	<title>Music Parade &#187; Biografia del gruppo</title>
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	<description>cosa si muove nel mondo della musica suonata, ascoltata, usata. Scopri con noi le tracce nascoste della musica</description>
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		<title>Black Sabbath: gli dei oscuri del Metal</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 08:35:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Vanazzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con oltre cento milioni di album venduti in tutto il mondo i Black Sabbath hanno avuto un’influenza di primo piano per quanto riguarda la nascita e l'evoluzione del heavy metal. I loro dischi sono diventati veri e propri riferimenti di questo genere, ponendo il gruppo tra i pilastri più importanti della storia della musica.
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Con oltre cento milioni di album venduti in tutto il mondo i <strong>Black Sabbath</strong> hanno avuto senza dubbio un’influenza di primo piano per quanto riguarda la creazione e l&#8217;evoluzione dell’<a title="Iron maiden: l'heavy metal sono loro" href="http://www.musicparade.it/metal-e-hardcore/iron-maiden-lheavy-metal-sono-loro/"><strong>heavy metal</strong></a>. Il gruppo non ha fatto altro che prendere il blues-rock, suonato alla fine degli anni ’60 da gente quali i <a title="I Cream: il primo supergruppo nella storia del rock" href="http://www.musicparade.it/rock-e-punk/i-cream-il-primo-supergruppo-della-storia-del-rock/"><strong>Cream</strong></a>, ne ha rallentato il tempo, ha accentuando i bassi e posto una speciale enfasi negli assolo di chitarra e nella voce, con liriche che esprimono angoscia mentale e macabre fantasie che sfociano nell’occulto.<br />
<img class="aligncenter size-medium wp-image-2864" src="http://www.musicparade.it/files/2012/01/Black-sabbath4-234x300.jpg" alt="" width="234" height="300" /></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span id="more-2863"></span></p>
<p style="text-align: justify;">In breve tempo le nuove sonorità della band di Birmingham hanno contribuito a dare vita a <strong>uno stile musicale tutto nuovo</strong>, che ha continuato ad attrarre milioni di seguaci nei decenni successivi. Alcuni dischi della band sono diventati veri e propri riferimenti nel settore del metallo pesante, come Paranoid, che Rolling Stone ha dichiarato avere cambiato per sempre la musica. Lo stesso mensile è arrivato persino a dire che i Black Sabbath sono stati &#8220;<em>i Beatles dell’heavy metal</em>&#8220;. Un’altra rivista, Time Magazine, ha definito la pubblicazione di Paranoid come <em>&#8220;la data di nascita del metal</em>&#8220;, mentre MTV ha posizionato i Sabbath al primo posto nella classifica delle migliori band di rock duro.</p>
<p style="text-align: justify;">La storia è iniziata a Birmingham sul finire degli anni ’60, quando due membri dei Mythology, il chitarrista <strong>Tony Iommi</strong> e il batterista <strong>Bill Ward</strong>, e due dei Rare Breed, il cantante <strong>Ozzy Osbourne</strong> e il bassista <strong>Geezer Butler</strong>, si sono uniti e hanno formato gli Earth. Nel 1969 il nome è stato cambiato in Black Sabbath. I quattro hanno quindi preso il blues, lo hanno incupito e appesantito e dato vita in quel modo al suono dark e heavy che sarà il loro fortunato marchio di fabbrica.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-2865" src="http://www.musicparade.it/files/2012/01/bs-early-238x300.jpg" alt="" width="238" height="300" /></p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1970, dopo la firma con la Vertigo, è uscito l’omonimo <strong>Black Sabbath</strong>, registrato in completa autonomia con soli due giorni in studio. Il disco ha avuto notevole successo proprio grazie al sound oscuro e alle liriche sataniste, mai usati sino a quel momento. La title track è l’emblema di tutto questo: sopra un riff inquietante si dipana la storia di un tizio che durante l’Apocalisse incontra Satana e ne diventa il suo fedele seguace. Quindi il caustico blues di <em>The Wizard</em>, con tanto di armonica, ispirato a Gandalf de Il Signore degli Anelli. E ancora la stupenda <em>N.I.B.,</em> che si apre con uno strabiliante assolo di basso, e la rockeggiante <em>Evil Woman (Don&#8217;t Play Your Games With Me),</em> cover dei Crow. Poi ci sono la jam <em>Warning</em>, che contiene una lunga, bellssima cavalcata chitarristica di Iommi in chiave blues, la strumentale <em>Sleeping Village</em>, che nell’intro ricorda la colonna sonora dei film western alla Ennio Morricone, per poi trasformarsi in un buon pezzo rock, e <em>Behind The Wall Of Sleep</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il secondo disco avrebbe dovuto intitolarsi War Pigs, ma mentre il gruppo lo stava preparando, la casa discografica ha lanciato sul mercato il singolo <em>Paranoid</em>, che sorprendentemente ha raggiunto la quarta posizione in classifica. Il titolo dell’album è stato allora cambiato proprio in <strong>Paranoid</strong> e ha fatto definitivamente esplodere la fama della band. L’LP è ancora oggi il maggior successo commerciale dei Sabbath ed è considerato un lavoro fondamentale per la nascita dell’heavy metal. Le perle si susseguono una dopo l’altra senza sosta: <em>War Pigs</em>, pezzo contro la guerra del Vietnam, che contiene un bellissimo assolo di chitarra, <em>Paranoid</em>, con il suo ritmo semplice e le liriche che narrano di malattie mentali, la tanto cupa quanto bella <em>Iron Man</em>, la plumbea <em>Electric Funeral</em>, che parla di una guerra nucleare, la psichedelica <em>Planet Caravan</em> (non so a voi, ma a me ricorda un po’ i <a title="Pink Floyd: tutte le facce della luna" href="http://www.musicparade.it/rock-e-punk/pink-floyd-tutte-le-facce-della-luna/">Pink Floyd</a> prima maniera), l’articolata <em>Hand Of Doom</em>, una storia di Eroina. Da segnalare nella jam session <em>Rat Salad</em> un lungo assolo di batteria stile <em>Moby Dick</em> dei <a title="Led Zeppelin: il più grande gruppo nella storia del rock" href="http://www.musicparade.it/rock-e-punk/led-zeppelin-il-piu-grande-gruppo-della-storia-del-rock/">Led Zeppelin</a> e<em> The Mule</em> dei <a title="La musica senza tempo dei Deep Purple" href="http://www.musicparade.it/metal-e-hardcore/la-musica-senza-tempo-dei-deep-purple/">Deep Purple</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Più che in patria, i Sabbath sono diventati famosi negli <strong>Stati Uniti</strong> dove, nonostante l’ostracismo dei media a causa dei lugubri contenuti delle liriche, ispirati a droga, morte e inferno, la miscela di trucchi di scena di <strong>Ozzy</strong>, fenomenale showman, ha portato il gruppo ad un successo senza precedenti.</p>
<div id="attachment_2868" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class=" wp-image-2868" src="http://www.musicparade.it/files/2012/01/Ozzy-Osbourne2-300x297.jpg" alt="Ozzy Osbourne" width="300" height="297" /><p class="wp-caption-text">Ozzy Osbourne</p></div>
<p style="text-align: justify;">Il successo è bissato nel 1971 con <strong>Master Of Reality</strong>, album stupendo, molto più pesante e introspettivo dei due che lo avevano preceduto, con ritmiche martellanti e liriche angosciose. La bellissima <em>After Forever</em> parla della redenzione dell&#8217;anima, la rockeggiante <em>Children Of The Grave</em> è un pezzo pacifista e <em>Sweet Leaf</em>, introdotto dai colpi di tosse di Iommi, è un inno alla marijuana. <em>Solitude</em> è una dolce ballata acustica, mentre <em>Lord Of This World</em> e la finale <em>Into The Void</em> si dividono il titolo di “pezzo più Doom del disco”. Nel lavoro sono presenti anche due camei strumentali in stile medievale, nei quali Iommi si cimenta con la chitarra acustica: <em>Orchid</em> e <em>Embryo</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">L’anno seguente è stato dato alle stampe <strong>Volume IV</strong>. È questo l’LP dove i Black Sabbath hanno introdotto nel loro sound forme sperimentali, che attingono a piene mani dal progressive rock. <em>Snowblind</em>, apertamente dedicata alla cocaina, <em>Tomorrow’s Dream</em>, la magnifica <em>Supenaut</em>, la ballata pianistica <em>Changes</em>, <em>Cornucopia</em> e l’opening track di oltre 8 minuti <em>Wheels of Confusion/The Straightener</em>, ricca di cambi di tempo, sono i pezzi migliori.</p>
<p style="text-align: justify;">Il sound progressive è ancora più evidente nel successivo <strong>Sabbath Bloody Sabbath</strong>, datato 1973, grazie anche alla presenza di Rick Wakeman, tastierista degli Yes. La title track è stupenda, così pure <em>Spiral Architect</em>, <em>Sabra Cadabra</em> e <em>A National Acrobat</em>. <em>Killing Yourself to Live</em> è un pezzo scritto da Butler, mentre <em>Who Are You</em> è quello in cui maggiormente si sente l’influenza progressive.</p>
<p> <img class="aligncenter size-medium wp-image-2871" src="http://www.musicparade.it/files/2012/01/blaksab-287x300.jpg" alt="" width="287" height="300" /></p>
<p style="text-align: justify;">L’anno seguente i Black Sabbath sono stati costretti a una sosta forzata a causa di una lunga lotta legale con l’ex manager, licenziato bruscamente dopo l’uscita di Paranoid, e per il fallimento della società che amministrava i diritti di pubblicazione, la World Wide Artists.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1975 il gruppo è tornato prepotentemente sul mercato con <strong>Sabotage</strong>. Il disco presenta un netto cambio di sonorità, con i sintetizzatori che si fanno qui più insistenti grazie alla presenza del tastierista Jezz Woodroffe. Il gruppo sperimenta anche armonie inusuali, come ad esempio il coro russo nel brano <em>Supertzar</em>. I pezzi migliori sono <em>Hole In The Sky</em>, che rimanda ai tempi dei primi lavori, <em>Thrill of it All</em> e <em>Symptom Of The Universe</em>, un brano dalla ritmica thrash quando ancora il thrash non esisteva, anche se alla fine le chitarre acustiche ne cambiano l’atmosfera.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Technical Ecstasy</strong>, datato 1976, ha ottenuto un buon successo a livello di critica, ma ha spiazzato totalmente i fans a causa di un suono leggero e lontano mille miglia da quello pesante e funereo degli esordi. La variegata <em>Dirty Woman</em>, che chiude il lavoro, è a mio parere il brano più significativo. <em>Back Street Kids</em> ricorda i vecchi Sabbath, quindi il rock’n’roll di <em>Rock’&#8217;N’Roll Doctor</em> e <em>You Won’t Change Me</em>, una ballata potente, quasi Doom. La stralunata <em>It&#8217;s All Right</em> è cantata dal batterista Bill Ward e sembra di ascoltare i <a title="I Beatles: il più grande evento musicale di tutti i tempi" href="http://www.musicparade.it/pop/i-beatles-il-piu-grande-evento-musicale-di-tutti-i-tempi/">Beatles</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo Ozzy è stato colpito proprio allora da un periodo di crisi compositiva e la sua presenza all’interno dei Sabbath si stava facendo via via sempre più problematica. Uscito dal gruppo, Iommi ha tentato di sostituirlo con Dave Walker, ex cantante dei Savoy Brown. Il singer, però, è tornato momentaneamente alla base per lavorare su <strong>Never Say Die</strong>, disco scarno, che segue le sperimentazioni del precedente e che è servito più che altro per celebrare il decennale dei Black Sabbath. Alle tastiere, questa volta, si è seduto il futuro Deep Purple Don Airey.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla fine del 1978, dopo l’uscita di Never Say Die, il satanico <strong>Ozzy ha lasciato definitivamente i compagni</strong> per formare i Blizzar Of Ozz. Nei Black Sabbath è arrivato <strong>Ronnie James Dio</strong>, vocalist dalla timbrica più potente, ma forse mai del tutto accettato dai fans di vecchia data.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-2873" src="http://www.musicparade.it/files/2012/01/black-sabbath61-300x195.jpg" alt="" width="300" height="195" /></p>
<p style="text-align: justify;">La band, tuttavia, ha sopportato benissimo il cambio dietro il microfono e già nel 1979, con l’arrivo nei negozi dello stupendo <strong>Heaven And</strong> Hell, si è confermata al vertice del movimento. Ronnie ha portato nuova linfa, grazie al suo amore per le liriche gotiche e medievali, che ben si adattavano al suono tenebroso e distorto del gruppo di Birmingham. La title track, <em>Neon Knights</em>,<em> Lady Evil</em>, la rabbiosa<em> Die Young</em> , la power ballad <em>Children Of The Sea</em> e <em>Wishing Well</em> si sono unite alla schiera di gemme dei Black Sabbath. Da segnalare la presenza alle tastiere di <strong>Geoff Nicholls</strong>, relegato sul retro del palco durante i concerti, ma da quel momento figura sempre più importante nell’economia del gruppo.</p>
<p style="text-align: justify;">A quel punto, però, ha lasciato anche Bill Ward, causando la cancellazione di numerose date del mastodontico tour. Il suo sostituto è stato <strong>Vinny Appice</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1981 è stato pubblicato <strong>Mob Rules</strong>, degno seguito di Heaven And Hell, il quale però ha sofferto da un punto di vista commerciale la contemporanea uscita sul mercato dei lavori solisti di Ozzy Osbourne. La mia canzone preferita è <em>Country Girl</em>, ma non sono male neppure <em>The Mob Rules, Voodoo, Slippin’ Away, The Sign of the Southern Cross</em>, la semi ballad <em>Falling Off The Edge Of The World</em> e la suggestiva <em>Over And Over</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Live Evil</strong> è considerato l’album dal vivo più falso di sempre, a causa dei numerosi ritocchi in studio, ma anche uno dei più belli, malgrado, a mio giudizio, perda la sfida con il quasi contemporaneo <strong>Live At Last</strong>, il <em>bootleg</em> di vecchi concerti con Ozzy alla voce. Proprio i ritocchi in fase di mixaggio di Live Evil hanno fatto nascere contrasti tra Iommi e Dio, con quest’ultimo che se n’è andato per creare una propria formazione, trascinando nell’avventura anche Appice.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1983 è tornato a sedersi dietro le pelli Bill Ward e alla voce è arrivato nientemeno che <strong>Ian Gillan</strong> (la legenda narra che Toni Iommi ha fatto firmare un contratto a Gillan mentre questi era totalmente ubriaco in un pub). Con l’ex singer dei rivali Deep Purple, i Sabbath hanno registrato <strong>Born Again</strong>. Il disco è più potente rispetto a quelli con Dio e ha come punti di forza la violenta <em>Trashed</em>, <em>Born Again</em> e <em>Disturbing the Priest</em>, con la risata satanica di Gillan che è entrata nella storia.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-2874" src="http://www.musicparade.it/files/2012/01/born-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo l’uscita dell’album Ward è stato ancora una volta sostituito, questa volta dall’ex Electric Light Orchestra <strong>Bev Bevan</strong>. Il gruppo è partito per una mastodontica tournée, con scenografie ispirate a Stonehenge, ma l’innesto di Gillan non ha convinto i fans e il cantante se n’è andato per riformare i Purple.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1985 la formazione originale dei Black Sabbath si è riunita per esibirsi al <strong>Live Aid</strong>, ma chi sperava nella definita reunion è stato disilluso. È apparso quindi un nuovo cantante, David Donato (futuro White Tiger), presto licenziato, mentre Geezer Butler ha lasciato.</p>
<p style="text-align: justify;">Tony Iommi era così rimasto solo e l’album <strong>Seventh Star</strong>, anche se porta la sigla Black Sabbath, è praticamente un lavoro solista del chitarrista. Si tratta comunque di un buon disco di Heavy Rock con forti tinte di blues, dove eccelle il cantante <strong>Glenn Hughes</strong>, già con i Deep Purple. Tanto bello quanto inusuale per i Sabbath è il blues <em>Heart Like A Wheel</em>. Da citare anche l’opening track <em>In For The Kill</em> e la ballad <em>No Stranger to Love</em>, molto sentimentale, ma che vedrei meglio nel repertorio dei Whitesnake. Il disco però, nonostante l’ottima performance di Hughes, non ha venduto come sperato, e il gruppo era sempre più offuscato dal successo solista del suo ex cantante Ozzy Osbourne.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1987 è uscito <strong>The Eternal Idol</strong>, definito il miglior disco dei Sabbath dai tempi di Heaven And Hell. Il cantante avrebbe dovuto essere il newyorchese Ray Gillen, ma alla fine le parti vocali sono state affidate all’ottimo <strong>Tony Martin</strong>, vocalist dal timbro simile a quello di Ronnie Dio. <em>The Shining</em>, la dura<em> Lost Forever</em>, l’epica <em>Ancient Warrior</em>, <em>Nightmare</em>, sino alla funerea title track, che rivanga il passato, sono tutti pezzi di pregevole fattura. Da rilevare il ritorno alla batteria di Bev Bevan che già aveva fatto parte dei Sabbath nel 1983.</p>
<div id="attachment_2875" class="wp-caption aligncenter" style="width: 232px"><img class="size-medium wp-image-2875" src="http://www.musicparade.it/files/2012/01/martin1-222x300.jpg" alt="" width="222" height="300" /><p class="wp-caption-text">Tony Martin</p></div>
<p style="text-align: justify;">Iommi e Martin, con l’aiuto del batterista <strong>Cozy Powell</strong>, ex Rainbow e Whitesnake, si sono ripetuti anche nel 1989 con l’ottimo<strong> Headless Cross</strong>, e nel 1990 con <strong>Tyr</strong>. Il primo segue le orme di The Eternal Idol, ma ripresenta liriche più occulte, tipiche degli esordi. La title track, con la sua suggestiva intro dal titolo <em>The Gates Of Hell</em>, <em>Black Moon</em>, <em>Call of the Wild</em>  e <em>Nightwind</em> sono i brani più belli, anche se il titolo di numero uno, secondo me, va attribuito al doom metal di <em>When Death Calls</em>, che ospita la chitarra di<strong> Brian May</strong> dei <a title="Il rock maestoso dei Queen" href="http://www.musicparade.it/pop/il-rock-maestoso-dei-queen/">Queen</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tyr</strong> è stato registrato con la medesima formazione del precedente, tranne per la presenza al basso di Neil Murray, altro ex Whitesnake, al posto di Laurence Cottle. All’inizio il lavoro doveva essere un concept album dedicato all’antica religione norrena, come dimostra il titolo stesso (Tyr era il dio della guerra dei vichinghi), ma successivamente si è cambiato rotta. A testimonianza dell’antica idea vi sono tre canzoni: la strumentale <em>The Battle of Tyr</em>, la ballata acustica <em>Odin&#8217;s Court</em> e <em>Valhalla</em>. Molto belle sono <em>The Sabbath Stones</em> e l’opening track <em>Anno Mundi (The Vision).</em></p>
<p style="text-align: justify;">Malgrado le vendite dei due dischi siano state buone, Iommi ha deciso a quel punto di ricostituire la line-up che aveva lavorato in Heaven And Hell, con Ronnie Dio alla voce, Geezer Butler al basso e Vinny Appice dietro le pelli, supportati da Geoff Nicholls alle tastiere. Da questa reunion è nato <strong>Dehumanizer</strong>, un album molto heavy che ha riscosso ottimi consensi, sia di critica sia di pubblico, grazie a pezzi quali <em>After All (The Dead), Master Of Insanity</em>, <em>Time Machine</em>, <em>Computer God</em> e <em>TV Crimes</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Divergenze di opinioni tra Iommi e Dio hanno fatto sì che quest’ultimo abbandonasse i compagni nel bel mezzo del tour che è seguito il disco. Per terminare le date il leader dei Black Sabbath ha chiamato nientemeno che <strong>Rob Halford</strong>, storico singer dei <a title="Judas Priest: gli dei del metal" href="http://www.musicparade.it/metal-e-hardcore/judas-priest-gli-dei-del-metal/">Judas Priest</a>. Per quanto riguarda il lavoro seguente, invece, il microfono è stato affidato ancora a Tony Martin, mentre al posto di Appice, che fedele a Ronnie lo ha seguito ancora nei Dio, è arrivato <strong>Bobby Rondinelli</strong>, già drummer dei Rainbow. Così, nel 1994 è approdato nei negozi il mediocre <strong>Cross Purposes</strong>, che musicalmente segue la strada tracciata dal predecessore e regala nel brano <em>Evil Eye</em> la presenza di Eddie <a title="Van Halen: fenomeni commerciali anni '80" href="http://www.musicparade.it/rock-e-punk/van-halen-fenomeni-commerciali-degli-anni-80">Van Halen</a>.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2876" src="http://www.musicparade.it/files/2012/01/imagesCAKE3JR9.jpg" alt="" width="276" height="183" /></p>
<p style="text-align: justify;">Il disco seguente, <strong>Forbidden</strong>, ha visto ritrovarsi in studio la stessa formazione di Tyr, con Powell e Murray. Purtroppo le vendite sono state scarse, come non accadeva dai tempi di Seventh Star, dieci anni prima. Nel brano d’apertura <em>Illusion Of Power</em> è presente il rapper Tracy Morrow, in arte Ice-T. Le mie canzoni preferite restano comunque <em>Kiss Of Death</em> e <em>Rusty Angels</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1997 Iommi, Butler e Ward si sono ritrovati sul palco dell’<strong>Ozzfest</strong> (festival metal organizzato da Ozzy Osbourne) per suonare i loro classici insieme alo stesso Ozzy. Da questo incontro è nato il doppio live <em>Reunion</em>, dove campeggiano due nuovi brani quali <em>Psycho Man</em> e <em>Selling My Soul</em>. Purtroppo, chi sperava nella definitiva riunione dei primi quattro Black Sabbath è rimasto ancora una volta deluso.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 2006, dopo che la band era stata introdotta nella Rock’N’Roll Hall Of Fame, Dio è tornato alla corte di Iommi. Con Butler e Ward si era praticamente ricostituita la formazione di Heaven And Hell. Il gruppo, però, non ha potuto usare la sigla Black Sabbath per questioni legate ai diritti, perciò si è battezzata proprio <strong>Heaven And Hell</strong>. Con questo nome i quattro sono partiti per una tounrée, al termine della quale Ward ha lasciato, sostituito dal solito Appice.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 2009 è stato rilasciato il disco <strong>The Devil You Know</strong>, sempre a nome Heaven And Hell. L’album è stato accolto in maniera piuttosto positiva, tant’è che qualcuno lo ha descritto come “<em>il corrispondente del secondo millennio di Paranoid</em>.” Qualcun altro, invece, ha detto che il lavoro è meglio di Dehumanizer, ma non di Heaven And Hell e Mob Rules, ovvero gli altri LP dei Sabbath con Dio. A me piace molto, soprattutto brani quali <em>Bible Black</em>, <em>Breaking Into Heaven</em>, <em>Atom And Evil</em> e <em>Follow The Tears</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo il disco non ha avuto un seguito. Come ben sappiamo, il 16 maggio 2010 <a title="Ronnie James Dio, la voce più bella dell'Heavy Metal" href="http://www.musicparade.it/metal-e-hardcore/ronnie-james-dio-la-voce-piu-bella-dellheavy-metal/">Ronnie Dio</a> è stato sconfitto da un cancro allo stomaco e ci ha lasciato. Il 24 luglio dello stesso anno gli Heaven And Hell si sono esibiti per l’ultima volta al <strong>High Voltage Festival</strong>, per rendere omaggio al compagno scomparso. Alla voce, come ospiti, si sono intercambiati Glenn Hughes e il norvegese Jorn Lande.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;’anno appena passato Iommi ha rivelato che la formazione originale dei Sabbath, Ozzy Osbourne, Tony Iommi, Geezer Butler e Bill Ward, si è riunita per incidere un nuovo disco che dovrebbe vedere la luce in questo 2012. A esso seguirà un tour mondiale, con la band che arriverà anche in Italia come headliner al <strong>Gods Of Metal</strong>, che si terrà a Rho il 24 giugno (MI), in compagnia di Opeth, Lamb Of God, Trivium e altri ancora. La prevendita dei biglietti è già iniziata. Inutile dire che sarà un evento da non perdere.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-2877" src="http://www.musicparade.it/files/2012/01/black-sabbath5-204x300.jpg" alt="" width="204" height="300" /></p>
<p style="text-align: justify;">In conclusione, torniamo a ribadire quello che già è stato scritto all’inizio: i Black Sabbath sono stati tra i primi gruppi heavy metal della storia e hanno contribuito notevolmente al suo sviluppo, soprattutto per quanto riguarda quel sottogenere caratterizzato da un <strong>sound cupo e lento</strong> chiamato <strong>doom</strong>. Anche i gruppi grunge, in gran forma negli anni ’90, devono parecchio alla band di Birmingham. Tutto questo per dire che il gruppo di Toni Iommi è senza dubbio tra i pilastri più importanti della musica (e non parlo solo di quella dura) e senza di loro, molto probabilmente, l’heavy metal non sarebbe lo stesso.</p>
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		<title>Crosby, Stills, Nash e Young: i cavalieri del folk-rock</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Nov 2011 12:43:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Vanazzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non è facile descrivere in poche righe quello che i CSN&#38;Y hanno saputo regalare al mondo della musica. Il genio di Neil Young, la saggezza di David Crosby, l’eclettismo di Stephen Stills, la spontaneità di Graham Nash si sono uniti in un incontro ammaliante e molto intenso. Sin dal loro esordio, all’inizio degli anni ’70, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non è facile descrivere in poche righe quello che i <strong>CSN&amp;Y</strong> hanno saputo regalare al mondo della musica. Il genio di <strong>Neil Young,</strong> la saggezza di <strong>David Crosby</strong>, l’eclettismo di <strong>Stephen Stills</strong>, la spontaneità di <strong>Graham Nash</strong> si sono uniti in un incontro ammaliante e molto intenso. Sin dal loro esordio, all’inizio degli anni ’70, i quattro cavalieri del folk sono stati le figure della West Coast Music più emblematiche ed apprezzate: quattro apostoli che con parole semplici hanno tentato di risolvere problemi immensi.<br />
<img class="aligncenter size-medium wp-image-2802" src="http://www.musicparade.it/files/2011/11/front-300x259.jpg" alt="" width="300" height="259" /></p>
<p style="text-align: justify;">David Crosby aveva fondato i <strong>Byrds</strong>, per poi abbandonarli nel 1967 a seguito di dispute con l’altro leader del gruppo, Roger McGuinn. L’anno seguente ha prodotto il primo album di <strong>Joni Mitchell</strong>, quindi ha iniziato a comporre materiale per un suo lavoro solista. È stato allora che ha ricevuto la chiamata da parte dei <strong><a title="Buffalo Springfield: i pionieri del country-rock americano" href="http://www.musicparade.it/country/buffalo-springfield-pionieri-del-country-rock-americano/"><strong>Buffalo Springfield</strong></a></strong>  per sostituire momentaneamente Neil Young sul palco di Monterey. Poco dopo gli stessi Springfield si sono sciolti e Crosby, che aveva legato con Stephen Stills, ha chiesto a quest’ultimo di esibirsi come duo per alcune serate informali. A essi si è aggregato presto l’inglese Graham Nash, che in patria aveva creato gli <strong>Hollies</strong>, uno dei maggiori gruppi dell’ondata beat anni ’60, e che ultimamente bazzicava la California.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1969 i tre, messi sotto contratto dalla Atlantic, hanno registrato l’album <strong>Crosby, Stills &amp; Nash</strong>. Il disco, con il suo folk acustico e molto vocale, è una sorta di raccolta di varie esperienze musicali, un affresco che riproduce un’America in equilibrio tra sogni di pace e proteste nei campus. Di Nash sono l’allegra <em>Marrakesh Express</em>, una canzone rifiutata in precedenza dagli Hollies, la psichedelica <em>Pre-Road Downs</em> e la dolce <em>Lady On The Island</em>. Stills ha composto la lunga suite <em>Judy Blue Eyes</em>, dedicata alla cantante Judy Collins, la sbarazzina <em>You Don’t Have To Cry</em> e la stupenda <em>49 Bye Bye</em>. Dal canto suo Crosby ha regalato la tenera ballata <em>Guinnevare</em> e, insieme a Stills e Paul Kantner dei <a title="Jefferson Airplane: band culto degli anni '60" href="http://www.musicparade.it/folk-e-musica-popolare/jefferson-airplane-band-culto-degli-anni-60/"><strong>Jefferson Airplane</strong></a>, <em>Wooden Ships</em>.</p>
<div id="attachment_2803" class="wp-caption aligncenter" style="width: 213px"><img class="size-medium wp-image-2803" src="http://www.musicparade.it/files/2011/11/david_crosby_980-203x300.jpg" alt="" width="203" height="300" /><p class="wp-caption-text">David Crosby</p></div>
<p style="text-align: justify;">L’esito positivo ottenuto ha spinto il trio a ingaggiare un altro famoso folk singer, il canadese <strong>Neil Young</strong>, già compagno di Stills nei <strong>Buffalo Springfield</strong>. I quattro hanno debuttato il 16 agosto all’Auditorium Theater di Chicago quindi, due giorni più tardi, sono stati tra i trionfatori del <a title="Woodstock: un sogno lungo tre giorni" href="http://www.musicparade.it/folk-e-musica-popolare/festival-di-woodstock-un-sogno-lungo-tre-giorni/"><strong>Festival di Woodstock</strong></a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1970, con soli due mesi di registrazione alle spalle, è arrivato nei negozi <strong>Deja Vù</strong>, che con il suo misto di psichedelia, folk-rock e canzone di protesta ha eclissato il successo dell’album precedente. Tre sono gli hit singles tratti da questo lavoro: <em>Teach Your Children</em>, che parla delle divergenze tra genitori e figli e ospita la pedal steel guitar di Jerry Garcia dei Grateful Dead, e la lode famigliare <em>Our House</em>, entrambi firmati da Nash, quindi <em>Woodstock</em>, cover di Joni Mitchell. Di Neil Young sono invece la bellissima ballata <em>Helpless</em> e l’articolata <em>Country Girl</em>, divisa in 3 parti. La penna di Stills ha composto due canzoni stupende quali la trascinante <em>Carry On</em> e l’intimistica <em>4+20</em>, con struggenti liriche basate sulla solitudine. Infine, sono di Crosby la rabbiosa critica contro i borghesi <em>Almost Cut My Hair</em> e la title track <em>Deja Vù</em>. L’inno pacifista <em>Everybody I Love You</em>, che chiude il disco, è stato scritto a quattro mani da Neil Young e Stephen Stills.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-2804" src="http://www.musicparade.it/files/2011/11/Crosby-Stills-Nash-Young-Deja-Vu-Front1-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></p>
<p style="text-align: justify;">Il 1970 è stato un anno caldo per gli Stati Uniti. Nelle strade è esplosa una rabbiosa protesta contro la tirannia del presidente <strong>Richard Nixon</strong>, il quale non solo non voleva ritirare le truppe dal <a title="75 anni di Life: le foto più belle della rivista" href="http://www.fanzinarte.com/fotografia/75-anni-di-life-le-foto-piu-belle-della-rivista/">Vietnam</a>, ma intendeva estendere la guerra anche alla Cambogia. I maggiori focolai di protesta erano i ghetti neri e i campus universitari. In uno di questi, quello della <strong>Kent University</strong>, in Ohio, durante una manifestazione pacifista la Guardia Nazionale, inviata da Nixon, ha sparato sulla folla lasciando a terra quattro studenti. L’episodio ha colpito Neil Young, il quale ha scritto di getto il brano <em>Ohio</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">A Dejà Vù è seguito un tour, al termine del quale i quattro, nell’impossibilità di fare convivere le varie, forti personalità, si sono dispersi in diverse direzioni. Di li a poco sarebbe uscito il doppio <strong>Four Way Street</strong>, il live della tournée, uno dei dischi dal vivo più venduti di sempre. Il lavoro è diviso in due parti, così com’erano i loro concerti (compreso quello di Woodstock): metà acustico e metà elettrico. Neil Young ha inserito in questo stupendo disco <strong>alcuni capolavori personali</strong> quali <em>Cowgirl In The Sand</em>, la nostalgica <em>Don’t Let Bring You Down</em>, <em>Southern Man</em> e <em>On The Way Home</em>, dei Buffalo Springfield. Nash, che cantava e suonava per smuovere la gente dal torpore sociale, ha regalato le sue <em>Teach Your Children</em>, <em>Right Between The Eyes</em>, la pianistica <em>Chicago</em> e <em>Pre-Road Down</em>. Crosby, da buon guru del folk, catechizza con <em>The Lee Shore, Long Time Gone</em> e <em>Triad</em>. Stills, invece, propone una <em>Carry On</em> protratta oltre i 14 minuti, e, al pianoforte, <em>49 Bye Bye-America’s Children</em>. E poi <em>Ohio</em> e altre perle ancora, sino alla chiusura con la corale <em>Find The Coast Of Freedom</em>.</p>
<div id="attachment_2805" class="wp-caption aligncenter" style="width: 221px"><img class="size-medium wp-image-2805" src="http://www.musicparade.it/files/2011/11/neil-young-100-211x300.jpg" alt="" width="211" height="300" /><p class="wp-caption-text">Neil Young</p></div>
<p style="text-align: justify;">A quel punto Young, che già aveva pubblicato <strong>After The Gold Rush</strong>, ha messo in piedi una sua band, gli Stray Gators, e ha registrato <strong>Harvest</strong>, il suo disco più venduto e forse il più bello di tutto il repertorio folk-rock americano, nel quale trovano spazio, come ospiti, anche Crosby, Stills e Nash. Stills ha pubblicato il suo secondo album, <strong>Stephen Stills 2</strong> (il primo era uscito l’anno precedente, subito dopo Deja Vù), coadiuvato da Eric Clapton e dal il futuro E-Street Band Nils Lofgren. Anche David Crosby e Graham Nash hanno centrato il bersaglio: il primo con l’ottimo <strong>If I Could Only Remember My Name</strong>, e l’inglese con <strong>Songs For The Beginners</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Proprio gli ultimi due, nel 1972, hanno riproposto metà della famosa sigla CSN&amp;Y registrando insieme l’intimista <strong>Graham Nash+David Crosby</strong>, dove spicca il singolo <em>Immigration Man</em>. Stephen Stills, nel frattempo, aveva fondato i <strong>Manassas</strong> con l’ex Byrds Chris Hillman. Il progetto è durato due anni e ha fruttato due LP.</p>
<div id="attachment_2806" class="wp-caption aligncenter" style="width: 218px"><img class="size-medium wp-image-2806" src="http://www.musicparade.it/files/2011/11/Stephen-Stills-208x300.jpg" alt="" width="208" height="300" /><p class="wp-caption-text">Stephen Stills</p></div>
<p style="text-align: justify;">Nel 1974, al termine di lunghe e insistenti pressioni, il quartetto è tornato insieme per intraprendere un <strong>tour</strong> che è culminato allo stadio di Wembley, a Londra. Il successo è rimasto immutato, come però anche gli attriti. Neil Young, che viaggiava separato dal resto della band, alla fine ha lasciato perdere. Lo stesso anno è stata dato alle stampe il The best del gruppo, <strong>So Far</strong>, che è salito con prepotenza sino al numero uno delle classifiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Stephen Stills, a quel punto, si è dedicato ancora ai propri lavori solisti, pubblicando prima l’omonimo <strong>Stills</strong>, quindi Stephen <strong>Stills Live</strong>, naturalmente dal vivo, e <strong>Illegal Stills</strong>. <strong>Nash e Crosby</strong>, invece, hanno realizzato un altro disco a quattro mani, <strong>Wind On The Water</strong>, atterrato nei negozi nel 1975. A sorpresa anche <strong>Stills e Young</strong> hanno deciso di proporre un disco di coppia, così nel 1976 ecco lo stupendo <strong>Long May You Run</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Appena il tempo di registrare l’uscita del mediocre <strong>Whistling Down The Wire</strong>, firmato da Crosby e Nash, quando uno Stills piantato in asso da Neil Young nel bel mezzo della tournée ha deciso di ricongiungersi ai due più fidati ex compagni. Così, nell’autunno del 1976, i tre sono tornati ad esibirsi insieme al Greek Theatre di Los Angeles. Gli amici ritrovati sono poi entrati in studio e nel 1977 hanno realizzato <strong>CSN,</strong> ottenendo un buon successo grazie al singolo <em>Just A Song Before I Go</em>. Da ascoltare anche <em>In My Dreams</em> e <em>Shadow Captain</em>. I tre sono rimasti insieme anche per il concerto antinucleare No Nukes, organizzato dallo stesso Nash.</p>
<div id="attachment_2807" class="wp-caption aligncenter" style="width: 203px"><img class="size-medium wp-image-2807" src="http://www.musicparade.it/files/2011/11/grahamguitar-193x300.jpg" alt="" width="193" height="300" /><p class="wp-caption-text">Graham Nash</p></div>
<p style="text-align: justify;">Nel 1980 però, un Crosby sempre più sprofondato nel tunnel della <strong>droga</strong> ha subito un arresto per porto d’armi abusivo e possesso di sostanze illegali, che ha inciso parecchio sulla carriera del gruppo durante il nuovo decennio. I fasti degli anni ’70 erano lontani e il<strong> calo di popolarità</strong> ormai evidente.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1982 è stato pubblicato <strong>Daylight Again</strong>, per mano di Stills e Nash, con Crosby che si è aggiunto solo alla fine per regalare un brano, <em>Delta</em>. La mossa di riproporre il vecchio trio al completo è stata comunque azzeccata, grazie anche a brani commerciali quali <em>Wasted On The Way</em>,<em> Turn Your Back On Love</em> e <em>Southern Cross</em>. Tuttavia la sigla è stata ancora una volta accantonata. Crosby è finito di nuovo in carcere. Stills è andato a suonare in giro per il mondo (è approdato anche in Italia in un tour con Angelo Branduardi) e Nash si è dedicato a progetti individuali. Il live <strong>Allies</strong>, uscito nel 1983, mostra la sempre più evidente la mancanza di David Crosby.</p>
<p style="text-align: justify;">Il tempo è proseguito tra progetti solisti, (come <strong>Right By You</strong>, bruttino album di Stills che si fa ricordare solo per ospiti illustri come Jimmy Page, Bernie Leadon e Graham Nash) e apparizioni a concerti benefici. Durante uno di questi, in favore di Greenpeace nel 1987, è salito sul palco anche Neil Young per interpretare quattro pezzi del vecchio repertorio. È stato il preludio del tanto atteso <strong>disco della reunion</strong>, uscito nel 1988 e intitolato <strong>American Dream</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’album non è solo un “progetto nostalgia”</strong>, ma riesce a offrire buoni contributi personali, riportando in auge un sound da tempo dimenticato. Neil Young fa la parte del leone. Sue sono <em>American Dream</em>, la ballata <em>Name Of Love</em>, l’acustica <em>Feel Your Love</em> e <em>This Old House</em>. Nash, dal canto suo, ha proposto <em>Clear Blue Sky</em>, incentrata su temi ambientali. Anche Crosby, tornato in forma, ha firmato due ottimi brani: <em>Compass</em>, folk song degna dei tempi andati, e <em>Nighttime for the Generals</em>. L’accoppiata Stills/Young, invece, ha inserito una manciata di buoni pezzi scritti a quattro mani, quali <em>Got It Made</em>, la blueseggiante <em>Drivin’ Thunder</em> e <em>Night Song</em>. In due mesi il lavoro ha raggiunto il <strong>Disco di Platino</strong>.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-2808" src="http://www.musicparade.it/files/2011/11/WoodstockCrosbyStillsNashYoung2-300x226.jpg" alt="" width="300" height="226" /></p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1989 Crosby ha realizzato il suo secondo lavoro solista, <strong>Oh Yes I Can</strong>, disco di ottima fattura, quindi, lo stesso anno, insieme a Stills e Nash si è recato a Berlino per un concerto che salutava la caduta del muro. Nel 1990 i tre “amigos” hanno registrato <strong>Live It Up</strong>, che ha deluso sia i fans sia la critica. Decisamente migliore accoglienza ha ottenuto, sempre lo stesso anno, l’antologia <strong>CSN</strong>, quattro dischi contenenti inediti e materiale dai loro album come gruppo, oltre che selezioni dai lavori solisti e in duo.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo i dischi in solitaria di Stills e di Crosby, ecco nel 1994 <strong>After The Storm</strong>, che regala il trio in versione de luxe e riscatta la brutta sensazione causata da Live It Up. L’ormai completamente rigenerato Crosby ha firmato pezzi quali <em>Street To Lean On</em> e <em>Till It Shines</em>. Stills, invece, ha composto la solare <em>Only Waiting For You</em>, <em>It Won’t Go Away</em>, <em>Panama</em> e <em>Bad Boyz.</em> Di Nash, infine, sono l’acustica <em>Unequal Love</em> e <em>Find A Dream</em>. Il trio, a sei mani, ha scritto un paio di ottime canzoni: <em>These Empty Days</em> e <em>Camera.</em> Da segnalare anche la presenza di <em>In My Life,</em> cover dei Beatles realizzata da David Crosby.</p>
<p style="text-align: justify;">Al disco è seguito un <strong>tour</strong>, che però ha subito uno stop perché David Crosby ha dovuto subire un trapianto di fegato. I tre sono tornati a calcare i palchi di mezzo mondo nel 1995 e poi, due anni più tardi, Crosby, Stills e Nash sono stati introdotti nella <strong>Rock’n’Roll Hall Of Fame.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo un paio di dischi solisti di Crosby (molto carino <strong>CPR</strong>, acronimo di Crosby, Pevar e Raymond) e uno splendido live del duo Stills &amp; Nash, <strong>Another Stoney Evening</strong>, nel 1999 il trio si è ritrovato per incidere un nuovo album. A sorpresa si è presentato anche Neil Young e la premiata ditta CSN&amp;Y ha inciso l’ambizioso <strong>Looking Forward</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ancora una volta i quattro cavalieri hanno portato <strong>ognuno le proprie esperienze</strong>. Più <strong>acustico</strong> Young, con Looking Forward, la rockeggiante <em>Queen Of Them All</em>, la stupenda <em>Slowpoke</em>, che riporta il calendario indietro di 20 anni, e la pianistica <em>Out Of Control.</em> Nash ha una visione maggiormente virata verso il <strong>pop</strong>: <em>Someday Soon</em> e <em>Heartland</em> sono i brani che ha portato in dote. L’hippy con i baffi David Crosby ha regalato due gemme del calibro di <em>Stand And Be Counted</em> (scritta insieme a James Raymond, suo partner nei CPR) e <em>Dream For Him</em>. Per quanto riguarda Stills, da segnalare lo stupendo blues di <em>No Tears Left</em> e  <em>Seen Enough</em>. Il tour che n’è seguito, con tappa anche al Farm Aid organizzato dallo stesso Neil Young, ha stracciato tutti i <strong>record d’incassi</strong>.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-2810" src="http://www.musicparade.it/files/2011/11/csny-rehearsal1-300x201.jpg" alt="" width="300" height="201" /></p>
<p style="text-align: justify;">Per regalare all’America un po’ di pace dopo l’attentato alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001, i quattro si sono ritrovati e hanno percorso in lungo e in largo il Paese, suonando quaranta date nel cosiddetto <strong>Tour Of America</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 2004 Crosby e Nash sono tornati a essere un duo e hanno realizzato il buon <strong>Crosby &amp; Nash</strong>, con l’aiuto dei nuovi compagni di Crosby, Raymond e Pevar. L’anno successivo Stills ha rilasciato un nuovo lavoro solista dal titolo <strong>Man Alive</strong>. Dal canto suo Neil Young si è lanciato contro il presidente Bush con l’ottimo <strong>Living With War</strong>, ennesima stupenda prova del gigante canadese. Nel 2008 lo stesso Young, nascosto dietro lo pseudonimo di Bernard Shakey, ha presentato il film <strong>CSNY Déjà Vu</strong>, che racconta le vicende di questo gruppo straordinario, seguito dall’uscita della colonna sonora dello stesso, <strong>Deja Vù Live</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 2009 Crosby, Stills e Nash sono saliti prima sul palco del <strong>Glastonbury Festival</strong>, in Inghilterra, dove ha suonato anche Neil Young, ma come solista, quindi su quello del Gathering Of The Vibes, l’annuale raduno di quattro giorni che intende commemorare le gesta dei Grateful Dead.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-2811" src="http://www.musicparade.it/files/2011/11/Crosby_Stills_Nash__Young_11123-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></p>
<p style="text-align: justify;">Se una critica si può muovere verso questo supergruppo è che esso è stato minato sin dall’inizio dalla <strong>superiorità compositiva</strong> di Neil Young, fatto questo che ha creato parecchi dissidi, continue defezioni e parole di sfida davanti al pubblico. Come trio, come duo, da solisti, questi cavalieri del folk hanno ottenuto sempre e comunque un buon successo, ma, così come per i Beatles, la <strong>magia</strong> che si è creata quando queste quattro anime hanno lavorato insieme è stata irripetibile. Difficilmente, infatti, si potrà riproporre un evento come CSN&amp;Y, conturbanti interpreti di uno dei <strong>cicli musicali più estrosi</strong> che il mondo ricordi.</p>
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		<title>Sex Pistols, il gruppo simbolo del punk</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Nov 2011 16:17:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Vanazzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rock e Punk]]></category>
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		<description><![CDATA[Sfrontati, strafottenti, volgari, ribelli, ma allo stesso tempo, musicalmente e culturalmente parlando, rivoluzionari: questi sono stati e sono ancora oggi i Sex Pistols. Nella seconda metà degli anni’70 il gruppo inglese, pur nella brevità della sua vita, si è fatto portavoce delle frustrazioni e del rancore dei giovani di quel periodo, diventando l’essenza del movimento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sfrontati, strafottenti, volgari, ribelli, ma allo stesso tempo, musicalmente e culturalmente parlando, rivoluzionari: questi sono stati e sono ancora oggi i <strong>Sex Pistols.</strong> Nella seconda metà degli anni’70 il gruppo inglese, pur nella brevità della sua vita, si è fatto <strong>portavoce delle frustrazioni e del rancore dei giovani di quel periodo</strong>, diventando l’essenza del movimento <a title="Blondie! Il punk entra in discoteca" href="http://www.musicparade.it/indie-rock-e-new-wave/la-grinta-sensuale-dei-blondie-e-il-punk-e-entrato-in-discoteca/"><strong>punk</strong></a> e assurgendo al ruolo di una vera e propria icona.<br />
<img class="aligncenter size-medium wp-image-2724" src="http://www.musicparade.it/files/2011/11/sexpistols1-300x223.jpg" alt="" width="300" height="223" /></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Il primo nucleo di quelli che sarebbero diventati i Sex Pistols si è formato nell’estate del 1974 a Londra, quando il cantante <strong>Steve Jones</strong>, il bassista <strong>Glen Matlock</strong>, il chitarrista <strong>Wally Nightingale</strong> e il batterista <strong>Paul Cook</strong> hanno iniziato a suonare con il nome di The Strand. Matlock a quel tempo lavorava presso un negozio di abbigliamento di King’s Road chiamato Sex, di proprietà di <strong>Malcolm McLaren</strong> il quale, tornato da New York dov’era stato manager dei New York Dolls (gruppo che ha creato il <a title="Glam rock: anteprima tendenze P/E 2011" href="http://www.tendenziosa.com/calzature/anteprima-tendenze-primavera-estate-2011/" target="_blank">glam rock</a>), si è interessato alle vicende della neonata band. Negli States il manager era venuto a contatto con il neonato movimento punk, dai <a title="I Ramones, la band più influente della storia del rock" href="http://www.musicparade.it/rock-e-punk/i-ramones-la-band-piu-influente-della-storia-del-rock/">Ramones</a> a <a title="Patti Smith, l'anima ribelle del rock" href="http://www.musicparade.it/rock-e-punk/patti-smith-l%E2%80%99anima-ribelle-del-rock/">Patti Smith</a>, e aveva capito che qualche cosa nel mondo stava cambiando. È stato per questo che ha spinto il gruppo londinese ad abbandonare il rock targato Kinks e Rolling Stones per abbracciare il nuovo credo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell’agosto 1975 Nightingale ha abbandonato la band e lo stesso McLaren ha ingaggiato <strong>John Lydon</strong>, alias <strong>Johnny Rotten</strong>, che aveva visto durante un esibizione dove scopiazzava Alice Cooper. Rotten è diventato così il cantante del gruppo, mentre Jones è stato dirottato alla chitarra. È proprio in quel momento che è cominciato il peggiore incubo della cultura inglese negli anni a venire.</p>
<div id="attachment_2726" class="wp-caption aligncenter" style="width: 213px"><img class="size-medium wp-image-2726" src="http://www.musicparade.it/files/2011/11/johnny-rotten-pistols-203x300.jpg" alt="" width="203" height="300" /><p class="wp-caption-text">Johnny Rotten</p></div>
<p style="text-align: justify;">Il 6 novembre 1975 presso il St. Martin’s College Of Art, dove studiava Matlock, ha avuto luogo il <strong>primo concerto del gruppo</strong>. Dopo soli 10 minuti però, una furibonda segretaria della scuola ha staccato la corrente, e lo spettacolo è finito lì. Nella primavera dell’anno seguente i Sex Pistols sono stati <strong>banditi</strong> sia dal Marquee, dove Rotten ha distrutto alcune sedie, sia dal Nashville, in quanto i quattro hanno lasciato il palco per picchiarsi con il pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 17 agosto si è tenuto all’Islington’s Screen On The Green il primo <strong>raduno punk</strong>, con i Pistols a esibirsi insieme ai <strong><a title="I Clash, l'unica band che conta" href="http://www.musicparade.it/rock-e-punk/i-clash-lunica-band-che-conta/">Clash</a></strong>. Il 20 e il 21 settembre numerosi ragazzi sono mobilitati per il festival punk al 100 Club in Oxford Street, fatto questo che ha decretato l’esistenza di un movimento alle spalle dei Sex Pistols. Il 3 settembre i Sex Pistols si sono esibiti per la prima volta al di fuori della madre patria, precisamente a <strong>Parigi</strong>, all’inaugurazione del Club De Chalet du Lac.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 16 ottobre la <strong>EMI</strong> ha messo sotto contratto la band e alla fine del mese successivo è stato immesso sul mercato il singolo <em>Anarchy In The U.K. / I Wanna Be Me</em>, asceso sino al numero 12 delle classifiche inglesi. A quel punto la band è emersa dall’underground diventando il fenomeno sonoro del momento e il divario tra punk e rock’n’roll ha iniziato a prendere misure sempre più grandi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo di dicembre, sempre del 1976, Rotten e soci sono stati invitati al programma televisivo <strong>Today At Six</strong>, dove hanno sconvolto la nazione con un linguaggio che a dire offensivo è come dire niente. I quotidiani britannici hanno dato peso all’evento e quindici date su venti dell’Anarchy In The U.K. Tour sono state cancellate. È stata questa <strong>la chiave di volta</strong>; a quel punto, infatti, i Sex Pistols si erano creati uno status che li ha fatti conoscere ovunque, ma d’altro canto non potevano più tornare indietro. Offese, volgarità, risse, ribellioni al sistema, facevano ormai parte di loro ancora più della musica, e tutto questo li avrebbe portati in soli due anni all’unica meta possibile: l’<strong>autodistruzione</strong>.</p>
<div id="attachment_2729" class="wp-caption aligncenter" style="width: 209px"><img class="size-medium wp-image-2729" src="http://www.musicparade.it/files/2011/11/Sid_Vicious_Sneer1-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" /><p class="wp-caption-text">Sid Vicious</p></div>
<p style="text-align: justify;">Il giorno dell’Epifania del 1977 la EMI ha stracciato il contrato con i Pistols e un mese più tardi Matlock è stato allontanato dalla band perché era “troppo un bravo ragazzo”, ovvero poco incline agli atteggiamenti del resto della band e alla cultura punk in generale. Il suo sostituto è stato John Simon Ritchie, in arte <strong>Sid Vicious</strong>, che aveva suonato la batteria con Siouxsie And The Banshees.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 10 marzo il gruppo ha firmato con la<strong> A&amp;M</strong> e pubblicato <em>God Save The Queen / No Feelings</em>. A seguito di forti pressioni da parte dell’opinione pubblica, però, la casa discografica è stata costretta a <strong>rescindere il contratto</strong> dopo pochi giorni. Così a maggio i Pistols hanno raggiunto un accordo con la <strong>Virgin</strong>, la quale ha ristampato <em>God Save The Queen</em> lanciando il singolo verso il secondo posto delle charts, nonostante l&#8217;ostracismo del governo inglese che ha letto nel brano un attacco alla Regina.</p>
<p style="text-align: justify;">A giugno, durante il <strong>Giubileo</strong> della stessa Elisabetta II, McLaren ha organizzato un concerto del gruppo su un battello che ha navigato lungo il Tamigi, degenerato in un’orgia e terminato con l’arresto dei quattro musicisti e dello stesso manager. Lo sdegno pubblico per l’ennesima impresa è stato enorme e i Sex Pistols sono stati <strong>banditi da tutti i locali inglesi</strong>. Così, per potersi esibire il gruppo è partito alla volta della Scandinavia. In Inghilterra, Rotten e soci hanno suonato in alcuni locali usando degli <strong>pseudonimi</strong>, per evitare la cancellazione delle date.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-2730" src="http://www.musicparade.it/files/2011/11/Sex-pistols-300x154.jpg" alt="" width="300" height="154" /></p>
<p style="text-align: justify;">Terminato il tour è uscito il terzo singolo, <em>Pretty Vacant / No Fun</em> (quest’ultima è una cover degli <strong>Stooges</strong>) arrivato alla posizione numero sette. A fine ottobre, a dispetto di tutte le censure, è uscito il lungamente atteso album dei Sex Pistols, intitolato <strong>Never Mind The Bollocks, Here&#8217;s the Sex Pistols</strong>. Il disco, l’unico nella discografia ufficiale del gruppo, ancora prima di uscire era stato ordinato da 125.000 persone, conquistando subito il <strong>Disco d’oro</strong> e diventando una <strong>pietra miliare del punk</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Le canzoni si susseguono una dopo l’altra a ritmo vertiginoso, immediate, dirompenti, dirette al centro del bersaglio, con i <strong>testi dediti all&#8217;anarchia più sconclusionata</strong>. Ai tre singoli già citati, <em>Anarchy In The U.K., God Save The Queen</em> e <em>Pretty Vacant</em>, si aggiungono altre perle che hanno definitivamente fatto esplodere il punk nel mondo, come lo stupendo brano di apertura <em>Holiday In The Sun, Bodies</em>,<em> No Feeling</em>, la bellissima <em>Problems</em>, <em>Submission</em>, sino alla conclusiva <em>EMI</em>, che critica apertamente la vecchia casa discografica e termina con una bella pernacchia. Da notare che per sopperire lo scarso valore di Vicious per le linee di basso è stato<strong> richiamato Matclock</strong>.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-2725" src="http://www.musicparade.it/files/2011/11/sex-pistols-never-mind-the-bollocks-f-300x293.jpg" alt="" width="300" height="293" /></p>
<p style="text-align: justify;">Nel gennaio 1978, dopo numerosi rinvii, è partito <strong>il primo tour americano</strong>, dove però il gruppo ha ottenuto scarsi successi, per non dire di peggio. A Tulsa, ad esempio, i quattro si sono salvati per miracolo da un linciaggio. Il 14 gennaio, a San Francisco, i Sex Pistols si sono esibiti per l’ultima volta con la formazione originale. Cinque giorni più tardi, infatti, <strong>Rotten ha dichiarato di volere lasciare i compagni</strong>. Cancellate le date europee, Jones e Cook sono allora volati a Rio De Janeiro per incontrare Ronald Biggs, l’autore della famosa rapina al treno postale di Glasgow, e insieme hanno realizzato il brano <em>No One Is Innocent</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel frattempo si era creato un contenzioso tra McLaren e Rotten per l’uso del marchio Sex Pistols. Così, dopo un’esibizione insieme a Jimmy Pursey degli Sham 69, con il nome di Sham Pistols, <strong>la band più famosa del punk si è sciolta</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">A quel punto Cook e Jones hanno creato i Professionals e Rotten i <strong>P.I.L.</strong> (Public Image Limited), mentre Vicious, sempre più schiavo dell’eroina, ha continuato da solo. Il bassista ha detto addio all’Inghilterra con un concerto all’Electric Ballroom insieme ad alcuni musicisti, tra i quali Glen Matclock, quindi è partito verso gli USA con la sua compagna <strong>Nancy Spungen</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 12 ottobre 1978 Sid è stato arrestato per avere <strong>accoltellato a morte</strong> Nancy nella loro stanza al Chelsea Hotel. La Virgin ha pagato 50.000 dollari per la sua cauzione, ma il 2 febbraio 1979, al culmine del suo percorso autodistruttivo, il ventunenne è stato trovato <strong>morto per overdose</strong>. Le sue ceneri sono state sparse sulla tomba di Nancy. La vicenda di Vicious e della sua compagna è stata descritta da Alex Cox nel film <strong>&#8220;Sid &amp; Nancy</strong>&#8220;, datato 1986, mentre i Ramones hanno dedicato ai due la canzone <em>Love Kills</em>.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-2731" src="http://www.musicparade.it/files/2011/11/sex-pistols21-300x215.jpg" alt="" width="300" height="215" /></p>
<p style="text-align: justify;">A quel punto sono stati immessi sul mercato un numero incredibile di raccolte e bootleg finché, nel 1996 Rotten, Jones, Cook e Matlock si sono uniti per intraprendere il <strong>Filthy Lucre World Tour</strong>, da cui è stato tratto un Live. Come dichiarato dai quattro, e come si evince dal titolo, il tutto è stato fatto solo per soldi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 2003 i Sex Pistols hanno girato il Nord America con il <strong>Piss Off Tour</strong>, mentre nel 2006 sono stati introdotti nella <strong>Rock And Roll Hall Of Fame</strong> contro il volere dei quattro componenti, che hanno ricoperto d’insulti il comitato del museo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 2007, per il compleanno di <strong>Never Mind The Bollocks</strong>, i quattro si sono ritrovati e hanno eseguito alcune date tra Stati Uniti e Inghilterra. L’anno seguente la band ha intrapreso un tour europeo, passando anche per l’Italia, dove ha suonato all’<strong>Heineken Jammin’ Festival</strong> di Mestre e al <strong>Torino Free Festival</strong>. La reunion, però, è finita lì. L’8 aprile 2010 è scomparso l’ex manager Malcolm McLaren, sconfitto dal cancro a 64 anni.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-2732" src="http://www.musicparade.it/files/2011/11/sexpistols_03-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></p>
<p style="text-align: justify;">I Sex Pistols non hanno inventato il punk, ma sono stati loro che lo hanno lanciato in orbita e modellato nella forma in cui è arrivato sino ai giorni nostri. Si può quindi tranquillamente affermare che <strong>i Pistols sono il punk</strong>, inteso come fenomeno di costume, con i suoi atteggiamenti votati al rifiuto di qualsiasi valore. Possono piacere o dare la nausea, ma se il punk è arrivato immutato sino ai giorni nostri, il merito è tutto di questi quattro ragazzi scapestrati.</p>
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		<title>Il rock maestoso dei Queen</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jul 2011 08:17:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Vanazzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Grazie a un tipo di musica in equilibrio tra hard rock e pop, sostenuta dalla stupenda voce di Freddie Mercury, i Queen hanno raggiunto una notevole popolarità nel periodo che va dalla metà degli anni ’70 sino ai primi del ’90. E anche oggi il loro seguito è ancora numeroso.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<pre> <a href="http://www.musicparade.it/pop/il-rock-maestoso-dei-queen/attachment/2203-locale/" rel="attachment wp-att-2276"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2276" src="http://www.musicparade.it/files/2011/07/2203-locale-300x250.jpg" alt="" width="300" height="250" /></a></pre>
<p style="text-align: justify">Un amico, che di musica a dire il vero capisce proprio poco, tanto da attribuire <em>Smoke On The Water</em> ai <a title="Biografia e discografia dei pink floyd" href="http://www.musicparade.it/rock-e-punk/pink-floyd-tutte-le-facce-della-luna/">Pink Floyd</a>, un giorno ha detto una frase che mi ha fatto pensare: “<em>I Queen non hanno sbagliato una sola canzone!”.</em> Naturalmente non è vero, la perfezione non esiste, però il gruppo di Mercury ha scritto una serie così impressionante di hit e talmente tante canzoni che rimangono in testa da sembrare davvero di non avere mai sbagliato un colpo.</p>
<p style="text-align: justify">Il gruppo è nato in Inghilterra nel 1971, quando il chitarrista<strong> Bryan Harold May</strong> e il batterista <strong>Roger Meadows-Taylor</strong>, entrambi membri degli Smile, si sono uniti in  nuovo progetto al cantante Farrokh Bulsara, in arte <strong>Freddie Mercury</strong>, e al bassista <strong>John Deacon</strong>. Nei due anni seguenti i ragazzi, che avevano assunto il nome di <strong>Queen</strong>, hanno sovrapposto una tiepida attività concertistica ai rispettivi corsi universitari.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 1973, dopo essere stati messi sotto contratto dalla EMI, finalmente i Queen si sono fatti conoscere con<strong> l’omonimo album</strong>, nel quale è pagato pegno ai <a title="Led Zeppelin, il più grande gruppo nella storia del rock" href="http://www.musicparade.it/rock-e-punk/led-zeppelin-il-piu-grande-gruppo-della-storia-del-rock/" target="_blank">Led Zeppelin</a>, tenendo però un piede nell’ambito del glam metal, soprattutto con l’atteggiamento androgino e sempre al limite della provocazione di Mercury. Il pezzo portante, e primo singolo immesso sul mercato dalla band, è la bella <em>Keep Yourself  Alive</em>, un hard rock melodico ancora un po’ acerbo, che da il via alla scalata del gruppo verso la fama mondiale. Sul disco, da ascoltare, ci sono anche la dura <em>Liar</em>, <em>Son And Daughter</em>, brano influenzato dall’heavy metal, <em>Modern Times Rock’n’Roll</em>, cantato da Roger Taylor, <em>My Fairy King</em>, un rock progressivo che contiene molte sovra incisioni di voci e armonie vocali a presagire il tempo che verrà, <em>Great King Rat</em>, <em>Doing All Right</em>, ripescata dal repertorio degli Smile, e la ballata <em>The Night Comes Town</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Il primo vero hit della band è stato <em>Seven Seas Of Rhye</em>, tratto dall’LP <strong>Queen 2</strong>, del 1974. Una forma embrionale e strumentale del brano era già presente nell’album precedente e questa volta, arricchito e ri-arrangiato, il pezzo ha fatto bella mostra di se nelle radio, creando entusiasmo attorno al gruppo e spingendo l’album in alto nelle hit. Queen 2 è diviso in due parti ben distinte, <strong>lato bianco e lato nero</strong>, come a dire il bene e il male. Il primo è stato composto da Brian May ed è una chiara dimostrazione della sua notevole abilità con la <strong>Red Special</strong> (la chitarra da lui stesso costruita con l’aiuto del padre) a partire dall’opening track <em>Procession</em>, per poi proseguire con <em>Father And Son</em>, la lenta <em>White Queen (As It Began)</em> e <em>Someday One Day</em>. Sull’altro lato fa da contraltare la voce limpida di Mercury, come nella stupenda <em>The March Of The Black Queen</em>, nella barocca <em>The Fairy Feller’s Masterstrocke</em>, con tanto di clavicembalo, e nella già citata <em>Seven Seas Of Rhye</em>.<br />
Al disco è seguito un tour Americano come spalla dei <em>Mott The Hopple</em>.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.musicparade.it/pop/il-rock-maestoso-dei-queen/attachment/queen-inizi/" rel="attachment wp-att-2277"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2277" src="http://www.musicparade.it/files/2011/07/queen-inizi-300x230.jpg" alt="" width="300" height="230" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Al termine del 1974 il singolo <em>Killer Queen</em> ha toccato i vertici delle classifiche britanniche e l’album <strong>Sheer Heart Attack</strong> è diventato Disco d’Oro in America. L’LP presenta una grande varietà di stili e il sound si è fatto più orecchiabile. Oltre a <em>Killer Queen</em> sono proposti una serie di ottimi brani: la metallara <em>Stone Cold Crazy</em> (della quale esiste anche una cover dei Metallica), scritta da Freddie ai tempi in cui militava nei Wreckage, <em>Now I’m Here</em>,<em> Brighton Rock</em>, dotato di uno stupendo assolo di chitarra in cui è sfruttato l’effetto echo-delay (effetto eco), la sinfonica <em>She Makes Me</em> e il cameo pianistico <em>Dear Friends</em>. Tra la sequela di brani di Mercury e di May ecco insinuarsi<em> Tenement Funster</em>, scritto interamente da Taylor, con la chitarra suonata da Deacon in quanto registrato mentre May si trovava ricoverato in ospedale. Il lavoro si chiude con <em>The Laps Of God&#8230;Revisited</em>, che con i suoi epici cori da stadio è un preludio a quello che sarà poi We Are The Champions.</p>
<p style="text-align: justify">Da questo momento sino alla fine della loro gloriosa carriera i Queen sono diventati una delle formazioni più popolari, merito del sound pomposo, orecchiabile, elaborato, che ha nelle intricate armonie vocali il proprio punto di forza. Un tour europeo, completamente sold out, poi uno in America e in Giappone, hanno portato la Regina ai vertici della musica.</p>
<p style="text-align: justify">Il grande successo a livello mondiale è arrivato nel 1975 con <strong>A Night At The Opera</strong>, lavoro ambizioso ed eclettico dove spicca la stupenda <em>Bohemian Rhapsody</em>, lunga suite di vago sapore operistico nella quale la voce di Mercury è sovra incisa quasi 200 volte, dando l’idea di un vero e proprio coro. Il brano è diviso in varie sezioni ben distinte, che passano dalla durezza del rock a toni da melodramma, senza un ritornello. Ma A Night At Opera non è solo<em> Bohemian Rhapsody</em>. <em>The Prophet’s Song</em> è un’altra fantastica suite, scritta da May, che con i suoi 8 e passa minuti è il pezzo più lungo inciso dai Queen. La delicata <em>You’Re My Best Friend</em>, composta da Deacon, presenta un bel dialogo tra pianoforte e chitarra sopra il quale volteggia la voce di Freddie, ancora sovra incisa più volte. Quindi, la romantica <em>Love Of My Life</em>, secondo il mio parere la migliore ballata dei Queen, la graffiante <em>I’m In Love With My Car,</em> partorita da Taylor, il fragoroso brano d’apertura <em>Death On Two Legs</em> e la folk <em>‘39</em>, dove la chitarra elettrica imita il violino.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.musicparade.it/pop/il-rock-maestoso-dei-queen/attachment/queen-a-night-at-the-opera-front1/" rel="attachment wp-att-2278"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2278" src="http://www.musicparade.it/files/2011/07/Queen-A-Night-At-The-Opera-Front1-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>L’anno seguente i Queen si sono trovati ancora al primo posto della Hit Parade con l’album <strong>A Day At The Races</strong> e il singolo dall’andamento gospel <em>Somebody To Love</em>. Il disco è allineato con il predecessore e come quello ottiene un enorme successo. <em>Tie Your Mother Down</em> presenta un hard rock potente, mentre la canzone in 3/4 <em>The Millionaire Waltz</em> è un rock sinfonico che segue la falsariga di <em>Bohemian Rhapsody</em>. Altri pezzi importanti sono <em>Long Away</em>, la sbarazzina <em>Good Old-Fashioned Lover Boy</em> e la corale <em>Teo Torriatte</em>, con tanto di strofa in giapponese.</p>
<p style="text-align: justify">Da notare che entrambi gli album, A Night At The Opera e A Day At The Races ripropongono i titoli di due celebri film dei fratelli Marx.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 1977, dopo un tour in terra americana terminato con un trionfo al Madison Square Garden di New York, i Queen hanno finalmente potuto affermare di avere conquistato anche il popolo a stelle e strisce. È il punto più alto della band di May e Mercury la quale, in barba alla furia del neonato punk che sta devastando il mondo della musica, continua nella sua marcia abbattendo record su record. Il nuovo album, intitolato <strong>News Of The World</strong>, non fa altro che mantenere lo status quo e il binomio <em>We Will Rock You &#8211; We Are The Champions</em> riempirà gli stadi di tutto il mondo sino ai giorni nostri. Il primo è un inno rock basato sul battito ritmico di mani e piedi, orecchiabile e potente, mentre il secondo è una ballata hard che sfodera un ritornello magniloquente. Il disco prosegue con la dura <em>Sheer Heart Attack</em>, che doveva essere la title track dell’album omonimo, ma per ragioni di tempo non era stata inclusa. Quindi <em>Fight From The Inside</em>, la malinconica Spr<em>ead Your Wings</em> e la bella <em>It’s Late</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Il disco successivo, <strong>Jazz,</strong> è stato rilasciato nel 1978 e propone ancora altri hit accattivanti, come sempre ricchi di cori a cappella destinati a rimanere nella testa dell’ascoltatore. <em>Fat Bottomed Girls</em>, <em>Bicycle Race</em>, con tanto di scampanellio, e l’allegra <em>Don’t Stop Me Now</em> su tutte. Poi le rockeggianti <em>If You Can’t Beat Them</em> e <em>Dead On Time</em> e lo swing di <em>Dreamer&#8217;s Ball</em>. Purtroppo la varietà di stili ha fatto si che il lavoro abbia subito forti critiche e, nonostante la risposta favorevole dei fans, è ritenuto inferiore ai predecessori.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.musicparade.it/pop/il-rock-maestoso-dei-queen/attachment/queen1/" rel="attachment wp-att-2279"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2279" src="http://www.musicparade.it/files/2011/07/queen1-300x203.jpg" alt="" width="300" height="203" /></a></p>
<p style="text-align: justify">I Queen si sono rifatti comunque nei <strong>sontuosi concerti</strong> in giro per il mondo, dove i biglietti invenduti sono sempre stati ben pochi. On stage il gruppo offriva spettacoli memorabili, ricchi di effetti pirotecnici e con un Mercury a infuocare le platee, dimostrando di essere il migliore animale da palcoscenico del pianeta. Ed è stato giusto quindi immortalare questi momenti con il primo disco dal vivo: <strong>Live Killers</strong>. Si tratta di uno stupendo doppio album che segna la fine degli anni ’70 e saluta il modo di fare musica con cui il gruppo si è dilettato sino allora. Con il progredire del tempo, infatti, il sound della band si stava lentamente staccando dall’hard facile e d’effetto degli inizi, spostandosi verso un pop ballabile e inclinato a melodie stucchevoli. Il gruppo, poi, ha iniziato a introdurre nelle loro canzoni anche il sintetizzatore, sino a quel momento volutamente snobbato.</p>
<p style="text-align: justify">Il nuovo decennio è stato aperto da <strong>The Game</strong>, il primo lavoro dei Queen a raggiungere la posizione numero uno sia nelle classifiche inglesi sia in quelle americane. Come detto il lavoro ha apportato la grande novità dell’elettronica, che ha introdotto nel sound anche un’impronta di musica Disco. L’esempio più vivido è <em>Another One Bites The Dust</em>, scritta da Deacon su un famoso giro di basso in chiave funky. Il vecchio stile orecchiabile e corale si può ascoltare in <em>Play The Game</em> e nella ballad <em>Save Me</em>, mentre <em>Crazy Little Thing Called Love</em> è un tributo di Mercury al rock anni ’50. Da segnalare anche <em>Need Your Lovin’ Tonight</em>, <em>Rock It</em> e <em>Sail Away Sweet Sister</em>.<br />
È avvenuto qui anche il cambio di look da parte di Mercury, il quale da questo momento avrà capelli corti e baffi.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.musicparade.it/pop/il-rock-maestoso-dei-queen/attachment/oct-mir-40/" rel="attachment wp-att-2280"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2280" src="http://www.musicparade.it/files/2011/07/MW200510queen-240x300.jpg" alt="" width="240" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Lo stesso anno il gruppo inglese ha registrato la colonna sonora del film di Mike Hodges <strong>Flash Gordon</strong>, primo album a non guadagnare il Disco d’Oro. Il lavoro è farcito di musiche strumentali, condite con dialoghi tratti dal film. Le uniche due canzoni vere e proprie sono <em>Flash’s Theme</em> e <em>The Hero</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Il passo seguente di questi campioni d’incassi è stato la pubblicazione di <strong>Greatest Hits</strong> (seguito dal video Greatest Flix e dal libro fotografico Greatest Pix). Il disco, che raccoglie tutti i più grandi successi dei Queen dal 1973 al 1981, ha stazionato per 165 settimane nelle classifiche.<br />
Il singolo <em>Under Pressure</em>, registrato con David Bowie, e un concerto a San Paolo del Brasile di fronte a 130mila persone hanno completato una stagione magica per i quattro ragazzi, il cui successo ha assunto quasi dei toni trionfali. Il tutto nonostante la critica storcesse puntualmente il naso e i giornali s’imbizzarrivano sulla figura di Freddie Mercury. Era lui, infatti, a fare notizia, con atteggiamenti oltraggiosi, il gusto per i travestimenti e le allusioni omosessuali.</p>
<p style="text-align: justify">Nell’aprile del 1982 è approdato nei negozi <strong>Hot Space</strong>, album che ha portato in classifica, oltre <em>Under Pressure</em>, anche <em>Body Language</em> e <em>Las Palabras De Amor</em>, primo accenno alla passione di Freddie per la musica spagnola. Il disco contiene anche <em>Life Is Real</em>, una ballad acustica dedicata a John Lennon. Per la prima volta il gruppo non ha proposto un lavoro variegato, ma è stata mantenuta nei brani una certa omogeneità. Il genere predominante è il funky, con il sintetizzatore diventato ormai uno strumento insostituibile, tanto che dal vivo i quattro si sono fatti affiancare da <strong>Morgan Fisher</strong>, ex tastierista dei Mott The Hopple, che conosceva May e Taylor per avere militato negli Smile.</p>
<p style="text-align: justify">Hot Space non ha ricevuto i consensi sperati, così per tutto il 1983 i Queen non hanno svolto alcuna attività live: è stata la prima volta da quando sono nati. Lo stop è servito ai quattro per concentrarsi su lavori individuali, come la partecipazione di Mercury alla colonna sonora del film <strong>Metropolis</strong>, nella nuova versione proposta da Giorgio Moroder, con il brano <em>Love Kills</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Proprio alcuni spezzoni di Metropolis sono stati usati per promuovere il nuovo singolo <em>Radio Ga Ga,</em> che ha anticipato l’uscita di <strong>The Works</strong>.  Il disco ha visto un passo indietro nel sound del gruppo ed è tornato a regalare brani dai riffs graffianti, armonie corali orecchiabili e arrangiamenti maestosi, senza però dimenticare il sintetizzatore. Oltre alla futuristica <em>Radio Ga Ga,</em> che ha riportato il gruppo ai vertici delle classifiche, si ascoltano volentieri anche la sbarazzina <em>I Want To Break Free</em>, <em>It’s A Hard Life</em>, che inizia con l’aria pucciniana “<em>Vesti La Giubba</em>”, e le dure <em>Hammer To Fall</em> e <em>Tir It Up</em>, quest’ultima con un andamento che ricorda vagamente <em>We Will Rock You</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Dopo avere compiuto concerti per la prima volta in Sudafrica (dove ancora era vigente il regime dell’Apartheid, fatto questo che ha causato parecchie critiche al gruppo) e Nuova Zelanda, nel corso del 1985 i Queen hanno suonato al Rock In Rio e a Wembley per il Live Aid. Da un punto di vista prettamente discografico Freddie Mercury ha rilasciato il suo primo album solista, <strong>Mr Bad Guy,</strong> mentre la band si è autocelebrata con l’antologia <strong>The Complete Works</strong>, composta da 14 LP, tutti quelli pubblicati sino a quel momento (compreso Live Killers) più uno contenente alcuni inediti, intitolato <strong>Complete Vision</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 1986 è seguita la colonna sonora per il film <strong>Highlander</strong>, di Russel Mulcahy, i cui brani sono finiti per formare un LP intitolato <strong>A Kind Of Magic</strong> che, musicalmente parlando, riprende quanto fatto con The Works. La title track, <em>One Vision</em>, l’intensa <em>Who Wants To Live Forever</em>, <em>Princess Of The Universe</em>, la ballad con tanto di sax <em>One Year Of Love</em>, la corale <em>Friends Will Be Friends</em> e <em>Pain Is So Close Pleasure,</em> cantata interamente in falsetto, hanno portato ancora una volta la regina a volare alto.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.musicparade.it/pop/il-rock-maestoso-dei-queen/attachment/queen-16/" rel="attachment wp-att-2281"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2281" src="http://www.musicparade.it/files/2011/07/queen-16-300x182.jpg" alt="" width="300" height="182" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Nei due anni seguenti è ancora Mercury a fare parlare di se con la cover di <em>The Great Pretender</em>, classico dei Platters, e con <strong>Barcelona</strong>, ibrido di rock e lirica, dove Freddie duetta con il soprano spagnolo Montserrat Caballé.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 1989, dopo il secondo disco dal vivo <strong>Live Magic</strong>, sicuramente inferiore rispetto Live Killers, è arrivato nei negozi <strong>The Miracle</strong>, un lavoro registrato in un periodo piuttosto lungo a causa della scoperta da parte di Freddie di avere contratto il virus dell’HIV.<br />
Grazie a brani quali la dura <em>I Want It All</em>, la sbarazzina in stile funky <em>The Invisible Man</em>, la pulsante <em>Breakthru</em>, che presenta un bell’assolo di basso, <em>The Miracle</em> e <em>Was It All Worth It,</em> la quale riporta l’orologio musicale dei Queen indietro agli anni ’70, l’album ha venduto molto bene e ha ricollocato in quota le azioni del gruppo anche negli Stati Uniti, dove recentemente erano andate a fondo.</p>
<p style="text-align: justify">L’assenza di un tour a sostegno del disco non ha fatto che alimentare le insistenti voci di un <strong>Freddie Mercury ammalato di AIDS</strong>, notizia sempre smentita dal <em>frontman</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Alla fine del 1989 è uscito <strong>Queen At The Beeb</strong>, registrato in due sessioni negli studi della BBC.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 1991, anticipato dai singoli <em>Innuendo</em> (in Europa) e <em>Headlong</em> (negli Stati Uniti), è uscito l’album <strong>Innuendo</strong>. Si tratta di un lavoro bellissimo, probabilmente il migliore da parecchio tempo a questa parte, pervaso, però, dalla tristezza per lo stato di salute di Freddie. Il pezzo forte è la title track, un’opera rock spagnoleggiante con la struttura simile a <em>Bohemian Rhapsody</em>. Quindi l’elettrica <em>Headlong</em>, la struggente <em>These Are The Days Of My Life</em> e la metallara <em>The Hitman</em>. E ancora <em>I’m Going Straight To Mad</em>, <em>Ride The Wild Wind</em>, la corale <em>I Can’t Live Witht You</em> e, naturalmente, la famosa <em>The Show Must Go On</em>, una sorta di premonizione in note e accordi scritta da May. Il disco si è piazzato in vetta a parecchie classifiche europee ed è entrato nella top 30 in quella americana, ma l’ombra della fine imminente aleggiava cupa sopra il gruppo.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.musicparade.it/pop/il-rock-maestoso-dei-queen/attachment/queen-innuendo-front1/" rel="attachment wp-att-2282"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2282" src="http://www.musicparade.it/files/2011/07/Queen-Innuendo-Front1-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify">I Queen sono volati a Montreux, sul lago di Ginevra, dove hanno scritto qualche brano per il nuovo album. Nel frattempo è stato registrato il documentario che ripercorre la loro storia, <em>Days Of Our Lives</em>, ed è stato immesso sul mercato il <strong>Greatest Hits II,</strong> seguito dalla raccolta video Greatest Flix II. Il disco è arrivato in breve tempo al numero uno delle hit parade.</p>
<p style="text-align: justify">Il 23 novembre 1991 Freddie Mercury ha annunciato al mondo di essere ammalato di AIDS. Il giorno seguente, a causa di una broncopolmonite causata dal virus HIV, <strong>il cantante ha terminato la sua vita terrena</strong>: aveva 45 anni. La notizia ha fatto il giro del mondo e da ogni parte sono arrivati messaggi di cordoglio e tributi. May, Taylor e Deacon, scossi dal lutto, si sono ritirati dalle scene per riflettere sul da farsi.</p>
<p style="text-align: justify">Il 20 aprile del 1992 a Wembley è stato tenuto un concerto per commemorare Freddie, con i migliori nomi del rock mondiale che si sono susseguiti sul palco per rendere l’ultimo tributo al cantante con la musica dei Queen. L’evento è stato seguito in televisione da un miliardo di persone.</p>
<p style="text-align: justify">È brutto a dirsi, ma la morte di Mercury ha scatenato nel mondo un’onda di Queen-mania e a quel punto sono iniziate le speculazioni. A cavalcare l’onda per prima è stata la EMI, che ha pubblicato <strong>Live At Wembley</strong>, un doppio disco che ripropone il concerto tenutosi nel 1982 a Londra, durante il Magic Tour.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 1993, gli altri tre Queen hanno musicato le parti vocali che Freddie aveva registrato prima di lasciarci e questi, uniti a dei pezzi inediti, hanno formato l’album <strong>Made In Heaven</strong>. I brani, per così dire, assemblati sono <em>A Winter’s Tale, Mother Love</em> e<em> You Don’t Foool Me</em>. Le altre sono canzoni di qualche anno prima, riprese e coperte di una patina tutta nuova, come ad esempio la bella <em>Let Me Live</em>, registrata durante le session dell’album The Works insieme a Rod Stewart (sostituito sull’album da Taylor), oppure <em>I Was Born To Love You</em>, tratta dal disco solista di Mercury, Mr.Bad Guy, e riarrangiata in maniera più rockettara. <em>Too Much Love Will Kill</em> è un inedito dei tempi di The Miracle e <em>Heaven For Everyone</em> è un pezzo del gruppo parallelo di Taylor, The Cross, il quale aveva invitato a suo tempo Mercury a prestare la voce.</p>
<p style="text-align: justify">La storia a mio parere avrebbe potuto, anzi, dovuto terminare qui. Invece, accompagnati alla voce da cantanti che di volta in volta si prestavano a sostituire Freddie (George Michael ad esempio), senza mai riuscire a entrare pienamente nella parte, i Queen hanno proseguito sulla loro strada fatta di eventi live, tributi, autocelebrazioni e dischi di antologie, come il <strong>Greatest Hits III</strong>.<br />
Il primo dei tre superstiti a stancarsi di questo gioco è stato Deacon, il quale nel 1997 ha detto stop e si è ritirato dalle attività.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 2004, sulla scia dell’ennesimo disco nostalgico, <strong>Queen On Fire-Live At The Bowl,</strong> storia di un concerto del 1982, May e Taylor hanno dato l’annuncio di un imminente ritorno on stage in compagnia del cantante inglese<strong> Paul Rodgers</strong>, ex Bad Company. John Deacon ha rifiutato la reunion e il basso è passato nelle mani di Danny Miranda, ex Blue Oyster Cult. Altri membri aggiunti sono stati il tastierista Spike Edney, già con Taylor nei The Cross, e il chitarrista Jamie Moses, che aveva suonato nella Brian May Band.</p>
<div id="attachment_2284" class="wp-caption aligncenter" style="width: 251px"><a href="http://www.musicparade.it/pop/il-rock-maestoso-dei-queen/attachment/paul_rodgers_brian_may-2/" rel="attachment wp-att-2284"><img class="size-medium wp-image-2284" src="http://www.musicparade.it/files/2011/07/paul_rodgers_brian_may1-241x300.jpg" alt="" width="241" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Paul Rodgers e Brian May</p></div>
<p style="text-align: justify">Con il nome di <strong>Queen + Paul Rodgers</strong> (a indicare che, in fin dei conti, Freddie Mercury era insostituibile) il nuovo gruppo è partito per un tour che ha toccato anche l’Italia. La coincidenza del concerto romano con la morte di Papa Giovanni Paolo II ha procurato non poche polemiche sul fatto che doveva essere annullato. Quello di Sheffield, invece, è scaturito in un doppio live dal titolo <strong>Return Of The Champions</strong>, dove la voce, bella fin che si vuole, del nuovo singer male si adatta a interpretare i brani che furono di Freddie, lasciando un po’ l’ascoltatore disorientato. Se c’era bisogno di una conferma che il grande Mercury è stato un cantante inimitabile, questo disco ne è la dimostrazione perfetta.</p>
<p style="text-align: justify">Non ancora appagati, May e (nuovi) soci nel 2008 hanno inciso un disco con materiale originale, intitolato <strong>The Cosmos Rock</strong>. Grazie alla curiosità il disco ha ottenuto vendite discrete, ma di certo parecchio sotto le aspettative. Tra i brani, l’intro di <em>Cosmos Rockin’</em> ricorda un po’ quello di <em>One Vision</em>, mentre <em>Still Burning</em> è il classico pezzo da cantare all’unisono durante il concerto, stile <em>We Will Rock You</em>. Quindi la ballata pianistica <em>Song Things That Glitter</em> composta da May, e <em>C-Lebrity</em>, di Taylor, che vede come voce aggiunta quella di Taylor Hawkins, batterista dei Foo Fighters. Tra i pezzi composti da Paul Rodgers cito la pacifista <em>Warboys</em>.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.musicparade.it/pop/il-rock-maestoso-dei-queen/attachment/prodgers/" rel="attachment wp-att-2285"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2285" src="http://www.musicparade.it/files/2011/07/prodgers-240x300.jpg" alt="" width="240" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Terminato il tour promozionale, nel 2009 i Queen e Paul Rodgers si sono separati. Lo stesso anno è uscita l’ennesima raccolta, <strong>Absolute Greatest</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">A marzo di quest’anno i Queen hanno partecipato alla compilation <strong>Songs For Japan</strong>, un disco per raccogliere fondi a seguito del terremoto. May e Taylor hanno inserito <em>Teo Torriatte</em>, presente su A Day At The Races, rimasterizzata per l’occasione.<br />
Nel frattempo Paul Rodgers ha dichiarato che in futuro non è da escludere un suo ritorno con gli ex compagni per un tour.</p>
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		<title>Judas Priest: gli Dei del Metal</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Jul 2011 08:59:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Vanazzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riffs affilati come lame di rasoio, sorretti da una potente sezione ritmica e da una voce dalla timbrica eccezionale, il tutto condito con testi oscuri, impregnati di violenza metropolitana e un’immagine fatta di borchie e cuoio nero; sono questi gli elementi che hanno contribuito a fare dei Judas Priest l’incarnazione del concetto di Heavy Metal. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://www.musicparade.it/metal-e-hardcore/judas-priest-gli-dei-del-metal/attachment/judas_priest3tifbig/" rel="attachment wp-att-2100"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2100" src="http://www.musicparade.it/files/2011/05/judas_priest3tifbig-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Riffs affilati come lame di rasoio, sorretti da una potente sezione ritmica e da una voce dalla timbrica eccezionale, il tutto condito con testi oscuri, fantascientifici, impregnati di violenza metropolitana e un’immagine fatta di borchie e cuoio nero; sono questi gli elementi che hanno contribuito a fare dei <strong>Judas Priest l’incarnazione stessa del concetto di Heavy Metal</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Il primo nucleo dei Judas Priest si è formato a Birmingham nel 1969,  su iniziativa del chitarrista <strong>K.K. Downing</strong> e del bassista <strong>Ian Hill</strong>. Un paio di anni più tardi è arrivato il cantante <strong>Rob Halford</strong>, ma la formazione è stata completata solo nel 1974 con l’ingresso del secondo chitarrista <strong>Glen Tipton</strong>. Subito dopo il gruppo ha firmato il primo contratto discografico con la Gull. Qualcuno avrà notato nella line-up l’assenza di un batterista. In quel periodo, infatti, se ne sono avvicendati parecchi, come John Hinch, Alan Moore e Simon Phillips, e bisogna aspettare Les Binks, nel 1978 per avere la stabilità dietro le pelli.</p>
<p style="text-align: justify">Ad ogni modo, il primo lavoro <strong>Rocka Rolla</strong>, uscito nel 1974, non ha ottenuto grande successo. Disco ancora legato ai canoni dell’hard rock di <strong><a title="LA musica senza tempo dei Deep Purple" href="http://www.musicparade.it/metal-e-hardcore/la-musica-senza-tempo-dei-deep-purple/" target="_blank">Deep Purple</a></strong> e Black Sabbath e anche del progressive in voga in quel periodo, esso vede in pezzi quali la title track, in <em>One For Road</em>, nell’articolata <em>Winter</em> e in <em>Never Satisfied</em> i suoi brani migliori.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Sad Wings Of Destiny</strong>, rilasciato due anni più tardi, presenta già in fase embrionale l’Heavy Metal che caratterizzerà il sound dei Judas negli anni a venire. Ben costruito e molto efficace, soprattutto negli incroci tra le due chitarre di Tipton e Downing, esso regala ai fans canzoni che sono diventate dei capisaldi nella storia del metallo pesante, come la sinfonia rock <em>Victim Of Changes</em>, le potenti <em>Genocide</em> e <em>The Ripper</em>, la sabbathiana <em>Tyrant</em> e la progressive ballad <em>Dreamer Deceiver</em>.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.musicparade.it/metal-e-hardcore/judas-priest-gli-dei-del-metal/attachment/judas_priest/" rel="attachment wp-att-2101"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2101" src="http://www.musicparade.it/files/2011/05/judas_priest-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a><br />
Numerosi concerti in giro per la madre patria hanno portato un po’ di notorietà alla band, che nel 1977 ha firmato per la CBS. Il primo lavoro per la nuova etichetta è stato <strong>Sin After Sin</strong>, prodotto da Roger Glover dei Deep Purple. L’LP, che presenta nella track list una versione metallica di <em>Diamond And Rust</em> di Joan Baez e buoni pezzi quali <em>Sinner</em>, con un coro che ricorda addirittura i Queen, la romantica <em>Here Comes The Tears</em>, la dura <em>Starbreaker</em>, <em>Hell Bent For Leather, Take On The World</em>, un inno che dal vivo funziona una meraviglia, e <em>Raw Deal</em>, segna l’inizio della notorietà dei Judas Priest, spingendoli a diventare una delle band di rock duro più acclamate d’Europa. Di grande aiuto, sotto questo punto di vista, erano anche i pirotecnici e coinvolgenti live shows, con Rob Halford che irrompeva sul palco a cavallo di un Harley-Davidson.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 1978 è uscito <strong>Stained Class,</strong> degno seguito del lavoro precedente, forse più potente grazie all’uso sempre più insistito della doppia cassa, merito del nuovo batterista<strong> Les Binks</strong>. La metallica <em>Exciter</em>, l’epica title track, <em>Better By You, Better Than Me, Saints in Hell</em>, la suggestiva <em>Beyond the Realms of Death</em> e <em>Heroes End</em> sono tutte canzoni entrate nella leggenda del genere.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Killing Machine</strong>, sempre del 1978, prosegue il discorso del disco precedente e contiene altri brani che per intensità costituiscono il gotha del metallo pesante: <em>Running Wild</em>, <em>Delivering The Goods, Evil Fantasies, The Green Manalishi</em>, cover dei Fleetwood Mac, la ballad <em>Before The Dawn</em>, <em>Burnin&#8217; Up</em> e <em>Hell Bent For Leather</em>. C’è da dire anche che è nato in questo periodo<strong> il look tutto pelle e borchie</strong> che diventerà caratteristico non solo dei Judas ma anche di tutte le altre Heavy Metal band che l’hanno adottato. Lo stesso album è uscito l’anno successivo negli Stati Uniti come <strong>Hell Bent For Leathe</strong>r. Il titolo è stato cambiato perché ritenuto non idoneo per il mercato americano.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.musicparade.it/metal-e-hardcore/judas-priest-gli-dei-del-metal/attachment/judas_priest_retribution_2005_tour/" rel="attachment wp-att-2103"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2103" src="http://www.musicparade.it/files/2011/05/Judas_Priest_Retribution_2005_Tour-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><a href="http://www.musicparade.it/metal-e-hardcore/judas-priest-gli-dei-del-metal/attachment/judas%20priest/" rel="attachment wp-att-2102"><br />
</a>Nel 1979 è stato rilasciato uno dei primi dischi live per quanto riguarda l’Heavy Metal, <strong>Unleashed In The East</strong>, dove il gruppo è riuscito a condensare tutto il meglio dell’Heavy Metal anni ‘70. Si può sicuramente affermare che Unleashed In The East è per i Judas Priest quello che Made In Japan è per i Deep Purple.</p>
<p style="text-align: justify">L’anno seguente, dopo l’arrivo dell’ennesimo batterista nella figura di <strong>David Holland</strong>, i Judas Priest hanno conquistato il mercato americano con l’album <strong>British Steel</strong>. Altra pietra miliare della carriera del quintetto di Birmingham, questo LP è diventato il prototipo più imitato del metal moderno. I brani presenti in scaletta sono tutti più dinamici rispetto al passato. I migliori sono la memorabile <em>Breaking The Law</em> e <em>Living After Midnight</em>, senza dimenticare <em>Rapid Fire</em>, la pesante <em>Metal Gods</em>, brano simbolo del gruppo, <em>United </em>e <em>Steeler</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Il tour inglese che ne è seguito, assieme ai nuovi eroi <strong><a title="Iron Maiden, l'Heavy metal sono loro!" href="http://www.musicparade.it/metal-e-hardcore/iron-maiden-lheavy-metal-sono-loro/" target="_blank">Iron Maiden</a></strong>, ha visto il tutto esaurito ed è sfociato nella partecipazione al primo <strong>Monster Of Rock</strong> di Castle Donington.</p>
<p style="text-align: justify">Nel febbraio 1981 è arrivato nei negozi <strong>Point Of Entry</strong>, un buon disco che però ha registrato una leggera inflessione nelle vendite. I Judas, infatti, puntavano soprattutto al mercato a stelle e strisce e il disco presenta brani più commerciali rispetto il passato, risultando per questo un po’ fiacco. Il pezzo migliore è, per quanto mi riguarda, l’opening track <em>Heading Out To The Highway</em>, ma sono degne di menzione anche <em>Desert Plains, Solar Angels, Troubleshoote</em>r e <em>Hot Rockin’</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Il colpo che ha reso definitivamente i Judas Priest gli “Dei Del Metal” s’intitola<strong> Screaming For Vengeance</strong>. Datato 1982, esso è diventato negli States il primo disco di platino del gruppo e ad oggi è il loro album più venduto. Per la prima volta osserviamo una copertina dall’iconografia futuristica, con il rapace-robot Hellion. Anche il suono è altrettanto tecnologico. Appoggiamo la puntina sul vinile (o il laser sul CD) e ascoltiamo l’andamento epico dell’intro <em>The Hellion</em>, che sfocia nella stupenda<em> Electric Eye</em>. Quindi si susseguono pezzi leggendari come<em> Bloodstone</em>, <em>You&#8217;ve Got Another Thing Comin’</em>, la cavalcata selvaggia<em> Riding On The Wind</em> e la veloce title track.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.musicparade.it/metal-e-hardcore/judas-priest-gli-dei-del-metal/attachment/screamingforvengeance/" rel="attachment wp-att-2104"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2104" src="http://www.musicparade.it/files/2011/05/screamingforvengeance-300x297.jpg" alt="" width="300" height="297" /></a><br />
<strong>Defender Of The Faith</strong> è il seguito un po’ prevedibile di Screaming For Vengeance e questo si nota già dalla copertina, dove campeggia un altro mostro blindato, la tigre Metallian. Il brano di punta è la stupenda <em>Freewheel Burning</em>, seguito da <em>Rock Hard Ride Free</em>, l’epica <em>The Sentine</em>l, <em>Some Heads Are Gonna Roll</em>, la malinconica <em>Night Comes Down</em> e <em>Heavy Duty</em>, che funge da intro alla corta, ma intensa title track.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 1986 è la volta di <strong>Turbo</strong>, un lavoro che ha lasciato i fans della prima ora piuttosto amareggiati a causa di un deciso cambio di direzione. Era l’epoca delle <strong>sperimentazioni elettroniche</strong> anche nel metal, le avevano messe in atto gli Iron Maiden con Somewhere in Time, i Quiet Riot con QRIII e gli <strong><a title="L'aggressivo heavy metal dei tedeschi Accept" href="http://www.musicparade.it/metal-e-hardcore/laggressivo-heavy-metal-dei-tedeschi-accept/" target="_blank">Accept</a></strong> con Russian Roulette, tanto per citare i più famosi, e il gruppo di Rob Halford ha voluto compiere lo stesso passo, introducendo nel sound le chitarre-synth. <em>Turbo Lover</em> e <em>Out In The Cold</em> sono brani deliziosi, ma troppo commerciali per un gruppo come quello di Birmingham, i quali hanno fallito, al contrario dei rivali Iron Maiden, perché la loro classica potenza è venuta completamente a mancare. Da ascoltare, oltre le due canzoni già citate, sono comunque l’anthemica <em>Rock You All Around The World, Looked It, Reckless</em> e <em>Parental Guidance</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Dopo un’assenza durata tre anni i Judas Priest sono tornati in Inghilterra  Il tour è andato benissimo e ha convinto Halford e soci a tornare sui loro passi per rivestire i panni dei Metal Gods del passato. Così, dopo la parentesi del disco dal vivo <strong>Priest…Live</strong>, la band ha sfornato <strong>Ram It Down</strong>, un ritorno alle origini, non proprio quelle degli anni ’70, ma al genere che ne ha decretato il successo all’inizio degli ’80. Nonostante tutto il lavoro, un po’ standardizzato, ha venduto meno del precedente. <em>Ram It Down, Heavy Metal, I’m A Rocker, Hard As Iron, Monster Of Rock</em> e la cover di Chuck Berry <em>Johnny B. Goode</em>, sono i pezzi più forti. <em>Blood Red Skies</em>, brano dall’andamento epico di oltre 7 minuti, presenta ancora le sonorità elettroniche di Turbo.</p>
<p style="text-align: justify">Il gruppo in quel periodo viveva un po’ di rendita; quello che continuava a spingerli verso l’alto erano i concerti, nei quali lo spettacolo era davvero assicurato. A quel punto, però, Holland ha lasciato la band e i Judas sono stati costretti a cambiare ancora batterista. Questa volta dietro le pelli si è seduto l’ottimo <strong>Scott Travis</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 1990 il gruppo è tornato sul mercato dopo una lunga assenza con <strong>Painkiller</strong>. L’album, è stato ben accolto sia dalla critica sia dai fans e presenta un sound tra i più duri della carriera dei Judas Priest, grazie anche alla potenza del nuovo drummer. Pezzi quali la title track, <em>Leather Rebel, Metal Meltdown, One Shot At Glory</em>, l’epica <em>Night Crawler</em>, <em>Hell Patrol</em> e <em>Touch Of Evil </em>non sfigurano accanto a quelli del passato. In <em>A Touch of Evil</em> è presente come ospite il tastierista dei Deep Purple <strong>Don Airey</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Terminata la tournèe che ne è seguita,<strong> Rob Halford ha inaspettatamente lasciato la band</strong>. Sulla scelta hanno influito numerosi fattori, tra cui le voci ricorrenti sulla sua omosessualità, che hanno minato l’immagine del metallaro duro e selvaggio, e le condizioni fisiche dopo un incidente accorso durante il concerto di Toronto, quando si è schiantato sul palco con la moto a causa della nebbia creata dagli effetti scenici. Un altro motivo, forse quello più veritiero, va ricercato nella voglia di creare una band tutta sua. Infatti, poco dopo, egli ha formato i Fight, portando con se anche Scott Travis.<br />
Il colpo per i Judas è stato durissimo e si è pensato addirittura allo scioglimento. Dopo cinque anni di silenzio, però, è stato scelto un nuovo cantante, l’americano <strong>Tim “Ripper” Owens</strong>, frontman di una cover band tributo agli stessi Judas Priest.</p>
<div id="attachment_2105" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://www.musicparade.it/metal-e-hardcore/judas-priest-gli-dei-del-metal/attachment/article-tim-ripper-owens-interview-2/" rel="attachment wp-att-2105"><img class="size-medium wp-image-2105" src="http://www.musicparade.it/files/2011/05/article-tim-ripper-owens-interview-2-300x191.jpg" alt="" width="300" height="191" /></a><p class="wp-caption-text">Ripper Owens</p></div>
<p style="text-align: justify">Purtroppo<strong> Jugulator</strong>, disco uscito nel 1997, non ha ottenuto riscontri positivi da parte dei fans, un po’ per la novità, mai digerita, della nuova voce e un po’ per il cambio di direzione intrapreso dalla band, che in questo lavoro si è dedicata al Grind Core e al Nu Metal. <em>Jugulator, Burn In Hell</em> e <em>Blood Stained</em> sono i pezzi più importanti del disco, insieme alla lunghissima <em>Cathedral Spires</em>, 10 minuti di classico Heavy Metal.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 1998 è stato rilasciato l’album dal vivo<strong> Live Meltdown</strong>, e tre anni più tardi ecco <strong>Demolition</strong>, disco dalle sonorità simili al precedente, ma con un riscontro di vendite peggiori.</p>
<p style="text-align: justify">Viste le continue polemiche con i fans e per favorire il ritorno in seno alla band di Rob Halford, nel 2004 Owens ha lasciato i Judas Priest. <strong>Ristabilita la line up dei tempi d’oro</strong>, il gruppo ha intrapreso un tour europeo con gli Scorpions, al termine del quale ha dato alle stampe <strong>Angel Of Retribuition</strong>. Il nuovo lavoro ha segnato un netto dietro front verso il classico sound dei Judas anni ’80, fatto questo che ha accontentato tutti e riscosso pareri eccellenti dalla critica. <em>Judas Rising, Revolution, Hellrider</em> sono tutti ottimi pezzi. <em>Lochness</em>, il brano che chiude l’album, con i suoi 13 e passa minuti è il più lungo mai prodotto dalla band. <em>Deal With The Devil </em>racconta la storia del gruppo; <em>Angel</em>, invece, è una deliziosa ballata semi-acustica.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 2008 è arrivato nei negozi quello che fino a ora è l’ultimo album da studio dei Judas Priest: <strong>Nostradamus</strong>. Si tratta di un doppio CD, realizzato come concept album sulla vita del famoso astrologo. Si raccontano le sue profezie e il fatto che egli fosse stato esiliato proprio per colpa di esse. Dopo la sua morte, però, il mondo ha capito che lui aveva ragione. Le tastiere di Don Airey questa volta la fanno da padrone, donando al disco un suono particolarmente sinfonico e moderno, senza però rinunciare alla potenza dell’Heavy Metal.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.musicparade.it/metal-e-hardcore/judas-priest-gli-dei-del-metal/attachment/63c01ebbafe295602dc8adf98e9cec90de4630ba54dc8303a17d2b815ff5fd907ed3d90946127dddd7b089af6c42e427dd5d02de89343075291da316230/" rel="attachment wp-att-2106"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2106" src="http://www.musicparade.it/files/2011/05/63c01ebbafe295602dc8adf98e9cec90de4630ba54dc8303a17d2b815ff5fd907ed3d90946127dddd7b089af6c42e427dd5d02de89343075291da316230-300x247.jpg" alt="" width="300" height="247" /></a><br />
Dopo avere dato l&#8217;assalto al mondo per quasi 40 anni, tenendo alto il marchio di <strong>Metal Gods</strong> in tutti e quattro gli angoli del pianeta, i Judas Priest, una delle più influenti band heavy metal di tutti i tempi, hanno annunciato che quest’anno eseguiranno il loro ultimo tour mondiale. L’Epitaph Tour, questo il nome, partirà l’11 giugno da Tilburg (Olanda) e toccherà tutte le principali città del mondo, dove saranno riproposti quei brani che hanno contribuito a rendere il nome Judas Priest sinonimo di metallo pesante. Per chi fosse interessato,<strong> il gruppo di Birmingham sarà a Milano il 22 giugno per il <a title="Sito ufficiale del Gods of Metal" href="http://www.godsofmetal.it/it/index.php" target="_blank">Gods Of Metal</a>, unica data italiana</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Ad aprile, però, K.K. Downing ha deciso di ritirarsi e non suonerà in tour. Il suo posto è stato preso da <strong>Ritchie Faulkner</strong>, ma il comunicato stampa non ha precisato se sarà una scelta permanente. I ragazzi hanno comunque chiarito che questa non è la fine dei Judas Priest, e che attualmente stanno scrivendo nuovo materiale per il prossimo album. Gli Dei del Metal sono duri a morire.</p>
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