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	<title>Music Parade &#187; biografia</title>
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	<description>cosa si muove nel mondo della musica suonata, ascoltata, usata. Scopri con noi le tracce nascoste della musica</description>
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		<title>The Who: quattro inglesi alla conquista del mondo</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 08:00:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Vanazzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rock e Punk]]></category>
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		<description><![CDATA[In quarant’anni di carriera gli Who sono riusciti nell’impresa di tenere sempre alto il vessillo del rock inglese. Dagli esordi nei lontani anni ’60, con brani del calibro di My Generation e Can’t Explain, non si sono mai fermati, facendo passare notti insonni a Beatles e Rolling Stones. Da Woodstock all’Isola di Wight, dal beat [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-2914" src="http://www.musicparade.it/files/2012/01/the-who-9-198x300.jpg" alt="" width="198" height="300" /></p>
<p style="text-align: justify">In quarant’anni di carriera <strong>gli Who</strong> sono riusciti nell’impresa di tenere sempre alto il vessillo del rock inglese. Dagli esordi nei lontani anni ’60, con brani del calibro di <em>My Generation</em> e <em>Can’t Explain</em>, non si sono mai fermati, facendo passare notti insonni a <a title="La storia dei Beatles - 1a parte" href="http://www.musicparade.it/pop/i-beatles-il-piu-grande-evento-musicale-di-tutti-i-tempi/">Beatles</a> e Rolling Stones. Da <a title="Woodstock: Un sogno lungo tre giorni" href="http://www.musicparade.it/folk-e-musica-popolare/festival-di-woodstock-un-sogno-lungo-tre-giorni/"><strong>Woodstock</strong></a> all’<strong>Isola di Wight</strong>, dal beat energico della prima ora alle grandi opere rock <strong>Tommy</strong> e <strong>Quadrophenia</strong>, la loro stella ha brillato sino ai giorni nostri, passando indenni attraverso il susseguirsi dei decenni e le mode che li hanno caratterizzati: Punk, New Wave, Metal, Grunge, sono scivolate sopra di loro senza offuscarne la luce.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Pete Townshend</strong> e <strong>John Entwistle</strong> si sono incontrati ancora ragazzini alla Acton County School. Insieme, nel 1962, hanno formato Detours, suonando il primo la chitarra e l’altro il basso. Con loro, c’erano anche il singer <strong>Roger Daltrey</strong> e Dough Sanden alla batteria. In poco tempo la band si è creata un nome nel circuito locale e Sanden, ritenuto troppo vecchio, è stato licenziato. Al suo posto è arrivato il bizzarro, ma talentuoso, <strong>Keith Moon</strong>.<br />
Ancora acerbi, musicalmente parlando, i Detours sono stati instradati dal manager Peter Meaden, il quale ha dato al gruppo il look giusto, ne ha cambiato nome in <strong>Hight Numbers</strong> e l’ha plasmato con l’allora in voga filosofia <em>mod</em>, subcultura che celebrava l’amore per il divertimento trasgressivo e il culto della black music.</p>
<p style="text-align: justify">Nel luglio 1964 è stato dato alle stampe il primo 45 giri del gruppo: <em>I’m The face / Zoo Suit</em>, entrambi scritti da Meaden. Purtroppo il disco non ha ottenuto alcun riscontro di pubblico. Pare che lo stesso Meaden abbia acquistato 250 copie per fare volare le vendite e la madre di Entwistle 10. Qualche mese più tardi due registi, Kit Lambert e Chris Stamp hanno notato la band e hanno deciso di diventarne i manager. Liquidato Meaden e ribattezzati <strong>The Who</strong>, i quattro ragazzi sono entrati di prepotenza nella scena Beat.</p>
<p style="text-align: justify">Il 1965 ha visto il gruppo scalare progressivamente le classifiche con i singoli <em>Can’t Explain</em> e <em>Anyway Anyhow Anywhere</em> e, soprattutto, con il primo LP <strong>My Generation</strong>, contenente l’omonimo inno giovanile <em>My Generation</em>, che riporta la famosa frase “<em>Spero di morire prima di diventare vecchio</em>”. Oltre a questo brano il disco contiene altri classici del periodo mod, da <em>The Kids Are Allright</em> a <em>Out In the Street</em>.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-2915" src="http://www.musicparade.it/files/2012/01/the-who-the-who-300x231.jpg" alt="" width="300" height="231" /></p>
<p style="text-align: justify">A quel punto gli Who erano diventati i beniamini del pubblico <em>mod</em>, ma colpivano la fantasia anche degli altri grazie alle loro mirabolanti provocazioni <em>on stage</em>. Durante i concerti, vestiti con i colori della <strong>Union Jack</strong>, scaricavano un carica incredibile di energia, con piroette, acrobazie e gli strumenti che alla fine finivano inevitabilmente sfasciati. Townshend si faceva notare per il carattere ribelle, Keith Moon, invece, è diventato da subito il simbolo della nuova follia rock, con i suoi scherzi da cabaret, i travestimenti e gli oltraggi.</p>
<p style="text-align: justify">Il 1966 doveva essere l’anno della definitiva consacrazione per gli Who, invece ha dato inizio ad un periodo di crisi. La vena <em>mod</em> era sbiadita e il nuovo stile della band, tendente verso un sound più leggero, non ha riscontrato del tutto i favori dei fan, nonostante Pete Townshend si stesse dimostrando un compositore sempre più sofisticato e regalasse perle quali <em>Substitute</em>, <em>Happy Jack</em>, che parla di un ragazzo affetto da problemi mentali, <em>Magic Bus</em> e <em>I’m A Boy</em>.</p>
<p style="text-align: justify">L’idea che frullava nella mente di Townshend, però, non era quella di creare brani, ma piuttosto di costruire un album dove le canzoni fossero tutte legate tra loro. <em><strong>A Quick One</strong></em>, il secondo LP dei Who, ne è la prova. I nove minuti di <em>A Quick One While He&#8217;s Away</em>, che chiudono il lavoro, sono un primo, piccolo esempio di <em>suite</em> in chiave rock.</p>
<p style="text-align: justify">L’anno seguente ecco il primo tour americano e <strong>il concerto di Monterey</strong> a giugno (apice della cosiddetta <em>Summer Of Love</em>), che hanno lanciato in orbita il gruppo. Nel frattempo Lambert e Stamp avevano creato una propria etichetta, la Track, e i Who l’hanno inaugurata con il singolo <em>Last Time / Under My Thumb</em>. Poco dopo è seguito <strong>The Who Sell Out</strong>, curioso concept album sul tema della pubblicità, con tanto di ironici, finti spot, che contiene il miglior singolo americano del gruppo sino a quel momento: <em>I Can See for Miles</em>.</p>
<div id="attachment_2916" class="wp-caption aligncenter" style="width: 204px"><img class="size-medium wp-image-2916 " src="http://www.musicparade.it/files/2012/01/pete-townsend2-194x300.jpg" alt="" width="194" height="300" /><p class="wp-caption-text">Pete Townshend</p></div>
<p style="text-align: justify">Intanto, come accaduto ai Beatles, anche Townshend aveva scoperto la filosofia indiana. Il suo maestro era <strong>Meher Baba</strong>, il santone che dal 1925, anno della sua illuminazione, sino alla morte, avvenuta nel 1969, non ha più pronunciato una sola parola. Alla luce di questo, Pete ha rivisto i propri piani di lavoro e ha iniziato a costruire opere in grande stile.</p>
<p style="text-align: justify">È nato così <em><strong>Tommy</strong></em>, un doppio album che narra le vicende di un ragazzo cieco, muto e sordo, ma dotato di una sorprendente sensibilità. La storia è questa: il padre di Tommy Walker, aviatore della RAF, torna dalla prima guerra mondiale dopo che era stato dato per disperso. Scopre che la moglie si è rifatta una vita con un nuovo uomo e uccide quest’ultimo. Al piccolo Tommy, che ha assistito all’omicidio nascosto dietro uno specchio, padre e madre “consigliano” di non avere visto e udito niente e, soprattutto, di non parlare. Il trauma scatena nel bambino il dramma che gli condizionerà la vita. Approfittando del suo stato, lo zio abuserà di lui, mentre il cugino Kevin ne fa l’oggetto del suo bullismo. È a quel punto che Tommy scopre di essere bravissimo con il flipper, diventando così famoso. Intanto un dottore intuisce che il ragazzo può comunicare solo attraverso uno specchio. Da esso, infatti, Tommy è capace di curare gli altri facendo loro seguire il suo stesso percorso. La madre, incredula, rompe lo specchio, e proprio in quel momento Tommy si libera dal male e rientra nella vita, riguadagnando tutti i suoi sensi.</p>
<p style="text-align: justify">Parlando di <em>sound</em>, questo capolavoro si presenta in maniera più ricercata rispetto ai dischi precedenti, con <strong>pezzi molto elaborati che si mischiano ad altri più semplici</strong>. L’album, che in seguito sarebbe diventato anche un <strong><em>musical</em></strong> sotto la regia di Ken Russell, è diventato in breve tempo la pietra angolare di tutte le future opere rock.</p>
<p style="text-align: justify"><em>Tommy</em> è stato presentato anche in tournée, culminata con la partecipazione al <strong>Festival di Woodstock</strong>, dove gli Who sono ricordati, oltre che per una delle performance migliori dei tre giorni, anche perché Townshend ha colpito con la chitarra Abbie Hoffman, uno dei fondatori del movimento <em>hippy</em>, colpevole di averlo disturbato durante il <em>live show</em> per leggere un comunicato politico.</p>
<p style="text-align: justify">Durante una delle date europee invece, precisamente quella di Leeds, il gruppo ha registrato il suo primo album dal vivo, <em><strong>The Who Live At Leeds</strong></em>. Nel disco, però, non è la storia di Tommy a tenere banco, bensì i vecchi classici della band. Stupenda la versione di <em>My Generation</em>, ampliata sino a 15 minuti.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 1970 il gruppo era ancora<em> on the road</em>, con un nuovo tour americano e un’apparizione all’<strong>Isola di Wight</strong>, in agosto. Nel frattempo Townshend aveva terminato il primo lavoro solista, <em><strong>Happy Birthday</strong></em>, dedicato al guru Meher Baba da poco deceduto, e si stava dedicando alla stesura di una nuova opera rock, che doveva intitolarsi <em><strong>Lifehouse</strong></em>.</p>
<div id="attachment_2917" class="wp-caption aligncenter" style="width: 235px"><img class="size-medium wp-image-2917" src="http://www.musicparade.it/files/2012/01/Roger-Daltrey-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /><p class="wp-caption-text">Roger Daltrey</p></div>
<p style="text-align: justify">Nel 1971 la band si è riunita presso l’Olympic Studios. Il progetto <em>Lifehouse</em> era ormai accantonato, ma parte del materiale è stato usato per realizzare<em> <strong>Who’s Next</strong></em>, disco che, in poco tempo, è diventato una delle pietre miliari della musica. Il lavoro presenta un rock spontaneo e robusto, dal suono coinvolgente, e ha conquistato la vetta delle classifiche.</p>
<p style="text-align: justify">Canzoni quali la bellissima <em>Baba O’Riley</em> (famosa per essere anche la sigla di C.S.I. New York), la delicata <em>Behind Blue Eyes</em>, la funambolica <strong><em>Wont’ Get Fooled Again</em></strong> (sigla, invece, di C.S.I. Miami), sono diventati classici del gruppo. Da notare che <em>Behind Blue Eyes</em> e <em>Wont’Get Fooled Again</em> presentano nel finale il medesimo riff di chitarra. Tutti i brani portano la firma di Townshend, tranne <em>My Wife</em>, scritta da Entwistle. <em>Who’s Next</em> è una sorpresa continua: <em>Getting In Tune, Going Mobile, Bargain, Love Ain’t For Keeping</em> viaggiano su binari rock, facendosi strada con folle energia e un ritmo infuocato.</p>
<p style="text-align: justify">Per sostenere l’LP è partito un nuovo grande tour. A settembre, a Londra, gli Who hanno suonato nel concerto benefico per il Bangladesh, cui è seguito un <strong>breve ritiro dalle scene</strong>, nel quale i vari componenti si sono dedicati a lavori solisti o, come nel caso di Keith Moon, ad apparizioni cinematografiche.</p>
<p style="text-align: justify">Alla fine del 1973 è stato rilasciato lo <em><strong>Quadrophenia</strong></em>, un’altra importante opera rock. Il disco racconta la storia di un problematico mod, di nome Jimmy, alle prese con l’incomunicabilità verso il mondo attorno a se, con i genitori, con gli amici, con le ragazze. Sullo sfondo le rabbiose lotte tra giovani mods e rocker, sulle spiagge di Brighton.</p>
<p style="text-align: justify">Da un punto di vista musicale è un concept dalla struttura molto rock, che alterna parti introspettive ad altre di pura energia. <em>The Real Me, Love Reign O’er Me, The Rock, 5,15</em>, la title track, sono i pezzi migliori, ma è difficile scegliere. Il progetto ha lo scopo di riflettere le quattro personalità degli Who e presenta alcune delle liriche personali di Townshend più ispirate. <em>Quadrophenia</em> è diventato da subito l’album più conosciuto degli Who e ha influenzando molti altri artisti, musicisti e registi,  ispirando il classico film del 1979 di Franc Roddam, nel quale recita anche Sting, nella parte di <em>Ace</em>, l’idolo (che si rivelerà falco) dei <em>mod</em>.</p>
<div id="attachment_2918" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-2918" src="http://www.musicparade.it/files/2012/01/Who-Woodstock-300x194.jpg" alt="" width="300" height="194" /><p class="wp-caption-text">Gli Who a Woodstock</p></div>
<p style="text-align: justify">Il 20 novembre a San Francisco, durante il tour americano di <em>Quadrophenia</em>, Keith Moon è crollato svenuto nel bel mezzo di un concerto. Il suo posto è stato preso da tale <strong>Scott Halpin</strong>, un batterista dilettante scovato tra il pubblico. Pochi giorni dopo, a Montreal, il gruppo ha fatto nuovamente notizia per avere sfasciato completamente una stanza d’albergo.</p>
<p style="text-align: justify">Tornati a casa, i quattro si sono dedicati alla <strong>trasposizione teatrale di</strong> <em><strong>Tommy</strong></em>, con l’ausilio della London Symphonic Orchestra e il contributo di amici quali Rod Stewart, Ringo Starr, Elton John, Tina Turner, Eric Clapton e Steve Winwood, nonché la partecipazione di attori famosi come Jack Nicholson.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 1974 la track ha pubblicato <em><strong>Odds And Sods</strong></em>, raccolta di canzoni scartate da altri lavori. L’anno seguente, invece, ecco arrivare nei negozi il nuovo lavoro della band, l’introspettivo <em><strong>The Who By Numbers</strong></em>. Nonostante il buon successo del singolo <em>Squeeze Box</em>, un pezzo semi acustico, il disco non ha funzionato come sperato, facendo toccare al gruppo il punto più basso della sua produzione sino a quel momento. Lo stesso Townshend ha ammesso una certa stanchezza creativa e sembrava avere perso entusiasmo, colpa anche dei continui litigi con Daltrey sulla <em>leadership</em> del gruppo.</p>
<p style="text-align: justify">Bisogna aspettare il 1978 per ritrovare i Who con un nuovo album; si tratta di <em><strong>Who Are You</strong></em>. Il disco è stato immesso sul mercato nel bel mezzo della disputa tra i due generi allora in voga, il punk e il progressive. L’intento di Townshend era quello di unire insieme, nelle sue composizioni, entrambi gli stili. L&#8217;album, infatti, mette in mostra alcune delle strutture più complicate che Townshend aveva composto sino allora, con strati multipli di sintetizzatori e archi. Molte delle canzoni rappresentano anche un altro tentativo da parte di Townshend di completare il suo progetto Lifehouse. Come <em>Who’s Next</em>, molte delle cui canzoni erano state anch’esse ispirate a Lifehouse, alcuni brani di Who Are You presentano eccessive parti di sintetizzatore e testi come metafora della vita.</p>
<p style="text-align: justify">La title track (diventata sigla della serie C.S.I. Scena del Crimine) è un buon pezzo rock, molto orecchiabile. Il testo inizia con la <strong>descrizione di un vero incidente</strong>, per gentile concessione dell’alcolismo di Pete. Egli sostiene di essersi davvero svegliato in Soho, con un poliziotto che lo ha riconosciuto e gli ha consigliato di tornare a casa. <em>Had Enough</em>, che è stata rilasciata insieme a <em>Who Are You</em> in un singolo dalla doppia facciata A, è una composizione di John Entwistle, dotata di una grande orchestra d’archi diretta dal compositore Ted Astley. Come <em>905</em>, anche <em>Had Enough</em> è stata progettata per caratterizzare un&#8217;opera rock in procinto di essere scritta da Entwistle, ma che non ha mai visto la luce. <em>Sister Disco</em> è una di quelle canzoni dalla struttura complicata e molto progressive di cui si diceva poc’anzi, con Towshend che ha passato ore e ore sul sintetizzatore per comporla. In generale l&#8217;album ha avuto un ottimo successo, soprattutto negli States, dove solo la colonna sonora di <em>Grease</em> gli ha impedito di raggiungere la posizione numero 1 in classifica.</p>
<p style="text-align: justify">Purtroppo il 7 settembre dello stesso anno <strong>Keith Moon è stato trovato morto</strong> per avvelenamento da tranquillanti, a soli 32 anni. Il giorno prima aveva partecipato a un party organizzato da Paul McCartney. Il rock ha perso, così, uno dei suoi grandi personaggi e gli Who il loro animatore.</p>
<div id="attachment_2923" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-2923" src="http://www.musicparade.it/files/2012/01/KeithMoon276-300x180.jpg" alt="" width="300" height="180" /><p class="wp-caption-text">Keith Moon</p></div>
<p style="text-align: justify">Nel 1979 è uscita la colonna sonora, con inediti, della pellicola auto-celebrativa <em><strong>The Kids Are Allright</strong></em>. Da un punto di vista musicale è entrato in formazione il drummer <strong>Kenney Jones</strong>, ex Small Faces, con il quale il gruppo, per celebrare il decennale, ha registrato il singolo <em>Long Live Rock</em>. La band è quindi partita per un nuovo tour americano, con la gente che accorreva in massa per vedere i nuovi Who. Il 3 dicembre, a Cincinnati, l’esibizione si è trasformata in disgrazia quando ventidue persone sono state travolte e uccise dalla ressa che premeva per entrare.</p>
<p style="text-align: justify">Il fatto è che gli Who non erano più gli stessi. Jones ha solamente riempito il posto lasciato vacante da Moon, ma i magici equilibri della band erano ormai compromessi. <em><strong>Face Dances</strong></em>, datato 1981, è il primo album di materiale originale da oltre tre anni. L’accoglienza da parte della critica è stata pessima, i fans di vecchia data si sono detti delusi dal nuovo corso pop, mentre il solo pubblico americano ha mostrato di gradire il lavoro, tanto da spingere il singolo <em>You Better You Bet</em> al diciottesimo posto delle chart. È stato però questo l’ultimo pezzo degli Who ha entrare nelle top 20 di Bilboard. <em>Don’t Let Go Coat</em>, canzone dal sapore country rock, è un inno alla spiritualità del guru Meher Baba.</p>
<p style="text-align: justify">L’anno seguente è uscito <em><strong>It’s Hard</strong></em>, altro album con Jones alla batteria. La critica ha accolto questo lavoro positivamente, ma non il pubblico, che, come detto per il disco precedente, ha rifiutato la strada pop intrapresa da Townshend e soci. <em>Athena</em> è stato il primo singolo estratto da questo album e ha ottenendo un moderato successo di classifica (28° posto negli Stati Uniti). Esso è dedicato all’attrice americana Theresa Russell. Un altro buon pezzo è <em>Eminence Front</em>, che Roger Daltrey, molto critico per quanto riguarda questo LP, ha dichiarato essere l’unica canzone dell’album degna d’essere presentata dal vivo. Infatti, così è stato. Nel brano Townshend canta delle <strong>illusioni</strong> e dell&#8217;<strong>abuso di droga</strong> nell’ambiente dei ricchi e descrive una festa in cui le persone nascondono i loro problemi dietro una finta facciata. Il pezzo migliore è, secondo me, <em>I’ve Know No War</em>, che riflette <strong>pensieri personali sulla Guerra Fredda</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">La <em>tournée</em> che è seguita è stata quella dell’addio. Townshend ha dichiarato che <strong>il gruppo non avrebbe più intrapreso concerti in giro per il mondo</strong>, ma che si sarebbe solamente dedicata a produrre materiale da studio. Purtroppo, dopo un tentativo di scrivere un nuovo album, lo stesso Pete ha ammesso di non esserne in grado e ha lasciato gli Who per dedicarsi a lavori da solista.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 1985 i quattro ragazzi, Townshend, Daltrey, Entwistle e Jones, si sono ritrovati sul palco di Wembley per il <strong>Live Aid</strong>, dove hanno eseguito <em>My Generation, Pinball Wizard, Love Reign O&#8217;er Me</em>, e <em>Won&#8217;t Get Fooled Again</em>. Quattro anni più tardi i Who erano di nuovo in tour per riproporre <strong>Tommy</strong>, con <strong>Simon Philips</strong> alla batteria, che aveva lavorato con Townshend nei progetti solisti, oltre che con Toto, Whitesnake, <a title="Judas Priest: gli dei del Metal" href="http://www.musicparade.it/metal-e-hardcore/judas-priest-gli-dei-del-metal/">Judas Priest</a> e altri ancora.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-2924" src="http://www.musicparade.it/files/2012/01/who-300x177.jpg" alt="" width="300" height="177" /></p>
<p style="text-align: justify">Nel 1990 la band è stata introdotta nella <strong>Rock’N’Roll Hall Of Fame</strong>. Nel ’96 i Who, con numerosi ospiti e dietro le pelli <strong>Zak Starkey</strong>, figlio di Ringo Starr, hanno presentato presso l’Hyde Park il loro <em><strong>Quadrophenia</strong></em> in versione acustica. Il successo ha spinto gli organizzatori a presentare lo show anche al Madison Square Garden, dove ha registrato il <em>sold out</em>. Il gruppo si è sciolto ancora e poi s’è di nuovo riformato nel 1999 per un tour. Nel 2001 gli Who hanno suonato al concerto per New York City dopo l’attentato alle Torri Gemelle, dove hanno ricevuto il <strong>Grammy Award alla carriera</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Il 27 giugno 2002 il bassista <strong>John Entwistle è stato trovato senza vita</strong> in una stanza dell&#8217;Hard Rock Hotel di Las Vegas, a causa di un arresto cardiaco, giusto il giorno prima dell&#8217;inizio del tour estivo che avrebbe portato il gruppo in giro per tutti gli States e il Canada. Tra i quattro componenti John era il più tranquillo e da un punto di vista stilistico è stato probabilmente uno dei più importanti bassisti del rock. Nessuno prima di lui, infatti, aveva pensato che il basso, oltre a dettare il tempo, potesse essere anche uno strumento per creare melodie: John lo ha fatto.</p>
<p style="text-align: justify">Il colpo per gli Who è stato duro ma, anche se in ritardo, il tour è partito lo stesso (come al solito, lo spettacolo deve comunque sempre andare avanti). Al posto di John è stato chiamato <strong>Pino Palladino</strong>, che ha lavorato, tra gli altri, con David Gilmour, Tears For Fears e il nostro Pino Daniele.</p>
<div id="attachment_2925" class="wp-caption aligncenter" style="width: 217px"><img class="size-medium wp-image-2925" src="http://www.musicparade.it/files/2012/01/john-entwisle-207x300.jpg" alt="" width="207" height="300" /><p class="wp-caption-text">John Entwhistle</p></div>
<p style="text-align: justify">Nel 2004 Townshend e soci hanno registrato due nuovi brani: <em>Old Red Wine</em> con al basso Pino Palladino, e <em>Real Good Looking Boy</em>, con Greg Lake (degli Emerson, Lake And Palmer). Entrambi sono finiti come inediti nella raccolta <em><strong>The Who: Then And Now</strong></em>, che ha celebrato il quarantesimo anniversario della band. L’anno successivo Townshend e Daltrey, con il bassista Damon Minchella e il drummer Steve White, si sono esibiti al <strong>Live 8</strong>, dall’Hyde Park di Londra, dove hanno eseguito <em>Who Are You</em> e <em>Won&#8217;t Get Fooled Again.</em></p>
<p style="text-align: justify">Alla fine del 2006, dopo ben 24 anni d’attesa, ecco il nuovo album da studio: <em><strong>Endless Wire</strong></em>. Erano della partita anche Zak Starkey e Pino Palladino. Il disco ha suscitato clamore, ma non ha convinto pienamente. Con <em>Endless Wire</em> gli Who tendono a rinverdire i fasti del passato, strizzando l’occhio al futuro. Come in <em>Black Widow’s Eyes</em>. Molto belle sono <em>Man In A Purple Dress</em> la ballata acustica <em>God Speaks Of Marty Robbins</em> e la sconvolta <em>Unholy Trinity</em>, che fa parte della mini-suite <em>Wire &amp; Glass</em>, storia di 3 ragazzi, un cristiano, un ebreo e una musulmana, che diventano amici e condividono i loro segreti e le afflizioni.</p>
<p style="text-align: justify">Il 30 marzo 2010 gli Who hanno eseguito <em><strong>Quadrophenia</strong></em> presso la Royal Albert Hall, come parte della serie di 10 concerti del Teenage Cancer Trust, per raccogliere fondi contro i tumori e la leucemia nei ragazzi. Questa prestazione dell’opera rock ha visto le apparizioni di Eddie Vedder, cantante dei Pearl Jam, di Tom Meighan singer dei Kasabian, e di Tom Norris della London Symphony Orchestra.</p>
<p style="text-align: justify">Il 4 novembre 2011 Roger Daltrey e Pete Townshend, sempre in prima linea per quanto riguarda la <strong>lotta al cancro</strong>, hanno presentato il loro Daltrey/Townshend Teenager e Young Cancer Program Adult, presso il Ronald Reagan UCLA Medical Center di Los Angeles, che sarà finanziato dagli stessi Who. Il lancio dell’associazione è stato seguito, il giorno dopo, da un evento di raccolta fondi, dove hanno partecipato anche Robert Plant e Dave Grohl, ex batterista dei Nirvana, ora leader dei Foo Fighters.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-2926" src="http://www.musicparade.it/files/2012/01/The-Who-1-197x300.jpg" alt="" width="197" height="300" /></p>
<p style="text-align: justify">Per il 2012 <strong>Roger Daltrey</strong> ha già annunciato che porterà in tour <em>Tommy</em>. A marzo lo storico singer degli Who arriverà anche in <strong>Italia</strong> per intraprendere 8 concerti. Da segnalare, nella band che lo accompagnerà, la presenza alla chitarra di Simon Townshend, fratello di Pete.</p>
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		<title>Ronnie James Dio: la voce più bella dell&#8217;Heavy Metal</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Sep 2010 19:13:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Vanazzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Basso di statura, la voce potente dalle intonazioni epiche, il saluto con le corna dei metallari, sguardo truce, un nome (d’arte per fortuna) altisonante; tutto questo è Dio, il cantante che più di ogni altro ha caratterizzato il panorama Heavy Metal degli anni ’80, diventandone l’icona principale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a href="http://www.musicparade.it/metal-e-hardcore/ronnie-james-dio-la-voce-piu-bella-dellheavy-metal/attachment/ronnie_james_dio/" rel="attachment wp-att-1110"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1110" src="http://www.musicparade.it/files/2010/09/ronnie_james_dio-269x300.jpg" alt="" width="269" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Di chiare origini italiane</strong> (il vero nome è Ronald James Padavona), <strong>Dio</strong> è nato a Portsmouth, nel New Hampshire, il 10 luglio 1942. Da adolescente ha iniziato a proporre musica suonando rockabilly, per poi spostarsi verso sonorità sempre più hard, sino a costituire un gruppo stabile cui a dato il nome di <strong>ELF.</strong> Con essi, Ronnie si è trasferito in Inghilterra, dove ha registrato 3 album e ha assunto una certa notorietà che lo ha portato ad aprire i concerti dei Deep Purple. È stato in quel frangente che Dio ha conosciuto un <strong>Richie Blackmore</strong> in procinto di lasciare la band di Hertford. Rimasto favorevolmente impressionato dalle doti canore dell’americano, il chitarrista ha chiesto agli ELF di unirsi in un’avventura che è sfociata nei <strong>Rainbow</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 1979, dopo 4 anni e 3 dischi pubblicati con i Rainbow, Ronnie è stato ingaggiato come cantante dai leggendari <strong>Black Sabbath</strong>, dove ha avuto il difficile compito di sostituire una leggenda quale Ozzy Osbourne. Il singer ci è riuscito in pieno ed è rimasto nella band di Toni Iommi sino al 1982, registrando pietre miliari quali Mob Rules e Heaven And Hell. A quel punto, però, ha deciso di intraprendere la carriera da solista.</p>
<p style="text-align: justify">Raccogliendo attorno a se una vera e propria accolita di superstar del rock, quali Vinnie Appice, ex drummer dei Sabbath e oggi con i <strong><a title="I def Leppard: oltre l'hard rock" href="http://www.musicparade.it/rock-e-punk/def-leppard-oltre-lhard-rock/" target="_blank">Def Leppard</a></strong>, l’ex bassista dei Raindow Jimmy Bain e il chitarrista nordirlandese Vivian Campbell, nel 1983 Dio ha pubblicato lo splendido <strong>Holy Diver</strong>, forse il suo lavoro più rappresentativo. Il classico sound dell’Heavy Metal inglese è qui corredato con testi di matrice medievale, che parlano di saghe epiche e di occultismo. I brani sono tutti molto belli; su tutti spiccano la title track, <em>Stand Up And Shout</em>, <em>Dont’ Talk to Strangers</em>, <em>Gipsy</em>, <em>Caught In The Middle</em> e, soprattutto, <em>Rainbow In The Dark</em>, con l’inconfondibile, orecchiabile, giro di tastiera del famoso Ray Manzarek dei Doors, ospite d’onore del disco.</p>
<p style="text-align: justify">Dopo Holy Diver la moglie di Ronnie, Wendy, ha assunto il controllo manageriale della band, la quale ha affrontato le prime date americane di supporto agli <strong><a title="Liv Tyler, una delle più belle figlie delle rockstar" href="http://www.musicparade.it/rock-e-punk/le-bellissime-figlie-delle-rockstar/" target="_blank">Aerosmith</a></strong>. Nel corso del tour, al gruppo si è aggiunto in pianta stabile il tastierista Claude Schnell. Nello stesso periodo Dio ha riportato notevole successo anche in Europa, grazie ad una magnifica esecuzione al famoso <strong>festival di Donington</strong> nell’estate del 1983.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.musicparade.it/metal-e-hardcore/ronnie-james-dio-la-voce-piu-bella-dellheavy-metal/attachment/music-dio/" rel="attachment wp-att-1112"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1112" src="http://www.musicparade.it/files/2010/09/ronnie-dio_1639919c-300x187.jpg" alt="" width="300" height="187" /></a></p>
<p style="text-align: justify">L’anno seguente è uscito <strong>The Last In Line</strong>, anch’esso impregnato di riferimenti mitologici e fantastici, subito seguito da un tour americano che ha visto gigantesche scenografie sul tema principale del disco: l’antico Egitto. Proprio <em>Egypt (The Chains Are On),</em> l’ultima traccia del disco, è il pezzo più pregiato, assieme a <em>We Rock</em>, <em>Mistery</em>, <em>Evil Eyes </em>e, naturalmente, <em>The Last In Line</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Nell’aprile del 1985, durante la registrazione di <strong>Sacred Heart</strong>, Dio ha convocato 36 artisti tra i più noti dell’Heavy Metal e ha prodotto il singolo <em>Stars,</em> per raccogliere fondi contro la fame del mondo.</p>
<p style="text-align: justify">Come detto, quello è stato però l’anno di <strong>Sacred Heart </strong>il quale, nonostante ottime canzoni quali le orecchiabili <em>Rock’N’Roll Children</em> e <em>Hungry For Heaven</em>, la potente opening track <em>King Of Rock’N’Roll</em> e <em>Sacred Heart</em>, risulta essere un disco inferiore ai primi due. La colpa è stata della crisi in atto fra Vivian Campbell e lo stesso Ronnie Dio, che non molto tempo dopo è sfociata nell’allontanamento del chitarrista (lo ritroveremo nei <strong><a title="Il leggendario Hard rock dei Whitesnake" href="http://www.musicparade.it/rock-e-punk/il-leggendario-hard-rock-di-david-coverdale-e-dei-whitesnake/" target="_blank">Whitesnake</a></strong>), sostituito da Craig Goldie, che aveva suonato nel primo stupendo album dei Giuffria.</p>
<p style="text-align: justify">Goldie ha esordito nel brano <em>Time To Burn</em>, l’unico registrato da studio dell’anonimo <strong>Intermission</strong>, un mini live con solo cinque canzoni in scaletta.</p>
<p style="text-align: justify">Dio ha recuperato notorietà e attendibilità grazie a <strong>Dream Evil,</strong> uscito nel 1987, e con un mastodontico tour ricco di effetti pirotecnici, laser e mostri robotizzati. La track list dell’album è ricca e variegata, dove il pezzo forte è senza dubbio la semi-ballad <em>All The Fools Sailed Away,</em> seguito da <em>Sunset Superman</em>, <em>Night People</em>, <em>Naked In The Rain</em>, <em>When A Woman Cry </em>e la title track.</p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;album che ha inaugurato il nuovo decennio è stato <strong>Lock Up The Wolves,</strong> registrato nel 1990 con una formazione tutta nuova: il fenomenale diciottenne Rowan Robertson al posto di Goldie, il batterista Simon Wright, che aveva suonato in due album degli AC-DC, sostituto di Appice, Teddy Cook al basso e il nuovo tastierista svedese Jens Johansson, che arrivava dai Rising Force di Malmsteen e che più avanti si unirà agli Stratovarius.<br />
Il lavoro ricalca il sound dei dischi degli esordi. Tra tutti i brani, i migliori sono senza dubbio <em>Lock Up The Wolves</em>, che supera gli 8 minuti e ricorda molto da vicino i Black Sabbath e <em>Hey Angel</em>. Quindi <em>Born On The Sun</em>, <em>Between Two Hearts </em>e <em>My Eyes.</em></p>
<p><em><a href="http://www.musicparade.it/metal-e-hardcore/ronnie-james-dio-la-voce-piu-bella-dellheavy-metal/attachment/ronnie_james_dio_sp/" rel="attachment wp-att-1111"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1111" src="http://www.musicparade.it/files/2010/09/ronnie_james_dio_sp-242x300.jpg" alt="" width="242" height="300" /></a><br />
</em></p>
<p style="text-align: justify">A quel lavoro è seguita la momentanea <strong>reunion con i Black Sabbath</strong>, sfociata nel buon LP <strong>Dehumanizer</strong>. Quindi, nel 1994, il nuovo disco di Dio <strong>Strange Highways</strong> Ancora una volta il cantante è stato costretto a cambiare completamente la line-up. Dietro le pelli è tornato Appice, mentre al basso è arrivato dai <strong><a title="Il Class Metal dei Dokken" href="http://www.musicparade.it/metal-e-hardcore/il-class-metal-dei-dokken/" target="_blank">Dokken</a></strong> Jeff Pilson. Al posto di Robertson Dio ha scelto Tracy Grijalva, noto come Tracy G, chitarrista dall’impostazione più aggressiva, il quale ha contribuito a rendere il disco più duro rispetto ai precedenti. Anche i soggetti mitologici e fantasy hanno lasciato il posto a testi più impegnati, con forti prese di posizione di carattere sociale. La svolta è stata però accolta piuttosto gelidamente dai fans, e sia l’album sia il tour hanno ottenuto scarso successo.<br />
Brani quali <em>Strange Highways</em>, <em>Give Her The Gun</em>, <em>Pain</em> o <em>Jesus</em>, <em>Mary, &amp; the Holy Ghost </em>non sono affatto male, ma sono lontani anni luce dal classico stile di Dio.</p>
<p style="text-align: justify">Stessa sorte l’ha ottenuta anche il successivo <strong>Angry Machines</strong>, datato 1996. Rispetto a Strange Highways è entrato in formazione Scott Warren alle tastiere, ma le vendite sono state ugualmente scarse.</p>
<p style="text-align: justify">Per rilanciare il gruppo, Ronnie ha realizzato allora un doppio album intitolato <strong>Inferno-The Last In Live</strong>, che presenta brani anche dai tempi di Rainbow e Black Sabbath.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 1999 con <strong>Magica,</strong> Dio ha voluto creare un concept-album sul tema della magia. Anche questo LP, che ha visto ancora il cambio alla batteria tra Appice e Simon Wright, è stato però accolto tiepidamente dai metallari. Da ascoltare i quasi 20 minuti di <em>Magica Story,</em> brano che chiude il disco.</p>
<p style="text-align: justify">Migliori rusultati li ha ottenuti <strong>Killing The Dragon</strong>, anche se, tra tutta la discografia di Dio, questo è il lavoro meno “metallico”. L’ennesimo chitarrista Dough Aldrich, che attualmente suona nei Whitesnake, ha dato un’impronta più vicina al Rock’n’Roll; non per niente uno dei brani s’intitola proprio <em>Rock’n’Roll</em>. Gli altri da segnalare sono quello che da il titolo al disco, <em>Along Comes a Spider</em>, <em>Guilty,</em> <em>Scream </em>e <em>Throw Away Children</em>.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Master Of The Moon</strong>, del 2004 è l’ultimo lavoro da studio. Per quanto riguarda il sound non si discosta più di tanto da Killing The Dragon. <em>The Man Who Would Be King,</em> <em>One More for the Road</em>, <em>The Eyes</em>, <em>Master of the Moon</em>, sono tutti buoni brani veloci e orecchiabili, ma non potenti quanto quelli degli anni ’80.</p>
<p style="text-align: justify">Gli ultimi dischi realizzati da Ronnie Dio prima di sciogliere definitivamente la sua band sono due doppi live: nel 2005 è stato rilasciato <strong>Evil or Divine &#8211; Live in New York City</strong> e l’anno successivo <strong>Holy Diver Live,</strong> dove sul CD1 è proposta tutta la track  list di Holy Diver, naturalmente dal vivo.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 2006 Dio si è ritrovato con i vecchi compagni di viaggio dei Sabbath, quelli dei tempi di Mob Rules (Iommi, Butler e Appice) per formare gli <strong>Heaven And Hell</strong>. Il gruppo ha realizzato 2 album, uno dal vivo e uno stupendo da studio, <strong>The Devil You Know</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Purtroppo, nel 2009 al cantante è stato diagnosticato un cancro allo stomaco che in breve tempo l’ha portato alla morte. Il 16 maggio scorso, infatti, all’ospedale di Houston, <strong>la voce più bella dell’Heavy Metal mondiale, l&#8217;icona incontrastata del genere, se n’è andata</strong>, lasciando un vuoto enorme tra i tantissimi che lo hanno amato.</p>
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		<title>Led Zeppelin: il più grande gruppo della storia del rock</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Dec 2009 09:31:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Vanazzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nati nel 1968 dalle ceneri di un altro gruppo storico, gli Yardbirds, i Led Zeppelin sono diventati una delle band più gloriose della storia del rock.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><img class="size-full wp-image-488 aligncenter" title="Led Zeppelin2" src="http://www.musicparade.it/files/2009/12/Led-Zeppelin2.jpg" alt="Led Zeppelin2" width="432" height="308" /></p>
<p style="text-align: justify"><strong>L’inizio della storia dei Led Zeppelin</strong> coincide con la fine di quella di altri leggendari del rock britannico, gli <em>Yardbirds</em>.<br />
<strong>Gli Yardbirds</strong> sono stati uno dei gruppi più influenti della scena beat anni ’60, il quale, tra l’altro, ha visto emergere fra le proprie file chitarristi che in seguito sarebbero diventati fra i migliori del panorama rock, quali Eric Clapton, Jeff Beck e <strong>Jimmy Page.</strong> Proprio quest’ultimo, nel 1968, quando la band ha imboccato la via dello scioglimento, ha preso in mano la situazione e l’ha riorganizzata chiamando gente nuova, per onorare l’impegno di un tour in terra scandinava. <strong>I nuovi arrivati </strong>erano il cantante <strong>Robert Plant, </strong>il batterista<strong> John Bonham </strong>ed il bassista-tastierista<strong> John Paul Jones.</strong></p>
<p style="text-align: justify">Partiti con il nome di New Yardbirds, i quattro hanno da subito trovato l’affiatamento giusto e, una volta tornati nel Regno Unito, hanno pensato bene di proseguire fuori dell’orbita del vecchio gruppo. <strong>Cambiando la sigla in Led Zeppelin</strong>, da un’idea di Keith Moon, il batterista degli Who, <strong>i</strong>l dirigibile è decollato verso una delle più grandi avventure rock di tutti i tempi.</p>
<p style="text-align: justify">Il battesimo del fuoco è arrivato nell’autunno del 1968, presso il Marquee di Londra, un concerto che ha procurato loro un immediato<strong> contratto con la Atlantic</strong>.<img class="size-full wp-image-486 alignright" style="margin-left: 2px;margin-right: 2px" title="Led Zeppelin" src="http://www.musicparade.it/files/2009/12/Led-Zeppelin.jpg" alt="Led Zeppelin" width="266" height="251" /></p>
<p style="text-align: justify">Nel 1969, dopo avere passato solo 30 ore in studio di registrazione, <strong>è uscito il primo album, </strong>chiamato semplicemente<strong> Led Zeppelin</strong>, dove il gruppo ha indicato la rotta che avrebbe intrapreso,<strong> miscelando rock, blues </strong>e anche un poco di<strong> psichedelica</strong>.<br />
Oltre alla rivisitazione di classici blues quali <em>You Shock Me </em>e <em>I Can’t Quite You Baby</em>, sono da menzionare <em>Communication Breakdown</em>, i 6 minuti di <em>Dazed and Confusion</em>, nella quale Page esegue un assolo con l’archetto del violino, <em>Good Times Bad Times</em> e, soprattutto, la mia preferita, <em>Baby I’m Gonna Leave You</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Ottenuto <strong>un immediato successo</strong>, consolidato da numerosi concerti, alla fine dello stesso anno i quattro hanno lanciato sul mercato <strong>Led Zeppelin II</strong>.<br />
Con questo album il gruppo si è lasciato alle spalle molto del blues del precedente, ma ha contribuisce alla <strong>nascita dell’Hard Rock</strong>. Il pubblico ha gradito e il disco è stato un grosso successo commerciale, grazie a classici quali <em>Whole Lotta Love</em>, <em>Moby Dick</em>, con il suo lungo assolo di batteria, <em>Heartbreaker</em> e <em>Ramble On</em>, ma anche la tranquilla <em>Thank You</em> e la più coriacea <em>Livin’ Lovin’ Mad</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Con <strong>Led Zeppelin III</strong>, edito nel 1970, anziché proseguire sulla strada intrapresa sino ad allora, il gruppo ha effettuato una <strong>svolta coraggiosa,</strong> sperimentando soluzioni più originali, con ampio uso di chitarre acustiche e<strong> </strong>introducendosi nel mondo del<strong> folk britannico</strong>.<br />
La delicata ballad <em>Tangerine</em>, la dura <em>Immigrant Song</em> e lo struggente blues di <em>Since I’ve Been Lovin’You</em>, sono le migliori canzoni di questo lavoro.</p>
<p style="text-align: justify">Sempre nel 1970, i Led Zeppelin hanno detronizzato i Beatles diventando<strong> il miglior gruppo rock internazionale</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><img class="size-full wp-image-489 alignleft" style="margin-left: 2px;margin-right: 2px" title="Led Zeppelin1" src="http://www.musicparade.it/files/2009/12/Led-Zeppelin1.jpg" alt="Led Zeppelin1" width="265" height="198" />Il primo album del decennio è quello che è unanimemente riconosciuto come <strong>il migliore della band inglese</strong>. <strong>Led Zeppelin IV</strong> è uno di quei dischi che non dovrebbero mancare nelle case di chi ama il rock e la musica in generale. In realtà in nessun posto si legge Led Zeppelin IV, ne sulla copertina e neppure all’interno, ma è stato chiamato IV solo perchè successivo ai primi tre.<br />
Pensando a questo album viene subito alla mente <em>Stairway To Heaven</em>, <strong>brano leggendario fra i più belli di tutto l’ambito rock,</strong> ma esso, naturalmente, non si ferma qui. Le aggressive  <em>Black Dog</em>, e <em>Rock And Roll</em>, la splendida <em>The Battle of Evermore</em>, con tanto di mandolino e l’aggiunta della voce di Sandy Denny, singer del gruppo folk Fairport Convention, <em>Going to California</em> e l’immancabile blues <em>When the Levee Breaks</em>, più che canzoni, direi, <strong>sono veri e propri pezzi di storia della musica</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">A quel punto i &#8220;Led Zep&#8221; hanno intrapreso un lungo tour che ha toccato Giappone, Australia e Europa. Solo il governo cinese non ha concesso loro il visto d’ingresso a causa dei capelli troppo lunghi.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 1973 è uscito <strong>Houses Of The Holy</strong>. Lavoro che ha riscontrato pareri discordanti fra i fans, ma anche da parte della critica, presenta la solita miscela di <strong>canzoni hard e ballate semiacustiche</strong>. L’opening track <em>The Song Remains the Same</em>, la nostalgica <em>The Rain Song</em>, <em>Dancing Days</em> e, soprattutto, <em>No Quartes</em>, sono altre pietre miliari che si aggiungono alle precedenti.</p>
<p style="text-align: justify">L’anno dopo è nata l’etichetta personale del gruppo, la <em>Swansong</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 1975 è stata la volta del doppio <strong>Physical Graffiti,</strong> <strong>un&#8217;altra colonna portante del rock</strong>. Fra tutte le canzoni, naturalmente, svetta <em>Kashmir</em>, considerata assieme a Stairway To Heaven la Canzone (con la C maiuscola) dei Led Zeppelin.<br />
Da citare anche i 10 minuti di <em>In My Time Of Dying,</em> <em>Down By The Seaside</em>, il blues di <em>The Rover</em> e la ruvida <em>Custard Pie</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Purtroppo, dopo la pubblicazione di Physical Graffiti, <strong>Robert Plant è rimasto gravemente ferito in un incidente automobilistico in Grecia, </strong>e il gruppo è stato costretto ha tenersi a lungo lontano dai palcoscenici. Nel frattempo però, sono state gettate le basi per il settimo lavoro da studio.<img class="size-full wp-image-490 alignright" style="margin-left: 2px;margin-right: 2px" title="Led Zeppelin3" src="http://www.musicparade.it/files/2009/12/Led-Zeppelin3.jpg" alt="Led Zeppelin3" width="212" height="322" /></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Presence </strong>ha visto la luce nel 1976. Nonostante le ottime vendite (è stato il primo LP del gruppo ad essere certificato di Platino) la critica lo ha giudicato<strong> inferiore al mastodontico predecessore</strong>. Lavoro cupo, Precence rispecchia il momento poco felice di alcuni membri della band, dalla convalescenza di Plant, all’entrata di Page nel tunnel dell’eroina. <strong> Cupo, certo, ma non brutt</strong>o. Si tratta di un album compatto, maturo, dove i punti di forza sono la ballata blues <em>Tea For One,</em> <em>Achilles Last Stand</em>, capolavoro di oltre 10 minuti e <em>Nobody&#8217;s Fault But Mine</em>.</p>
<p style="text-align: justify">In quel periodo la peculiarità della band inglese era quella di<strong> auto-regolamentare le esibizioni live</strong>. Nonostante la minore presenza in pubblico, però, i Led Zeppelin rimanevano sempre più popolari rispetto ad altri gruppi.</p>
<p style="text-align: justify">È di allora anche il progetto di un <strong>film auto-biografico</strong> sulla loro vita artistica, con spezzoni live registrati al Madison Square Garden di New York nel 1973. La pellicola, diventata <strong>una delle opere rock più note,</strong> al pari di Woodstock, è stata in seguito proposta anche come doppio LP, con il medesimo titolo di <strong>The Song Remains The Same</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">L’anno seguente, i rapporti fra il gruppo inglese ed il pubblico americano è stato rovinato da uno spiacevole episodio, che ha visto John Bonham, il manager Peter Grant e alcune guardie del corpo percuotere il servizio d’ordine di Bill Graham. La stampa ci è andata a nozze e, per colpa anche di qualche episodio precedente, ha provocato una <strong>cattiva reputazione ai Led Zeppelin</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Oltre a questo, altri momenti brutti hanno minato il gruppo dall’interno<strong>.</strong> La frattura di un polso da parte di Bonham, i litigi su questioni artistiche fra Page e Plant e, soprattutto, la morte del figlio di quest’ultimo per infezione gastrica, a 5 anni d’età.</p>
<p style="text-align: justify">Dopo una lunga pausa, durante la quale <strong>il cantante aveva preso in seria considerazione il ritiro dalle scene</strong>, nel 1979 è stato pubblicato <strong>In Through The Out Door</strong>, un disco forse non all’altezza dei precedenti, anche se ha raggiunto il top delle cl<strong><img class="size-full wp-image-487 alignleft" style="margin-left: 2px;margin-right: 2px" title="Robert Plant Jimmy Page" src="http://www.musicparade.it/files/2009/12/Robert-Plant-Jimmy-Page.jpg" alt="Robert Plant Jimmy Page" width="275" height="226" /></strong>assifiche britanniche e americane, nel quale, a mio parere, svettano il brano iniziale <em>In The Evening </em>e la ballata <em>All My Love</em>, struggente dedica di Plant al figlio.</p>
<p style="text-align: justify">Nell’agosto del 1979 la band ha partecipato al festival di Knebworth, in Inghilterra, suonando davanti a quattrocentomila persone. È stata quella l’ultima esibizione live di un certo livello dei Led Zeppelin.</p>
<p style="text-align: justify">Il 25 settembre 1980<strong> John Bonham è morto soffocato dal proprio vomito</strong>. Il 4 dicembre, con un comunicato stampa, i Led Zeppelin hanno dichiarato di voler scrivere la parola fine sulla loro gloriosa avventura. Dopo un viaggio durato 12 anni, <strong>il dirigibile è così atterrato</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 1982 è arrivato nei negozi l’album postumo <strong>Coda</strong>, contenente brani che avrebbero dovuto fare parte di un nuovo LP e vecchio materiale inedito. In esso spicca il toccante, se ascoltato col senno di poi, assolo di batteria del compianto John, intitolato <em>Bonzo’s Montreaux</em>.</p>
<p style="text-align: justify">3 anni più tardi, i membri superstiti si sono esibiti al <strong>Live Aid,</strong> aiutati alla batteria da Tony Thompson e da nientemeno che dall’ex Genesis Phil Collins.<br />
Nel 1988, invece, è stato <strong>Jason Bonham,</strong> figlio di John, a sedersi dietro le pelli in occasione del concerto per il 40° anniversario della Atlantic.</p>
<p style="text-align: justify">Insomma, fra partecipazione ad eventi, annunci e smentite di reunion e pubblicazioni di raccolte (fra tutte <strong>Remasters</strong> e <strong>Mothership</strong>) siamo arrivati ai giorni nostri. <strong>Chissà che prima o poi il dirigibile non torni a spiccare il volo</strong>.</p>
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		<title>Il Thrash satanico degli Slayer anche nel loro nuovo album</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 09:06:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Vanazzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un sound distorto, che sfocia sovente nella cacofonia, le liriche blasfeme inneggianti la violenza, l’immagine cruenta, dove a predominare è il sangue, le critiche e le accuse infinite piovute un po’ da tutte le parti. Questi sono gli Slayer, signori del Thrash satanico.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="aligncenter size-medium wp-image-454" title="Slayer" src="http://www.musicparade.it/wp-content/uploads/2009/11/Slayer-300x215.jpg" alt="Slayer" width="300" height="215" /></p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify">Dopo <strong><a title="Leggi la storia dei Metallica" href="http://www.musicparade.it/metal-e-hardcore/metallica-i-piu-amati-dai-metallari/" target="_blank">Metallica</a></strong> e <strong><a title="Scopri la storia degli Anthrax" href="http://www.musicparade.it/metal-e-hardcore/anthrax-le-simpatiche-canaglie-del-thrash/" target="_blank">Anthrax</a></strong>, chiudiamo <strong>il triangolo originario del Thrash Metal</strong> con la terza band culto del genere: gli <strong>Slayer</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Gli Slayer si sono formati nei sobborghi di Los Angeles nel 1981</strong>, per iniziativa del chitarrista <strong>Kerry King</strong> e del bassista-cantante <strong>Tom Araya</strong>, i quali già si cimentavano con una forma più brutale di Heavy Metal in un gruppo precedente. Con l’ingresso del batterista <strong>Dave Lombardo</strong> e del secondo guitar-man <strong>Jeff Hanneman </strong>l’assetto ha preso subito la forma definitiva e, dopo una gavetta fatta di serate al Troubadour Club di Los Angeles, sono stati scritturati dalla Metal Blade, etichetta specializzata in rock estremo.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-453"></span>Il 1983 è stato l’anno dell’esordio discografico. <strong>Show No Mercy</strong> <strong>è un delirio di violenza e potenza allo stato brado</strong>, che ha conquistato gli headbangers americani e ha regalato agli Slayer la fama di <strong>“band più dura del pianeta”</strong>.<br />
<em>The Antichrist</em>, <em>Black Magic</em>, <em>Fight Till Death</em>, <em>Die By The Sword</em>, sono alcuni brani di un album che, assieme a Kill ‘Em All dei Metallica, <strong>ha contribuito alla nascita del Thrash</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">L’EP <strong>Haunting The Chapel</strong> e il disco dal vivo <strong>Live Undead</strong>, entrambi datati 1984, hanno rafforzato il culto che si era creato attorno al gruppo californiano il quale, l’anno seguente, ha regalato ai fans <strong>Hell Awaits</strong>,<strong> un lavoro decisamente più complesso rispetto al primo</strong>, che presenta canzoni, sempre aggressive e con testi richiamanti al satanismo e alla violenza, ma musicalmente più elaborate. Alcune di esse, come<em> At Dawn They Sleep</em>,<em> Crypts Of Eternity</em> e l’omonima <em>Hell Awaits</em>, forte di un’introduzione fatta dalle urla delle anime dannate, hanno una durata al di sopra dei 6 minuti. Il brano di punta dell’album è, secondo me, <em>Kill Again</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Il disco che ha regalato finalmente agli Slayer una <strong>fama di livello mondiale</strong> è stato <strong>Reign In Blood</strong>, uscito sugli scaffali nel 1986. Il salto di qualità è da attribuire anche al cambio di casa discografica, la Def Jam, e quindi di produttore, Rick Rubin.<br />
<strong>Reign In Blood è considerato una pietra miliare per quanto riguarda il Thrash Metal</strong>, nonché uno dei lavori più importanti del genere. I brani sono quasi tutti corti, feroci e diretti. I migliori, direi, <em>Postmorten</em>, <em>Raining Blood,</em> <em>Jesus Saves</em>, <em>Altar of Sacrifice </em>e, soprattutto, la famigerata <em>Angel Of Death</em>, che è stata fraintesa come un’apologia del mostro di Auschwitz, Joseph Mengele.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>La violenta immagine degli Slayer</strong>, a quel punto sulla cresta dell’onda, era sovente accompagnata, oltre che da numerose critiche, anche da disordini durante i concerti.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 1988 è uscito <strong>South Of Heaven</strong>, un lavoro dove <strong>gli Slayer hanno rallentato le liriche ed inserito anche una punta di melodia</strong>. Sebbene la frangia estrema dei fans desiderasse ancora un’opera in stile Reign In Blood, South Of Heaven ha venduto molto bene e, come il predecessore, è stato certificato Disco D’Oro.<br />
<em>South Of Heaven</em>, con la sua intro molto lenta, <em>Mandatory Suicide, Silent Scream</em>, <em>Behind the Crooked Cross</em>, sono i brani cardine. Quest’ultima, come già accaduto per Angel of Death, ha portato alla band <strong>accuse di filo-nazismo</strong>, accuse sempre respinte al mittente dai quattro californiani.</p>
<p style="text-align: justify">Due anni più tardi, sfruttando la stessa formula sonora di South Of Heaven, fatta sì di violenza ma anche di melodia, è uscito <strong>Season In The Abyss</strong>.<br />
L’Album della definitiva maturazione creativa <strong>presenta testi sempre più lontani dal satanismo delle origini, per dispiegarsi su altre tematiche</strong>. La voce rabbiosa di Araya descrive nella splendida<em> War Ensemble</em> gli orrori della guerra, mentre in <em>Dead Skin Mask</em>, la mia preferita, parla del serial killer Ed Gain, il “macellaio di Plainfield”. In <em>Blood Red</em>, invece, addirittura dell’oppressione di Piazza Tiananmen.<br />
Molto belle anche <em>Halloweed Poin</em>t e, soprattutto, la title track, che deborda decisamente nel metal funereo dei Black Sabbath.</p>
<p style="text-align: justify">Lo stesso anno gli Slayer hanno intrapreso il tour mondiale denominato Clash of the Titans, ben documentato nel doppio live del 1991<strong> Decade Of Aggression</strong>. È stato alla fine di questo che<strong> Dave Lombardo ha lasciato il gruppo</strong> per dissapori con i compagni. Al suo posto è arrivato l’ex drummer dei Forbidden, <strong>Paul Bostaph</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">L’era con il nuovo batterista si è aperta subito con un album di grande successo. Ben accolto dalla critica e dai fans, <strong>Divine Intervention</strong> è un feroce ritorno alle origini. <em>213</em>, brano che parla di un altro serial killer, in questo caso il “cannibale di Milwaukee” Jeffrey Damher, <em>Killing Fields</em>, <em>Dittohead</em> e <em>SS-3</em>, sono altri titoli che si sono aggiunti all’elenco dei capolavori della band.</p>
<p style="text-align: justify">Dopo il deludente <strong>Undisputed Attitude</strong>, un disco di cover di gruppi Hardcore Punk, nel 1998 è uscito <strong>Diabolus In Musica</strong>, <strong>che ha portato una notevole svolta nel sound del gruppo</strong>, diventato più basso, duro e complesso, simile al <strong>Groove Metal</strong> dei Pantera, per intenderci.<br />
A parte un paio di canzoni,<em> Point</em> e <em>Scrum</em>, che richiamano il suono tipico degli Slayer, il disco, come da previsione, è stato una delusione totale ed<strong> è tutt’ora considerato il peggiore del gruppo</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Così, i quattro hanno virato per tornare parzialmente al vecchio stile. <strong>God Hates Us All</strong> è uscito, ma questo è solo un caso, l’11 settembre del 2001 e, nonostante vi si trovi ancora la presenza di qualche traccia Groove, <strong>è andato decisamente meglio rispetto al predecessore</strong>.<br />
<em>Disciple</em>, <em>New Faith</em>, e le feroci <em>Payback</em> e <em>War Zone</em>, sono, a mio parere, le canzoni migliori.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Lo stesso anno Bostaph ha lasciato la band</strong> nel bel mezzo di un tour, pare per problemi fisici. A chiudere le serate è stato richiamato alla base nientemeno che <strong>Dave Lombardo</strong>, il quale, una volta terminata la tournée, ha deciso di rimanere con gli ex compagni in pianta stabile.</p>
<p style="text-align: justify">La formazione originale ha pubblicato nel 2006 l’attesissimo <strong>Christ Illusion</strong>, dove le sonorità Groove sono state completamente scalzate dal vecchio Thrash degli esordi.<br />
Critiche delle comunità religiose a parte,<strong> il disco ha ottenuto un ottimo piazzamento in classifica</strong>, grazie a brani quali <em>Eyes Of The Insane</em>, le potenti <em>Supremist</em> e <em>Cult</em>, e la sabbathiana <em>Black Serenade</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Ultimo lavoro in ordine cronologico è <strong>World Painted Blood</strong>, uscito nei negozi da sole tre settimane, <strong>un album che ricalca il precedente e si muove saldamente sulla strada del Tharsh più feroce</strong>, come accadeva agli arbori della band.<br />
Molto belle, a mio giudizio, la title track e <em>Psychopathy Red</em>.</p>
<p style="text-align: justify">A differenza di Metallica, Anthrax, Megadeth, Exodus, Overkill, dove la velocità convive anche  con un poco di melodia che rende il brano orecchiabile, per il gruppo di L.A. la faccenda è più complicata. <strong>Un sound distorto, che sfocia sovente nella cacofonia, le liriche blasfeme inneggianti la violenza, l’immagine cruenta, dove a predominare è il sangue, le critiche e le accuse infinite piovute un po’ da tutte le parti</strong>, fanno sì che gli Slayer o si amano o si odiano; non c’è una via di mezzo.</p>
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		<title>Metallica: i più amati dai metallari</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 08:26:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Vanazzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Metal e Hardcore]]></category>
		<category><![CDATA[biografia]]></category>
		<category><![CDATA[Biografia dei Metallica]]></category>
		<category><![CDATA[Cliff Burton]]></category>
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		<category><![CDATA[Freddy Mercury Tribute]]></category>
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		<category><![CDATA[Rock'n'roll Hall of Fame]]></category>
		<category><![CDATA[storia del gruppo]]></category>
		<category><![CDATA[Thrash Metal]]></category>

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		<description><![CDATA[Breve biografia dei Metallica, la Thrash band più famosa e più amata dai metallari di tutto il mondo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><img class="aligncenter size-medium wp-image-408" src="http://www.musicparade.it/wp-content/uploads/2009/10/metallica3-300x240.jpg" alt="metallica3" width="300" height="240" /></p>
<p style="text-align: justify">La prima volta che ho ascoltato <strong>Kill‘Em All dei Metallica</strong>, sono rimasto talmente impressionato da quel <strong>sound grezzo e potente </strong>che alla fine ho letteralmente rovinato i solchi del vinile e ho dovuto acquistarne un’altra copia. Non è che il mio genere fosse proprio la musica leggera, ma fino ad allora del <strong>Thrash Metal</strong> avevo soltanto letto qualche articoletto sulle riviste specializzate.</p>
<p style="text-align: justify"><span id="more-407"></span> <strong>L’album è vero un inno all’energia pura</strong>: da <em>Hit The Lights</em><strong> </strong>a <em>Metal Militia</em>, passando per <em>Seek &amp; Destroy</em>, <em>The Four Horsemen,</em> <em>Phantom Lord</em>, <em>Motorbreathe</em>, la strumentale <em>(Anesthesia) Pulling Teeth </em>e, principalmente, l&#8217;inno al pogo <em>Whiplash</em>, la mia canzone dei Metallica preferita, anzi, la mia canzone Thrash preferita, con la <strong>velocissima ritmica di chitarra </strong>che ricorda da vicino l’effetto di una motosega.</p>
<p>Ma andiamo con ordine.<br />
<strong>I Metallica sono nati a Norwalk</strong>, presso Los Angeles, nell’ottobre del 1981, dall’incontro del chitarrista <strong>James Hetfield</strong> e del drummer<strong> Lars Ulrich</strong>. I due hanno inciso un demo con brani ancora acerbi, che però sono serviti a farli notare al boss dell’etichetta Metal Blade. Uno di quei pezzi, <em>Hit The Lights</em>, è andato a far parte della famosa compilation Metal Massacre volume 1, rampa di lancio per future stelle dell’Heavy Metal californiano.<br />
Poche settimane più tardi la band, la cui formazione nel frattempo era stata completata dall’innesto di <strong>Dave Mustain</strong> e <strong>Ron McGovney</strong>, è partita per un tour di supporto ai Saxon.</p>
<p>Nel 1982 i Metallica hanno inciso un altro demo con sette brani ,intitolato <strong>No Life ‘Til Leather</strong> che ha riscosso un successo incredibile, grazie a brani quali <em>Jump In The Fire</em> e <em>Seek &amp; Destroy</em>.<br />
<strong>A quel punto McGoveny ha ceduto il basso a Cliff Burton</strong>, mentre Mustain se n’è andato per formare un altro gruppo cult per quanto riguarda il Thrash, i <strong>Megadeth</strong>. Al suo posto, nei Metallica, è arrivato l’ex Exodus <strong>Kirk Hammett</strong>.</p>
<p><strong>Nel luglio del 1983 il dirompente Kill’Em All ha fatto irruzione nei negozi di dischi</strong> travolgendo tutto come un uragano, vendendo in breve tempo più di 5 milioni di copie.<br />
Qualche mese più tardi il quartetto si è esibito per la prima volta in Europa al seguito dei Venom.</p>
<p>Nel 1984 è uscito <strong>Ride The Lightning </strong>il quale, pur mantenendo un piede nei canoni del metal più accelerato, come ad esempio nel caso della opening track <em>Fight Fire With Fire</em>, <strong>ha cominciato a mostrare le reali capacità sonore del gruppo grazie a brani più lunghi, melodici ed articolati,</strong> lo stesso stile che ne decreterà la fortuna futura. Su tutti cito <em>Creepin’ Death</em>, <em>For Whome The Bell Tolls</em>, la semi-ballad <em>Fade To Black </em>e, direttamente da un racconto di H.P. Lovecraft, la strumentale <em>The Call of Ktulu</em>.</p>
<p><strong>I Metallica hanno quindi firmato per la Elektra</strong>, etichetta per la quale, nel 1986, è uscito un disco che , secondo molti, è il migliore del gruppo: <strong>Master of Puppets.</strong><br />
Come nel precedente, esso è aperto dalla canzone più violenta, <em>Battery,</em> ne presenta una pseudo melodica, <em>Welcome Home (Sanitarium)</em> ed una strumentale, <em>Orion</em>. Per il resto <strong>tutti i brani sono ottimamente strutturati, in un misto di potenza e abilità strumentale</strong>: <em>Damage Inc.</em>, <em>Leper Messiah</em>, la title track, sono tutte gemme nel firmamento del metallo pesante.<br />
<strong>Il successo a quel punto è diventato planetario</strong>.</p>
<p>Purtroppo, il 27 settembre del 1986, dopo un concerto a Stoccolma, <strong>il bus su cui viaggiava il gruppo è uscito di strada, e il ventiquattrenne Cliff Burton, sbalzato sulla strada, è deceduto</strong>. Il colpo è stato durissimo e i restanti tre membri della band hanno più volte dichiarato di volere sciogliersi. Invece, è stato ingaggiato <strong>Jason Newsted</strong>, già con gli ottimi Flotsam &amp; Jetsam.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Il nuovo assetto ha provato a rodarsi con un mini-album di sole cover</strong>, intitolato <strong>Garage Days Re-Revisited</strong>. Quindi, nel 1989, è uscito il mastodontico <strong>And Justice For All,</strong> un doppio LP molto ambizioso, che, con 14 milioni di copie vendute, <strong>ha lanciato il gruppo definitivamente nel gotha del rock più duro.</strong><br />
Anche qui il disco è aperto da una canzone dirompente, <em>Blackened,</em> ma in seguito <strong>i brani diventano più lunghi e decisamente più tecnici:</strong> <em>And Justice For All</em>, <em>Harvester Of Sorrow</em>, la ballad <em>One </em>e la strumentale <em>To Live Is To Die</em>, basata su alcuni riffs scritti in passato da Cliff Burton e con una frase recitata da Hetfield, sempre scritta dall’ex bassista.</p>
<p><strong>Il cambio di decennio non ha intaccato la vena creativa e la carica di energia del gruppo della West Coast</strong>, che nel 1991 ha dato alle stampe quello che è stato definito The Black Album, a causa della copertina quasi completamente nera. In realtà il lavoro si chiama semplicemente <strong>Metallica</strong> e alla fine, nonostante una leggera deviazione dalle sonorità prettamente Thrash, è risultato essere<strong> il più venduto dalla band</strong>.<br />
Esso raccoglie brani diventati famosi, come <em>Enter Sandman,</em> con la quale i Metallica hanno vinto un Grammy Award, e il bellissimo lento <em>Nothing Else Matter</em>, ma anche <em>The Unforgiven</em> e <em>Wherever I May Roam</em>, che si apre con  nientemeno che con un sitar indiano.</p>
<p><strong>In quel periodo i Metallica erano una delle realtà musicali più accreditate del globo</strong>, grazie anche a  numerose tournée e a partecipazioni ad eventi di livello mondiale, come il Freddy Mercury Tribute.</p>
<p>La fine del 1995 ha visto sugli scaffali dei negozi di dischi <strong>The Lemmy&#8217;s a.k.a. Metallica &#8211; Happy Birthday, Uncle Rotter</strong> un doppio live registrato con i Motorhead per celebrare il cinquantesimo compleanno del loro leader Lemmy Kilmister.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 1996 invece, dopo 5 anni di assenza dagli studi di registrazione, è stata la volta di <strong>Load,</strong> un disco che, <strong>con un suono parecchio lontano dal Thrash,</strong> secondo il mio modesto parere ha dato inizio alla fase calante dei Four Horsemen. Insieme al sound <strong>è cambiato anche il loro look</strong>, ora più da rockers di strada, e anche l<strong>e tematiche si sono fatte meno impegnate</strong>. Perno del disco sono canzoni come <em>Mama Said</em>, <em>Ain’t My Bitch</em>, <em>Until It Sleeps </em>e, soprattutto, i quasi 10 minuti di <em>The Outlaw Torn</em>.</p>
<p>L’anno successivo è uscito il seguito, intitolato <strong>Re-Load,</strong> il quale <strong>non si è discostato molto dal discorso del suo predecessore.</strong> I due album, infatti, avrebbero dovuto in origine uscire insieme come doppio LP.<br />
Di Re-Load sono da ricordare l’opening track <em>Fuel,</em> abbastanza tirata da ricordare i vecchi Metallica, e <em>The Unforgiven II</em>, sequel della canzone del ‘91.</p>
<p>Nel 1998 è arivato il doppio <strong>Garage Inc.</strong>, dove si trovano cover di vari artisti, anche al di fuori dell’ambito Heavy Metal come Bob Seger, Lynyrd Skynyrd e Nick Cave, B-Sides dei precedenti singoli, nonché l’intero Garage Day Re-Revisited di dieci anni prima.</p>
<p>Il 7 marzo dell’anno seguente, il sindaco di San Francisco Willie Brown ha dichiarato che quello sarebbe stato <strong>il giorno ufficiale dei Metallica.</strong> <strong>L’annuncio è arrivato in seguito all’introduzione del quartetto nella Walk Of Fame della città</strong>.<br />
Quindi, con l’orchestra di Frisco, Hammett e soci hanno registrato <strong>S&amp;M,</strong> un live dove cavalli di battaglia della band come Master Of Puppets, Fuel, The Call Of Ktulu, Enter Sandman, Nothing Else Matter, e One sono <strong>rivisitati in chiave sinfonica</strong>.</p>
<p>Tanto il 1999 è stato un anno magico per i quattro ragazzi metallici, tanto <strong>il 2001 è stato quello in cui lo scioglimento</strong> <strong>è sembrato più vicino,</strong> se si esclude, naturalmente, quello della triste vicenda di Cliff Burton.<br />
Le cause erano da attribuire alla defezione per incomprensioni con i compagni di Jason Newsted  e al ritiro di James Hetfield per curarsi dall’alcolismo.</p>
<p>Per fortuna neanche un anno più tardi il chitarrista-cantante era già in piena forma e il gruppo è entrato negli studi di registrazione per regalare ai fans l’ottavo album, uscito nel 2003:  <strong>St.Anger.</strong><br />
Il lavoro, che in alcuni brani presenta al basso nientemeno che il produttore Bob Rock, h<strong>a visto allontanarsi il rock più blando </strong>di Load e Re-Load, ed <strong>è tornato ad elargire aggressività ed energia come ai vecchi tempi.</strong> Il brano di punta, secondo me, è la title track, il cui video è stato girato nel carcere di San Quintino di fronte ai carcerati entusiasti.<br />
Nello stesso periodo si aggregato un nuovo bassista nella persona dell’ex Ozzy Osbourne <strong>Robert Trujillo</strong>, con il quale la band ha effettuato  un tour mondiale.</p>
<p>Dopo essersi presi una pausa di riposo e riflessione, durante i quali Rick Rubin ha sostituito Bob Rock alla produzione, <strong>il 7 luglio 2007 il gruppo ha partecipato al mega-evento del Live Earth</strong>, suonando 3 canzoni nello stadio di Wembley.</p>
<p>Un anno più tardi è uscito quello che sino ad ora è l’ultimo lavoro del gruppo di Los Angeles: <strong>Death Magnetic</strong>, un album migliore anche di St.Anger, <strong>meno violento e con un suono tipicamente anni ’80</strong>.<br />
Le canzoni sono tutte lunghe, articolate, decisamente “progressive” e, come si legge giustamente da più parti, <strong>avrebbe dovuto essere il passo successivo a And Justice For All</strong>.<br />
Oltre alla violenta opening track <em>That Was Just Your Life</em>, a me piacciono molto anche la ballad <em>The Day That Never Comes</em> e <em>The Unforgiven III.</em> Sul disco è presente pure un brano strumentale, <em>Suicide &amp; Redemption,</em> che mancava dai tempi proprio di And Justice For All.</p>
<p>Nella primavera di quest’anno, un grande riconoscimentio per la più famosa Thrash Band del pianeta, che<strong> è stata introdotta nella Rock and Roll Hall of Fame</strong> di Cleveland.</p>
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