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Il Rock essenziale dei Creedence Clearwater Revival

di roberto.vanazzi

19 maggio 2010

I Creedence Clearwater Revival sono nati in California sul finire degli anni ’50, quando tre compagni della El Cerrito High School, John Fogerty, Stu Cook e Dough Clifford, hanno deciso di fondare una band.
A loro si è presto aggiunto il fratello di John, il più vecchio Tom Fogerty, e i quattro ragazzi hanno iniziato ad esibirsi in alcuni club del luogo presentandosi come Blue Velvets finchè, nel 1964, hanno firmato un contratto per la Fantasy. Con la nuova denominazione di Golliwogs hanno realizzato qualche singolo, fra i quali l’unico ad avere ottenuto un discreto successo è stato Brown-Eyed Girl.

Nel 1967 il gruppo ha cambiato nuovamente nome adottando il definitivo Creedence Clearwater Revival. Il rock proposto era semplice, ma di grande impatto sonoro, con venature di blues, country, folk e musica bayou, sostenuto dalla voce roca di John Fogerty, un genio della musica che ha composto gran parte del materiale. Il pubblico ne è rimasto immediatamente impressionato e da quel momento è iniziata una carriera costellata di trionfi.

Il primo album è del 1968, s’intitola semplicemente con il nome della band ed è un lavoro prettamente blues. I pezzi cardine sono le cover Suzie Q di Dale Hawkins, Ninety-nine and a half (Won’t do) di Wilson Piquett e Put I Spell On You di Screamin’ Jay Hawkins, ma anche Walk On The Water, residuo dei tempi dei Golliwogs e l’acida Gloomy, che presenta un grande lavoro di chitarra dei fratelli Fogerty.


L’anno seguente il gruppo ha rilasciato addirittura tre album; una trilogia di capolavori che hanno spinto i CCR all’apice della fama.

Il primo è stato Bayou Country, uscito a gennaio. Si tratta di un disco meno blues rispetto il predecessore, ma con un sound rivolto verso il country-rock-folk. Brani quali la poderosa Born On The Bayou, l’elettrizzante Good Golly Miss Molly, cover di Little Richard, il magnifico blues bianco di Graveyard Train e la famosa Proud Mary, che ha dominato le classifiche dei singoli di quel periodo, sono diventate vere e proprie pietre miliari del rock.

Con Green River, arrivato nei negozi ad agosto, ecco un’altra magica serie di hits: la title track, il folk-rock di Bad Moon Morning, il blues di Commotion e la sbarazzina Lodi.

Infine, a novembre, ecco il terzo LP datato 1969, Willie & The Poor Boy, che contiene successi quali il progressive rock di Effigy, l’hard antimilitarista di Fortunate Son, Dowwn On The Corner e la cover-country Cotton Field.

A dimostrazione del fatto che il 1969 è stato un anno irripetibile per i CCR, c’è da aggiungere che il 16 agosto essi erano presenti sul palco del Festival di Woodstock.

Nel 1970 è stato registrato Cosmo’s Factory e anch’esso ha ottenuto un successo immediato, grazie alla melodica Who’ll Stop The Rain, allo scatenato rock’n roll di Travelin’Band, alla rabbiosa Up Around The Bend, a Lookin’ Out My Backdoor, agli oltre 11 minuti della cover di Norma Whitfield e Barrett Strong I Heard It Through The Grapevine e, la mia preferita in assoluto, Ramble Tamble.

A quel punto i CCR erano ormai diventati un fenomeno internazionale, nonché la band di primo piano del rock della West Coast. Insieme al successo però, sono arrivati anche i primi dissidi interni, più che altro dovuti al ruolo predominante di John Fogerty rispetto agli altri membri.

Un indizio della crisi lo si nota ascoltando Pendulum, album datato 1971 e decisamente inferiore ai predecessori, anche se vi trovano posto ottime tracce quali Pagan Baby, le brillanti Molina e Hey Tonight, la ballad (Wish I Could) Hideway, che presenta una breve intro di organo, la strumentale Rude Awakening e, soprattutto, il pop orecchiabile di Have You Ever Seen The Rain? metafora della guerra del Vietnam. Pendulum è l’unico LP dei CCR a non presentare neppure una cover.

Dopo questo disco, però, Tom Fogerty ha abbandonato e i CCR hanno proseguito come trio. Il sound purtroppo ne ha risentito, tanto che Live In Europe, documento del viaggio di settembre nel Vecchio Continente, presenta solo pallide versioni dei successi del gruppo.

John Fogerty ha pensato allora di regalare più spazio a Clifford e Cook, i quali hanno composto alcuni brani presenti sull’LP Mardi Gras, del 1972.
Il disco è mediocre. La canzone più bella è senza dubbio la ballad Someday Never Comes, scritta da Fogerty, mentre quelle a firma del bassista e del batterista, che si cimentano pure nel canto, non sono di quelle che rimarranno negli annali della musica.
La conseguenza è stata la fine dei Credence Clearwater Revival.

Negli anni seguenti i brani del gruppo hanno continuato ad allietare i fans, grazie alla presenza in numerose colonne sonore, a cover di altri artisti e ad una serie incredibile di antologie. Queste ultime hanno ottenuto tutte buoni responsi di vendite. Nel 1976, ad esempio, la raccolta Chronicle è diventata disco di platino, mentre dieci anni più tardi, il live postumo The Royal Albert Hall Concert si è guadagnato l’oro.

I Credence Clearwater Revival si sono riuniti una sola volta, nel 1980, in occasione del matrimonio di Tom Fogerty, mentre nel 1995 Cook e Clifford hanno formato i Credence Cleaerwater Revisited, con i quali hanno registrato un doppio album di successi dei vecchi Revival, intitolato Recollection.

I Cream: il primo supergruppo della storia del rock

di roberto.vanazzi

4 marzo 2010

Senza nome

I Cream sono stati probabilmente il primo “supergruppo” della storia del rock. Una meteora che ha avuto un seguito vastissimo e ha gettato le basi per la musica rock del Regno Unito.

Il trio, una classica formazione chitarra, basso e batteria, è nato nel lontano 1966, fortemente voluto dal produttore Robert Stigwood. Esso comprendeva Eric Clapton, ex Yardbirds e da poco uscito dai Bluesbreakers di John Mayall, e due membri della Graham Bond Organization, Peter “Ginger” Baker e Jack Bruce.
Dotati di una notevole capacità tecnica, i tre vantavano già una buona reputazione nell’ambito del cosiddetto “Blues Bianco”, per questo sono riusciti a guadagnarsi un buon seguito sin dagli esordi. L’unico punto debole, stava nel fatto che il gruppo ha sempre risentito della forte individualità dei suoi componenti, ed è stato questo uno dei motivi che porterà al precoce scioglimento.

Nell’ottobre del 1966 è uscito il primo 45 giri, Wrapping Paper il quale, però, non ha ottenuto un grosso successo. Con il secondo disco singolo, I Feel Free, i Cream hanno invece fatto centro e sono entrati in classifica.

cream

A dicembre è quindi stato dato alle stampe l’album Fresh Cream, che presentava un rock-blues elettrificato, che è stato il marchio di fabbrica della band.
Esso contiene versioni rivisitate di classici blues, quali Spoonful, di Willie Dixon, I’m So Glad di Skip Jaems e Rollin’ and Tumblin’ di Muddy Waters, e pezzi originali come la già citata I Feel Free e N.S.U.

La fama il trio se l’è comunque costruita grazie alle esecuzioni dal vivo, soprattutto negli Stati Uniti, dove ha superato quella tributata in patria.

Il secondo LP, Disraeli Gears, è uscito nel 1967 e si presenta meno blues rispetto al precedente. Esso contiene la famosissima Sunshine Of Your Love, tra i pezzi migliori del repertorio dei Cream, con un incipit che conoscono anche i sassi, un po’ come quello di Smoke On The Water, per intenderci. Quindi Swlabr (acronimo di She Was Like A Bearded Rain¬bow) e Dance The Night Away.

Questo album ha anticipato la tournée americana, sfociata nel concerto al Fillmore, documentato su Wheels Of Fire, un doppio metà da studio, con brani quali Politician, Sitting on Top of the World e, soprattutto, White Room e metà dal vivo, dove prevalgono i quasi 17 minuti di Spoonful.
A quel punto anche gli inglesi, insieme al resto del mondo, hanno scoperto le capacità esecutive dei Cream.

Alla fine del 1968, all’apice della popolarità, il trio ha spiazzato tutti annunciando la decisione di sciogliersi, per colpa di attriti interni provocati, come detto all’inizio, dallo scontro di tre forti personalità.

L’addio alle platee è stato dato il 26 novembre di quello stesso anno, con un concerto alla Royal Albert Hall di Londra. Il Last Concert è finito anche su pellicola, ed è uno dei film-rock culto della storia della musica.

Goodbye è uscito postumo nel 1969 e contiene 3 brani live e 3 nuovi da studio, fra cui la magnifica Badge, scritta a 4 mani da Clapton e George Harrison.

Cream

I fans hanno dovuto attendere sino al 1993 per rivedere i tre ancora insieme sopra un palco. L’evento è arrivato grazie alla cerimonia per l’introduzione dei Cream nella Rock and Roll Hall of Fame.

Anche nel 2005 il gruppo si è ritrovato per affrontare alcune date on stage. La prima serie, ben documentata su un doppio CD e un DVD, è stata a maggio, là dove tutto era finito, presso la Royal Albert Hall, mentre altre tre serate sono state effettuate a ottobre, al Madison Square Garden.

Chisssà che prima o poi non ci siano altre possibilità di rivedere il trio delle meraviglie ancora insieme.

Led Zeppelin: il più grande gruppo della storia del rock

di roberto.vanazzi

17 dicembre 2009

Led Zeppelin2

L’inizio della storia dei Led Zeppelin coincide con la fine di quella di altri leggendari del rock britannico, gli Yardbirds.
Gli Yardbirds sono stati uno dei gruppi più influenti della scena beat anni ’60, il quale, tra l’altro, ha visto emergere fra le proprie file chitarristi che in seguito sarebbero diventati fra i migliori del panorama rock, quali Eric Clapton, Jeff Beck e Jimmy Page. Proprio quest’ultimo, nel 1968, quando la band ha imboccato la via dello scioglimento, ha preso in mano la situazione e l’ha riorganizzata chiamando gente nuova, per onorare l’impegno di un tour in terra scandinava. I nuovi arrivati erano il cantante Robert Plant, il batterista John Bonham ed il bassista-tastierista John Paul Jones.

Partiti con il nome di New Yardbirds, i quattro hanno da subito trovato l’affiatamento giusto e, una volta tornati nel Regno Unito, hanno pensato bene di proseguire fuori dell’orbita del vecchio gruppo. Cambiando la sigla in Led Zeppelin, da un’idea di Keith Moon, il batterista degli Who, il dirigibile è decollato verso una delle più grandi avventure rock di tutti i tempi.

Il battesimo del fuoco è arrivato nell’autunno del 1968, presso il Marquee di Londra, un concerto che ha procurato loro un immediato contratto con la Atlantic.Led Zeppelin

Nel 1969, dopo avere passato solo 30 ore in studio di registrazione, è uscito il primo album, chiamato semplicemente Led Zeppelin, dove il gruppo ha indicato la rotta che avrebbe intrapreso, miscelando rock, blues e anche un poco di psichedelica.
Oltre alla rivisitazione di classici blues quali You Shock Me e I Can’t Quite You Baby, sono da menzionare Communication Breakdown, i 6 minuti di Dazed and Confusion, nella quale Page esegue un assolo con l’archetto del violino, Good Times Bad Times e, soprattutto, la mia preferita, Baby I’m Gonna Leave You.

Ottenuto un immediato successo, consolidato da numerosi concerti, alla fine dello stesso anno i quattro hanno lanciato sul mercato Led Zeppelin II.
Con questo album il gruppo si è lasciato alle spalle molto del blues del precedente, ma ha contribuisce alla nascita dell’Hard Rock. Il pubblico ha gradito e il disco è stato un grosso successo commerciale, grazie a classici quali Whole Lotta Love, Moby Dick, con il suo lungo assolo di batteria, Heartbreaker e Ramble On, ma anche la tranquilla Thank You e la più coriacea Livin’ Lovin’ Mad.

Con Led Zeppelin III, edito nel 1970, anziché proseguire sulla strada intrapresa sino ad allora, il gruppo ha effettuato una svolta coraggiosa, sperimentando soluzioni più originali, con ampio uso di chitarre acustiche e introducendosi nel mondo del folk britannico.
La delicata ballad Tangerine, la dura Immigrant Song e lo struggente blues di Since I’ve Been Lovin’You, sono le migliori canzoni di questo lavoro.

Sempre nel 1970, i Led Zeppelin hanno detronizzato i Beatles diventando il miglior gruppo rock internazionale.

Led Zeppelin1Il primo album del decennio è quello che è unanimemente riconosciuto come il migliore della band inglese. Led Zeppelin IV è uno di quei dischi che non dovrebbero mancare nelle case di chi ama il rock e la musica in generale. In realtà in nessun posto si legge Led Zeppelin IV, ne sulla copertina e neppure all’interno, ma è stato chiamato IV solo perchè successivo ai primi tre.
Pensando a questo album viene subito alla mente Stairway To Heaven, brano leggendario fra i più belli di tutto l’ambito rock, ma esso, naturalmente, non si ferma qui. Le aggressive  Black Dog, e Rock And Roll, la splendida The Battle of Evermore, con tanto di mandolino e l’aggiunta della voce di Sandy Denny, singer del gruppo folk Fairport Convention, Going to California e l’immancabile blues When the Levee Breaks, più che canzoni, direi, sono veri e propri pezzi di storia della musica.

A quel punto i “Led Zep” hanno intrapreso un lungo tour che ha toccato Giappone, Australia e Europa. Solo il governo cinese non ha concesso loro il visto d’ingresso a causa dei capelli troppo lunghi.

Nel 1973 è uscito Houses Of The Holy. Lavoro che ha riscontrato pareri discordanti fra i fans, ma anche da parte della critica, presenta la solita miscela di canzoni hard e ballate semiacustiche. L’opening track The Song Remains the Same, la nostalgica The Rain Song, Dancing Days e, soprattutto, No Quartes, sono altre pietre miliari che si aggiungono alle precedenti.

L’anno dopo è nata l’etichetta personale del gruppo, la Swansong.

Nel 1975 è stata la volta del doppio Physical Graffiti, un’altra colonna portante del rock. Fra tutte le canzoni, naturalmente, svetta Kashmir, considerata assieme a Stairway To Heaven la Canzone (con la C maiuscola) dei Led Zeppelin.
Da citare anche i 10 minuti di In My Time Of Dying, Down By The Seaside, il blues di The Rover e la ruvida Custard Pie.

Purtroppo, dopo la pubblicazione di Physical Graffiti, Robert Plant è rimasto gravemente ferito in un incidente automobilistico in Grecia, e il gruppo è stato costretto ha tenersi a lungo lontano dai palcoscenici. Nel frattempo però, sono state gettate le basi per il settimo lavoro da studio.Led Zeppelin3

Presence ha visto la luce nel 1976. Nonostante le ottime vendite (è stato il primo LP del gruppo ad essere certificato di Platino) la critica lo ha giudicato inferiore al mastodontico predecessore. Lavoro cupo, Precence rispecchia il momento poco felice di alcuni membri della band, dalla convalescenza di Plant, all’entrata di Page nel tunnel dell’eroina.  Cupo, certo, ma non brutto. Si tratta di un album compatto, maturo, dove i punti di forza sono la ballata blues Tea For One, Achilles Last Stand, capolavoro di oltre 10 minuti e Nobody’s Fault But Mine.

In quel periodo la peculiarità della band inglese era quella di auto-regolamentare le esibizioni live. Nonostante la minore presenza in pubblico, però, i Led Zeppelin rimanevano sempre più popolari rispetto ad altri gruppi.

È di allora anche il progetto di un film auto-biografico sulla loro vita artistica, con spezzoni live registrati al Madison Square Garden di New York nel 1973. La pellicola, diventata una delle opere rock più note, al pari di Woodstock, è stata in seguito proposta anche come doppio LP, con il medesimo titolo di The Song Remains The Same.

L’anno seguente, i rapporti fra il gruppo inglese ed il pubblico americano è stato rovinato da uno spiacevole episodio, che ha visto John Bonham, il manager Peter Grant e alcune guardie del corpo percuotere il servizio d’ordine di Bill Graham. La stampa ci è andata a nozze e, per colpa anche di qualche episodio precedente, ha provocato una cattiva reputazione ai Led Zeppelin.

Oltre a questo, altri momenti brutti hanno minato il gruppo dall’interno. La frattura di un polso da parte di Bonham, i litigi su questioni artistiche fra Page e Plant e, soprattutto, la morte del figlio di quest’ultimo per infezione gastrica, a 5 anni d’età.

Dopo una lunga pausa, durante la quale il cantante aveva preso in seria considerazione il ritiro dalle scene, nel 1979 è stato pubblicato In Through The Out Door, un disco forse non all’altezza dei precedenti, anche se ha raggiunto il top delle clRobert Plant Jimmy Pageassifiche britanniche e americane, nel quale, a mio parere, svettano il brano iniziale In The Evening e la ballata All My Love, struggente dedica di Plant al figlio.

Nell’agosto del 1979 la band ha partecipato al festival di Knebworth, in Inghilterra, suonando davanti a quattrocentomila persone. È stata quella l’ultima esibizione live di un certo livello dei Led Zeppelin.

Il 25 settembre 1980 John Bonham è morto soffocato dal proprio vomito. Il 4 dicembre, con un comunicato stampa, i Led Zeppelin hanno dichiarato di voler scrivere la parola fine sulla loro gloriosa avventura. Dopo un viaggio durato 12 anni, il dirigibile è così atterrato.

Nel 1982 è arrivato nei negozi l’album postumo Coda, contenente brani che avrebbero dovuto fare parte di un nuovo LP e vecchio materiale inedito. In esso spicca il toccante, se ascoltato col senno di poi, assolo di batteria del compianto John, intitolato Bonzo’s Montreaux.

3 anni più tardi, i membri superstiti si sono esibiti al Live Aid, aiutati alla batteria da Tony Thompson e da nientemeno che dall’ex Genesis Phil Collins.
Nel 1988, invece, è stato Jason Bonham, figlio di John, a sedersi dietro le pelli in occasione del concerto per il 40° anniversario della Atlantic.

Insomma, fra partecipazione ad eventi, annunci e smentite di reunion e pubblicazioni di raccolte (fra tutte Remasters e Mothership) siamo arrivati ai giorni nostri. Chissà che prima o poi il dirigibile non torni a spiccare il volo.

I Lynyrd Skynyrd, numeri uno del Southern Rock

di roberto.vanazzi

3 giugno 2009

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La storia è cominciata nel lontano 1965, a Jacksonville, in Florida, quando Ronnie Van Zandt e un paio di compagni di scuola, i chitarristi Gary Rossington e Allen Collins, hanno iniziato a suonare una miscela di hard rock, blues, e boogie, ovvero il genere denominato Southern rock.

Dopo vari avvicendamenti, il gruppo si è assestato con l’ingresso di Leon Wilkeson al basso, di Billy Powell alle tastiere e del batterista Bob Burns.
Con il nome di Lynyrd Skynyrd, ironica storpiatura di Leonard Skinner, il loro autoritario professore di ginnastica, la band ha cominciato a suonare nei locali, finché, nel 1972, sono stati notati dal produttore Al Kooper, che li ha scritturati per una sottoetichetta della MCA.

L’anno successivo è arrivato il loro primo album, “Pronounced Leh-Nerd Skin-Erd” il quale, oltre ad indicare come si pronuncia esattamente il nome della band, ha offerto interessanti spunti sul sound che l’avrebbe resa famosa, regalando gemme di inestimabile valore quali la ballad Free Bird, dedicata a Duane Almann, della Almann Brothers Band, deceduto in un incidente stradale, caratterizzata, nel finale, dalla più lunga cavalcata chitarristica del rock, nonché le splendide Tuesday’s Gone e Simple Man.

C’è da notare che, durante la registrazione del lavoro, Wilkeson è stato sostituito momentaneamente al basso da Ed King. Al rientro del primo, King è diventato il terzo chitarrista del gruppo, il quale ha trovato così l’assetto definitivo. Da quel momento il suono è diventato più corposo, e gli assolo dei tre guitar heroes, ognuno con il proprio stile, ma perfettamente amalgamati, si sono affiancati alla voce rabbiosa di Van Zandt, leader carismatico e front man efficace.

Sempre nel 1973, gli Skynyrd hanno fatto da supporto agli Who, durante il tour in terra statunitense. Quindi, nel 1974, è uscito il loro capolavoro “Second Helping”.
L’album, trascinato dalla mitica Sweet Home Alabama, ha velocemente raggiunto il Platino.
Altre canzoni da citare sono, secondo me, I Need You, Workin’ for MCA e la cover di J.J.Cale, Call me the Breeze.

A quel punto i Lynyrd Skynyrd erano già una leggenda. Dal vivo, i componenti del gruppo suonavano davanti alla bandiera confederata, dimostrando così il loro orgoglio sudista. Giù dal palco erano bevute e risse continue, che hanno portato a numerose denunce ed arresti, nonché alla defezione di Burns, sostituito da Artimus Pyle, e di King, fuggito dalla pazzia di Van Zandt.

Comunque sia, anche il terzo album, “Nuthin’Fancy”, del 1975, è entrato prepotentemente in classifica, diventando il primo della band a varcare la soglia della Top Ten, così come il singolo Saturday Night Special.

Sostituito anche il produttore Al Kooper con Tom Dowd, la band di Jacksonville, nel 1976, ha dato alle stampe “Gimme Back My Bullets”, un lavoro che ha ottenuto però consensi inferiori rispetto ai predecessori, nonostante la presenza dell’ottima title-track e di altri classici quali Searching, Double Trouble e della ballad Every Mother’s Son.

Dello stesso anno è anche il doppio-live “One More from the Road”, che ha ripresentato la formazione a tre chitarre, grazie all’ingresso di Steve Gaines.

Il 1977 è uscito sul mercato “Street Survivor”, dove su tutti risaltano brani quali That Smell e What’s Your Name.

Purtroppo, poco dopo, esattamente il 20 ottobre, durante la tournée promozionale, l’aereo che stava portando la band a Baton Rouge, a causa di problemi con il carburante, si è schiantato al suolo. L’impatto ha ucciso sul colpo Ronnie Van Zandt, Steve Gaines, la sorella di quest’ultimo, nonché corista, Cassie Gaines, l’assistente all’organizzazione del tour, il pilota e il co-pilota.
Gli altri membri della band sono rimasti feriti in modo molto serio. Allen Collins ha subito la rottura di una vertebra cervicale e ha rischiato l’amputazione di un arto. Leon Wilkeson ha avuto numerose lesioni interne ed un polmone perforato. Gary Rossington si è rotto un braccio e un piede. Leslie Hawkins, invece, il collo in tre punti e ha avuto il viso sfigurato.

Nei due anni successivi il resto della band è sopravvissuto in qualche modo.
Nel 1978 è uscito postumo “Skynyrd’s First and Last”, una raccolta di inediti, che, come il precedente, ha avuto vendite elevate, confermando i Lynyrd Skynyrd al vertice del Rock Sudista.

Dopo che i vari componenti hanno tentato di ricreare il gruppo, usando, però, nomi diversi, è uscito nel 1987 l’album “Legend”, un altro disco con inediti dei tempi gloriosi, come Georgia Peaches, che ha preceduto di poco l’inattesa riunione sotto la sigla Lynyrd Skynyrd.

I nuovi Skynyrd hanno sistemato dietro al microfono Johnny Van Zandt, fratello di Ronnie, con il quale, fino ad oggi, hanno inciso 7 album, l’ultimo dei quali, Vicious Cycle, è datato 2003.

Nonostante molte belle canzoni, come la patriottica Red, White and Blue, la struggente Tomorrow’s Goodbye, Preacher Man o The last Rebel, tanto per citarne qualcuna, i veri Lynyrd Skynyrd non torneranno mai più.

I Cinderella, tra hard rock e blues

di roberto.vanazzi

18 marzo 2009

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I Cinderella sono uno dei gruppi più popolari dell’Hard Rock americano della seconda metà degli anni ’80.
Fondati nel 1984 dal cantante-chitarrista Tom Keifer e dal bassista, Eric Brittingham, dopo avere assestato la line-up con l’ingresso del secondo chitarrista Jeff Le Bar e del batterista Fred Coury, hanno firmato per la casa discografica Polygram grazie alla raccomandazione di Jon Bon Jovi, che li aveva sentiti suonare per caso in un locale di Philadelfia.

Con un sound originale, nel quale il rock duro alla Aerosmith è saggiamente miscelato al blues, e con la voce di Keifer che ricorda parecchio quella di Bryan Johnson degli AC-DC, già con il primo lavoro “Night Song”, datato 1986, il quartetto ha centrato l’obiettivo di tre milioni di copie vendute.
I singoli trainanti dell’album sono l’energica “Shake me” e la power ballad “Nobody’s Fool”.

Un paio d’anni più tardi è uscito “Long Cold Winter”, il loro capolavoro, che affonda ancora di più il suono nelle radici del blues. L’esempio più lampante ne è la title track, dove emergono i nomi che hanno ispirato la musica Keifer, come B.B. King e Muddy Waters.
In 10 anni l’album, forte di canzoni come “Gypsi Road”, “Coming Home” e la ballad “Don’t Know What You Got (Till It’s Gone)” arriverà a conquistare il triplo platino.

Il blues diventa ancora più marcato nell’album seguente, “Heartbreak Station”, del 1990, che introduce anche richiami al country, come si ascolta in canzoni quali “Dead Man’s Road” e, soprattutto, in “One for Rock’n’Roll”.
Nonostante il platino, l’album non ha venduto come il precedente, in quanto i fans si sono sentiti un po’ spiazzati dall’abbandono quasi totale delle sonorità più dure degli esordi.
Keifer, nel frattempo ha dovuto sottoporsi anche ad una serie d’interventi alle corde vocali che hanno costretto la band, che ha subito pure il colpo dell’abbandono di Coury, sostituito da Kevin Valentine, a diminuire il lavoro dal vivo.

I problemi di cui sopra hanno, per forza di cose, rallentato l’uscita di “Stll Climbing”, che ha visto la luce solo nel 1994. Il disco ha ricondotto il gruppo alle sonorità di Long Cold Winter, ma è passato pressoché inosservato a causa anche dell’avvento del grunge di Seattle, con gruppi quali Nirvana, Soundgarden e Pearl Jam ad occupare tutti gli spazi radio-televisivi del momento.

Nonostante i Cinderella non si siano mai sciolti, dopo Still Climbing non è più stato registrato alcun album da studio. Gli ultimi 15 anni hanno visto la band partecipare a tour e festival vari e pubblicare alcuni the best, il più famoso dei quali è senza dubbio “Rocked, Wired & Bluesed”, del 2005, uscito anche in versione DVD.

Infine, è dell’anno scorso la notizia che Tom Keifer è stato colpito da emorragia alle corde vocali per la quale pare abbia perso completamente la voce.

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