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	<title>Music Parade &#187; Blues</title>
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	<description>cosa si muove nel mondo della musica suonata, ascoltata, usata. Scopri con noi le tracce nascoste della musica</description>
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		<title>L&#8217;eleganza dei Dire Straits, i sultani del rock</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Feb 2011 19:51:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Vanazzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I Dire Straits hanno monopilzzato le radio di ogni parte del mondo per tutti gli anni '80 e metà anni '90. Grazie ad un rock semplice, ma di notevole eleganza, il gruppo di Mark Knopfler è diventato in breve tempo un vero e proprio fenomeno commerciale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a rel="attachment wp-att-1543" href="http://www.musicparade.it/country/leleganza-dei-dire-straits-i-sultani-del-rock/attachment/dire-straits/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1543" src="http://www.musicparade.it/files/2011/02/Dire-Straits-300x289.jpg" alt="" width="300" height="289" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Per tutti gli anni ’80, e buona parte dei ’90, nell’etere radiofonico volavano in continuazione le note delle canzoni dei <strong>Dire Straits</strong>. Il loro rock sereno ed elegante era ovunque; nei cruscotti di tutte le automobili c’era almeno una cassetta di questo gruppo, pronta per essere inserita nell’autoradio quando si desiderava un po’ di relax. In perfetta controtendenza con la musica urlata di quel periodo, metal e punk su tutte, quella dei Dire Straits sapeva creare emozioni, parlando direttamente al cuore della gente, come se sussurrasse delle fiabe alla luce affusolata di una lampada. E chi erano i Dire Straits se non un’emanazione di <strong>Mark Knopfler</strong>? Era lui a comporre tutti i pezzi e il gruppo sembrava quasi una scusa per il dialogo tra la sua chitarra dalla timbrica inconfondibile e quella voce roca e tranquilla. Il suo volto imberbe da bravo ragazzo era ovunque e lui, personaggio schivo con la vocazione da antidivo, faceva di tutto per non farsi notare. Alla fine, questa band anomala è diventata un fenomeno commerciale di primo piano ed è entrata in punta di piedi, senza fare troppo rumore, nella leggenda della musica rock.</p>
<p style="text-align: justify">I fratelli <strong>Mark e David Knopfler</strong>, scozzesi di Glasgow, hanno creato i Dire Straits (più o meno <em>Momento Difficile</em>) nell’estate del 1977 a Depford, un sobborgo di Londra, sponda sud del Tamigi. In quel momento Mark, oltre a lavorare come critico musicale presso l’<em>Yorkshire Evening Post</em>, già si dilettava a suonare nei pub alcuni pezzi da lui composti. In quel fatidico 1977, quindi, i due fratelli si sono uniti al bassista <strong>Jonh Illsey </strong>e al batterista <strong>Pick Withers</strong> e hanno registrato un demo tape con alcuni di quei brani scritti da Mark. Uno di questi, <em>Sultans Of Swing</em>, è stato scelto dal DJ Charlie Gillett e proposto durante l’Honky Tonkin Show alla BBC. L’entusiastica risposta del pubblico ha convinto il produttore Muff Winwood a pubblicare l’omonimo <strong>album Dire Straits.</strong></p>
<p style="text-align: justify">Uscito nel 1978, il disco contiene la versione definitiva di <em>Sultans Of Swing</em>, che è arrivata sino al quarto posto delle classifiche inglesi. Il brano, che termina con un famoso assolo di chitarra, parla di alcuni impiegati londinesi che improvvisano un gruppo Jazz e si dilettano a suonare nei locali, per il solo piacere di fare musica. Gli altri pezzi da novanta sono la trascinante opening track <em>Down To Waterline</em>, la suadente <em>Six Blade Night</em>, <em>Setting me Up</em>, con il suo andamento country, e <em>Water Of Love</em>.</p>
<p style="text-align: justify"><a rel="attachment wp-att-1544" href="http://www.musicparade.it/country/leleganza-dei-dire-straits-i-sultani-del-rock/attachment/dire_straits/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1544" src="http://www.musicparade.it/files/2011/02/dire_straits-300x201.jpg" alt="" width="300" height="201" /></a></p>
<p style="text-align: justify">La formula proposta dai Dire Straits era semplice, ma di grande effetto. Vibrazioni mai udite prima, raffinate e particolari hanno allora iniziato a dilagare dalle radio di tutto il pianeta. La saggezza del vecchio rock-blues di J.J. Cale, Albert King e il folk di Bob Dylan sono stati riciclati e rivalutati oltre le barriere imposte dai vari generi in voga in quel periodo, dal punk allo ska, dalla new wave all’hard rock. Nessuno, fino a quel momento, aveva mai suonato come i Dire Straits e il pubblico li ha accolti a braccia aperte.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 1979, dopo che il leader ha conquistato il titolo di chitarrista dell’anno, è uscito il secondo lavoro <strong>Communique,</strong> il quale ha venduto tre milioni di copie in un baleno. Da un punto di vista stilistico non toglie e non aggiunge nulla al predecessore: ancora rock lineare, impreziosito da timbriche country, jazz e blues.  La sbarazzina <em>Lady Writer</em>, la ruvida <em>Where Do You Think You Are Going?</em>, che presenta un ritmo in crescendo con le chitarre dei fratelli Knopfler a creare magici intrecci, <em>Once Upon  A Time In The West</em>, <em>Portobello West</em>, la ballata <em>News</em> e la title track, sono le canzoni migliori.</p>
<p style="text-align: justify">L’anno seguente, durante la lavorazione di <strong>Making Movies,</strong> David Knopfler ha abbandonato polemicamente la band, sostituito in via provvisoria dal pianista della <em>E Street Band</em> <strong>Roy Bittan</strong>, con il quale nel sound del gruppo sono state introdotte le tastiere. Proprio per questo il disco presenta pezzi più orecchiabili rispetto ai precedenti e, finalmente, ha lanciato i Dire Straits nel <strong>gotha del panorama musicale mondiale</strong>. Ormai gli allievi del rock inglese datato sixties erano diventati a loro volta dei maestri indiscussi. <em>Les Boys</em> è una ballata folk dai toni acustici che dipinge la vita notturna di un locale gay di Monaco. Un rock più infuocato fa bella mostra di se in <em>Solid Rock</em> e anche in <em>Expresso Love</em>.  <em>Skateaway</em>, invece, è il pezzo con più tastiere di tutto il repertorio della band sino a quel momento. I punti di forza, però sono la stupenda <em>Tunnel Of Love</em>, che inizia con <em>The Carousel Waltz,</em> dei compositori Rodgers e Hammerstein, e termina con un lungo assolo di chitarra, tra i più coinvolgenti della storia della musica, e la romantica <em>Romeo And Juliet</em> la quale, naturalmente, narra di un amore non corrisposto. Il brano, che si apre su un arpeggio di chitarra diventato famoso sopra il quale si dipana la voce quieta di Knopfler, presenta una melodia semplice e delicata durante le strofe, per poi trasferirsi su accordi più rock nelle sezioni del ritornello.</p>
<p style="text-align: justify"><a rel="attachment wp-att-1545" href="http://www.musicparade.it/country/leleganza-dei-dire-straits-i-sultani-del-rock/attachment/knopf2/"><img class="size-medium wp-image-1545 aligncenter" src="http://www.musicparade.it/files/2011/02/knopf2-199x300.png" alt="" width="199" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify">In seguito, per intraprendere il lungo tour che ne è seguito, sono arrivati il chitarrista<strong> Hal Lindes </strong>e il tastierista <strong>Alan Clark</strong>, mentre Bittan se n’è tornato alla corte di Bruce Springsteen.</p>
<p style="text-align: justify">All’inizio del 1982, subito dopo le sedute di <strong>Love Over Gold</strong>, se n’è andato anche Withers e il gruppo è rimasto ancora più saldamente nelle mani di Mark Knopfler, il quale è diventato pure l’unico produttore. Ormai i brani erano fatti su misura per la sua Stratocaster. <em>Private Investigation</em>, il più famoso, inizia con un suono cupo e profondo del sintetizzatore, il quale conduce a una lenta progressione del pianoforte che accompagna le note dolenti di una chitarra classica. In ogni strofa, che sono praticamente parlate, Knopfler esprime la delusione e l&#8217;amarezza di un amante tradito, paragonando la sua posizione a quella di un investigatore privato che scopre lo scandalo da alcuni indizi. A un certo punto la canzone propone un lento battito del basso, con stridenti accordi di chitarra elettrica. Alla fine, prima del graduale diminuendo, si sente pure il suono della marimba, strumento africano simile allo xilofono suonato da Mike Mainieri. La lunghissima <em>Telegraph Road</em>, descrive un viaggio sulla Route 24, nota anche col nome, appunto, di <strong>Telegraph Road</strong>. La canzone inizia con un tranquillo crescendo che dura quasi due minuti, il quale anticipa il tema principale. Dopo la prima strofa ritorna il main theme, seguito dalla seconda strofa. Quindi un delizioso assolo di chitarra, un breve ponte che rallenta il brano fino a una porzione di tastiera simile alla intro, seguita da un altro assolo di chitarra più lento. In seguito, gli ultimi due versi, con il tema principale nel mezzo. Lo stesso tema è suonato l&#8217;ultima volta seguito da una più veloce parte di chitarra solista, che dura circa cinque minuti e che porta alla dissolvenza.<br />
Anche i restanti tre brani seguono la falsariga dei due appena citati: lunghi, sperimentali, belli. <em>Love Over Gold </em>è un tranquillo affresco che rivela tutte le caratteristiche del blues in un album relativamente progressivo, un capolavoro tinto di jazz, con il vibrafono suonato ancora da Mainieri che ha un posto di rilievo. <em>Industrial Disease </em>è un rock più vivace, che dà un&#8217;occhiata al declino dell&#8217;industria manifatturiera britannica nei primi anni ‘80, concentrandosi su scioperi, depressione e disfunzionalità.. A chiudere il disco gli 8 minuti di <em>It’s Never Rains</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Nell’ottobre dello stesso anno è entrato in formazione il batterista <strong>Terry Williams,</strong> il quale è comparso nello spensierato singolo in stile rockabilly <em>Twisting By The Pool,</em> facente parte del mini album <strong>ExtendedancEPlay</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Dalle date del tour di Lover Over Gold, è stato tratto il live <strong>Alchemy,</strong> ottima antologia dei migliori successi del gruppo, registrato a Londra nel luglio del 1983.</p>
<p style="text-align: justify">Da quel momento, però, Knopfler ha dedicato la maggior parte del suo tempo ad altre produzioni, lontane dai Dire Straits, come la colonna sonora del film <strong>Local Hero</strong>, la session con Bob Dylan per <em>Infidels</em> e il contributo all’album solista del fratello David.</p>
<p style="text-align: justify"><a rel="attachment wp-att-1546" href="http://www.musicparade.it/country/leleganza-dei-dire-straits-i-sultani-del-rock/attachment/dire_brothersf/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1546" src="http://www.musicparade.it/files/2011/02/dire_brothersf-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a><br />
È questo il motivo per cui il seguente lavoro dei Dire Straits, <strong>Brothers In Arms,</strong> ci ha messo tre anni prima di vedere la luce. Nel frattempo nella line-up erano entrati <strong>Omar Hakim </strong>e il tastierista <strong>Guy Flethcer</strong>. Il disco è il più venduto del decennio nel Regno Unito ed è finito al primo posto nelle chart di 24 paesi. Esso si apre con la spensierata <em>Walk Of Life,</em> quindi prosegue con capolavori quali <em>So Far Away</em>, un semplice e vivace Rock’N’Roll la cui lunga introduzione di sintetizzatore dalla melodia immediatamente riconoscibile è diventata un&#8217;icona. Il brano più famoso, però, è <em>Money For Nothing</em>, dove presta la voce anche Sting. Esso inizia con un’ouverture molto estesa, che è stata accorciata per la versione radiofonica, quindi presenta un riff di chitarra divenuto tra i più conosciuti della musica rock. Questo riff continua per tutto il brano, suonato per intero nel corso del ritornello e leggermente variato, e con sordina, durante le strofe. Nel finale è ripresa anche la melodia di <em>Don&#8217;t Stand So Close To Me </em> dei Police. Le delicate melodie di <em>Your Latest Trick</em>, con il suo celebre riff di sassofono, di <em>Ride Across The River</em> e dell’introspettiva <em>Brothers In Arms,</em> completano un disco straordinario.<br />
Una curiosità: Brothers In Arms è stato il primo album rock a essere stampato nel neonato formato del CD.</p>
<p style="text-align: justify">A luglio Mark e soci si sono ritrovati a Londra con altre band per il <strong>Live Aid,</strong> dove hanno suonato <em>Money For Nothing</em> insieme a Sting e <em>Sultans Of Swing</em>.</p>
<p style="text-align: justify"><a rel="attachment wp-att-1548" href="http://www.musicparade.it/country/leleganza-dei-dire-straits-i-sultani-del-rock/attachment/straits6/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1548" src="http://www.musicparade.it/files/2011/02/Straits6-300x243.jpg" alt="" width="300" height="243" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Il chitarrista, quindi, si è perso ancora in mille lavori, soprattutto colonne sonore e session con artisti quali Bob Dylan e Eric Clapton, che lo hanno tenuto occupato sino al 1991, quando è arrivato nei negozi <strong>On Every Streets.</strong> L’album, pur presentando l’inconfondibile sound del gruppo, anche se con gli assoli di chitarra leggermente più distorti, ha conseguito minore successo rispetto Brothers In Arms. La colpa, certo, non è dei brani, i quali si dipanano con la solita eleganza, ma è da ricercarsi nel periodo musicale che si stava vivendo, nettamente monopolizzato dal Grunge, che proprio quell’anno esplodeva a livello planetario.<br />
<em>Calling Elvis </em>è un rock schietto, che parla di un fans di Presley il quale crede che il suo eroe sia ancora vivo. Anche <em>Heavy Fuel </em>regala un ritmo piuttosto sostenuto ed esalta i vizi cui l’uomo va incontro, tipo le sigarette, l’alcool, la violenza, la lussuria e gli hamburger.  La stupenda <em>On Every Street</em>s è divisa in due parti, la prima è un suggestivo dialogo tra voce, chitarra, piano, pedal steel guitar e sassofono, mentre la seconda, caratterizzata da un deciso cambio di ritmo, è strumentale e vede la chitarra elettrica farla da padrona. <em>Fade To Black</em> è una morbida ballata jazz di alta qualità che riempie l’aria di note calde e affascinanti, che potrebbe benissimo fare parte del repertorio di Billie Holiday. Anche <em>You And Your Friends</em> è un lento di alta qualità. E poi ancora, <em>Iron Hand</em>, che racconta dello sciopero dei minatori del 1985 e la relativa carica della polizia a cavallo.</p>
<p style="text-align: justify">Il lungo tour mondiale è ben documentato sul secondo disco dal vivo, <strong>Live On The Night</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 1995 è la volta di <strong>Live At The BBC</strong>, registrato con materiale dei primi tre dischi, e questo è l’ultimo lavoro emesso dai Dire Straits. Infatti, a quel punto<strong> Mark Knopfler ha annunciato senza troppo clamore lo scioglimento</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><a rel="attachment wp-att-1549" href="http://www.musicparade.it/country/leleganza-dei-dire-straits-i-sultani-del-rock/attachment/direstraits/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1549" src="http://www.musicparade.it/files/2011/02/direstraits-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Il chitarrista-cantante ha proseguito da solo, su una strada fatta di alti e bassi (a me, personalmente, piace molto <strong>All The Roadrunning</strong>, disco country-blues in cui Mark duetta con Emmylou Harris), ma direi che la storia dei Dire Straits può terminare qui.</p>
<p style="text-align: justify">Un gruppo eccezionale i Dire Straits, che ha saputo creare uno stile particolare, costituito da un rock semplice ma di grande classe, che lo ha reso il fenomeno commerciale degli anni &#8217;80. Loro da qualche tempo non ci sono più, ma c&#8217;è scomunque Mark Knopfler, che con la sua magica chitarra e la voce tranquilla continua a regalare forti emozioni.</p>
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		<title>La musica senza tempo dei Deep Purple</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Jan 2011 18:27:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Vanazzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I Deep Purple sono uno dei gruppi più importanti nella storia del rock. Essi non solo sono stati i pionieri dell’heavy metal, ma con la loro musica completa e originale hanno abbattuto tutte le barriere del rock, spingendosi dove nessuno, sino a quel momento, si era mai avventurato.

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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a rel="attachment wp-att-1470" href="http://www.musicparade.it/metal-e-hardcore/la-musica-senza-tempo-dei-deep-purple/attachment/deep-purple1111/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1470" src="http://www.musicparade.it/files/2011/01/deep-purple1111-266x300.jpg" alt="" width="266" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Se il rock fosse una mano, le cinque dita sarebbero i <strong>Beatles</strong>, i <strong><a title="Biografia e discografia dei pink floyd" href="http://www.musicparade.it/rock-e-punk/pink-floyd-tutte-le-facce-della-luna/" target="_blank">Pink Floyd</a></strong>, i <strong><a title="Led Zeppelin, il più grande gruppo nella storia del rock" href="http://www.musicparade.it/rock-e-punk/led-zeppelin-il-piu-grande-gruppo-della-storia-del-rock/" target="_blank">Led Zeppelin</a></strong>, i <strong>Rolling Stones </strong>e i <strong>Deep Purple</strong>. Poi le mani sono due e nella seconda ognuno ci mette chi vuole. Si, lo so, volevo scrivere una frase profonda e mi è uscita solo questa, ma il concetto rimane lo stesso: le band che ho citato, per quanto mi riguarda, sono state le più influenti della storia di questo genere musicale. Un paio di esse sono già state citate in questo sito a suo tempo, oggi, invece, vorrei focalizzare l’attenzione sui mitici Deep Purple.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>I Deep Purple sono nati in Inghilterra</strong> nel marzo del 1968, dalle ceneri di un gruppo chiamato Roundabout, dopo una tournée di quest’ultimo in Germania. I fondatori sono il guitar-heroe <strong>Ritchie Blackmore</strong>, il tastierista <strong>John Lord</strong> e il bassista Nick Simper. Gli ultimi due avevano già suonato insieme anche nei Flowerpot Men (quelli dell’inno Hippie Let’s Go To San Francisco). Al trio si sono uniti il batterista <strong>Ian Paice </strong>e il cantante Rod Evans, entrambi reduci dai Maze.</p>
<p style="text-align: justify">La band così formata ha registrato e trovato notevole successo con il singolo <em>Hush</em>, cover del cantautore americano Joe South. Non molto tempo dopo, con solo 18 ore di registrazione alle spalle, è stato pubblicato <strong>Shades Of Deep Purple</strong>, lavoro ancora orientato verso un rock psichedelico e il pop. Oltre alla citata <em>Hush</em>, il disco contiene già alcune perle come la strumentale <em>And The Address</em>, la sbarazzina <em>One More Many Rain</em> e la progressiva <em>Happiness/I’m So Glad</em>, che come introduzione presenta un pezzo della suite sinfonica Sheherazade, del compositore russo Rimsky-Korsakov. Da notare anche la presenza di numerose cover, tra cui <em>Help</em> dei Beatles, qui dilatata e rallentata, e <em>Hey Joe </em>di Hendrix. L’album, fatto strano per l’epoca (siamo sempre nel 1968), ha suscitato clamore in America, ma è stato praticamente trascurato nella loro patria.</p>
<p style="text-align: justify">
<div id="attachment_1471" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a rel="attachment wp-att-1471" href="http://www.musicparade.it/metal-e-hardcore/la-musica-senza-tempo-dei-deep-purple/attachment/ritchie-blackmore-3/"><img class="size-medium wp-image-1471" src="http://www.musicparade.it/files/2011/01/ritchie-blackmore-3-300x248.jpg" alt="" width="300" height="248" /></a><p class="wp-caption-text">Ritchie Blackmore</p></div>
<p>Nel 1969 il gruppo ha rilasciato due lavori, con i quali ha spostato il sound verso un rock più ricercato: <strong>The Book Of Taliesyn </strong>e <strong>Deep Purple.</strong> Sul primo spiccano le splendide versioni di <em>River Deep Mountain High</em> di Ike &amp; Tina Turner (anche in questo caso il brano inizia con un accenno di musica classica, ovvero l’Intro di Così Parlò Zarathustra di Richard Strauss), di <em>We Can’t Work It Out</em> dei Beatles e di <em>Kentucky Woman</em> di Neil Diamond.<br />
In <strong>Deep Purple</strong>, invece, troviamo il rifacimento di <em>Lalena</em>, brano del folksinger Donovan, la dura <em>The Painter</em> e <em>Why Didn’t Rosemary</em>, entrambe preludio dei tempi che verranno, nonché la magnifica suite in tre sezioni <em>April</em>, 12 minuti di pura magia.</p>
<p style="text-align: justify">A quel punto, per trovare il successo anche in madre patria, i Purple hanno cambiato direzione assumendo un suono più duro e compatto. Evans e Simper se ne sono andati, lasciando il posto a due personaggi tecnicamente più dotati: il vocalist <strong>Ian Gillan</strong> e <strong>Roger Glover</strong>, che avevano militato insieme negli Episode Six.</p>
<p style="text-align: justify">Con la nuova line up, probabilmente la più celebre della loro lunga storia, i Deep Purple hanno registrato un disco dal vivo nel quale s’incontrano il rock e la musica classica: <strong>Concerto For Group and Orchestra</strong>. Nato da un’idea di John Lord, l’ambizioso lavoro è stato registrato presso la Royal Halbert Hall di Londra in compagnia della Royal Philarmonic Orchestra. Esso è formato da una sinfonia in tre movimenti più un paio di brani, tra i quali spicca la famosa<em> Child In Time.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em><a rel="attachment wp-att-1472" href="http://www.musicparade.it/metal-e-hardcore/la-musica-senza-tempo-dei-deep-purple/attachment/deep_purple_in_rock_a/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1472" src="http://www.musicparade.it/files/2011/01/deep_purple_in_rock_a-300x293.jpg" alt="" width="300" height="293" /></a></em></p>
<p style="text-align: justify">Gli anni ’70 si sono aperti con uno di quei capolavori che, nonostante siano passati oltre 40 anni, non smettono di affascinare. Si tratta di <strong>Deep Purple In Rock</strong>, con il quale i Deep Purple hanno iniziato la loro marcia verso la fama internazionale. Dentro la copertina che riprende l’immagine dei presidenti USA scolpiti nella roccia del monte Rushsmore (naturalmente con i componenti dei Deep Purple al posto di Washington e soci) si trova un disco eccezionale, costituito da un rock potente che detterà le regole per le generazioni future. I brani sono uno più bello dell’altro: la trascinante<em> Speed King</em>, le altrettanto dirompenti <em>Bloodsucker</em> e <em>Flight Of The Rat</em>, la psichedelica <em>Hard Lovin’Man</em> e, soprattutto, la pura melodia della celeberrima storia di un perdente <em>Child In Time</em>, la quale è stata al centro di una controversia a causa della sua somiglianza con <em>Bombay Calling</em> degli It’s A Beautiful Day.</p>
<p style="text-align: justify">Gillan possedeva la voce più potente della storia del rock e dal vivo sapeva infuocare le platee. Blackmore era il chitarrista funambolico, che si dilettava con i wha-wha e gli assoli distorti. Lord portava in dote la sua esperienza di classica e blues, mentre Glover e Paice erano due motorini inesauribili e precisi. La loro forza però, stava nell’amalgama sonora, che ha saputo abbattere tutte le barriere del rock, probabilmente mai superate da nessun altro. Con questo disco i Deep Purple hanno dimostrato di essere non solo <strong>il gruppo più completo e originale di sempre</strong>, ma dei veri e propri pionieri, che si sono spinti dove nessuno, sino a quel momento, si era mai avventurato.</p>
<p style="text-align: justify">Il successo è proseguito immutato anche l’anno seguente con <strong>Fireball</strong>, un lavoro meno granitico del precedente, con un suono più pulito che sonda in tutti gli anfratti dell’hard rock. Tra le canzoni, la veloce title track su tutte, ma anche la bellissima <em>Fools,</em> che con il suo alternarsi di toni bassi e alti è costruita sulla falsariga di <em>Child In Time</em>, <em>The Mule</em>, che si farà conoscere dal vivo per il suo lunghissimo assolo di batteria, e la caustica <em>No No No</em>, dotata di una ritmica blues-rock.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 1972 è uscito<strong> Machine Head</strong><strong> </strong>, il disco che contiene il brano più famoso dei Deep Purple, quella <em>Smoke On The Water</em> il cui riff è conosciuto anche dai sassi. L’album, però, non finisce lì. <em>Highway Star</em> è un’iniezione di energia pura, mentre <em>Lazy </em>è un capolavoro che deve tutto al blues e che contiene uno degli assoli di chitarra più belli dell’intera discografia del gruppo. Stupende sono anche <em>Space Truckin’</em>, <em>Never Before</em>, <em>Pictures Of Home</em> e la struggente <em>When A Blind Man Cry</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Il momento magico dei Purple è stato cristallizato in uno degli album live più belli di sempre, <strong>Made In Japan</strong> che ha saputo catturare tutta l’energia di questo gruppo e la sua capacità d’improvvisare, sancendone così l’immortalità.</p>
<p style="text-align: justify"><a rel="attachment wp-att-1473" href="http://www.musicparade.it/metal-e-hardcore/la-musica-senza-tempo-dei-deep-purple/attachment/deep-purple/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1473" src="http://www.musicparade.it/files/2011/01/deep-purple-300x293.jpg" alt="" width="300" height="293" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Una leggera flessione il gruppo l’ha ottenuta con il successivo <strong>Who Do We Think We Are?</strong>, disco nel quale si denota una piccola stanchezza creativa, anche se brani quali<em> Woman From Tokyo, Rat Bat Blue</em>, con il suo funambolico assolo centrale di tastiera, <em>Smooth Dancer</em> e la blueseggiante <em>Place In Line</em> valgono da sole il prezzo dell’acquisto.</p>
<p style="text-align: justify">A quel punto, però, i Deep Purple si sono trovati ad affrontare un momento duro: <strong>Gillan e Glover hanno lasciato la band</strong> per intraprendere nuove strade. Il basso è stato allora affidato a <strong>Glen Hughes</strong>, il quale era anche un ottimo singer, mentre dietro al microfono è arrivato quel <a title="Il leggendario Hard rock di David Coverdale e dei Whitesnake" href="http://www.musicparade.it/rock-e-punk/il-leggendario-hard-rock-di-david-coverdale-e-dei-whitesnake/" target="_blank"><strong>David Coverdale</strong></a> dalla voce calda e potente, che troveremo in seguito nei Whitesnake.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Burn</strong>, datato 1974, presenta un rock grezzo, che fa quasi pensare ad un ritorno ai tempi di In Rock, ma ascoltandolo bene si riscontrano delle forti venature blues e funky introdotte dai nuovi arrivati. Il malinconico blues di <em>Mistread </em>è stupendo, anche se il pezzo di maggior successo è senza dubbio la poderosa title track, dotata di un riff micidiale tra i più clonati nella storia del rock. Molto belle sono anche <em>What’s Goin’ On Here </em>e <em>Lay Down, Stay Down</em>.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Stormbringer</strong>, rilasciato sempre lo stesso anno, è un disco più spento rispetto al predecessore. Il gruppo si stava sempre più allontanando dall’hard rock che li aveva resi famosi per intraprendere la strada verso il soul e il funky. <em>Soldier Of Fortune</em> è comunque una ballad superlativa, la migliore mai composta dai Purple, nella quale Coverdale ci mette un sacco di anima e di passione. Da sottolineare anche <em>You Can’t Do It Right</em>, <em>Hold On</em>, e <em>Strombringer</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Un’altra amara sorpresa attendeva i Deep Purple dietro l’angolo all’inizio del 1975: <strong>l’abbandono di un insoddisafatto Ritchie Blackmore</strong>. L’asso delle sei corde ha lasciato per formare i Rainbow, dove ha trovato di nuovo al suo fianco Roger Glover. L’ultima sua apparizione con il gruppo è il concerto tenutosi il 7 aprile a Parigi, ben documentato su un prezioso doppio album.</p>
<p style="text-align: justify">Paice e Lord, gli unici rimasti della formazione originale, hanno quindi reclutato lo sconosciuto chitarrista americano <strong>Tommy Bolin</strong>. Purtroppo, il periodo di gloria di questa promessa della chitarra è stato troppo breve. Con i Purple, infatti, Tommy ha pubblicato soltanto un album da studio, <strong>Come Taste The Band</strong>, un lavoro che trova la propria forza nella tirata opening track <em>Comin’ Home</em>, in <em>Lady Luck</em>, nella power ballad <em>You Keep On Movin’ </em>e nei sei minuti dell’articolata <em>This Time Around</em>, che a una prima parte prettamente pianistica ne alterna una seconda più dura, sostenuta dalla chitarra elettrica di Bolin.</p>
<p style="text-align: justify">I Deep Purple hanno poi intrapreso un lungo tour mondiale, al termine del quale, nel luglio del 1976, è stato annunciato il loro scioglimento. A dicembre dello stesso anno, dopo un concerto di spalla a Jeff Beck, <strong>Bolin è morto per un’overdose</strong>.<br />
<strong>Lo scioglimento dei Deep Purple</strong> ha lasciato spazio ai singoli membri d’intraprendere carriere personali, dove spiccano i Whitesnake di Coverdale, nei quali hanno fatto un’apparizione anche Lord e Paice.</p>
<div id="attachment_1474" class="wp-caption aligncenter" style="width: 300px"><a rel="attachment wp-att-1474" href="http://www.musicparade.it/metal-e-hardcore/la-musica-senza-tempo-dei-deep-purple/attachment/ian-gillan/"><img class="size-medium wp-image-1474" src="http://www.musicparade.it/files/2011/01/ian-gillan-290x300.jpg" alt="Ian Gillan" width="290" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Ian Gillan</p></div>
<p style="text-align: justify"><strong>La ricostituzione della formazione classica dei Deep Purple</strong>, quella del periodo d’oro che va dal 1969 al 1973, la cosiddetta Mark II, è stata ispirata dall’uomo che a suo tempo ne aveva decretata la fine denunciandone la staticità creativa, Ian Gillan. Sul finire del 1982, infatti, il cantante si è incontrato con Lord e gli ha proposto di riunire i vecchi compagni per un progetto a lungo termine, che non fosse una semplice mossa speculativa, ma che prevedeva nuovi album e una serie di concerti. Ian Paice, che all’epoca lavorava con l’ex Thin Lizzy Gary More, ha aderito immediatamente. Gillan è volato quindi negli Stati Uniti per contattare Glover e Blackmore, i quali si sono dichiarati entusiasti. Il chitarrista, però, ha dovuto posticipare la rinascita del gruppo per portare a termine i suoi impegni con i Rainbow, dei quali si sarebbe liberato solo nel 1983. Per ammazzare l’attesa Gillan si è unito momentaneamente ai Black Sabbath, registrando con loro un album: Born Again. Ma questa è un’altra storia.</p>
<p style="text-align: justify"><a rel="attachment wp-att-1477" href="http://www.musicparade.it/metal-e-hardcore/la-musica-senza-tempo-dei-deep-purple/attachment/deep-purple-6/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1477" src="http://www.musicparade.it/files/2011/01/deep-purple-6-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198" /></a></p>
<p style="text-align: justify">La resurrezione dei Purple è datata aprile 1984, quando in uno chalet del Vermount è stato firmato il contratto con la Polygram. Il primo lavoro della band s’intitola <strong>Perfect Strangers</strong>. Atterrato nei negozi nell’ottobre dello stesso anno, esso ha regalato ai fans l’inconfondibile sound di questi maestri del rock duro. Non si tratta però di un revival carico di nostalgia, bensì di un disco fresco e al passo con i tempi. <em>Knockin’ At Your Back Door,</em> <em>Perfect Strangers</em>, la malinconica <em>Wasted Sunset</em>, l’epica <em>Son Of Alerik</em> e <em>Hungry Daze</em> sono entrate di prepotenza a fare parte dei classici dei Deep Purple, aggiungendosi al loro repertorio live.<br />
A proposito di live, ogni tappa del tour che è seguita al disco ha registrato il sold out e il ritorno in Inghilterra come headliner al Festival di Knebworth, nel 1985, è stato a dir poco trionfale.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 1987 è uscito <strong>The House Of Blue Light</strong>, che presenta un suono più artefatto e innovativo rispetto al lavoro precedente. Roger Glover l’ha descritto “<em>un album sperimentale su base Blues</em>”. Il mio pezzo preferito è senza dubbio <em>Strandeways</em>, ma anche <em>Bad Attitude,</em> un rock pieno di energia che si apre con l’organo di Lord, ha il suo bel perché. E cosa dire di <em>Mad Dog</em>, con il suo riff di chitarra orecchiabile, e dell’epica <em>The Spanish Archer</em>, o ancora della veloce <em>Dead Or Alive</em>? Magnifiche!</p>
<p style="text-align: justify">L’anno seguente è stato pubblicato il disco dal vivo <strong>Nobody’s Perfect</strong>, nel quale, oltre ai concerti americani e norvegesi, è immortalata una versione di<em> Black Night</em> parzialmente registrata all’Arena di Verona.</p>
<p style="text-align: justify">È stato nel 1989 che Gillan e Blackmore sono tornati ad avere contrasti che hanno spinto il primo a lasciare nuovamente la band. Per sostituirlo, Richie ha chiamato il suo cantante ai tempi dei Rainbow <strong>Joe Lynn Turner</strong> (in quel momento aggregato al gruppo di Malmsteen) con il quale nel 1990 i Deep Purple hanno registrato <strong>Slaves And Masters</strong>. È questo un album mediocre, orecchiabile al punto giusto, ma non esplosivo, dove fanno bella mostra di se canzoni quali <em>Fire In The Basement</em>, con il suo famoso intro di chitarra, la ballad <em>Love Conquers All</em> e <em>King Of Dreams</em>.</p>
<p style="text-align: justify">I Deep Purple, però, non erano contenti della situazione, così Lord, Paice e Glover hanno chiesto a gran voce il ritorno di Gillan. Alla fine Blackmore ha ceduto e la Mark II, per la terza volta, si è ricostituita. Il risultato è <strong>The Battle Rages On</strong>, un lavoro che ha nella dura title track, nel rock-blues di <em>Ramshackle Man</em>, in <em>Solitaire </em>e, soprattutto, in <em>Anya</em> i propri punti di forza. Il disco, però, ha risentito molto del fatto che le parti vocali erano state preparate per essere cantate da Turner, e anche del riaffiorare dei dissapori tra Blackmore e il resto della band, che sono finiti con l’abbandono definitivo del chitarrista nel bel mezzo del tour di supporto all’album. A sostituire Ritchie, che è tornato a registrare un album con i Rainbow per poi dedicarsi alla musica medievale con i Blackmore’s Night, è stato momentaneamente <strong>Joe Satriani</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Il sostituto ufficiale di Blackmore lo si è trovato nell’ottimo <strong>Steve Morse</strong>, che ha portato in seno al gruppo le sue esperienze con la musica fusion.<br />
Nel 1986 è stato pubblicato <strong>Purplendicular</strong>, un lavoro ambizioso, potente e ben strutturato, dove il nuovo chitarrista ha la possibilità di non fare rimpiangere chi lo ha preceduto. La critica è unanime nel ritenere questo un ottimo disco e canzoni quali <em>Ted The Mecanic, Hey Cisco, Loosen My String, Sometimes</em> <em>I Feel Like Screaming</em>, la ballad <em>The Aviator</em> e <em>Somebody Stole My Guitar</em> ne sono una degna testimonianza.</p>
<p style="text-align: justify">
<div id="attachment_1475" class="wp-caption aligncenter" style="width: 184px"><a rel="attachment wp-att-1475" href="http://www.musicparade.it/metal-e-hardcore/la-musica-senza-tempo-dei-deep-purple/attachment/steve-morse-mydistortions/"><img class="size-medium wp-image-1475" src="http://www.musicparade.it/files/2011/01/Steve-Morse-mydistortions-174x300.jpg" alt="" width="174" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Steve Morse</p></div>
<p>Lo stesso anno è uscito anche <strong>Live At The Olympia,</strong> prima prova con Morse sul palco, dove i vecchi classici sono ben amalgamati con gli ultimi successi.</p>
<p style="text-align: justify">Il seguente album da studio, invece, è datato 1998 e si chiama <strong>Abandon</strong>. È un disco più sperimentale rispetto Purplendicular, meno orecchiabile, ma non per questo meno bello. Da citare brani quali <em>Don’t Make Me Happy</em>, stupendo blues che nel suo incedere malinconico ricorda vagamente <em>Mistread,</em> <em>Fingers To The Bone, 69, Any Fule Kno That</em>, con il suo approccio rap, e la rivisitazione di <em>BloodSucke</em>r, brano presente sull’album In Rock e qui ribattezzato <em>Bludsucker</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Purtroppo Abandon è stato<strong> l’ultimo album in cui ha lavorato John Lord</strong>. Dopo 34 anni di straordinaria carriera, nel 2002 il tastierista ha deciso che era giunto il momento di intraprendere una strada personale, dedicata alla musica orchestrale. A quel punto Ian Paice è rimasto l’unico ad avere suonato nel gruppo inglese dall’inizio sino ai giorni nostri. Il nuovo tastierista è stato <strong>Don Airey</strong>, il quale aveva già avuto rapporti con i vari membri dei Deep Purple per avere lavorato nei Rainbow e nei Whitesnake.</p>
<p style="text-align: justify">La nuova line-up, Gillan, Glover, Morse, Airey e Paice, ha registrato nel 2003 l’album <strong>Bananas</strong>. Chi pensava che l’uscita di scena di Lord avrebbe influito sulla vena compositiva della band si sbagliava di grosso. Il disco, ricco d’idee, innovativo e allo stesso tempo legato al passato del gruppo, propone tracce nel classico sound dei Purple, unite ad altre che portano una ventata di freschezza e novità. La metallica opening-track <em>House Of Pain</em>, la stupenda power ballad <em>Walk On</em>, la progressiva title track, la “funkegiante” <em>Pictures Of Innocence</em>, <em>Haunted</em>, nel quale Gillan duetta con la brava Beth Hart, sono tutti pezzi meravigliosi, che non fanno pensare all’età media dei componenti di questo gruppo. A chiudere il disco un cameo strumentale, <em>Contact Lost</em>, un minuto e mezzo per sognare con la chitarra di Morse e la tastiera di Airey</p>
<p style="text-align: justify"><a rel="attachment wp-att-1476" href="http://www.musicparade.it/metal-e-hardcore/la-musica-senza-tempo-dei-deep-purple/attachment/deeppurple3/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1476" src="http://www.musicparade.it/files/2011/01/deeppurple3-300x222.jpg" alt="" width="300" height="222" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Il diciottesimo e sino ad ora ultimo lavoro da studio dei Deep Purple risale al 2005. Si tratta di <strong>Rapture Of The Deep</strong>, un altro successo che segue la linea tracciata da Bananas, anche se è meno sperimentale. Molto bella è la title track, con il suo andamento orientaleggiante, ma anche <em>Wrong Man</em>, la ballad <em>Cleary Quite Absurd</em>,<em> Junkyard Blues</em>, il ritmo trascinante di <em>Kiss Tommorrow Goodbye</em>, il blues di <em>Don’t Let Go</em> e la suite finale <em>Before Time Began</em>, la canzone più innovativa dell’album.</p>
<p style="text-align: justify">A quanto pare<strong> i Deep Purple non intendono fermarsi</strong> e hanno annunciato già un nuovo album, che dovrebbe uscire il mese prossimo (febbraio 2011). È incredibile come nella loro lunghissima carriera questi “ragazzi” abbiano accusato pochi passi falsi e siano riusciti a passare indenni attraverso ogni crisi che si è presentata. Essi hanno inventato un genere, l’Heavy Metal, quindi hanno cambiato stile secondo le formazioni che si sono susseguite, tenendo come punti saldi la notevole abilità tecnica, la professionalità, la melodia raffinata anche nei brani più tirati e l’energia. Nella loro musica si ascolta di tutto, dal rock al blues, dal soul al funk, dal jazz alla classica, addirittura il rap, tanto da essere classificati come la band più completa di tutti i tempi.  Insomma, si susseguono le generazioni e ognuna di esse ha amato questi <strong>“pilastri del rock” </strong>e sono convinto che nessuno smetterà mai di farlo, perché la loro musica, anche quando loro decideranno di fermarsi definitivamente, continuerà ad esistere per sempre.</p>
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		<title>Il Rock essenziale dei Creedence Clearwater Revival</title>
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		<pubDate>Wed, 19 May 2010 20:37:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Vanazzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blues]]></category>
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		<category><![CDATA[Rock e Punk]]></category>
		<category><![CDATA[biografia dei CCR]]></category>
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		<description><![CDATA[In soli 4 anni, dal 1968 al 1972, i californiani Credence Clearwater Revival hanno realizzato un’incredibile sequenza di successi, grazie ad un rock semplice, ma di grande impatto sonoro, sostenuto dalla voce roca di John Fogerty, un genio della musica che ha composto gran parte del materiale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-642" href="http://www.musicparade.it/country/il-rock-essenziale-dei-creedence-clearwater-revival/attachment/creedenceclearwaterrevival/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-642" title="creedenceclearwaterrevival" src="http://www.musicparade.it/files/2010/05/creedenceclearwaterrevival-300x219.jpg" alt="" width="300" height="219" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I Creedence Clearwater Revival</strong> sono nati in California sul finire degli anni ’50, quando tre compagni della El Cerrito High School,<strong> John Fogerty</strong>, <strong>Stu Cook </strong>e <strong>Dough Clifford</strong>, hanno deciso di fondare una band.<br />
A loro si è presto aggiunto il fratello di John, il più vecchio <strong>Tom Fogerty</strong>, e i quattro ragazzi hanno iniziato ad esibirsi in alcuni club del luogo presentandosi come <strong>Blue Velvets</strong> finchè, nel 1964, hanno firmato un contratto per la Fantasy. Con la nuova denominazione di <strong>Golliwogs</strong> hanno realizzato qualche singolo, fra i quali l’unico ad avere ottenuto un discreto successo è stato <em>Brown-Eyed Girl</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1967 il gruppo ha cambiato nuovamente nome adottando il definitivo Creedence Clearwater Revival. <strong>Il rock proposto era semplice, ma di grande impatto sonoro</strong>, con venature di blues, country, folk e musica bayou, sostenuto dalla voce roca di John Fogerty, un genio della musica che ha composto gran parte del materiale. Il pubblico ne è rimasto immediatamente impressionato e da quel momento è iniziata una carriera costellata di trionfi.<span id="more-640"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il primo album</strong> è del 1968, s’intitola semplicemente con il nome della band ed è un lavoro prettamente <strong>blues</strong>. I pezzi cardine sono le cover <em>Suzie Q </em>di Dale Hawkins, <em>Ninety-nine and a half </em>(Won’t do) di Wilson Piquett e <em>Put I Spell On You</em> di Screamin’ Jay Hawkins, ma anche <em>Walk On The Water</em>, residuo dei tempi dei Golliwogs e l’acida <em>Gloomy</em>, che presenta un grande lavoro di chitarra dei fratelli Fogerty.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-643" href="http://www.musicparade.it/country/il-rock-essenziale-dei-creedence-clearwater-revival/attachment/creedence-clearwater-revival/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-643" title="creedence-clearwater-revival" src="http://www.musicparade.it/files/2010/05/creedence-clearwater-revival-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><br />
L’anno seguente il gruppo ha rilasciato addirittura tre album; una trilogia di capolavori che hanno spinto i CCR all’apice della fama.</p>
<p>Il primo è stato <strong>Bayou Country</strong>, uscito a gennaio. Si tratta di un disco meno blues rispetto il predecessore, ma con un sound rivolto verso il country-rock-folk. Brani quali la poderosa <em>Born On The Bayou</em>, l’elettrizzante <em>Good Golly Miss Molly</em>, cover di Little Richard, il magnifico blues bianco di <em>Graveyard Train</em> e la famosa <em>Proud Mary</em>, che ha dominato le classifiche dei singoli di quel periodo, sono diventate vere e proprie pietre miliari del rock.</p>
<p>Con <strong>Green River</strong>, arrivato nei negozi ad agosto, ecco un’altra magica serie di hits: la title track, il folk-rock di<em> Bad Moon Morning</em>, il blues di <em>Commotion</em> e la sbarazzina <em>Lodi</em>.</p>
<p>Infine, a novembre, ecco il terzo LP datato 1969, <strong>Willie &amp; The Poor Boy</strong>, che contiene successi quali il progressive rock di <em>Effigy</em>, l’hard antimilitarista di <em>Fortunate Son</em>, <em>Dowwn On The Corner </em>e la cover-country<em> Cotton Field.</em></p>
<p>A dimostrazione del fatto che il 1969 è stato un anno irripetibile per i CCR, c’è da aggiungere che il 16 agosto essi erano presenti sul palco del <strong>Festival di Woodstock.</strong></p>
<p>Nel 1970 è stato registrato<strong> Cosmo’s Factory</strong> e anch’esso ha ottenuto un successo immediato, grazie alla melodica <em>Who’ll Stop The Rain</em>, allo scatenato rock’n roll di <em>Travelin’Band</em>, alla rabbiosa <em>Up Around The Bend</em>, a<em> Lookin’ Out My Backdoor</em>, agli oltre 11 minuti della cover di Norma Whitfield e Barrett Strong <em>I Heard It Through The Grapevine</em> e, la mia preferita in assoluto, <em>Ramble Tamble.</em></p>
<p>A quel punto i CCR erano ormai diventati un <strong>fenomeno internazionale</strong>, nonché la band di primo piano del rock della West Coast. Insieme al successo però, sono arrivati anche i primi <strong>dissidi interni,</strong> più che altro dovuti al ruolo predominante di John Fogerty rispetto agli altri membri.</p>
<p>Un indizio della crisi lo si nota ascoltando<strong> Pendulum</strong>, album datato 1971 e decisamente inferiore ai predecessori, anche se vi trovano posto ottime tracce quali <em>Pagan Baby</em>, le brillanti<em> Molina</em> e <em>Hey Tonight,</em> la ballad <em>(Wish I Could) Hideway</em>, che presenta una breve intro di organo, la strumentale <em>Rude Awakening</em> e, soprattutto, il pop orecchiabile di <em>Have You Ever Seen The Rain?</em> metafora della guerra del Vietnam. Pendulum è l’unico LP dei CCR a non presentare neppure una cover.</p>
<p>Dopo questo disco, però, <strong>Tom Fogerty ha abbandonato</strong> e i CCR hanno proseguito come trio. Il sound purtroppo ne ha risentito, tanto che <strong>Live In Europe</strong>, documento del viaggio di settembre nel Vecchio Continente, presenta solo pallide versioni dei successi del gruppo.</p>
<p>John Fogerty ha pensato allora di regalare più spazio a Clifford e Cook, i quali hanno composto alcuni brani presenti sull’LP <strong>Mardi Gras,</strong> del 1972.<br />
Il disco è mediocre. La canzone più bella è senza dubbio la ballad <em>Someday Never Comes</em>, scritta da Fogerty, mentre quelle a firma del bassista e del batterista, che si cimentano pure nel canto, non sono di quelle che rimarranno negli annali della musica.<br />
La conseguenza è stata<strong> la fine dei Credence Clearwater Revival</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-644" href="http://www.musicparade.it/country/il-rock-essenziale-dei-creedence-clearwater-revival/attachment/ccr1/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-644" title="CCR1" src="http://www.musicparade.it/files/2010/05/CCR1-300x212.jpg" alt="" width="300" height="212" /></a></p>
<p>Negli anni seguenti i brani del gruppo hanno continuato ad allietare i fans, grazie alla presenza in numerose colonne sonore, a cover di altri artisti e ad una serie incredibile di antologie. Queste ultime hanno ottenuto tutte buoni responsi di vendite. Nel 1976, ad esempio, la raccolta <strong>Chronicle </strong>è diventata disco di platino, mentre dieci anni più tardi, il live postumo <strong>The Royal Albert Hall Concert</strong> si è guadagnato l’oro.</p>
<p>I Credence Clearwater Revival si sono riuniti una sola volta, nel 1980, in occasione del matrimonio di Tom Fogerty, mentre nel 1995 Cook e Clifford hanno formato i <strong>Credence Cleaerwater Revisited</strong>, con i quali hanno registrato un doppio album di successi dei vecchi Revival, intitolato <strong>Recollection</strong>.</p>
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		<title>I Cream: il primo supergruppo della storia del rock</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 09:04:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Vanazzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rock e Punk]]></category>
		<category><![CDATA[biografia Cream]]></category>
		<category><![CDATA[Blues]]></category>
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		<description><![CDATA[I Cream sono stati probabilmente il primo “supergruppo” della storia del rock. Una meteora che ha avuto un seguito vastissimo e ha gettato le basi per la musica rock del Regno Unito.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: justify;"><strong>I Cream sono stati probabilmente il primo “supergruppo”</strong> della storia del rock. Una meteora che ha avuto un seguito vastissimo e ha gettato le basi per la musica rock del Regno Unito.</p>
<p style="text-align: justify;">Il trio, una classica formazione chitarra, basso e batteria, è nato nel lontano 1966, fortemente voluto dal produttore Robert Stigwood. Esso comprendeva <strong>Eric Clapton</strong>, ex Yardbirds e da poco uscito dai Bluesbreakers di John Mayall, e due membri della Graham Bond Organization, <strong>Peter “Ginger” Baker</strong> e <strong>Jack Bruce</strong>.<br />
<strong>Dotati di una notevole capacità tecnica</strong>, i tre vantavano già una buona reputazione nell’ambito del cosiddetto “Blues Bianco”, per questo sono riusciti a guadagnarsi un buon seguito sin dagli esordi. L’unico punto debole, <span id="more-562"></span>stava nel fatto che <strong>il gruppo ha sempre risentito della forte individualità dei suoi componenti</strong>, ed è stato questo uno dei motivi che porterà al precoce scioglimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell’ottobre del 1966 è uscito il primo 45 giri, <em>Wrapping Paper</em> il quale, però, non ha ottenuto un grosso successo. Con il secondo disco singolo, <em>I Feel Free</em>, i Cream hanno invece fatto centro e sono entrati in classifica.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="size-full wp-image-564 alignright" style="margin-left: 3px; margin-right: 3px;" title="cream" src="http://www.musicparade.it/files/2010/03/cream.jpg" alt="cream" width="280" height="276" /></p>
<p style="text-align: justify;">A dicembre è quindi stato dato alle stampe l’album <strong>Fresh Cream</strong>, che presentava un <strong>rock-blues elettrificato</strong>, che è stato il marchio di fabbrica della band.<br />
Esso contiene versioni rivisitate di classici blues, quali <em>Spoonful</em>, di Willie Dixon, <em>I’m So Glad</em> di Skip Jaems e <em>Rollin’ and Tumblin’ </em>di Muddy Waters, e pezzi originali come la già citata <em>I Feel Free</em> e <em>N.S.U</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">La fama il trio se l&#8217;è comunque costruita grazie alle esecuzioni dal vivo, soprattutto negli Stati Uniti, dove ha superato quella tributata in patria.</p>
<p style="text-align: justify;">Il secondo LP, <strong>Disraeli Gears</strong>, è uscito nel 1967 e si presenta meno blues rispetto al precedente. Esso contiene la famosissima <em>Sunshine Of Your Love</em>, tra i pezzi migliori del repertorio dei Cream, con un incipit che conoscono anche i sassi, un po’ come quello di Smoke On The Water, per intenderci. Quindi <em>Swlabr</em> (acronimo di She Was Like A Bearded Rain¬bow) e <em>Dance The Night Away</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo album ha anticipato la tournée americana, sfociata nel <strong>concerto al Fillmore</strong>, documentato su <strong>Wheels Of Fire</strong>, un doppio metà da studio, con brani quali <em>Politician</em>, <em>Sitting on Top of the World</em> e, soprattutto, <em>White Room</em> e metà dal vivo, dove prevalgono i quasi 17 minuti di <em>Spoonful</em>.<br />
A quel punto anche gli inglesi, insieme al resto del mondo, hanno scoperto le capacità esecutive dei Cream.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla fine del 1968, all’apice della popolarità, il trio ha spiazzato tutti <strong>annunciando la decisione di sciogliersi</strong>, per colpa di attriti interni provocati, come detto all’inizio, dallo scontro di tre forti personalità.</p>
<p style="text-align: justify;">L’addio alle platee è stato dato il 26 novembre di quello stesso anno, con un concerto alla <em>Royal Albert Hall di Londra</em>. Il <strong>Last Concert</strong> è finito anche su pellicola, ed è uno dei film-rock culto della storia della musica.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Goodbye </strong>è uscito postumo nel 1969 e contiene 3 brani live e 3 nuovi da studio, fra cui la magnifica <em>Badge</em>, scritta a 4 mani da Clapton e George Harrison.</p>
<p><strong><img class="alignleft" style="margin-left: 3px; margin-right: 3px;" title="Cream" src="http://www.musicparade.it/wp-content/uploads/2010/03/Cream-300x154.jpg" alt="Cream" width="300" height="154" /></strong></p>
<p style="text-align: justify;">I fans hanno dovuto attendere sino al <strong>1993 per rivedere i tre ancora insieme sopra un palco</strong>. L&#8217;evento è arrivato grazie alla cerimonia per l&#8217;introduzione dei Cream nella Rock and Roll Hall of Fame.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche <strong>nel</strong> <strong>2005 il gruppo si è ritrovato per affrontare alcune date on stage</strong>. La prima serie, ben documentata su un doppio CD e un DVD, è stata a maggio, là dove tutto era finito, presso la Royal Albert Hall, mentre altre tre serate sono state effettuate a ottobre, al Madison Square Garden.</p>
<p style="text-align: justify;">Chisssà che prima o poi non ci siano altre possibilità di rivedere il trio delle meraviglie ancora insieme.</p>
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		<title>Led Zeppelin: il più grande gruppo della storia del rock</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Dec 2009 09:31:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Vanazzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rock e Punk]]></category>
		<category><![CDATA[Atlantic]]></category>
		<category><![CDATA[biografia]]></category>
		<category><![CDATA[Blues]]></category>
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		<category><![CDATA[Folk britannico]]></category>
		<category><![CDATA[Hard Rock]]></category>
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		<category><![CDATA[storia del gruppo]]></category>
		<category><![CDATA[Yardbirds]]></category>

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		<description><![CDATA[Nati nel 1968 dalle ceneri di un altro gruppo storico, gli Yardbirds, i Led Zeppelin sono diventati una delle band più gloriose della storia del rock.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><img class="size-full wp-image-488 aligncenter" title="Led Zeppelin2" src="http://www.musicparade.it/files/2009/12/Led-Zeppelin2.jpg" alt="Led Zeppelin2" width="432" height="308" /></p>
<p style="text-align: justify"><strong>L’inizio della storia dei Led Zeppelin</strong> coincide con la fine di quella di altri leggendari del rock britannico, gli <em>Yardbirds</em>.<br />
<strong>Gli Yardbirds</strong> sono stati uno dei gruppi più influenti della scena beat anni ’60, il quale, tra l’altro, ha visto emergere fra le proprie file chitarristi che in seguito sarebbero diventati fra i migliori del panorama rock, quali Eric Clapton, Jeff Beck e <strong>Jimmy Page.</strong> Proprio quest’ultimo, nel 1968, quando la band ha imboccato la via dello scioglimento, ha preso in mano la situazione e l’ha riorganizzata chiamando gente nuova, per onorare l’impegno di un tour in terra scandinava. <strong>I nuovi arrivati </strong>erano il cantante <strong>Robert Plant, </strong>il batterista<strong> John Bonham </strong>ed il bassista-tastierista<strong> John Paul Jones.</strong></p>
<p style="text-align: justify">Partiti con il nome di New Yardbirds, i quattro hanno da subito trovato l’affiatamento giusto e, una volta tornati nel Regno Unito, hanno pensato bene di proseguire fuori dell’orbita del vecchio gruppo. <strong>Cambiando la sigla in Led Zeppelin</strong>, da un’idea di Keith Moon, il batterista degli Who, <strong>i</strong>l dirigibile è decollato verso una delle più grandi avventure rock di tutti i tempi.</p>
<p style="text-align: justify">Il battesimo del fuoco è arrivato nell’autunno del 1968, presso il Marquee di Londra, un concerto che ha procurato loro un immediato<strong> contratto con la Atlantic</strong>.<img class="size-full wp-image-486 alignright" style="margin-left: 2px;margin-right: 2px" title="Led Zeppelin" src="http://www.musicparade.it/files/2009/12/Led-Zeppelin.jpg" alt="Led Zeppelin" width="266" height="251" /></p>
<p style="text-align: justify">Nel 1969, dopo avere passato solo 30 ore in studio di registrazione, <strong>è uscito il primo album, </strong>chiamato semplicemente<strong> Led Zeppelin</strong>, dove il gruppo ha indicato la rotta che avrebbe intrapreso,<strong> miscelando rock, blues </strong>e anche un poco di<strong> psichedelica</strong>.<br />
Oltre alla rivisitazione di classici blues quali <em>You Shock Me </em>e <em>I Can’t Quite You Baby</em>, sono da menzionare <em>Communication Breakdown</em>, i 6 minuti di <em>Dazed and Confusion</em>, nella quale Page esegue un assolo con l’archetto del violino, <em>Good Times Bad Times</em> e, soprattutto, la mia preferita, <em>Baby I’m Gonna Leave You</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Ottenuto <strong>un immediato successo</strong>, consolidato da numerosi concerti, alla fine dello stesso anno i quattro hanno lanciato sul mercato <strong>Led Zeppelin II</strong>.<br />
Con questo album il gruppo si è lasciato alle spalle molto del blues del precedente, ma ha contribuisce alla <strong>nascita dell’Hard Rock</strong>. Il pubblico ha gradito e il disco è stato un grosso successo commerciale, grazie a classici quali <em>Whole Lotta Love</em>, <em>Moby Dick</em>, con il suo lungo assolo di batteria, <em>Heartbreaker</em> e <em>Ramble On</em>, ma anche la tranquilla <em>Thank You</em> e la più coriacea <em>Livin’ Lovin’ Mad</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Con <strong>Led Zeppelin III</strong>, edito nel 1970, anziché proseguire sulla strada intrapresa sino ad allora, il gruppo ha effettuato una <strong>svolta coraggiosa,</strong> sperimentando soluzioni più originali, con ampio uso di chitarre acustiche e<strong> </strong>introducendosi nel mondo del<strong> folk britannico</strong>.<br />
La delicata ballad <em>Tangerine</em>, la dura <em>Immigrant Song</em> e lo struggente blues di <em>Since I’ve Been Lovin’You</em>, sono le migliori canzoni di questo lavoro.</p>
<p style="text-align: justify">Sempre nel 1970, i Led Zeppelin hanno detronizzato i Beatles diventando<strong> il miglior gruppo rock internazionale</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><img class="size-full wp-image-489 alignleft" style="margin-left: 2px;margin-right: 2px" title="Led Zeppelin1" src="http://www.musicparade.it/files/2009/12/Led-Zeppelin1.jpg" alt="Led Zeppelin1" width="265" height="198" />Il primo album del decennio è quello che è unanimemente riconosciuto come <strong>il migliore della band inglese</strong>. <strong>Led Zeppelin IV</strong> è uno di quei dischi che non dovrebbero mancare nelle case di chi ama il rock e la musica in generale. In realtà in nessun posto si legge Led Zeppelin IV, ne sulla copertina e neppure all’interno, ma è stato chiamato IV solo perchè successivo ai primi tre.<br />
Pensando a questo album viene subito alla mente <em>Stairway To Heaven</em>, <strong>brano leggendario fra i più belli di tutto l’ambito rock,</strong> ma esso, naturalmente, non si ferma qui. Le aggressive  <em>Black Dog</em>, e <em>Rock And Roll</em>, la splendida <em>The Battle of Evermore</em>, con tanto di mandolino e l’aggiunta della voce di Sandy Denny, singer del gruppo folk Fairport Convention, <em>Going to California</em> e l’immancabile blues <em>When the Levee Breaks</em>, più che canzoni, direi, <strong>sono veri e propri pezzi di storia della musica</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">A quel punto i &#8220;Led Zep&#8221; hanno intrapreso un lungo tour che ha toccato Giappone, Australia e Europa. Solo il governo cinese non ha concesso loro il visto d’ingresso a causa dei capelli troppo lunghi.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 1973 è uscito <strong>Houses Of The Holy</strong>. Lavoro che ha riscontrato pareri discordanti fra i fans, ma anche da parte della critica, presenta la solita miscela di <strong>canzoni hard e ballate semiacustiche</strong>. L’opening track <em>The Song Remains the Same</em>, la nostalgica <em>The Rain Song</em>, <em>Dancing Days</em> e, soprattutto, <em>No Quartes</em>, sono altre pietre miliari che si aggiungono alle precedenti.</p>
<p style="text-align: justify">L’anno dopo è nata l’etichetta personale del gruppo, la <em>Swansong</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 1975 è stata la volta del doppio <strong>Physical Graffiti,</strong> <strong>un&#8217;altra colonna portante del rock</strong>. Fra tutte le canzoni, naturalmente, svetta <em>Kashmir</em>, considerata assieme a Stairway To Heaven la Canzone (con la C maiuscola) dei Led Zeppelin.<br />
Da citare anche i 10 minuti di <em>In My Time Of Dying,</em> <em>Down By The Seaside</em>, il blues di <em>The Rover</em> e la ruvida <em>Custard Pie</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Purtroppo, dopo la pubblicazione di Physical Graffiti, <strong>Robert Plant è rimasto gravemente ferito in un incidente automobilistico in Grecia, </strong>e il gruppo è stato costretto ha tenersi a lungo lontano dai palcoscenici. Nel frattempo però, sono state gettate le basi per il settimo lavoro da studio.<img class="size-full wp-image-490 alignright" style="margin-left: 2px;margin-right: 2px" title="Led Zeppelin3" src="http://www.musicparade.it/files/2009/12/Led-Zeppelin3.jpg" alt="Led Zeppelin3" width="212" height="322" /></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Presence </strong>ha visto la luce nel 1976. Nonostante le ottime vendite (è stato il primo LP del gruppo ad essere certificato di Platino) la critica lo ha giudicato<strong> inferiore al mastodontico predecessore</strong>. Lavoro cupo, Precence rispecchia il momento poco felice di alcuni membri della band, dalla convalescenza di Plant, all’entrata di Page nel tunnel dell’eroina. <strong> Cupo, certo, ma non brutt</strong>o. Si tratta di un album compatto, maturo, dove i punti di forza sono la ballata blues <em>Tea For One,</em> <em>Achilles Last Stand</em>, capolavoro di oltre 10 minuti e <em>Nobody&#8217;s Fault But Mine</em>.</p>
<p style="text-align: justify">In quel periodo la peculiarità della band inglese era quella di<strong> auto-regolamentare le esibizioni live</strong>. Nonostante la minore presenza in pubblico, però, i Led Zeppelin rimanevano sempre più popolari rispetto ad altri gruppi.</p>
<p style="text-align: justify">È di allora anche il progetto di un <strong>film auto-biografico</strong> sulla loro vita artistica, con spezzoni live registrati al Madison Square Garden di New York nel 1973. La pellicola, diventata <strong>una delle opere rock più note,</strong> al pari di Woodstock, è stata in seguito proposta anche come doppio LP, con il medesimo titolo di <strong>The Song Remains The Same</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">L’anno seguente, i rapporti fra il gruppo inglese ed il pubblico americano è stato rovinato da uno spiacevole episodio, che ha visto John Bonham, il manager Peter Grant e alcune guardie del corpo percuotere il servizio d’ordine di Bill Graham. La stampa ci è andata a nozze e, per colpa anche di qualche episodio precedente, ha provocato una <strong>cattiva reputazione ai Led Zeppelin</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Oltre a questo, altri momenti brutti hanno minato il gruppo dall’interno<strong>.</strong> La frattura di un polso da parte di Bonham, i litigi su questioni artistiche fra Page e Plant e, soprattutto, la morte del figlio di quest’ultimo per infezione gastrica, a 5 anni d’età.</p>
<p style="text-align: justify">Dopo una lunga pausa, durante la quale <strong>il cantante aveva preso in seria considerazione il ritiro dalle scene</strong>, nel 1979 è stato pubblicato <strong>In Through The Out Door</strong>, un disco forse non all’altezza dei precedenti, anche se ha raggiunto il top delle cl<strong><img class="size-full wp-image-487 alignleft" style="margin-left: 2px;margin-right: 2px" title="Robert Plant Jimmy Page" src="http://www.musicparade.it/files/2009/12/Robert-Plant-Jimmy-Page.jpg" alt="Robert Plant Jimmy Page" width="275" height="226" /></strong>assifiche britanniche e americane, nel quale, a mio parere, svettano il brano iniziale <em>In The Evening </em>e la ballata <em>All My Love</em>, struggente dedica di Plant al figlio.</p>
<p style="text-align: justify">Nell’agosto del 1979 la band ha partecipato al festival di Knebworth, in Inghilterra, suonando davanti a quattrocentomila persone. È stata quella l’ultima esibizione live di un certo livello dei Led Zeppelin.</p>
<p style="text-align: justify">Il 25 settembre 1980<strong> John Bonham è morto soffocato dal proprio vomito</strong>. Il 4 dicembre, con un comunicato stampa, i Led Zeppelin hanno dichiarato di voler scrivere la parola fine sulla loro gloriosa avventura. Dopo un viaggio durato 12 anni, <strong>il dirigibile è così atterrato</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 1982 è arrivato nei negozi l’album postumo <strong>Coda</strong>, contenente brani che avrebbero dovuto fare parte di un nuovo LP e vecchio materiale inedito. In esso spicca il toccante, se ascoltato col senno di poi, assolo di batteria del compianto John, intitolato <em>Bonzo’s Montreaux</em>.</p>
<p style="text-align: justify">3 anni più tardi, i membri superstiti si sono esibiti al <strong>Live Aid,</strong> aiutati alla batteria da Tony Thompson e da nientemeno che dall’ex Genesis Phil Collins.<br />
Nel 1988, invece, è stato <strong>Jason Bonham,</strong> figlio di John, a sedersi dietro le pelli in occasione del concerto per il 40° anniversario della Atlantic.</p>
<p style="text-align: justify">Insomma, fra partecipazione ad eventi, annunci e smentite di reunion e pubblicazioni di raccolte (fra tutte <strong>Remasters</strong> e <strong>Mothership</strong>) siamo arrivati ai giorni nostri. <strong>Chissà che prima o poi il dirigibile non torni a spiccare il volo</strong>.</p>
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