www: Country

Buffalo Springfield, pionieri del Country-Rock americano

di roberto.vanazzi

26 luglio 2010

La carriera dei Buffalo Springfield è stata molto breve; in pratica è durata dal marzo del 1966 sino a maggio 1968, ma ciò è bastato per imporli come il gruppo più innovativo della scena country-rock della West Coast. Ne hanno fatto parte tre musicisti di notevole talento quali il cantautore canadese Neil Young e i due folksingers americani Steve Stills e Richard Furay. A completare la line-up altri due canadesi, il bassista Bruce Palmer e il batterista Dewey Martin.

Adottato il nome di Buffalo Springfield, preso a prestito da una schiacciasassi a vapore attiva alla fine dell‘800, il quintetto ha debuttato nel 1967 con l’album omonimo, un lavoro dalla predominante influenza folk, che si dipana su ricche armonie corali e delicate linee melodiche ricche di pathos.
Il singolo di maggiore successo è For What It’s Worth, composto da Stills, che il movimento hippie ha fatto suo per celebrare i disordini avvenuti quello stesso anno sul Sunset Strip di Los Angeles.
Altri brani da citare sono la spensierata Go And Say Goodbye, Hot Dusty Roads, che strizza l’occhio al blues, e la veloce Pay The Price, nate anch’esse dalla penna di Stills; le delicate Nowadays Clancy Can’t Even Sing e Flying on the Ground Is Wrong, entrambe scritte da Young, ma cantate da Furay, quindi Burned, con lo stesso Neil Young lead vocalist.

Dopo l’uscita del disco Palmer è stato arrestato per possesso di marijuana e in seguito rispedito in Canada senza biglietto di ritorno. A sostituirlo nel gruppo sono arrivati prima Ken Koblun, poi Jim Fielder e, infine, l’ottimo James Messina.

Con il nuovo bassista è stato dato alle stampe Buffalo Springfield Again, ovvero il masterpiece della band californiana, un disco che, malgrado i contrasti fra l’ego di Young e quello di Stills fossero già evidenti, si presenta più ispirato rispetto al predecessore.
Young, Stills e Furay si sono divisi democraticamente le composizioni delle tracce. La scatenata Mr. Soul, Expecting to Fly, una fiaba romanzata del vecchio west, e gli oltre 6 minuti di Broken Arrow, che inizia hard rock e prosegue in modo quasi psichedelico, sono opera del canadese. La country A Child Claim To Fame, Good Time Boy e la sentimentale Sad Memory di Furay. Stills, invece, è il padre del capolavoro rockeggiante Bluebird, di Everydays, che tende la mano al jazz, e di Hung Upside Down. La splendida Rock’n’Roll Woman, invece, è stata composta da Stills in collaborazione con David Crosby, da poco uscito dai Byrds.

Purtroppo, il successo della critica e le buone vendite non sono state sufficienti a placare gli attriti fra le forti personalità di Neil Young e Steve Stills, così, nel maggio del 1968, i Buffalo Springfield hanno cessato di esistere.

A quel punto Messina ha assemblato vecchio materiale da studio, pezzi incisi separatamente dai membri della band, e ne ha ricavato Last Time Around, terzo album dei Buffalo’s.
L’allegro country di On The Way Home e di I’m a Child, partorite da Young, la magnifica ballad Kind Woman, composta da Furey, Pretty Girl Why e Four Days Gone, di Stills, sono i cardini su cui poggia il nuovo lavoro, nel quale trova posto anche la sinuosa Carefree Country Day, l’unica canzone composta e cantata da Jim Messina per i Buffalo Springfield.

A quel punto Stills si è unito a David Crosby e a Graham Nash nel famoso progetto Crosby, Stills e Nash, dove più tardi si sarebbe aggiunto anche Neil Young. Furay e Messina, invece, hanno fondato i Poco, gruppo tra i più famosi del filone country rock californiano.
Per quanto riguarda Dewey Martin, egli ha chiamato a se nuovi elementi e ha fondato i New Buffalo Springfield. La nuova band ha intrapreso un estenuante tour ed è apparsa all’Holiday Rock Festival di San Francisco, il 25-26 dicembre 1968. Ben presto però, Stills e Young hanno intrapreso un’azione legale per impedire a Martin di utilizzare il vecchio nome. Nel corso del 1970 il batterista ha detto addio al mondo dell’industria discografica ed è diventato un meccanico di automobili.

Insomma, nel breve periodo in cui sono stati attivi (troppo poco, dato l’enorme potenziale a disposizione) i Buffalo Springfield erano pressoché sconosciuti, per diventare improvvisamente molto popolari nel decennio successivo, grazie alla fama acquisita da Young e Stills e alla nascita di gruppi, come ad esempio gli Eagles, che ad essi devono molto. Un po’ anche per questo, nel 1997 il gruppo è stato introdotto nella Rock and Roll Hall of Fame.

Ad oggi una riunione con la band al completo è praticamente impossibile, a causa della scomparsa di Bruce Palmer nell’ottobre 2004 e, il 31 gennaio del 2009, di Dewey Martin.

Il Rock essenziale dei Creedence Clearwater Revival

di roberto.vanazzi

19 maggio 2010

I Creedence Clearwater Revival sono nati in California sul finire degli anni ’50, quando tre compagni della El Cerrito High School, John Fogerty, Stu Cook e Dough Clifford, hanno deciso di fondare una band.
A loro si è presto aggiunto il fratello di John, il più vecchio Tom Fogerty, e i quattro ragazzi hanno iniziato ad esibirsi in alcuni club del luogo presentandosi come Blue Velvets finchè, nel 1964, hanno firmato un contratto per la Fantasy. Con la nuova denominazione di Golliwogs hanno realizzato qualche singolo, fra i quali l’unico ad avere ottenuto un discreto successo è stato Brown-Eyed Girl.

Nel 1967 il gruppo ha cambiato nuovamente nome adottando il definitivo Creedence Clearwater Revival. Il rock proposto era semplice, ma di grande impatto sonoro, con venature di blues, country, folk e musica bayou, sostenuto dalla voce roca di John Fogerty, un genio della musica che ha composto gran parte del materiale. Il pubblico ne è rimasto immediatamente impressionato e da quel momento è iniziata una carriera costellata di trionfi.

Il primo album è del 1968, s’intitola semplicemente con il nome della band ed è un lavoro prettamente blues. I pezzi cardine sono le cover Suzie Q di Dale Hawkins, Ninety-nine and a half (Won’t do) di Wilson Piquett e Put I Spell On You di Screamin’ Jay Hawkins, ma anche Walk On The Water, residuo dei tempi dei Golliwogs e l’acida Gloomy, che presenta un grande lavoro di chitarra dei fratelli Fogerty.


L’anno seguente il gruppo ha rilasciato addirittura tre album; una trilogia di capolavori che hanno spinto i CCR all’apice della fama.

Il primo è stato Bayou Country, uscito a gennaio. Si tratta di un disco meno blues rispetto il predecessore, ma con un sound rivolto verso il country-rock-folk. Brani quali la poderosa Born On The Bayou, l’elettrizzante Good Golly Miss Molly, cover di Little Richard, il magnifico blues bianco di Graveyard Train e la famosa Proud Mary, che ha dominato le classifiche dei singoli di quel periodo, sono diventate vere e proprie pietre miliari del rock.

Con Green River, arrivato nei negozi ad agosto, ecco un’altra magica serie di hits: la title track, il folk-rock di Bad Moon Morning, il blues di Commotion e la sbarazzina Lodi.

Infine, a novembre, ecco il terzo LP datato 1969, Willie & The Poor Boy, che contiene successi quali il progressive rock di Effigy, l’hard antimilitarista di Fortunate Son, Dowwn On The Corner e la cover-country Cotton Field.

A dimostrazione del fatto che il 1969 è stato un anno irripetibile per i CCR, c’è da aggiungere che il 16 agosto essi erano presenti sul palco del Festival di Woodstock.

Nel 1970 è stato registrato Cosmo’s Factory e anch’esso ha ottenuto un successo immediato, grazie alla melodica Who’ll Stop The Rain, allo scatenato rock’n roll di Travelin’Band, alla rabbiosa Up Around The Bend, a Lookin’ Out My Backdoor, agli oltre 11 minuti della cover di Norma Whitfield e Barrett Strong I Heard It Through The Grapevine e, la mia preferita in assoluto, Ramble Tamble.

A quel punto i CCR erano ormai diventati un fenomeno internazionale, nonché la band di primo piano del rock della West Coast. Insieme al successo però, sono arrivati anche i primi dissidi interni, più che altro dovuti al ruolo predominante di John Fogerty rispetto agli altri membri.

Un indizio della crisi lo si nota ascoltando Pendulum, album datato 1971 e decisamente inferiore ai predecessori, anche se vi trovano posto ottime tracce quali Pagan Baby, le brillanti Molina e Hey Tonight, la ballad (Wish I Could) Hideway, che presenta una breve intro di organo, la strumentale Rude Awakening e, soprattutto, il pop orecchiabile di Have You Ever Seen The Rain? metafora della guerra del Vietnam. Pendulum è l’unico LP dei CCR a non presentare neppure una cover.

Dopo questo disco, però, Tom Fogerty ha abbandonato e i CCR hanno proseguito come trio. Il sound purtroppo ne ha risentito, tanto che Live In Europe, documento del viaggio di settembre nel Vecchio Continente, presenta solo pallide versioni dei successi del gruppo.

John Fogerty ha pensato allora di regalare più spazio a Clifford e Cook, i quali hanno composto alcuni brani presenti sull’LP Mardi Gras, del 1972.
Il disco è mediocre. La canzone più bella è senza dubbio la ballad Someday Never Comes, scritta da Fogerty, mentre quelle a firma del bassista e del batterista, che si cimentano pure nel canto, non sono di quelle che rimarranno negli annali della musica.
La conseguenza è stata la fine dei Credence Clearwater Revival.

Negli anni seguenti i brani del gruppo hanno continuato ad allietare i fans, grazie alla presenza in numerose colonne sonore, a cover di altri artisti e ad una serie incredibile di antologie. Queste ultime hanno ottenuto tutte buoni responsi di vendite. Nel 1976, ad esempio, la raccolta Chronicle è diventata disco di platino, mentre dieci anni più tardi, il live postumo The Royal Albert Hall Concert si è guadagnato l’oro.

I Credence Clearwater Revival si sono riuniti una sola volta, nel 1980, in occasione del matrimonio di Tom Fogerty, mentre nel 1995 Cook e Clifford hanno formato i Credence Cleaerwater Revisited, con i quali hanno registrato un doppio album di successi dei vecchi Revival, intitolato Recollection.

Brad Paisley: la quintessenza del country

di roberto.vanazzi

15 marzo 2010

Brad Paisley

Ringrazio Arianna, la numero uno dei fans italiani di Brad Paisley,  per avere contribuito alla stesura di questo articolo.

C’è un ragazzo negli Stati Uniti la cui musica riesce a mettere d’accordo tutti. Ogni disco che immette sul mercato schizza direttamente al primo posto delle classifiche, fa incetta di premi e vende milioni di copie. La sua voce calda e profonda, sostenuta da indubbie qualità tecniche con la chitarra, ne hanno ormai reso il personaggio di spicco nel panorama country. Il suo nome è Brad Paisley.

L’unico neo, se così si può definire, è che il ragazzo non è molto conosciuto al di fuori dei patri confini. Per quanto mi riguarda devo ringraziare le mie figlie, che mi hanno costretto a vedere decine di volte il cartoon movie Cars-Motori Ruggenti dove l’artista in questione è presente con due brani inediti: Behind The Clouds e la sigla finale Find Yourself. È stato amore al primo ascolto. Ho voluto approfondire e ho scoperto un musicista incredibile.

Brad Douglas Paisley è nato il 28 ottobre 1972 a Glen Dale, in West Virginia. Enfant prodige, ha iniziato a suonare la chitarra a 8 anni, grazie al nonno materno, a 12 ha scritto la sua prima canzone e a 13 già apriva i concerti dei grandi del country che passavano dalle sue parti.

Dopo avere conseguito la laurea presso la Belmont University di Nashville, ha iniziato la carriera musicale firmando per l’etichetta Arista Nashville.83729028XX029_2008_American

L’esordio, siamo a febbraio del 1999, è stato con la dolce Who Needs Pictures, che ha aperto la strada un paio di mesi più tardi all’album omonimo. Il singolo di punta è un’altra ballad He Didn’T Have To Be, che ha raggiunto il primo posto delle Hit Parade Country. Da segnalare anche l’opening track Long Sermon, le sbarazzine Don’t Breathe e Me Neither e le romanticone We Danced, Holding On To You e Clouds Of Dust. Il disco si chiude con il remake di In The Garden, un gospel tradizionale datato 1912.

Nel 2000 Paisley ha ricevuto il premio della Country Music Association come miglior cantante emergente e ha ricevuto la sua prima nomination ai Grammy Awards, che in seguitò vincerà più di una volta.

L’anno seguente è uscito il suo secondo album intitolato Part II, che è stato certificato Disco di Platino. Anche in questo caso si susseguono brani scatenati, Two Feet Of Topsoil, Wrapped Around e All You Really Need is Love ad altri più d’atmosfera, come la title track, Two People Fell In Love e gli oltre 6 minuti di I Wish You Stay. La mia preferita resta comunque la cover di Darrell Scott You’ll Never Leave Harlan Alive. L’ultima traccia è ancora una volta un brano tradizionale: si tratta del vecchio inno evangelico The Old Rugged Cross.

Mud On The Tyres è del 2003 e, come ormai da prassi, i singoli da esso estratti hanno raggiunto la vetta delle classifiche. Mud On The Tyres, Little Moments, Celebrity, Aint’ Moment Like Me, The Cigar Song, la cover di Vern Gosdin Is It Raining At Your House, e, soprattutto, Whiskey Lullaby, dove Brad duetta con Allison Krauss, sono i brani cardine di questo splendido lavoro.
L’ immancabile pezzo pescato dal passato è il Gospel cristiano Farther Alone.

BradPaisley_Top20_h_j

Nel marzo dello stesso anno, Brad ha sposato l’attrice Kimberly Williams, che qualcuno avrà visto nel telefilm La vita secondo Jim nel ruolo di Dana.

Il quarto album, Time Will Wasted, è uscito nel 2005, dopo che Brad è stato in tour con la regina del country Reba McEntire. L’LP, che nel 2006 ha vinto il Country Music Association come miglior album dell’anno, segue il solito filone di danze country-rock, The World, Easy Money e I’ll Take You Back, e dolcissime melodie, She’s Everything, Rainin’ You, Waiting On A Woman e Alcohol su tutte. Oltre a queste anche un paio di duets con grandi del genere quali Dolly Parton e Alan Jackson.

Il 2006 ha visto l’arrivo nei negozi di Brad Paisley Christmas, con il quale l’artista di Glen Dale rivisita in stile country famosi brani natalizi, fra i quali spiccano una tiratissima Jingle Bells strumentale e Born On Christmas Day, scritta, e registrata, dallo stesso Brad quando aveva tredici anni..

Un anno più tardi ecco invece 5th Gear, che ha debuttato direttamente al terzo posto di Bilboard, mentre il primo singolo da esso estratto, Ticks, ha raggiunto subito il numero 1. Oltre a questo a me piacciono il brano d’apertura All I Wanted Was A Car, Online, I’m Still A Guy, la scatenata Mr. Policeman e la solita manciata di lenti, da Letter To Me a It Did e With You, Without You, passando per Oh Love, dove Paisley incrocia la voce con la bella Carrie Underwood.

Con Play, datato 2008, Brad ha voluto mostrare, se per caso ce ne fosse stato bisogno, la sua abilità con la chitarra. Il sottotitolo del disco è, infatti, The Guitar Album e si discosta parecchio rispetto ai lavori fin li eseguiti. Innanzitutto i brani sono per la maggior parte strumentali e vedono la presenza di numerosi ospiti d’eccezione, a partire da B.B. King, con il quale il ragazzo esegue Let the Good Times Roll. Primo e unico singolo dell’album è Start a Band, cantato e suonato in coppia con Keith Urban, artista neozelandese noto per essere il marito di Nicole Kidman, che è stato il tredicesimo brano di Paisley a raggiungere la prima posizione in classifica. La mia preferita resta comunque la cavalcata chitarristica di Cluster Pluck dove Brad si alterna

BradPaisley

alle sei corde con artisti country del calibro di James Burton, Albert Lee, Steve Wariner e altri ancora.

Quello che fino ad ora è l’ultimo lavoro di Brad Paisley è stato realizzato circa 9 mesi fa e s’intitola

American Saturday Night. Si tratta di album maturo, con canzoni che sono dei piccoli gioielli. La migliore è senza dubbio la romantica Then, altro pezzo arrivato in cima alle Hit americane. Quindi Welcome To The Future, che Brad dice essere la sua preferita del disco, Water, Everybody’s Here, No, Anithing Like Me e Oh Yeah, You’re Gone.

Nel luglio dello stesso anno Brad ha suonato alla Casa Bianca in occasione della celebrazione denominata Country Music At The White House. Quindi ha vinto per la seconda volta consecutiva il Country Music Association award.

Si, c’è un ragazzo negli Stati Uniti che è come un Re Mida, tutto quello che tocca si trasforma in oro. Il 23 giugno 2010 Paisley sarà in concerto a Londra. Speriamo sia il preludio per future date in Europa e, soprattutto, nel nostro Paese.


Il Country-Rock di classe degli Eagles

di roberto.vanazzi

24 febbraio 2010

Eagles

Negli anni ’70 un gruppo californiano è diventato celebre in tutto il mondo proponendo un country-rock di classe: si tratta degli Eagles.

Il gruppo si è formato a Los Angeles all’inizio del 1971, quando la cantante country Linda Ronstadt ha allestito una road band con artisti già noti nell’ambiente: il bassista Randy Meisner, i chitarristi Bernie Leadon e Glenn Frey, il batterista-cantante Don Henley, e i fratelli Richard e Mike Bowden.
Nell’agosto dello stesso anno gli ultimi due hanno lasciato per formare una band tutta loro, mentre i restanti quattro si sono staccati dall’orbita della Ronstad e hanno continuato in proprio con il nome di Eagles.

Molto abili nel riproporre le rispettive esperienze country e rock, rivisitate con arrangiamenti brillanti e ottime armonie vocali, e presentandosi con un look da fuorilegge di frontiera, i quattro ragazzi sono diventati ben presto un punto di riferimento per la musica della West Coast.

Con il produttore Glyn Johns il nuovo gruppo ha sfornato subito The Eagles il quale, forte del singolo Take It Easy, scritto a quattro mani da Frey e Jackson Browne, e anche delle splendide Peaceful Easy Feeling e Witchy Woman, ha fatto sì che le aquile spiccassero il volo.

Nel 1973, con Desperado è arrivata la definitiva consacrazione al successo internazionale. Esso può essere visto come una sorta di concept-album sui temi del vecchio west, che si snoda su splendide ballate e accattivanti pezzi rock. La title track su tutte, e poi Tequila Sunrise, Saturday Night e le due versioni di Doolin Dalton, quella che apre il disco e quella che lo chiude. Quest’ultima contiene anche una ripresa di Desperado.

eagles - desperado - f
Tuttavia, una tournée americana di quel periodo ha rivelato un sound un po’ troppo scarno per il palco. La scelta logica è stata quella di potenziare la line-up reclutando un quinto elemento nella figura del chitarrista Don Felder, il quale ha partecipato alle sessions finali di On The Border.

Nel nuovo LP sono presenti tre brani di altri artisti, Ol’55 di Tom Waits, Midnight Flyer di Paul Craft e Already Gone di Jack Tempchin, già autore di Peaceful Easy Feeling, ma, soprattutto, contiene la splendida ballad The Best Of My Love.

Nel 1974 i tre lavori fin allora realizzati sono stati tutti certificati d’oro, ed il successo ormai alle stelle ha indotto il quintetto a cimentarsi con un rock più da alta classifica.

E infatti, l’anno seguente, One Of These Night è arrivato diretto al primo posto, spinto da brani leggendari quali la stessa One Of These Night, Lyin’Eyes, Too Many Hands, la strumentale Journey Of The Sorcerer e Take It To The Limit, fra le mie preferite di tutto il repertorio degli Eagles.

L’antologia che ne è seguita, Their Greatest Hits 1971-1975, è stata certificato due volte Disco di Diamante ed è risultato essere uno degli album più venduti nella storia; basti pensare che negli Stati Uniti ha fatto meglio di Thriller di Michael Jackson.

A quel punto però, Leadon, al quale non è andato giù l’allontanamento dal country degli esordi, è uscito dal gruppo, sostituito dall’ottimo Joe Walsh. Il nuovo chitarrista ha portato in seno agli Eagles una maggiore competenza rock, che li ha portati ad uno standard che sarà irripetibile.

Il risultato è stato Hotel California, un disco che ha venduto milioni di copie e che ha spinto gli Eagles in cima alle classifiche di tutto il mondo.
Hotel California, Wasted Time, New Kid In Town, Life In The Fast Lane, The Last Resort, sono i brani cardine di questa pietra miliare della musica.

Alla fine del 1977 anche Randy Meisner ha scelto la strada da solista, cedendo il posto a Tim Schmit, ex membro dei Poco, un’altra band leggendaria del genere nella quale, qualche anno prima, aveva sostituito lo stesso Meisner.

A causa di tensioni interne, gli Eagles ci hanno messo più di due anni, e speso circa un milione di dollari, per realizzare The Long Run, un buon lavoro, anche se decisamente inferiore al predecessore.
Le canzoni migliori sono la romanticissima I Can’t Tell You Why, Heartache Tonight e quella che da il titolo all’album.

Nel 1980 il gruppo californiano ha intrapreso un tour con Roy Orbison, quindi ha regalato ai fans lo splendido doppio Eagles Live, che contiene una bella versione di Seven Bridges Road di Steve Young.

Dopo l’uscita di Greatest Hits vol.2 però, per colpa di alcool, droga e scontri fra i membri della band, nel 1982 gli Eagles si sono sciolti.

Più o meno in quel periodo Don Henley, interrogato sul fatto che il gruppo potesse prima o poi tornare insieme, ha detto che ciò sarebbe avvenuto solo quando l’inferno si fosse congelato. È per questo che, nel 1994, il nuovo album ha preso il titolo di Hell Freezer Out.

I cinque si erano trovati sul palco l’anno precedente per il lancio del disco tributo agli Eagles, dove i personaggi più famosi del country avevano interpretato le canzoni del gruppo. L’operazione nostalgia è riuscita in pieno e la decisione di rimettersi in pista è arrivata quasi spontanea.

Hell Freezer Out è un live che contiene anche 4 nuovi brani da studio, fra i quali la romantica ballad Love Will Keep Us Alive. Molto bella è anche la versione acustica del loro cavallo di battaglia Hotel California.

Il tempo è quindi trascorso a riproporre i vecchi classici sui palchi di tutto il mondo, compresa la tournée per il trentennale della nascita del gruppo.

Senza nome
Nel 2001 Don Felder è stato messo alla porta e gli Eagles sono tornati ad essere un quartetto come agli albori della loro avventura.

Dopo un singolo nel 2003, Hole In The World, nel 2007 il tanto atteso nuovo album da studio ha visto finalmente la luce. Il titolo è Long Road Out Of Eden, un doppio LP ricco e variegato, spinto dal brano How Long.

Era esattamente dal 1979 che i fans aspettavano questo album. Adesso speriamo che le aquile continuino a volare.

L'artista dell'anno è la cantautrice country-pop Taylor Swift

di maristella

13 gennaio 2010

taylor-swift

La cantautrice country Taylor Swift ad appena 20 anni è stata nominata, dalla rivista People, Golden Girl del 2009. Ma questo non è niente: Forbes l’ha inclusa nella lista dei cento personaggi dello spettacolo che hanno guadagnato di più nell’ultimo anno (ben 18 milioni di dollari), la bibbia della musica americana Billboard l’ha proclamata artista femminile dell’anno ed il 31 gennaio prossimo, alla consegna dei Grammy, potrebbe aggiudicarsi quello più importante degli otto Grammy Awards a cui è candidata, il Female Artist of the Year. A darle dura battaglia ci sarà però Beyoncé, in corsa anche lei per lo stesso premio.

Quello che è certo è che questa giovane musicista country-pop della Pennsylvania ha tutte le carte in regola per sfondare nel difficile mondo della musica, soprattutto in un contesto superaffollato di talenti emergenti, come quello americano. Il suo ultimo album “Fearless“, uscito nel novembre 2008, è ancora nelle prime posizioni delle classifiche Usa e per undici settimane nel 2009 si è aggiudicato addirittura la vetta. In totale Taylor Seift ha venduto fino ad ora 6 milioni di dischi ed è stata la prima artista country a registrare 2 milioni di download da iTunes per tre diverse canzoni. Numeri che non consentono di ignorarla ancora, anche se nel look assomiglia alla solita reginetta di bellezza e le sue canzoni sono alquanto stucchevoli.

Negli States hanno tutti perso la testa per lei persino il prestigioso New York Times che l’ha definita  “una delle più eccellenti cantautrici del pop, e la più avanti della musica country, più in contatto con il proprio Io interiore rispetto alla maggior parte degli adulti”. Dopo questa lista di incredibili successi, qui solo accennati (per un lista completa vi rimando alla pagina di Wikipedia a lei dedicata) che includono anche una sua partecipazione come attrice alla commedia romantica Valentine’s Day, al fianco di Julia Roberts e Jamie Foxx, resta da vedere se il fenomeno Taylor Swift sbarcherà anche nel nostro paese, lontano anni luce, per tradizione, alle sonorità country.

Newer Posts »