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	<title>Music Parade &#187; folk</title>
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	<description>cosa si muove nel mondo della musica suonata, ascoltata, usata. Scopri con noi le tracce nascoste della musica</description>
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		<title>Buffalo Springfield, pionieri del Country-Rock americano</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 07:12:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Vanazzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Country]]></category>
		<category><![CDATA[Biografia del gruppo]]></category>
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		<description><![CDATA[Pur con soli 2 anni di attività e 3 dischi realizzati, i Buffalo Springfield sono da considerarsi i fondatori del Country-Rock californiano. Grazie al genio di Neil Young, Steve Stills e Richie Furay è stata aperta la strada per la musica West-Coast degli anni ’70.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-694" href="http://www.musicparade.it/country/buffalo-springfield-pionieri-del-country-rock-americano/attachment/buffalo-springfield-ok/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-694" src="http://www.musicparade.it/files/2010/07/buffalo-springfield-OK-300x239.jpg" alt="" width="300" height="239" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La carriera dei <strong>Buffalo Springfield</strong> è stata molto breve; in pratica è durata dal marzo del 1966 sino a maggio 1968, ma ciò è bastato per imporli come il gruppo più innovativo della scena country-rock della West Coast. Ne hanno fatto parte tre musicisti di notevole talento quali il cantautore canadese <strong>Neil Young</strong> e i due folksingers americani <strong>Steve Stills</strong> e <strong>Richard Furay</strong>. A completare la line-up altri due canadesi, il bassista <strong>Bruce Palmer</strong> e il batterista <strong>Dewey Martin</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Adottato il nome di Buffalo Springfield, preso a prestito da <span id="more-693"></span>una schiacciasassi a vapore attiva alla fine dell‘800, il quintetto ha debuttato nel 1967 con <strong>l’album omonimo,</strong> un lavoro dalla predominante influenza folk, che si dipana su ricche armonie corali e delicate linee melodiche ricche di pathos.<br />
Il singolo di maggiore successo è <em>For What It’s Worth</em>, composto da Stills, che il movimento hippie ha fatto suo per celebrare i disordini avvenuti quello stesso anno sul Sunset Strip di Los Angeles.<br />
Altri brani da citare sono la spensierata <em>Go And Say Goodbye</em>, <em>Hot Dusty Roads</em>, che strizza l’occhio al blues, e la veloce <em>Pay The Price</em>, nate anch’esse dalla penna di Stills; le delicate <em>Nowadays Clancy Can&#8217;t Even Sing</em> e <em>Flying on the Ground Is Wrong</em>, entrambe scritte da Young, ma cantate da Furay, quindi<em> Burned</em>, con lo stesso Neil Young lead vocalist.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo l’uscita del disco Palmer è stato arrestato per possesso di marijuana e in seguito rispedito in Canada senza biglietto di ritorno. A sostituirlo nel gruppo sono arrivati prima Ken Koblun, poi Jim Fielder e, infine, l’ottimo <strong>James Messina</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Con il nuovo bassista è stato dato alle stampe <strong>Buffalo Springfield Again</strong>, ovvero il masterpiece della band californiana, un disco che, malgrado i contrasti fra l’ego di Young e quello di Stills fossero già evidenti, si presenta più ispirato rispetto al predecessore.<br />
Young, Stills e Furay si sono divisi democraticamente le composizioni delle tracce. La scatenata <em>Mr. Soul</em>, <em>Expecting to Fly</em>, una fiaba romanzata del vecchio west, e gli oltre 6 minuti di <em>Broken Arrow</em>, che inizia hard rock e prosegue in modo quasi psichedelico, sono opera del canadese. La country <em>A Child Claim To Fame</em>, <em>Good Time Boy </em>e la sentimentale <em>Sad Memory </em>di Furay. Stills, invece, è il padre del capolavoro rockeggiante <em>Bluebird</em>, di <em>Everydays</em>, che tende la mano al jazz, e di H<em>ung Upside Down</em>. La splendida <em>Rock’n’Roll Woman</em>, invece, è stata composta da Stills in collaborazione con <strong>David Crosby</strong>, da poco uscito dai Byrds.</p>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo, il successo della critica e le buone vendite non sono state sufficienti a placare gli attriti fra le forti personalità di Neil Young e Steve Stills, così, nel maggio del 1968,<strong> i Buffalo Springfield hanno cessato di esistere</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-697" href="http://www.musicparade.it/country/buffalo-springfield-pionieri-del-country-rock-americano/attachment/buffalo-springfield/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-697" src="http://www.musicparade.it/files/2010/07/buffalo-springfield-300x238.jpg" alt="" width="300" height="238" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">A quel punto Messina ha assemblato vecchio materiale da studio, pezzi incisi separatamente dai membri della band, e ne ha ricavato <strong>Last Time Around</strong>, terzo album dei Buffalo’s.<br />
L’allegro country di <em>On The Way Home</em> e di <em>I’m a Child</em>, partorite da Young, la magnifica ballad <em>Kind Woman</em>, composta da Furey, <em>Pretty Girl Why</em> e <em>Four Days Gone,</em> di Stills, sono i cardini su cui poggia il nuovo lavoro, nel quale trova posto anche la sinuosa <em>Carefree Country Day</em>, l’unica canzone composta e cantata da Jim Messina per i Buffalo Springfield.</p>
<p style="text-align: justify;">A quel punto Stills si è unito a David Crosby e a Graham Nash nel famoso progetto <strong>Crosby, Stills e Nash</strong>, dove più tardi si sarebbe aggiunto anche Neil Young. Furay e Messina, invece, hanno fondato i <strong>Poco</strong>, gruppo tra i più famosi del filone country rock californiano.<br />
Per quanto riguarda Dewey Martin, egli ha chiamato a se nuovi elementi e ha fondato i <strong>New Buffalo Springfield</strong>. La nuova band ha intrapreso un estenuante tour ed è apparsa all’Holiday Rock Festival di San Francisco, il 25-26 dicembre 1968. Ben presto però, Stills e Young hanno intrapreso un’azione legale per impedire a Martin di utilizzare il vecchio nome. Nel corso del 1970 il batterista ha detto addio al mondo dell&#8217;industria discografica ed è diventato un meccanico di automobili.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, nel breve periodo in cui sono stati attivi (troppo poco, dato l’enorme potenziale a disposizione) i Buffalo Springfield erano pressoché sconosciuti, per diventare improvvisamente molto popolari nel decennio successivo, grazie alla fama acquisita da Young e Stills e alla nascita di gruppi, come ad esempio gli <strong>Eagles</strong>, che ad essi devono molto. Un po’ anche per questo, nel 1997 il gruppo è stato introdotto nella Rock and Roll Hall of Fame.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad oggi una riunione con la band al completo è praticamente impossibile, a causa della scomparsa di Bruce Palmer nell’ottobre 2004 e, il 31 gennaio del 2009, di Dewey Martin.</p>
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		<title>Il Rock essenziale dei Creedence Clearwater Revival</title>
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		<pubDate>Wed, 19 May 2010 20:37:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Vanazzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blues]]></category>
		<category><![CDATA[Country]]></category>
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		<category><![CDATA[biografia dei CCR]]></category>
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		<description><![CDATA[In soli 4 anni, dal 1968 al 1972, i californiani Credence Clearwater Revival hanno realizzato un’incredibile sequenza di successi, grazie ad un rock semplice, ma di grande impatto sonoro, sostenuto dalla voce roca di John Fogerty, un genio della musica che ha composto gran parte del materiale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-642" href="http://www.musicparade.it/country/il-rock-essenziale-dei-creedence-clearwater-revival/attachment/creedenceclearwaterrevival/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-642" title="creedenceclearwaterrevival" src="http://www.musicparade.it/files/2010/05/creedenceclearwaterrevival-300x219.jpg" alt="" width="300" height="219" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I Creedence Clearwater Revival</strong> sono nati in California sul finire degli anni ’50, quando tre compagni della El Cerrito High School,<strong> John Fogerty</strong>, <strong>Stu Cook </strong>e <strong>Dough Clifford</strong>, hanno deciso di fondare una band.<br />
A loro si è presto aggiunto il fratello di John, il più vecchio <strong>Tom Fogerty</strong>, e i quattro ragazzi hanno iniziato ad esibirsi in alcuni club del luogo presentandosi come <strong>Blue Velvets</strong> finchè, nel 1964, hanno firmato un contratto per la Fantasy. Con la nuova denominazione di <strong>Golliwogs</strong> hanno realizzato qualche singolo, fra i quali l’unico ad avere ottenuto un discreto successo è stato <em>Brown-Eyed Girl</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1967 il gruppo ha cambiato nuovamente nome adottando il definitivo Creedence Clearwater Revival. <strong>Il rock proposto era semplice, ma di grande impatto sonoro</strong>, con venature di blues, country, folk e musica bayou, sostenuto dalla voce roca di John Fogerty, un genio della musica che ha composto gran parte del materiale. Il pubblico ne è rimasto immediatamente impressionato e da quel momento è iniziata una carriera costellata di trionfi.<span id="more-640"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il primo album</strong> è del 1968, s’intitola semplicemente con il nome della band ed è un lavoro prettamente <strong>blues</strong>. I pezzi cardine sono le cover <em>Suzie Q </em>di Dale Hawkins, <em>Ninety-nine and a half </em>(Won’t do) di Wilson Piquett e <em>Put I Spell On You</em> di Screamin’ Jay Hawkins, ma anche <em>Walk On The Water</em>, residuo dei tempi dei Golliwogs e l’acida <em>Gloomy</em>, che presenta un grande lavoro di chitarra dei fratelli Fogerty.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-643" href="http://www.musicparade.it/country/il-rock-essenziale-dei-creedence-clearwater-revival/attachment/creedence-clearwater-revival/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-643" title="creedence-clearwater-revival" src="http://www.musicparade.it/files/2010/05/creedence-clearwater-revival-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><br />
L’anno seguente il gruppo ha rilasciato addirittura tre album; una trilogia di capolavori che hanno spinto i CCR all’apice della fama.</p>
<p>Il primo è stato <strong>Bayou Country</strong>, uscito a gennaio. Si tratta di un disco meno blues rispetto il predecessore, ma con un sound rivolto verso il country-rock-folk. Brani quali la poderosa <em>Born On The Bayou</em>, l’elettrizzante <em>Good Golly Miss Molly</em>, cover di Little Richard, il magnifico blues bianco di <em>Graveyard Train</em> e la famosa <em>Proud Mary</em>, che ha dominato le classifiche dei singoli di quel periodo, sono diventate vere e proprie pietre miliari del rock.</p>
<p>Con <strong>Green River</strong>, arrivato nei negozi ad agosto, ecco un’altra magica serie di hits: la title track, il folk-rock di<em> Bad Moon Morning</em>, il blues di <em>Commotion</em> e la sbarazzina <em>Lodi</em>.</p>
<p>Infine, a novembre, ecco il terzo LP datato 1969, <strong>Willie &amp; The Poor Boy</strong>, che contiene successi quali il progressive rock di <em>Effigy</em>, l’hard antimilitarista di <em>Fortunate Son</em>, <em>Dowwn On The Corner </em>e la cover-country<em> Cotton Field.</em></p>
<p>A dimostrazione del fatto che il 1969 è stato un anno irripetibile per i CCR, c’è da aggiungere che il 16 agosto essi erano presenti sul palco del <strong>Festival di Woodstock.</strong></p>
<p>Nel 1970 è stato registrato<strong> Cosmo’s Factory</strong> e anch’esso ha ottenuto un successo immediato, grazie alla melodica <em>Who’ll Stop The Rain</em>, allo scatenato rock’n roll di <em>Travelin’Band</em>, alla rabbiosa <em>Up Around The Bend</em>, a<em> Lookin’ Out My Backdoor</em>, agli oltre 11 minuti della cover di Norma Whitfield e Barrett Strong <em>I Heard It Through The Grapevine</em> e, la mia preferita in assoluto, <em>Ramble Tamble.</em></p>
<p>A quel punto i CCR erano ormai diventati un <strong>fenomeno internazionale</strong>, nonché la band di primo piano del rock della West Coast. Insieme al successo però, sono arrivati anche i primi <strong>dissidi interni,</strong> più che altro dovuti al ruolo predominante di John Fogerty rispetto agli altri membri.</p>
<p>Un indizio della crisi lo si nota ascoltando<strong> Pendulum</strong>, album datato 1971 e decisamente inferiore ai predecessori, anche se vi trovano posto ottime tracce quali <em>Pagan Baby</em>, le brillanti<em> Molina</em> e <em>Hey Tonight,</em> la ballad <em>(Wish I Could) Hideway</em>, che presenta una breve intro di organo, la strumentale <em>Rude Awakening</em> e, soprattutto, il pop orecchiabile di <em>Have You Ever Seen The Rain?</em> metafora della guerra del Vietnam. Pendulum è l’unico LP dei CCR a non presentare neppure una cover.</p>
<p>Dopo questo disco, però, <strong>Tom Fogerty ha abbandonato</strong> e i CCR hanno proseguito come trio. Il sound purtroppo ne ha risentito, tanto che <strong>Live In Europe</strong>, documento del viaggio di settembre nel Vecchio Continente, presenta solo pallide versioni dei successi del gruppo.</p>
<p>John Fogerty ha pensato allora di regalare più spazio a Clifford e Cook, i quali hanno composto alcuni brani presenti sull’LP <strong>Mardi Gras,</strong> del 1972.<br />
Il disco è mediocre. La canzone più bella è senza dubbio la ballad <em>Someday Never Comes</em>, scritta da Fogerty, mentre quelle a firma del bassista e del batterista, che si cimentano pure nel canto, non sono di quelle che rimarranno negli annali della musica.<br />
La conseguenza è stata<strong> la fine dei Credence Clearwater Revival</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-644" href="http://www.musicparade.it/country/il-rock-essenziale-dei-creedence-clearwater-revival/attachment/ccr1/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-644" title="CCR1" src="http://www.musicparade.it/files/2010/05/CCR1-300x212.jpg" alt="" width="300" height="212" /></a></p>
<p>Negli anni seguenti i brani del gruppo hanno continuato ad allietare i fans, grazie alla presenza in numerose colonne sonore, a cover di altri artisti e ad una serie incredibile di antologie. Queste ultime hanno ottenuto tutte buoni responsi di vendite. Nel 1976, ad esempio, la raccolta <strong>Chronicle </strong>è diventata disco di platino, mentre dieci anni più tardi, il live postumo <strong>The Royal Albert Hall Concert</strong> si è guadagnato l’oro.</p>
<p>I Credence Clearwater Revival si sono riuniti una sola volta, nel 1980, in occasione del matrimonio di Tom Fogerty, mentre nel 1995 Cook e Clifford hanno formato i <strong>Credence Cleaerwater Revisited</strong>, con i quali hanno registrato un doppio album di successi dei vecchi Revival, intitolato <strong>Recollection</strong>.</p>
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		<title>Led Zeppelin: il più grande gruppo della storia del rock</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Dec 2009 09:31:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Vanazzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rock e Punk]]></category>
		<category><![CDATA[Atlantic]]></category>
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		<description><![CDATA[Nati nel 1968 dalle ceneri di un altro gruppo storico, gli Yardbirds, i Led Zeppelin sono diventati una delle band più gloriose della storia del rock.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><img class="size-full wp-image-488 aligncenter" title="Led Zeppelin2" src="http://www.musicparade.it/files/2009/12/Led-Zeppelin2.jpg" alt="Led Zeppelin2" width="432" height="308" /></p>
<p style="text-align: justify"><strong>L’inizio della storia dei Led Zeppelin</strong> coincide con la fine di quella di altri leggendari del rock britannico, gli <em>Yardbirds</em>.<br />
<strong>Gli Yardbirds</strong> sono stati uno dei gruppi più influenti della scena beat anni ’60, il quale, tra l’altro, ha visto emergere fra le proprie file chitarristi che in seguito sarebbero diventati fra i migliori del panorama rock, quali Eric Clapton, Jeff Beck e <strong>Jimmy Page.</strong> Proprio quest’ultimo, nel 1968, quando la band ha imboccato la via dello scioglimento, ha preso in mano la situazione e l’ha riorganizzata chiamando gente nuova, per onorare l’impegno di un tour in terra scandinava. <strong>I nuovi arrivati </strong>erano il cantante <strong>Robert Plant, </strong>il batterista<strong> John Bonham </strong>ed il bassista-tastierista<strong> John Paul Jones.</strong></p>
<p style="text-align: justify">Partiti con il nome di New Yardbirds, i quattro hanno da subito trovato l’affiatamento giusto e, una volta tornati nel Regno Unito, hanno pensato bene di proseguire fuori dell’orbita del vecchio gruppo. <strong>Cambiando la sigla in Led Zeppelin</strong>, da un’idea di Keith Moon, il batterista degli Who, <strong>i</strong>l dirigibile è decollato verso una delle più grandi avventure rock di tutti i tempi.</p>
<p style="text-align: justify">Il battesimo del fuoco è arrivato nell’autunno del 1968, presso il Marquee di Londra, un concerto che ha procurato loro un immediato<strong> contratto con la Atlantic</strong>.<img class="size-full wp-image-486 alignright" style="margin-left: 2px;margin-right: 2px" title="Led Zeppelin" src="http://www.musicparade.it/files/2009/12/Led-Zeppelin.jpg" alt="Led Zeppelin" width="266" height="251" /></p>
<p style="text-align: justify">Nel 1969, dopo avere passato solo 30 ore in studio di registrazione, <strong>è uscito il primo album, </strong>chiamato semplicemente<strong> Led Zeppelin</strong>, dove il gruppo ha indicato la rotta che avrebbe intrapreso,<strong> miscelando rock, blues </strong>e anche un poco di<strong> psichedelica</strong>.<br />
Oltre alla rivisitazione di classici blues quali <em>You Shock Me </em>e <em>I Can’t Quite You Baby</em>, sono da menzionare <em>Communication Breakdown</em>, i 6 minuti di <em>Dazed and Confusion</em>, nella quale Page esegue un assolo con l’archetto del violino, <em>Good Times Bad Times</em> e, soprattutto, la mia preferita, <em>Baby I’m Gonna Leave You</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Ottenuto <strong>un immediato successo</strong>, consolidato da numerosi concerti, alla fine dello stesso anno i quattro hanno lanciato sul mercato <strong>Led Zeppelin II</strong>.<br />
Con questo album il gruppo si è lasciato alle spalle molto del blues del precedente, ma ha contribuisce alla <strong>nascita dell’Hard Rock</strong>. Il pubblico ha gradito e il disco è stato un grosso successo commerciale, grazie a classici quali <em>Whole Lotta Love</em>, <em>Moby Dick</em>, con il suo lungo assolo di batteria, <em>Heartbreaker</em> e <em>Ramble On</em>, ma anche la tranquilla <em>Thank You</em> e la più coriacea <em>Livin’ Lovin’ Mad</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Con <strong>Led Zeppelin III</strong>, edito nel 1970, anziché proseguire sulla strada intrapresa sino ad allora, il gruppo ha effettuato una <strong>svolta coraggiosa,</strong> sperimentando soluzioni più originali, con ampio uso di chitarre acustiche e<strong> </strong>introducendosi nel mondo del<strong> folk britannico</strong>.<br />
La delicata ballad <em>Tangerine</em>, la dura <em>Immigrant Song</em> e lo struggente blues di <em>Since I’ve Been Lovin’You</em>, sono le migliori canzoni di questo lavoro.</p>
<p style="text-align: justify">Sempre nel 1970, i Led Zeppelin hanno detronizzato i Beatles diventando<strong> il miglior gruppo rock internazionale</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><img class="size-full wp-image-489 alignleft" style="margin-left: 2px;margin-right: 2px" title="Led Zeppelin1" src="http://www.musicparade.it/files/2009/12/Led-Zeppelin1.jpg" alt="Led Zeppelin1" width="265" height="198" />Il primo album del decennio è quello che è unanimemente riconosciuto come <strong>il migliore della band inglese</strong>. <strong>Led Zeppelin IV</strong> è uno di quei dischi che non dovrebbero mancare nelle case di chi ama il rock e la musica in generale. In realtà in nessun posto si legge Led Zeppelin IV, ne sulla copertina e neppure all’interno, ma è stato chiamato IV solo perchè successivo ai primi tre.<br />
Pensando a questo album viene subito alla mente <em>Stairway To Heaven</em>, <strong>brano leggendario fra i più belli di tutto l’ambito rock,</strong> ma esso, naturalmente, non si ferma qui. Le aggressive  <em>Black Dog</em>, e <em>Rock And Roll</em>, la splendida <em>The Battle of Evermore</em>, con tanto di mandolino e l’aggiunta della voce di Sandy Denny, singer del gruppo folk Fairport Convention, <em>Going to California</em> e l’immancabile blues <em>When the Levee Breaks</em>, più che canzoni, direi, <strong>sono veri e propri pezzi di storia della musica</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">A quel punto i &#8220;Led Zep&#8221; hanno intrapreso un lungo tour che ha toccato Giappone, Australia e Europa. Solo il governo cinese non ha concesso loro il visto d’ingresso a causa dei capelli troppo lunghi.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 1973 è uscito <strong>Houses Of The Holy</strong>. Lavoro che ha riscontrato pareri discordanti fra i fans, ma anche da parte della critica, presenta la solita miscela di <strong>canzoni hard e ballate semiacustiche</strong>. L’opening track <em>The Song Remains the Same</em>, la nostalgica <em>The Rain Song</em>, <em>Dancing Days</em> e, soprattutto, <em>No Quartes</em>, sono altre pietre miliari che si aggiungono alle precedenti.</p>
<p style="text-align: justify">L’anno dopo è nata l’etichetta personale del gruppo, la <em>Swansong</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 1975 è stata la volta del doppio <strong>Physical Graffiti,</strong> <strong>un&#8217;altra colonna portante del rock</strong>. Fra tutte le canzoni, naturalmente, svetta <em>Kashmir</em>, considerata assieme a Stairway To Heaven la Canzone (con la C maiuscola) dei Led Zeppelin.<br />
Da citare anche i 10 minuti di <em>In My Time Of Dying,</em> <em>Down By The Seaside</em>, il blues di <em>The Rover</em> e la ruvida <em>Custard Pie</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Purtroppo, dopo la pubblicazione di Physical Graffiti, <strong>Robert Plant è rimasto gravemente ferito in un incidente automobilistico in Grecia, </strong>e il gruppo è stato costretto ha tenersi a lungo lontano dai palcoscenici. Nel frattempo però, sono state gettate le basi per il settimo lavoro da studio.<img class="size-full wp-image-490 alignright" style="margin-left: 2px;margin-right: 2px" title="Led Zeppelin3" src="http://www.musicparade.it/files/2009/12/Led-Zeppelin3.jpg" alt="Led Zeppelin3" width="212" height="322" /></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Presence </strong>ha visto la luce nel 1976. Nonostante le ottime vendite (è stato il primo LP del gruppo ad essere certificato di Platino) la critica lo ha giudicato<strong> inferiore al mastodontico predecessore</strong>. Lavoro cupo, Precence rispecchia il momento poco felice di alcuni membri della band, dalla convalescenza di Plant, all’entrata di Page nel tunnel dell’eroina. <strong> Cupo, certo, ma non brutt</strong>o. Si tratta di un album compatto, maturo, dove i punti di forza sono la ballata blues <em>Tea For One,</em> <em>Achilles Last Stand</em>, capolavoro di oltre 10 minuti e <em>Nobody&#8217;s Fault But Mine</em>.</p>
<p style="text-align: justify">In quel periodo la peculiarità della band inglese era quella di<strong> auto-regolamentare le esibizioni live</strong>. Nonostante la minore presenza in pubblico, però, i Led Zeppelin rimanevano sempre più popolari rispetto ad altri gruppi.</p>
<p style="text-align: justify">È di allora anche il progetto di un <strong>film auto-biografico</strong> sulla loro vita artistica, con spezzoni live registrati al Madison Square Garden di New York nel 1973. La pellicola, diventata <strong>una delle opere rock più note,</strong> al pari di Woodstock, è stata in seguito proposta anche come doppio LP, con il medesimo titolo di <strong>The Song Remains The Same</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">L’anno seguente, i rapporti fra il gruppo inglese ed il pubblico americano è stato rovinato da uno spiacevole episodio, che ha visto John Bonham, il manager Peter Grant e alcune guardie del corpo percuotere il servizio d’ordine di Bill Graham. La stampa ci è andata a nozze e, per colpa anche di qualche episodio precedente, ha provocato una <strong>cattiva reputazione ai Led Zeppelin</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Oltre a questo, altri momenti brutti hanno minato il gruppo dall’interno<strong>.</strong> La frattura di un polso da parte di Bonham, i litigi su questioni artistiche fra Page e Plant e, soprattutto, la morte del figlio di quest’ultimo per infezione gastrica, a 5 anni d’età.</p>
<p style="text-align: justify">Dopo una lunga pausa, durante la quale <strong>il cantante aveva preso in seria considerazione il ritiro dalle scene</strong>, nel 1979 è stato pubblicato <strong>In Through The Out Door</strong>, un disco forse non all’altezza dei precedenti, anche se ha raggiunto il top delle cl<strong><img class="size-full wp-image-487 alignleft" style="margin-left: 2px;margin-right: 2px" title="Robert Plant Jimmy Page" src="http://www.musicparade.it/files/2009/12/Robert-Plant-Jimmy-Page.jpg" alt="Robert Plant Jimmy Page" width="275" height="226" /></strong>assifiche britanniche e americane, nel quale, a mio parere, svettano il brano iniziale <em>In The Evening </em>e la ballata <em>All My Love</em>, struggente dedica di Plant al figlio.</p>
<p style="text-align: justify">Nell’agosto del 1979 la band ha partecipato al festival di Knebworth, in Inghilterra, suonando davanti a quattrocentomila persone. È stata quella l’ultima esibizione live di un certo livello dei Led Zeppelin.</p>
<p style="text-align: justify">Il 25 settembre 1980<strong> John Bonham è morto soffocato dal proprio vomito</strong>. Il 4 dicembre, con un comunicato stampa, i Led Zeppelin hanno dichiarato di voler scrivere la parola fine sulla loro gloriosa avventura. Dopo un viaggio durato 12 anni, <strong>il dirigibile è così atterrato</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 1982 è arrivato nei negozi l’album postumo <strong>Coda</strong>, contenente brani che avrebbero dovuto fare parte di un nuovo LP e vecchio materiale inedito. In esso spicca il toccante, se ascoltato col senno di poi, assolo di batteria del compianto John, intitolato <em>Bonzo’s Montreaux</em>.</p>
<p style="text-align: justify">3 anni più tardi, i membri superstiti si sono esibiti al <strong>Live Aid,</strong> aiutati alla batteria da Tony Thompson e da nientemeno che dall’ex Genesis Phil Collins.<br />
Nel 1988, invece, è stato <strong>Jason Bonham,</strong> figlio di John, a sedersi dietro le pelli in occasione del concerto per il 40° anniversario della Atlantic.</p>
<p style="text-align: justify">Insomma, fra partecipazione ad eventi, annunci e smentite di reunion e pubblicazioni di raccolte (fra tutte <strong>Remasters</strong> e <strong>Mothership</strong>) siamo arrivati ai giorni nostri. <strong>Chissà che prima o poi il dirigibile non torni a spiccare il volo</strong>.</p>
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		<title>I Clannad e il magico folk del Donegal</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Apr 2009 12:08:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Vanazzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Folk e Musica popolare]]></category>
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		<description><![CDATA[I Clannad sono stati, senza ombra di dubbio, una delle formazioni di primo piano della musica folk e New Age irlandese. Il gruppo è nato all’inizio degli anni ’70, nella città di Dore, in una zona di forte influenza gaelica, grazie ai fratelli Ciarán e Pól O’Braonáin e ai loro zii, i gemelli Pádraig e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><img class="size-full wp-image-233 aligncenter" title="clannad" src="http://www.musicparade.it/files/2009/04/clannad.jpg" alt="clannad" width="264" height="320" /></p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify"><strong>I Clannad </strong>sono stati, senza ombra di dubbio, una delle formazioni di primo piano della <strong>musica folk e New Age irlandese</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Il gruppo è nato all’inizio degli anni ’70</strong>, nella città di Dore, in una zona di forte influenza gaelica, grazie ai fratelli Ciarán e Pól O’Braonáin e ai loro zii, i gemelli Pádraig e Noel O’Dúgáin, tutti polistrumentisti di grande livello.<br />
Con l’ingresso della sorella dei primi, <strong>Máire Ní Braonáin</strong>, come cantante e arpista, il gruppo ha scelto il nome Clannad, abbreviazione di “An Clann as Dobhar”, che significa “famiglia che arriva dalla città di Dore”, e ha iniziato a farsi conoscere nei circuiti popolari irlandesi, quali pub e festival.<br />
In quel periodo, <strong>il loro repertorio </strong>era basato su un patrimonio di <strong>brani popolari del Donegal, </strong>con liriche perlopiù in <strong>gaelico</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Dopo avere vinto il Letterkenny Folk Festival, nel 1973, è arrivato l’esordio discografico, con l’album intitolato semplicemente “<strong>Clannad</strong>”, dove si trovano classici quali <em>The Pretty Maid</em> e <em>Morning Dew</em>, dotati di <strong>arrangiamenti originali</strong>, che spesso esulano nel jazz, e<strong> ottime armonie vocali</strong>.<br />
<strong><br />
Il successo su scala nazionale</strong> è arrivato però solo l’anno seguente, con “<strong>Clannad 2</strong>”, grazie soprattutto a pezzi quali <em>Coinleach Ghlas An Fhómhair</em>, <em>Dheanainn Súgradh</em>, e <em>Eleanor Plunkett</em> con in primo piano <strong>l’arpa</strong>, suonata da Máire.</p>
<p style="text-align: justify">Anche se confinato nei ristretti ambiti della musica tradizionale, per tutti gli anni ’70,<strong> il gruppo ha riscosso un notevole successo</strong>, ed il nome Clannad è iniziato a circolare anche al di fuori dell’Isola di smeraldo.<br />
Una <strong>standing ovation</strong> a loro tributata durante un concerto in Germania poi, li ha convinti a considerare finalmente la musica come una professione.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 1976 è stato dato alle stampe il long playng “<strong>Dulaman</strong>” con il quale i Clannad hanno iniziato a collaborare con il produttore Nick Ryan, che li accompagnerà per tutto il decennio successivo.</p>
<p style="text-align: justify">Due anni più tardi il gruppo ha dato alla luce il primo live: “<strong>Clannad in Concert</strong>”.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 1980 la band ha registrato il quarto album da studio, “<strong>Cran Úll</strong>” che ha visto l’ingresso in formazione dell’altra sorella O’Braonáin, <strong>Eithne</strong>, la cui partecipazione si è limitata però alle parti vocali in<em> Gathering Mushrooms</em>.</p>
<p style="text-align: justify">È stato l’anno seguente, con “<strong>Fuaim</strong>” che, grazie proprio a Eithne, <strong>il corso musicale dei Clannad è cambiato radicalmente</strong>. Con l’introduzione delle tastiere gli arrangiamenti sono diventati più moderni, , mentre le melodie tradizionali sono state abbandonate in favore di <strong>composizioni originali</strong>, anche in lingua inglese, che hanno traghettato il gruppo verso la fama internazionale.<br />
Punto di forza di quest’album, secondo il mio parere, è il brano <em>An Túll</em>.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Il nuovo sound</strong> si è reso evidente già con il singolo <em>Theme From Harry’s Game</em>, sigla di un serial televisivo inglese del 1982. Il disco è balzato inaspettatamente al 5° posto in classifica e può essere definito come<strong> la rampa di lancio dei Clannad verso la fama</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Sulla scia di quel successo si sono piazzati bene anche i nuovi album, “<strong>Magical Ring</strong>” del 1983, registrato senza il supporto di Eithne, impegnata nella carriera solista col nome di <strong>Enya</strong>, e “<strong>Legend</strong>” dell’anno successivo, colonna sonora dello sceneggiato Robin di Sherwood.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Un’ulteriore svolta nel suono</strong> dei Clannad si è avuta nel 1985, quando gli irlandesi hanno iniziato a strizzare l’occhio al <strong>rock</strong>, un passaggio che, per fortuna, è stato ben accolto anche dai fans della prima ora.</p>
<p style="text-align: justify">“<strong>Macalla</strong>” è il lavoro che ha fatto spiccare loro il volo nelle classifiche internazionali.<br />
Oltre al singolo<em> In a Liftime</em>, dove <strong>Máire duetta con Bono</strong>, sono da citare <em>Caislean Óir</em>, la pop-song <em>Closer to Your Heart</em> e la ballata <em>Almost Seems (Too Late to Turn)</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Quell’anno il gruppo ha portato il suo sound in giro per tutto il mondo, riscuotendo consensi ovunque. Il tour è ampiamente documentato dal secondo live “<strong>Ring of Gold</strong>”, del 1986.</p>
<p style="text-align: justify">Col successivo “<strong>Sirius</strong>”, invece, la band ha regalato ai fans un lavoro che è si di buon livello, grazie anche ai numerosi ospiti che vi hanno partecipato, come il cantante Bruce Hornsby, ma forse un po’ troppo commerciale.<br />
Le tracce migliori sono, a mio avviso, <em>Something to Believe in</em>, <em>White Fool</em> e la title track.</p>
<p style="text-align: justify">A quel punto <strong>Enya</strong> si è confermata <strong>a livello mondiale </strong>come <strong>solista</strong> e ha lasciato definitivamente i Clannad.</p>
<p style="text-align: justify">Sono seguite un paio di colonne sonore, “<strong>Atlantic Realm</strong>” del 1988 e, l’anno successivo, quella del cartone animato “<strong>The Angel and the Soldier Boy</strong>” contenente l’intensa <em>A Dream in the Night</em>.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Nel 1990 anche Pól O’Braonáin</strong>, ormai preso da nuovi progetti, fra i quali il WOMAD, il festival di World Music organizzato con la Real World di Peter Gabriel,<strong> ha lasciato il gruppo</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Il primo lavoro dei Clannad senza uno dei suoi padri fondatori è coinciso con <strong>il loro primo disco d’oro</strong>. “<strong>Anam</strong>” (1992) è un magnifico album, che ha proseguito l’allontanamento dal suono tradizionale dei precedenti lavori, prendendo una piega verso il <strong>New Age</strong>.<br />
<em>Why Worry</em>, <em>The Poison Glen</em>, <em>In Fortune’s hand</em> e <em>Úirchill An Chreagáin</em> sono solo alcune delle perle in esso contenute.</p>
<p style="text-align: justify">Medesima sorte è toccata al successivo “<strong>Banba</strong>” (dal nome di una dea dei Celti, patrona dell’Irlanda), che ha venduto bene, sino ad arrivare all’oro.<br />
Anche qui i brani da citare sarebbero numerosi; io direi <em>I Will Find You</em>, inserita nella colonna sonora del film “L’Ultimo dei Mohicani” e<em> Mistery Game</em>.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Ottimi consensi commerciali</strong> li ha ottenuti anche “<strong>Lore</strong>”, del 1996, che, a detta dei critici musicali di tutto il mondo, è <strong>una delle registrazioni più belle dei Clannad</strong>.<br />
L’album è il più gaelico dal 1982, ed il mio brano preferito è <em>Trail of Tears</em>.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Attualmente l’ultimo LP rilasciato</strong> è datato 1997 e si chiama “<strong>Landmarks</strong>”, un capolavoro che ha permesso al gruppo irlandese di vincere un <strong>Grammy Awards </strong>nella categoria New Age.<br />
<em>An Gleann</em>, <em>Fadò</em> e, la mia preferita in assoluto di tutto il loro repertorio, l’avvolgente e nostalgica <em>On This Land</em>, dedicata all’Irlanda, sono i capisaldi di questo disco.</p>
<p style="text-align: justify">Ad oggi, comunque, <strong>i Clannad non si sono ancora sciolti</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 1999 la band ha realizzato la canzone <em>What will i do</em>, per il film di Kevin Costner “Message in a Bottle”; quindi, nel 2003, è stato dato alle stampe “<strong>The best of Clannad (In a Lifetime)</strong>” che è diventato<strong> il loro album più venduto</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 2007 <strong>tutti i membri originali hanno suonato ancora insieme on stage</strong> al Celtic Connections Festival di Glasgow e l’anno seguente hanno realizzato una nuova antologia comprendente i brani di inizio carriera, intitolata “<strong>Beginnins. The Best of Early Years</strong>”.</p>
<p style="text-align: justify">Adesso aspettiamo la magia di un nuovo lavoro.</p>
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		<title>Il sound alcolico degli irlandesi Pogues</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Mar 2009 08:00:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Vanazzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Folk e Musica popolare]]></category>
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		<description><![CDATA[Gli irlandesi Pogues hanno creato una miscela esplosiva di folk, punk e alcool.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><img class="size-full wp-image-224 aligncenter" title="poguesgrace" src="http://www.musicparade.it/files/2009/03/poguesgrace.jpg" alt="poguesgrace" width="402" height="338" /></p>
<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify"><strong>Gli irlandesi Pogues</strong> sono nati ufficialmente nel 1983, ma il seme era stato gettato almeno cinque anni prima, quando<strong> Shane McGowan</strong>, cavalcando l’onda del neonato <strong>punk</strong>, si era trasferito a Londra e aveva creato i <em>Nipple Erectors</em>, gruppo che si è sciolto nel 1980, dopo qualche singolo di scarso successo.</p>
<p style="text-align: justify">Per nulla abbattuto dall’esito dell’avventura con i Nips, il ragazzo, che col suo sorriso sdentato e quella voce che tradiva il vizio, non troppo nascosto, di alzare il gomito, incarnava perfettamente l<strong>o stereotipo </strong>dell’<strong>Irlandese ubriacone</strong>, ha deciso di intraprendere una nuova strada.</p>
<p style="text-align: justify">Così, abbandonato il rock rabbioso degli esordi, ha ben pensato di dedicarsi al <strong>folk della madre patria, </strong>rivisitato però con ironia e causticità.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 1983, quindi, ha allestito una <strong>nuova formazione</strong> con il suonatore di benjo Jem Finer, il virtuoso di tin whistle Spider Stacey, Andrew David Ranken alla batteria ed il polistrumentista James Fearnley.<br />
Con il nome di Pogue Ma Hone, il gruppo ha iniziato a farsi le ossa suonando nei pub e anche per strada, <strong>fino ad intraprendere la via del professionismo</strong> con l’autoproduzione di un singolo, “The dark streets of London”, ed una tournée estiva di supporto ai Clash.<br />
Il 45” ha ricevuto critiche positive, ma in seguito, quando si è scoperto che il nome del gruppo in lingua gaelica significava “baciami il sedere”, <strong>è stato censurato</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Rinominati con il meno scandaloso <strong>Pogues</strong>, e con l’acquisto della bassista Rocky “<em>Cait” O’Rìordan</em>, gli irlandesi hanno inciso nel 1984 il loro primo LP: “<strong>Red Roses For Me</strong>”.<br />
L’album è una miscela esplosiva di<strong> classici brani folk</strong> della loro terra, quali “The Auld Triangle”. “Boys From The Country Hell” e l’alcolica “Streams of Whiskey”, rivisitati in una graffiante<strong> chiave punk</strong>.<br />
Nonostante i membri del gruppo siano stati definiti come “<em>un branco di ubriachi in un pub irlandese</em>”, il consenso popolare è stato fin da subito favorevole.</p>
<p style="text-align: justify">Il lavoro ha attirato anche l’attenzione di Elvis Costello, il quale si è offerto di produrre, nel 1985, il secondo disco, “<strong>Rum, Sodomy &amp; The Lash</strong>”, e l’EP “<strong>Poguetry in Motion</strong>”, dell’anno successivo.<br />
Nel frattempo la line up del gruppo si era assestata con l’ingresso del chitarrista Philip Chevron.</p>
<p style="text-align: justify">Sono di quel periodo <strong>classici</strong> quali “A Pair of Blue Eyes”, “The Sick Bed of Cuchulainn”, “Dirty Old Town” e, la mia preferita in assoluto, la divertente “Sally MacLennane”, con la quale ci si cala perfettamente nell’atmosfera fumosa (e alcolizzata) di certi <strong>pub di Kilkenny o di Bantry</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">I Pogues si sono ritrovati <strong>all’apice della carriera</strong> e per loro si stava aprendo anche il mercato americano. Ma proprio quel momento si è rotto il sodalizio con Costello. Insieme a Elvis poi, ha abbandonato il gruppo anche Cait O’Riordan, futura moglie del produttore-cantante, sostituita al basso da Darryl Hunt.</p>
<p style="text-align: justify">Nonostante tutto McGowan e soci <strong>non si sono perduti d’animo</strong>. Ormai famosi si sono dedicati ad <strong>apparizioni per beneficenza</strong>, come al “Concert for Nicaragua” e al “Self Aid” di Dublino. Hanno esordito come <strong>attori in uno spaghetti western</strong>, interpretando la parte dei cattivi, ed inciso con il famoso gruppo folk dei Dubliners, il singolo “<strong>Irish Rover</strong>”, che è balzato immediatamente nei Top10 britannici.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 1987 è fallita la Stiff, la loro etichetta, ed il gruppo è stato messo sotto contratto dalla <strong>Island</strong>, per la quale, nell’88, è arrivato il terzo LP, “<strong>If i Should Fall From Grace with God</strong>”.<br />
Il lavoro, decisamente più maturo rispetto ai predecessori, è diventato presto <strong>il più amato dai fans</strong>.<br />
Pezzi forti sono l’allegra title track e la ballata natalizia “A Fairytale of New York”, dove McGowan duetta con la cantante pop Kirsty Mc Coll.<br />
Nell’album compare anche la spagnoleggiante “Fiesta”, una dedica, poco amichevole oserei dire, per Costello.</p>
<p style="text-align: justify">“<strong>Peace &amp; Love</strong>” ha visto la luce nel 1989 e con i singoli “White City” e “Blue Heaven”, per non dire “Misty Morning, Albert Bridge” e “London you are a Lady”, ha confermato il periodo d’oro del gruppo, sebbene <strong>l’abuso di alcool e droga da parte di McGowan iniziava ad influire negativamente</strong>.<br />
In quella stagione, tanto per fare un esempio, il cantante non è stato in grado di esibirsi sul palco durante il tour con Bob Dylan.</p>
<p style="text-align: justify">Il 1990 è l’anno di “<strong>Hell’s Ditch</strong>”. L’album, prodotto da Joe Strummer dei Clash, ha piazzato due singoli al 3° e al 5° posto nella classifica inglese, ma è risultato essere <strong>l’ultimo con McGowan alla voce</strong>.<br />
Il cantante, sempre meno affidabile, è praticamente stato invitato dal resto della band ad andarsene.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Senza il suo genio creatore</strong>, i Pogues hanno stentato a tirare avanti. Alla voce prima ci ha provato lo stesso Strummer, quindi il microfono è passato a <strong>Spider Stacey</strong>, con il quale i Pogues hanno registrato due album, “<strong>Waiting for Herb</strong>” (1983) e “<strong>Pogue Ma Hone</strong>” (1995).</p>
<p style="text-align: justify">Nel 1996 <strong>la band </strong>si è<strong> sciolta </strong>definitivamente<strong>.</strong></p>
<p style="text-align: justify">5 anni più tardi ecco però a sorpresa <strong>la reunion con Shan McGowan</strong>. All’inizio sembrava trattarsi solo di un breve tour, ma non è stato affatto così.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 2004 sono seguite <strong>altre date live</strong>. Stessa cosa nel 2005, con tanto di tappa in terra nipponica. A quel punto la band era di nuovo attiva e, nonostante l’abbandono di Chevron per malattia, ha rilasciato nel 2008 un <strong>cofanetto con ben 5 CD di inediti</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">La macchina alcolica dei Pogues, con oltre 25 anni di carriera alle spalle, è oggi ancora in movimento.</p>
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