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	<title>Music Parade &#187; Hard Rock</title>
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	<description>cosa si muove nel mondo della musica suonata, ascoltata, usata. Scopri con noi le tracce nascoste della musica</description>
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		<title>Il rock maestoso dei Queen</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jul 2011 08:17:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Vanazzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Grazie a un tipo di musica in equilibrio tra hard rock e pop, sostenuta dalla stupenda voce di Freddie Mercury, i Queen hanno raggiunto una notevole popolarità nel periodo che va dalla metà degli anni ’70 sino ai primi del ’90. E anche oggi il loro seguito è ancora numeroso.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<pre> <a href="http://www.musicparade.it/pop/il-rock-maestoso-dei-queen/attachment/2203-locale/" rel="attachment wp-att-2276"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2276" src="http://www.musicparade.it/files/2011/07/2203-locale-300x250.jpg" alt="" width="300" height="250" /></a></pre>
<p style="text-align: justify">Un amico, che di musica a dire il vero capisce proprio poco, tanto da attribuire <em>Smoke On The Water</em> ai <a title="Biografia e discografia dei pink floyd" href="http://www.musicparade.it/rock-e-punk/pink-floyd-tutte-le-facce-della-luna/">Pink Floyd</a>, un giorno ha detto una frase che mi ha fatto pensare: “<em>I Queen non hanno sbagliato una sola canzone!”.</em> Naturalmente non è vero, la perfezione non esiste, però il gruppo di Mercury ha scritto una serie così impressionante di hit e talmente tante canzoni che rimangono in testa da sembrare davvero di non avere mai sbagliato un colpo.</p>
<p style="text-align: justify">Il gruppo è nato in Inghilterra nel 1971, quando il chitarrista<strong> Bryan Harold May</strong> e il batterista <strong>Roger Meadows-Taylor</strong>, entrambi membri degli Smile, si sono uniti in  nuovo progetto al cantante Farrokh Bulsara, in arte <strong>Freddie Mercury</strong>, e al bassista <strong>John Deacon</strong>. Nei due anni seguenti i ragazzi, che avevano assunto il nome di <strong>Queen</strong>, hanno sovrapposto una tiepida attività concertistica ai rispettivi corsi universitari.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 1973, dopo essere stati messi sotto contratto dalla EMI, finalmente i Queen si sono fatti conoscere con<strong> l’omonimo album</strong>, nel quale è pagato pegno ai <a title="Led Zeppelin, il più grande gruppo nella storia del rock" href="http://www.musicparade.it/rock-e-punk/led-zeppelin-il-piu-grande-gruppo-della-storia-del-rock/" target="_blank">Led Zeppelin</a>, tenendo però un piede nell’ambito del glam metal, soprattutto con l’atteggiamento androgino e sempre al limite della provocazione di Mercury. Il pezzo portante, e primo singolo immesso sul mercato dalla band, è la bella <em>Keep Yourself  Alive</em>, un hard rock melodico ancora un po’ acerbo, che da il via alla scalata del gruppo verso la fama mondiale. Sul disco, da ascoltare, ci sono anche la dura <em>Liar</em>, <em>Son And Daughter</em>, brano influenzato dall’heavy metal, <em>Modern Times Rock’n’Roll</em>, cantato da Roger Taylor, <em>My Fairy King</em>, un rock progressivo che contiene molte sovra incisioni di voci e armonie vocali a presagire il tempo che verrà, <em>Great King Rat</em>, <em>Doing All Right</em>, ripescata dal repertorio degli Smile, e la ballata <em>The Night Comes Town</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Il primo vero hit della band è stato <em>Seven Seas Of Rhye</em>, tratto dall’LP <strong>Queen 2</strong>, del 1974. Una forma embrionale e strumentale del brano era già presente nell’album precedente e questa volta, arricchito e ri-arrangiato, il pezzo ha fatto bella mostra di se nelle radio, creando entusiasmo attorno al gruppo e spingendo l’album in alto nelle hit. Queen 2 è diviso in due parti ben distinte, <strong>lato bianco e lato nero</strong>, come a dire il bene e il male. Il primo è stato composto da Brian May ed è una chiara dimostrazione della sua notevole abilità con la <strong>Red Special</strong> (la chitarra da lui stesso costruita con l’aiuto del padre) a partire dall’opening track <em>Procession</em>, per poi proseguire con <em>Father And Son</em>, la lenta <em>White Queen (As It Began)</em> e <em>Someday One Day</em>. Sull’altro lato fa da contraltare la voce limpida di Mercury, come nella stupenda <em>The March Of The Black Queen</em>, nella barocca <em>The Fairy Feller’s Masterstrocke</em>, con tanto di clavicembalo, e nella già citata <em>Seven Seas Of Rhye</em>.<br />
Al disco è seguito un tour Americano come spalla dei <em>Mott The Hopple</em>.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.musicparade.it/pop/il-rock-maestoso-dei-queen/attachment/queen-inizi/" rel="attachment wp-att-2277"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2277" src="http://www.musicparade.it/files/2011/07/queen-inizi-300x230.jpg" alt="" width="300" height="230" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Al termine del 1974 il singolo <em>Killer Queen</em> ha toccato i vertici delle classifiche britanniche e l’album <strong>Sheer Heart Attack</strong> è diventato Disco d’Oro in America. L’LP presenta una grande varietà di stili e il sound si è fatto più orecchiabile. Oltre a <em>Killer Queen</em> sono proposti una serie di ottimi brani: la metallara <em>Stone Cold Crazy</em> (della quale esiste anche una cover dei Metallica), scritta da Freddie ai tempi in cui militava nei Wreckage, <em>Now I’m Here</em>,<em> Brighton Rock</em>, dotato di uno stupendo assolo di chitarra in cui è sfruttato l’effetto echo-delay (effetto eco), la sinfonica <em>She Makes Me</em> e il cameo pianistico <em>Dear Friends</em>. Tra la sequela di brani di Mercury e di May ecco insinuarsi<em> Tenement Funster</em>, scritto interamente da Taylor, con la chitarra suonata da Deacon in quanto registrato mentre May si trovava ricoverato in ospedale. Il lavoro si chiude con <em>The Laps Of God&#8230;Revisited</em>, che con i suoi epici cori da stadio è un preludio a quello che sarà poi We Are The Champions.</p>
<p style="text-align: justify">Da questo momento sino alla fine della loro gloriosa carriera i Queen sono diventati una delle formazioni più popolari, merito del sound pomposo, orecchiabile, elaborato, che ha nelle intricate armonie vocali il proprio punto di forza. Un tour europeo, completamente sold out, poi uno in America e in Giappone, hanno portato la Regina ai vertici della musica.</p>
<p style="text-align: justify">Il grande successo a livello mondiale è arrivato nel 1975 con <strong>A Night At The Opera</strong>, lavoro ambizioso ed eclettico dove spicca la stupenda <em>Bohemian Rhapsody</em>, lunga suite di vago sapore operistico nella quale la voce di Mercury è sovra incisa quasi 200 volte, dando l’idea di un vero e proprio coro. Il brano è diviso in varie sezioni ben distinte, che passano dalla durezza del rock a toni da melodramma, senza un ritornello. Ma A Night At Opera non è solo<em> Bohemian Rhapsody</em>. <em>The Prophet’s Song</em> è un’altra fantastica suite, scritta da May, che con i suoi 8 e passa minuti è il pezzo più lungo inciso dai Queen. La delicata <em>You’Re My Best Friend</em>, composta da Deacon, presenta un bel dialogo tra pianoforte e chitarra sopra il quale volteggia la voce di Freddie, ancora sovra incisa più volte. Quindi, la romantica <em>Love Of My Life</em>, secondo il mio parere la migliore ballata dei Queen, la graffiante <em>I’m In Love With My Car,</em> partorita da Taylor, il fragoroso brano d’apertura <em>Death On Two Legs</em> e la folk <em>‘39</em>, dove la chitarra elettrica imita il violino.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.musicparade.it/pop/il-rock-maestoso-dei-queen/attachment/queen-a-night-at-the-opera-front1/" rel="attachment wp-att-2278"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2278" src="http://www.musicparade.it/files/2011/07/Queen-A-Night-At-The-Opera-Front1-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>L’anno seguente i Queen si sono trovati ancora al primo posto della Hit Parade con l’album <strong>A Day At The Races</strong> e il singolo dall’andamento gospel <em>Somebody To Love</em>. Il disco è allineato con il predecessore e come quello ottiene un enorme successo. <em>Tie Your Mother Down</em> presenta un hard rock potente, mentre la canzone in 3/4 <em>The Millionaire Waltz</em> è un rock sinfonico che segue la falsariga di <em>Bohemian Rhapsody</em>. Altri pezzi importanti sono <em>Long Away</em>, la sbarazzina <em>Good Old-Fashioned Lover Boy</em> e la corale <em>Teo Torriatte</em>, con tanto di strofa in giapponese.</p>
<p style="text-align: justify">Da notare che entrambi gli album, A Night At The Opera e A Day At The Races ripropongono i titoli di due celebri film dei fratelli Marx.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 1977, dopo un tour in terra americana terminato con un trionfo al Madison Square Garden di New York, i Queen hanno finalmente potuto affermare di avere conquistato anche il popolo a stelle e strisce. È il punto più alto della band di May e Mercury la quale, in barba alla furia del neonato punk che sta devastando il mondo della musica, continua nella sua marcia abbattendo record su record. Il nuovo album, intitolato <strong>News Of The World</strong>, non fa altro che mantenere lo status quo e il binomio <em>We Will Rock You &#8211; We Are The Champions</em> riempirà gli stadi di tutto il mondo sino ai giorni nostri. Il primo è un inno rock basato sul battito ritmico di mani e piedi, orecchiabile e potente, mentre il secondo è una ballata hard che sfodera un ritornello magniloquente. Il disco prosegue con la dura <em>Sheer Heart Attack</em>, che doveva essere la title track dell’album omonimo, ma per ragioni di tempo non era stata inclusa. Quindi <em>Fight From The Inside</em>, la malinconica Spr<em>ead Your Wings</em> e la bella <em>It’s Late</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Il disco successivo, <strong>Jazz,</strong> è stato rilasciato nel 1978 e propone ancora altri hit accattivanti, come sempre ricchi di cori a cappella destinati a rimanere nella testa dell’ascoltatore. <em>Fat Bottomed Girls</em>, <em>Bicycle Race</em>, con tanto di scampanellio, e l’allegra <em>Don’t Stop Me Now</em> su tutte. Poi le rockeggianti <em>If You Can’t Beat Them</em> e <em>Dead On Time</em> e lo swing di <em>Dreamer&#8217;s Ball</em>. Purtroppo la varietà di stili ha fatto si che il lavoro abbia subito forti critiche e, nonostante la risposta favorevole dei fans, è ritenuto inferiore ai predecessori.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.musicparade.it/pop/il-rock-maestoso-dei-queen/attachment/queen1/" rel="attachment wp-att-2279"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2279" src="http://www.musicparade.it/files/2011/07/queen1-300x203.jpg" alt="" width="300" height="203" /></a></p>
<p style="text-align: justify">I Queen si sono rifatti comunque nei <strong>sontuosi concerti</strong> in giro per il mondo, dove i biglietti invenduti sono sempre stati ben pochi. On stage il gruppo offriva spettacoli memorabili, ricchi di effetti pirotecnici e con un Mercury a infuocare le platee, dimostrando di essere il migliore animale da palcoscenico del pianeta. Ed è stato giusto quindi immortalare questi momenti con il primo disco dal vivo: <strong>Live Killers</strong>. Si tratta di uno stupendo doppio album che segna la fine degli anni ’70 e saluta il modo di fare musica con cui il gruppo si è dilettato sino allora. Con il progredire del tempo, infatti, il sound della band si stava lentamente staccando dall’hard facile e d’effetto degli inizi, spostandosi verso un pop ballabile e inclinato a melodie stucchevoli. Il gruppo, poi, ha iniziato a introdurre nelle loro canzoni anche il sintetizzatore, sino a quel momento volutamente snobbato.</p>
<p style="text-align: justify">Il nuovo decennio è stato aperto da <strong>The Game</strong>, il primo lavoro dei Queen a raggiungere la posizione numero uno sia nelle classifiche inglesi sia in quelle americane. Come detto il lavoro ha apportato la grande novità dell’elettronica, che ha introdotto nel sound anche un’impronta di musica Disco. L’esempio più vivido è <em>Another One Bites The Dust</em>, scritta da Deacon su un famoso giro di basso in chiave funky. Il vecchio stile orecchiabile e corale si può ascoltare in <em>Play The Game</em> e nella ballad <em>Save Me</em>, mentre <em>Crazy Little Thing Called Love</em> è un tributo di Mercury al rock anni ’50. Da segnalare anche <em>Need Your Lovin’ Tonight</em>, <em>Rock It</em> e <em>Sail Away Sweet Sister</em>.<br />
È avvenuto qui anche il cambio di look da parte di Mercury, il quale da questo momento avrà capelli corti e baffi.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.musicparade.it/pop/il-rock-maestoso-dei-queen/attachment/oct-mir-40/" rel="attachment wp-att-2280"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2280" src="http://www.musicparade.it/files/2011/07/MW200510queen-240x300.jpg" alt="" width="240" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Lo stesso anno il gruppo inglese ha registrato la colonna sonora del film di Mike Hodges <strong>Flash Gordon</strong>, primo album a non guadagnare il Disco d’Oro. Il lavoro è farcito di musiche strumentali, condite con dialoghi tratti dal film. Le uniche due canzoni vere e proprie sono <em>Flash’s Theme</em> e <em>The Hero</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Il passo seguente di questi campioni d’incassi è stato la pubblicazione di <strong>Greatest Hits</strong> (seguito dal video Greatest Flix e dal libro fotografico Greatest Pix). Il disco, che raccoglie tutti i più grandi successi dei Queen dal 1973 al 1981, ha stazionato per 165 settimane nelle classifiche.<br />
Il singolo <em>Under Pressure</em>, registrato con David Bowie, e un concerto a San Paolo del Brasile di fronte a 130mila persone hanno completato una stagione magica per i quattro ragazzi, il cui successo ha assunto quasi dei toni trionfali. Il tutto nonostante la critica storcesse puntualmente il naso e i giornali s’imbizzarrivano sulla figura di Freddie Mercury. Era lui, infatti, a fare notizia, con atteggiamenti oltraggiosi, il gusto per i travestimenti e le allusioni omosessuali.</p>
<p style="text-align: justify">Nell’aprile del 1982 è approdato nei negozi <strong>Hot Space</strong>, album che ha portato in classifica, oltre <em>Under Pressure</em>, anche <em>Body Language</em> e <em>Las Palabras De Amor</em>, primo accenno alla passione di Freddie per la musica spagnola. Il disco contiene anche <em>Life Is Real</em>, una ballad acustica dedicata a John Lennon. Per la prima volta il gruppo non ha proposto un lavoro variegato, ma è stata mantenuta nei brani una certa omogeneità. Il genere predominante è il funky, con il sintetizzatore diventato ormai uno strumento insostituibile, tanto che dal vivo i quattro si sono fatti affiancare da <strong>Morgan Fisher</strong>, ex tastierista dei Mott The Hopple, che conosceva May e Taylor per avere militato negli Smile.</p>
<p style="text-align: justify">Hot Space non ha ricevuto i consensi sperati, così per tutto il 1983 i Queen non hanno svolto alcuna attività live: è stata la prima volta da quando sono nati. Lo stop è servito ai quattro per concentrarsi su lavori individuali, come la partecipazione di Mercury alla colonna sonora del film <strong>Metropolis</strong>, nella nuova versione proposta da Giorgio Moroder, con il brano <em>Love Kills</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Proprio alcuni spezzoni di Metropolis sono stati usati per promuovere il nuovo singolo <em>Radio Ga Ga,</em> che ha anticipato l’uscita di <strong>The Works</strong>.  Il disco ha visto un passo indietro nel sound del gruppo ed è tornato a regalare brani dai riffs graffianti, armonie corali orecchiabili e arrangiamenti maestosi, senza però dimenticare il sintetizzatore. Oltre alla futuristica <em>Radio Ga Ga,</em> che ha riportato il gruppo ai vertici delle classifiche, si ascoltano volentieri anche la sbarazzina <em>I Want To Break Free</em>, <em>It’s A Hard Life</em>, che inizia con l’aria pucciniana “<em>Vesti La Giubba</em>”, e le dure <em>Hammer To Fall</em> e <em>Tir It Up</em>, quest’ultima con un andamento che ricorda vagamente <em>We Will Rock You</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Dopo avere compiuto concerti per la prima volta in Sudafrica (dove ancora era vigente il regime dell’Apartheid, fatto questo che ha causato parecchie critiche al gruppo) e Nuova Zelanda, nel corso del 1985 i Queen hanno suonato al Rock In Rio e a Wembley per il Live Aid. Da un punto di vista prettamente discografico Freddie Mercury ha rilasciato il suo primo album solista, <strong>Mr Bad Guy,</strong> mentre la band si è autocelebrata con l’antologia <strong>The Complete Works</strong>, composta da 14 LP, tutti quelli pubblicati sino a quel momento (compreso Live Killers) più uno contenente alcuni inediti, intitolato <strong>Complete Vision</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 1986 è seguita la colonna sonora per il film <strong>Highlander</strong>, di Russel Mulcahy, i cui brani sono finiti per formare un LP intitolato <strong>A Kind Of Magic</strong> che, musicalmente parlando, riprende quanto fatto con The Works. La title track, <em>One Vision</em>, l’intensa <em>Who Wants To Live Forever</em>, <em>Princess Of The Universe</em>, la ballad con tanto di sax <em>One Year Of Love</em>, la corale <em>Friends Will Be Friends</em> e <em>Pain Is So Close Pleasure,</em> cantata interamente in falsetto, hanno portato ancora una volta la regina a volare alto.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.musicparade.it/pop/il-rock-maestoso-dei-queen/attachment/queen-16/" rel="attachment wp-att-2281"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2281" src="http://www.musicparade.it/files/2011/07/queen-16-300x182.jpg" alt="" width="300" height="182" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Nei due anni seguenti è ancora Mercury a fare parlare di se con la cover di <em>The Great Pretender</em>, classico dei Platters, e con <strong>Barcelona</strong>, ibrido di rock e lirica, dove Freddie duetta con il soprano spagnolo Montserrat Caballé.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 1989, dopo il secondo disco dal vivo <strong>Live Magic</strong>, sicuramente inferiore rispetto Live Killers, è arrivato nei negozi <strong>The Miracle</strong>, un lavoro registrato in un periodo piuttosto lungo a causa della scoperta da parte di Freddie di avere contratto il virus dell’HIV.<br />
Grazie a brani quali la dura <em>I Want It All</em>, la sbarazzina in stile funky <em>The Invisible Man</em>, la pulsante <em>Breakthru</em>, che presenta un bell’assolo di basso, <em>The Miracle</em> e <em>Was It All Worth It,</em> la quale riporta l’orologio musicale dei Queen indietro agli anni ’70, l’album ha venduto molto bene e ha ricollocato in quota le azioni del gruppo anche negli Stati Uniti, dove recentemente erano andate a fondo.</p>
<p style="text-align: justify">L’assenza di un tour a sostegno del disco non ha fatto che alimentare le insistenti voci di un <strong>Freddie Mercury ammalato di AIDS</strong>, notizia sempre smentita dal <em>frontman</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Alla fine del 1989 è uscito <strong>Queen At The Beeb</strong>, registrato in due sessioni negli studi della BBC.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 1991, anticipato dai singoli <em>Innuendo</em> (in Europa) e <em>Headlong</em> (negli Stati Uniti), è uscito l’album <strong>Innuendo</strong>. Si tratta di un lavoro bellissimo, probabilmente il migliore da parecchio tempo a questa parte, pervaso, però, dalla tristezza per lo stato di salute di Freddie. Il pezzo forte è la title track, un’opera rock spagnoleggiante con la struttura simile a <em>Bohemian Rhapsody</em>. Quindi l’elettrica <em>Headlong</em>, la struggente <em>These Are The Days Of My Life</em> e la metallara <em>The Hitman</em>. E ancora <em>I’m Going Straight To Mad</em>, <em>Ride The Wild Wind</em>, la corale <em>I Can’t Live Witht You</em> e, naturalmente, la famosa <em>The Show Must Go On</em>, una sorta di premonizione in note e accordi scritta da May. Il disco si è piazzato in vetta a parecchie classifiche europee ed è entrato nella top 30 in quella americana, ma l’ombra della fine imminente aleggiava cupa sopra il gruppo.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.musicparade.it/pop/il-rock-maestoso-dei-queen/attachment/queen-innuendo-front1/" rel="attachment wp-att-2282"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2282" src="http://www.musicparade.it/files/2011/07/Queen-Innuendo-Front1-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify">I Queen sono volati a Montreux, sul lago di Ginevra, dove hanno scritto qualche brano per il nuovo album. Nel frattempo è stato registrato il documentario che ripercorre la loro storia, <em>Days Of Our Lives</em>, ed è stato immesso sul mercato il <strong>Greatest Hits II,</strong> seguito dalla raccolta video Greatest Flix II. Il disco è arrivato in breve tempo al numero uno delle hit parade.</p>
<p style="text-align: justify">Il 23 novembre 1991 Freddie Mercury ha annunciato al mondo di essere ammalato di AIDS. Il giorno seguente, a causa di una broncopolmonite causata dal virus HIV, <strong>il cantante ha terminato la sua vita terrena</strong>: aveva 45 anni. La notizia ha fatto il giro del mondo e da ogni parte sono arrivati messaggi di cordoglio e tributi. May, Taylor e Deacon, scossi dal lutto, si sono ritirati dalle scene per riflettere sul da farsi.</p>
<p style="text-align: justify">Il 20 aprile del 1992 a Wembley è stato tenuto un concerto per commemorare Freddie, con i migliori nomi del rock mondiale che si sono susseguiti sul palco per rendere l’ultimo tributo al cantante con la musica dei Queen. L’evento è stato seguito in televisione da un miliardo di persone.</p>
<p style="text-align: justify">È brutto a dirsi, ma la morte di Mercury ha scatenato nel mondo un’onda di Queen-mania e a quel punto sono iniziate le speculazioni. A cavalcare l’onda per prima è stata la EMI, che ha pubblicato <strong>Live At Wembley</strong>, un doppio disco che ripropone il concerto tenutosi nel 1982 a Londra, durante il Magic Tour.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 1993, gli altri tre Queen hanno musicato le parti vocali che Freddie aveva registrato prima di lasciarci e questi, uniti a dei pezzi inediti, hanno formato l’album <strong>Made In Heaven</strong>. I brani, per così dire, assemblati sono <em>A Winter’s Tale, Mother Love</em> e<em> You Don’t Foool Me</em>. Le altre sono canzoni di qualche anno prima, riprese e coperte di una patina tutta nuova, come ad esempio la bella <em>Let Me Live</em>, registrata durante le session dell’album The Works insieme a Rod Stewart (sostituito sull’album da Taylor), oppure <em>I Was Born To Love You</em>, tratta dal disco solista di Mercury, Mr.Bad Guy, e riarrangiata in maniera più rockettara. <em>Too Much Love Will Kill</em> è un inedito dei tempi di The Miracle e <em>Heaven For Everyone</em> è un pezzo del gruppo parallelo di Taylor, The Cross, il quale aveva invitato a suo tempo Mercury a prestare la voce.</p>
<p style="text-align: justify">La storia a mio parere avrebbe potuto, anzi, dovuto terminare qui. Invece, accompagnati alla voce da cantanti che di volta in volta si prestavano a sostituire Freddie (George Michael ad esempio), senza mai riuscire a entrare pienamente nella parte, i Queen hanno proseguito sulla loro strada fatta di eventi live, tributi, autocelebrazioni e dischi di antologie, come il <strong>Greatest Hits III</strong>.<br />
Il primo dei tre superstiti a stancarsi di questo gioco è stato Deacon, il quale nel 1997 ha detto stop e si è ritirato dalle attività.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 2004, sulla scia dell’ennesimo disco nostalgico, <strong>Queen On Fire-Live At The Bowl,</strong> storia di un concerto del 1982, May e Taylor hanno dato l’annuncio di un imminente ritorno on stage in compagnia del cantante inglese<strong> Paul Rodgers</strong>, ex Bad Company. John Deacon ha rifiutato la reunion e il basso è passato nelle mani di Danny Miranda, ex Blue Oyster Cult. Altri membri aggiunti sono stati il tastierista Spike Edney, già con Taylor nei The Cross, e il chitarrista Jamie Moses, che aveva suonato nella Brian May Band.</p>
<div id="attachment_2284" class="wp-caption aligncenter" style="width: 251px"><a href="http://www.musicparade.it/pop/il-rock-maestoso-dei-queen/attachment/paul_rodgers_brian_may-2/" rel="attachment wp-att-2284"><img class="size-medium wp-image-2284" src="http://www.musicparade.it/files/2011/07/paul_rodgers_brian_may1-241x300.jpg" alt="" width="241" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Paul Rodgers e Brian May</p></div>
<p style="text-align: justify">Con il nome di <strong>Queen + Paul Rodgers</strong> (a indicare che, in fin dei conti, Freddie Mercury era insostituibile) il nuovo gruppo è partito per un tour che ha toccato anche l’Italia. La coincidenza del concerto romano con la morte di Papa Giovanni Paolo II ha procurato non poche polemiche sul fatto che doveva essere annullato. Quello di Sheffield, invece, è scaturito in un doppio live dal titolo <strong>Return Of The Champions</strong>, dove la voce, bella fin che si vuole, del nuovo singer male si adatta a interpretare i brani che furono di Freddie, lasciando un po’ l’ascoltatore disorientato. Se c’era bisogno di una conferma che il grande Mercury è stato un cantante inimitabile, questo disco ne è la dimostrazione perfetta.</p>
<p style="text-align: justify">Non ancora appagati, May e (nuovi) soci nel 2008 hanno inciso un disco con materiale originale, intitolato <strong>The Cosmos Rock</strong>. Grazie alla curiosità il disco ha ottenuto vendite discrete, ma di certo parecchio sotto le aspettative. Tra i brani, l’intro di <em>Cosmos Rockin’</em> ricorda un po’ quello di <em>One Vision</em>, mentre <em>Still Burning</em> è il classico pezzo da cantare all’unisono durante il concerto, stile <em>We Will Rock You</em>. Quindi la ballata pianistica <em>Song Things That Glitter</em> composta da May, e <em>C-Lebrity</em>, di Taylor, che vede come voce aggiunta quella di Taylor Hawkins, batterista dei Foo Fighters. Tra i pezzi composti da Paul Rodgers cito la pacifista <em>Warboys</em>.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.musicparade.it/pop/il-rock-maestoso-dei-queen/attachment/prodgers/" rel="attachment wp-att-2285"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2285" src="http://www.musicparade.it/files/2011/07/prodgers-240x300.jpg" alt="" width="240" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Terminato il tour promozionale, nel 2009 i Queen e Paul Rodgers si sono separati. Lo stesso anno è uscita l’ennesima raccolta, <strong>Absolute Greatest</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">A marzo di quest’anno i Queen hanno partecipato alla compilation <strong>Songs For Japan</strong>, un disco per raccogliere fondi a seguito del terremoto. May e Taylor hanno inserito <em>Teo Torriatte</em>, presente su A Day At The Races, rimasterizzata per l’occasione.<br />
Nel frattempo Paul Rodgers ha dichiarato che in futuro non è da escludere un suo ritorno con gli ex compagni per un tour.</p>
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		<title>La musica senza tempo dei Deep Purple</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Jan 2011 18:27:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Vanazzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I Deep Purple sono uno dei gruppi più importanti nella storia del rock. Essi non solo sono stati i pionieri dell’heavy metal, ma con la loro musica completa e originale hanno abbattuto tutte le barriere del rock, spingendosi dove nessuno, sino a quel momento, si era mai avventurato.

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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a rel="attachment wp-att-1470" href="http://www.musicparade.it/metal-e-hardcore/la-musica-senza-tempo-dei-deep-purple/attachment/deep-purple1111/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1470" src="http://www.musicparade.it/files/2011/01/deep-purple1111-266x300.jpg" alt="" width="266" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Se il rock fosse una mano, le cinque dita sarebbero i <strong>Beatles</strong>, i <strong><a title="Biografia e discografia dei pink floyd" href="http://www.musicparade.it/rock-e-punk/pink-floyd-tutte-le-facce-della-luna/" target="_blank">Pink Floyd</a></strong>, i <strong><a title="Led Zeppelin, il più grande gruppo nella storia del rock" href="http://www.musicparade.it/rock-e-punk/led-zeppelin-il-piu-grande-gruppo-della-storia-del-rock/" target="_blank">Led Zeppelin</a></strong>, i <strong>Rolling Stones </strong>e i <strong>Deep Purple</strong>. Poi le mani sono due e nella seconda ognuno ci mette chi vuole. Si, lo so, volevo scrivere una frase profonda e mi è uscita solo questa, ma il concetto rimane lo stesso: le band che ho citato, per quanto mi riguarda, sono state le più influenti della storia di questo genere musicale. Un paio di esse sono già state citate in questo sito a suo tempo, oggi, invece, vorrei focalizzare l’attenzione sui mitici Deep Purple.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>I Deep Purple sono nati in Inghilterra</strong> nel marzo del 1968, dalle ceneri di un gruppo chiamato Roundabout, dopo una tournée di quest’ultimo in Germania. I fondatori sono il guitar-heroe <strong>Ritchie Blackmore</strong>, il tastierista <strong>John Lord</strong> e il bassista Nick Simper. Gli ultimi due avevano già suonato insieme anche nei Flowerpot Men (quelli dell’inno Hippie Let’s Go To San Francisco). Al trio si sono uniti il batterista <strong>Ian Paice </strong>e il cantante Rod Evans, entrambi reduci dai Maze.</p>
<p style="text-align: justify">La band così formata ha registrato e trovato notevole successo con il singolo <em>Hush</em>, cover del cantautore americano Joe South. Non molto tempo dopo, con solo 18 ore di registrazione alle spalle, è stato pubblicato <strong>Shades Of Deep Purple</strong>, lavoro ancora orientato verso un rock psichedelico e il pop. Oltre alla citata <em>Hush</em>, il disco contiene già alcune perle come la strumentale <em>And The Address</em>, la sbarazzina <em>One More Many Rain</em> e la progressiva <em>Happiness/I’m So Glad</em>, che come introduzione presenta un pezzo della suite sinfonica Sheherazade, del compositore russo Rimsky-Korsakov. Da notare anche la presenza di numerose cover, tra cui <em>Help</em> dei Beatles, qui dilatata e rallentata, e <em>Hey Joe </em>di Hendrix. L’album, fatto strano per l’epoca (siamo sempre nel 1968), ha suscitato clamore in America, ma è stato praticamente trascurato nella loro patria.</p>
<p style="text-align: justify">
<div id="attachment_1471" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a rel="attachment wp-att-1471" href="http://www.musicparade.it/metal-e-hardcore/la-musica-senza-tempo-dei-deep-purple/attachment/ritchie-blackmore-3/"><img class="size-medium wp-image-1471" src="http://www.musicparade.it/files/2011/01/ritchie-blackmore-3-300x248.jpg" alt="" width="300" height="248" /></a><p class="wp-caption-text">Ritchie Blackmore</p></div>
<p>Nel 1969 il gruppo ha rilasciato due lavori, con i quali ha spostato il sound verso un rock più ricercato: <strong>The Book Of Taliesyn </strong>e <strong>Deep Purple.</strong> Sul primo spiccano le splendide versioni di <em>River Deep Mountain High</em> di Ike &amp; Tina Turner (anche in questo caso il brano inizia con un accenno di musica classica, ovvero l’Intro di Così Parlò Zarathustra di Richard Strauss), di <em>We Can’t Work It Out</em> dei Beatles e di <em>Kentucky Woman</em> di Neil Diamond.<br />
In <strong>Deep Purple</strong>, invece, troviamo il rifacimento di <em>Lalena</em>, brano del folksinger Donovan, la dura <em>The Painter</em> e <em>Why Didn’t Rosemary</em>, entrambe preludio dei tempi che verranno, nonché la magnifica suite in tre sezioni <em>April</em>, 12 minuti di pura magia.</p>
<p style="text-align: justify">A quel punto, per trovare il successo anche in madre patria, i Purple hanno cambiato direzione assumendo un suono più duro e compatto. Evans e Simper se ne sono andati, lasciando il posto a due personaggi tecnicamente più dotati: il vocalist <strong>Ian Gillan</strong> e <strong>Roger Glover</strong>, che avevano militato insieme negli Episode Six.</p>
<p style="text-align: justify">Con la nuova line up, probabilmente la più celebre della loro lunga storia, i Deep Purple hanno registrato un disco dal vivo nel quale s’incontrano il rock e la musica classica: <strong>Concerto For Group and Orchestra</strong>. Nato da un’idea di John Lord, l’ambizioso lavoro è stato registrato presso la Royal Halbert Hall di Londra in compagnia della Royal Philarmonic Orchestra. Esso è formato da una sinfonia in tre movimenti più un paio di brani, tra i quali spicca la famosa<em> Child In Time.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em><a rel="attachment wp-att-1472" href="http://www.musicparade.it/metal-e-hardcore/la-musica-senza-tempo-dei-deep-purple/attachment/deep_purple_in_rock_a/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1472" src="http://www.musicparade.it/files/2011/01/deep_purple_in_rock_a-300x293.jpg" alt="" width="300" height="293" /></a></em></p>
<p style="text-align: justify">Gli anni ’70 si sono aperti con uno di quei capolavori che, nonostante siano passati oltre 40 anni, non smettono di affascinare. Si tratta di <strong>Deep Purple In Rock</strong>, con il quale i Deep Purple hanno iniziato la loro marcia verso la fama internazionale. Dentro la copertina che riprende l’immagine dei presidenti USA scolpiti nella roccia del monte Rushsmore (naturalmente con i componenti dei Deep Purple al posto di Washington e soci) si trova un disco eccezionale, costituito da un rock potente che detterà le regole per le generazioni future. I brani sono uno più bello dell’altro: la trascinante<em> Speed King</em>, le altrettanto dirompenti <em>Bloodsucker</em> e <em>Flight Of The Rat</em>, la psichedelica <em>Hard Lovin’Man</em> e, soprattutto, la pura melodia della celeberrima storia di un perdente <em>Child In Time</em>, la quale è stata al centro di una controversia a causa della sua somiglianza con <em>Bombay Calling</em> degli It’s A Beautiful Day.</p>
<p style="text-align: justify">Gillan possedeva la voce più potente della storia del rock e dal vivo sapeva infuocare le platee. Blackmore era il chitarrista funambolico, che si dilettava con i wha-wha e gli assoli distorti. Lord portava in dote la sua esperienza di classica e blues, mentre Glover e Paice erano due motorini inesauribili e precisi. La loro forza però, stava nell’amalgama sonora, che ha saputo abbattere tutte le barriere del rock, probabilmente mai superate da nessun altro. Con questo disco i Deep Purple hanno dimostrato di essere non solo <strong>il gruppo più completo e originale di sempre</strong>, ma dei veri e propri pionieri, che si sono spinti dove nessuno, sino a quel momento, si era mai avventurato.</p>
<p style="text-align: justify">Il successo è proseguito immutato anche l’anno seguente con <strong>Fireball</strong>, un lavoro meno granitico del precedente, con un suono più pulito che sonda in tutti gli anfratti dell’hard rock. Tra le canzoni, la veloce title track su tutte, ma anche la bellissima <em>Fools,</em> che con il suo alternarsi di toni bassi e alti è costruita sulla falsariga di <em>Child In Time</em>, <em>The Mule</em>, che si farà conoscere dal vivo per il suo lunghissimo assolo di batteria, e la caustica <em>No No No</em>, dotata di una ritmica blues-rock.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 1972 è uscito<strong> Machine Head</strong><strong> </strong>, il disco che contiene il brano più famoso dei Deep Purple, quella <em>Smoke On The Water</em> il cui riff è conosciuto anche dai sassi. L’album, però, non finisce lì. <em>Highway Star</em> è un’iniezione di energia pura, mentre <em>Lazy </em>è un capolavoro che deve tutto al blues e che contiene uno degli assoli di chitarra più belli dell’intera discografia del gruppo. Stupende sono anche <em>Space Truckin’</em>, <em>Never Before</em>, <em>Pictures Of Home</em> e la struggente <em>When A Blind Man Cry</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Il momento magico dei Purple è stato cristallizato in uno degli album live più belli di sempre, <strong>Made In Japan</strong> che ha saputo catturare tutta l’energia di questo gruppo e la sua capacità d’improvvisare, sancendone così l’immortalità.</p>
<p style="text-align: justify"><a rel="attachment wp-att-1473" href="http://www.musicparade.it/metal-e-hardcore/la-musica-senza-tempo-dei-deep-purple/attachment/deep-purple/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1473" src="http://www.musicparade.it/files/2011/01/deep-purple-300x293.jpg" alt="" width="300" height="293" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Una leggera flessione il gruppo l’ha ottenuta con il successivo <strong>Who Do We Think We Are?</strong>, disco nel quale si denota una piccola stanchezza creativa, anche se brani quali<em> Woman From Tokyo, Rat Bat Blue</em>, con il suo funambolico assolo centrale di tastiera, <em>Smooth Dancer</em> e la blueseggiante <em>Place In Line</em> valgono da sole il prezzo dell’acquisto.</p>
<p style="text-align: justify">A quel punto, però, i Deep Purple si sono trovati ad affrontare un momento duro: <strong>Gillan e Glover hanno lasciato la band</strong> per intraprendere nuove strade. Il basso è stato allora affidato a <strong>Glen Hughes</strong>, il quale era anche un ottimo singer, mentre dietro al microfono è arrivato quel <a title="Il leggendario Hard rock di David Coverdale e dei Whitesnake" href="http://www.musicparade.it/rock-e-punk/il-leggendario-hard-rock-di-david-coverdale-e-dei-whitesnake/" target="_blank"><strong>David Coverdale</strong></a> dalla voce calda e potente, che troveremo in seguito nei Whitesnake.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Burn</strong>, datato 1974, presenta un rock grezzo, che fa quasi pensare ad un ritorno ai tempi di In Rock, ma ascoltandolo bene si riscontrano delle forti venature blues e funky introdotte dai nuovi arrivati. Il malinconico blues di <em>Mistread </em>è stupendo, anche se il pezzo di maggior successo è senza dubbio la poderosa title track, dotata di un riff micidiale tra i più clonati nella storia del rock. Molto belle sono anche <em>What’s Goin’ On Here </em>e <em>Lay Down, Stay Down</em>.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Stormbringer</strong>, rilasciato sempre lo stesso anno, è un disco più spento rispetto al predecessore. Il gruppo si stava sempre più allontanando dall’hard rock che li aveva resi famosi per intraprendere la strada verso il soul e il funky. <em>Soldier Of Fortune</em> è comunque una ballad superlativa, la migliore mai composta dai Purple, nella quale Coverdale ci mette un sacco di anima e di passione. Da sottolineare anche <em>You Can’t Do It Right</em>, <em>Hold On</em>, e <em>Strombringer</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Un’altra amara sorpresa attendeva i Deep Purple dietro l’angolo all’inizio del 1975: <strong>l’abbandono di un insoddisafatto Ritchie Blackmore</strong>. L’asso delle sei corde ha lasciato per formare i Rainbow, dove ha trovato di nuovo al suo fianco Roger Glover. L’ultima sua apparizione con il gruppo è il concerto tenutosi il 7 aprile a Parigi, ben documentato su un prezioso doppio album.</p>
<p style="text-align: justify">Paice e Lord, gli unici rimasti della formazione originale, hanno quindi reclutato lo sconosciuto chitarrista americano <strong>Tommy Bolin</strong>. Purtroppo, il periodo di gloria di questa promessa della chitarra è stato troppo breve. Con i Purple, infatti, Tommy ha pubblicato soltanto un album da studio, <strong>Come Taste The Band</strong>, un lavoro che trova la propria forza nella tirata opening track <em>Comin’ Home</em>, in <em>Lady Luck</em>, nella power ballad <em>You Keep On Movin’ </em>e nei sei minuti dell’articolata <em>This Time Around</em>, che a una prima parte prettamente pianistica ne alterna una seconda più dura, sostenuta dalla chitarra elettrica di Bolin.</p>
<p style="text-align: justify">I Deep Purple hanno poi intrapreso un lungo tour mondiale, al termine del quale, nel luglio del 1976, è stato annunciato il loro scioglimento. A dicembre dello stesso anno, dopo un concerto di spalla a Jeff Beck, <strong>Bolin è morto per un’overdose</strong>.<br />
<strong>Lo scioglimento dei Deep Purple</strong> ha lasciato spazio ai singoli membri d’intraprendere carriere personali, dove spiccano i Whitesnake di Coverdale, nei quali hanno fatto un’apparizione anche Lord e Paice.</p>
<div id="attachment_1474" class="wp-caption aligncenter" style="width: 300px"><a rel="attachment wp-att-1474" href="http://www.musicparade.it/metal-e-hardcore/la-musica-senza-tempo-dei-deep-purple/attachment/ian-gillan/"><img class="size-medium wp-image-1474" src="http://www.musicparade.it/files/2011/01/ian-gillan-290x300.jpg" alt="Ian Gillan" width="290" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Ian Gillan</p></div>
<p style="text-align: justify"><strong>La ricostituzione della formazione classica dei Deep Purple</strong>, quella del periodo d’oro che va dal 1969 al 1973, la cosiddetta Mark II, è stata ispirata dall’uomo che a suo tempo ne aveva decretata la fine denunciandone la staticità creativa, Ian Gillan. Sul finire del 1982, infatti, il cantante si è incontrato con Lord e gli ha proposto di riunire i vecchi compagni per un progetto a lungo termine, che non fosse una semplice mossa speculativa, ma che prevedeva nuovi album e una serie di concerti. Ian Paice, che all’epoca lavorava con l’ex Thin Lizzy Gary More, ha aderito immediatamente. Gillan è volato quindi negli Stati Uniti per contattare Glover e Blackmore, i quali si sono dichiarati entusiasti. Il chitarrista, però, ha dovuto posticipare la rinascita del gruppo per portare a termine i suoi impegni con i Rainbow, dei quali si sarebbe liberato solo nel 1983. Per ammazzare l’attesa Gillan si è unito momentaneamente ai Black Sabbath, registrando con loro un album: Born Again. Ma questa è un’altra storia.</p>
<p style="text-align: justify"><a rel="attachment wp-att-1477" href="http://www.musicparade.it/metal-e-hardcore/la-musica-senza-tempo-dei-deep-purple/attachment/deep-purple-6/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1477" src="http://www.musicparade.it/files/2011/01/deep-purple-6-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198" /></a></p>
<p style="text-align: justify">La resurrezione dei Purple è datata aprile 1984, quando in uno chalet del Vermount è stato firmato il contratto con la Polygram. Il primo lavoro della band s’intitola <strong>Perfect Strangers</strong>. Atterrato nei negozi nell’ottobre dello stesso anno, esso ha regalato ai fans l’inconfondibile sound di questi maestri del rock duro. Non si tratta però di un revival carico di nostalgia, bensì di un disco fresco e al passo con i tempi. <em>Knockin’ At Your Back Door,</em> <em>Perfect Strangers</em>, la malinconica <em>Wasted Sunset</em>, l’epica <em>Son Of Alerik</em> e <em>Hungry Daze</em> sono entrate di prepotenza a fare parte dei classici dei Deep Purple, aggiungendosi al loro repertorio live.<br />
A proposito di live, ogni tappa del tour che è seguita al disco ha registrato il sold out e il ritorno in Inghilterra come headliner al Festival di Knebworth, nel 1985, è stato a dir poco trionfale.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 1987 è uscito <strong>The House Of Blue Light</strong>, che presenta un suono più artefatto e innovativo rispetto al lavoro precedente. Roger Glover l’ha descritto “<em>un album sperimentale su base Blues</em>”. Il mio pezzo preferito è senza dubbio <em>Strandeways</em>, ma anche <em>Bad Attitude,</em> un rock pieno di energia che si apre con l’organo di Lord, ha il suo bel perché. E cosa dire di <em>Mad Dog</em>, con il suo riff di chitarra orecchiabile, e dell’epica <em>The Spanish Archer</em>, o ancora della veloce <em>Dead Or Alive</em>? Magnifiche!</p>
<p style="text-align: justify">L’anno seguente è stato pubblicato il disco dal vivo <strong>Nobody’s Perfect</strong>, nel quale, oltre ai concerti americani e norvegesi, è immortalata una versione di<em> Black Night</em> parzialmente registrata all’Arena di Verona.</p>
<p style="text-align: justify">È stato nel 1989 che Gillan e Blackmore sono tornati ad avere contrasti che hanno spinto il primo a lasciare nuovamente la band. Per sostituirlo, Richie ha chiamato il suo cantante ai tempi dei Rainbow <strong>Joe Lynn Turner</strong> (in quel momento aggregato al gruppo di Malmsteen) con il quale nel 1990 i Deep Purple hanno registrato <strong>Slaves And Masters</strong>. È questo un album mediocre, orecchiabile al punto giusto, ma non esplosivo, dove fanno bella mostra di se canzoni quali <em>Fire In The Basement</em>, con il suo famoso intro di chitarra, la ballad <em>Love Conquers All</em> e <em>King Of Dreams</em>.</p>
<p style="text-align: justify">I Deep Purple, però, non erano contenti della situazione, così Lord, Paice e Glover hanno chiesto a gran voce il ritorno di Gillan. Alla fine Blackmore ha ceduto e la Mark II, per la terza volta, si è ricostituita. Il risultato è <strong>The Battle Rages On</strong>, un lavoro che ha nella dura title track, nel rock-blues di <em>Ramshackle Man</em>, in <em>Solitaire </em>e, soprattutto, in <em>Anya</em> i propri punti di forza. Il disco, però, ha risentito molto del fatto che le parti vocali erano state preparate per essere cantate da Turner, e anche del riaffiorare dei dissapori tra Blackmore e il resto della band, che sono finiti con l’abbandono definitivo del chitarrista nel bel mezzo del tour di supporto all’album. A sostituire Ritchie, che è tornato a registrare un album con i Rainbow per poi dedicarsi alla musica medievale con i Blackmore’s Night, è stato momentaneamente <strong>Joe Satriani</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Il sostituto ufficiale di Blackmore lo si è trovato nell’ottimo <strong>Steve Morse</strong>, che ha portato in seno al gruppo le sue esperienze con la musica fusion.<br />
Nel 1986 è stato pubblicato <strong>Purplendicular</strong>, un lavoro ambizioso, potente e ben strutturato, dove il nuovo chitarrista ha la possibilità di non fare rimpiangere chi lo ha preceduto. La critica è unanime nel ritenere questo un ottimo disco e canzoni quali <em>Ted The Mecanic, Hey Cisco, Loosen My String, Sometimes</em> <em>I Feel Like Screaming</em>, la ballad <em>The Aviator</em> e <em>Somebody Stole My Guitar</em> ne sono una degna testimonianza.</p>
<p style="text-align: justify">
<div id="attachment_1475" class="wp-caption aligncenter" style="width: 184px"><a rel="attachment wp-att-1475" href="http://www.musicparade.it/metal-e-hardcore/la-musica-senza-tempo-dei-deep-purple/attachment/steve-morse-mydistortions/"><img class="size-medium wp-image-1475" src="http://www.musicparade.it/files/2011/01/Steve-Morse-mydistortions-174x300.jpg" alt="" width="174" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Steve Morse</p></div>
<p>Lo stesso anno è uscito anche <strong>Live At The Olympia,</strong> prima prova con Morse sul palco, dove i vecchi classici sono ben amalgamati con gli ultimi successi.</p>
<p style="text-align: justify">Il seguente album da studio, invece, è datato 1998 e si chiama <strong>Abandon</strong>. È un disco più sperimentale rispetto Purplendicular, meno orecchiabile, ma non per questo meno bello. Da citare brani quali <em>Don’t Make Me Happy</em>, stupendo blues che nel suo incedere malinconico ricorda vagamente <em>Mistread,</em> <em>Fingers To The Bone, 69, Any Fule Kno That</em>, con il suo approccio rap, e la rivisitazione di <em>BloodSucke</em>r, brano presente sull’album In Rock e qui ribattezzato <em>Bludsucker</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Purtroppo Abandon è stato<strong> l’ultimo album in cui ha lavorato John Lord</strong>. Dopo 34 anni di straordinaria carriera, nel 2002 il tastierista ha deciso che era giunto il momento di intraprendere una strada personale, dedicata alla musica orchestrale. A quel punto Ian Paice è rimasto l’unico ad avere suonato nel gruppo inglese dall’inizio sino ai giorni nostri. Il nuovo tastierista è stato <strong>Don Airey</strong>, il quale aveva già avuto rapporti con i vari membri dei Deep Purple per avere lavorato nei Rainbow e nei Whitesnake.</p>
<p style="text-align: justify">La nuova line-up, Gillan, Glover, Morse, Airey e Paice, ha registrato nel 2003 l’album <strong>Bananas</strong>. Chi pensava che l’uscita di scena di Lord avrebbe influito sulla vena compositiva della band si sbagliava di grosso. Il disco, ricco d’idee, innovativo e allo stesso tempo legato al passato del gruppo, propone tracce nel classico sound dei Purple, unite ad altre che portano una ventata di freschezza e novità. La metallica opening-track <em>House Of Pain</em>, la stupenda power ballad <em>Walk On</em>, la progressiva title track, la “funkegiante” <em>Pictures Of Innocence</em>, <em>Haunted</em>, nel quale Gillan duetta con la brava Beth Hart, sono tutti pezzi meravigliosi, che non fanno pensare all’età media dei componenti di questo gruppo. A chiudere il disco un cameo strumentale, <em>Contact Lost</em>, un minuto e mezzo per sognare con la chitarra di Morse e la tastiera di Airey</p>
<p style="text-align: justify"><a rel="attachment wp-att-1476" href="http://www.musicparade.it/metal-e-hardcore/la-musica-senza-tempo-dei-deep-purple/attachment/deeppurple3/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1476" src="http://www.musicparade.it/files/2011/01/deeppurple3-300x222.jpg" alt="" width="300" height="222" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Il diciottesimo e sino ad ora ultimo lavoro da studio dei Deep Purple risale al 2005. Si tratta di <strong>Rapture Of The Deep</strong>, un altro successo che segue la linea tracciata da Bananas, anche se è meno sperimentale. Molto bella è la title track, con il suo andamento orientaleggiante, ma anche <em>Wrong Man</em>, la ballad <em>Cleary Quite Absurd</em>,<em> Junkyard Blues</em>, il ritmo trascinante di <em>Kiss Tommorrow Goodbye</em>, il blues di <em>Don’t Let Go</em> e la suite finale <em>Before Time Began</em>, la canzone più innovativa dell’album.</p>
<p style="text-align: justify">A quanto pare<strong> i Deep Purple non intendono fermarsi</strong> e hanno annunciato già un nuovo album, che dovrebbe uscire il mese prossimo (febbraio 2011). È incredibile come nella loro lunghissima carriera questi “ragazzi” abbiano accusato pochi passi falsi e siano riusciti a passare indenni attraverso ogni crisi che si è presentata. Essi hanno inventato un genere, l’Heavy Metal, quindi hanno cambiato stile secondo le formazioni che si sono susseguite, tenendo come punti saldi la notevole abilità tecnica, la professionalità, la melodia raffinata anche nei brani più tirati e l’energia. Nella loro musica si ascolta di tutto, dal rock al blues, dal soul al funk, dal jazz alla classica, addirittura il rap, tanto da essere classificati come la band più completa di tutti i tempi.  Insomma, si susseguono le generazioni e ognuna di esse ha amato questi <strong>“pilastri del rock” </strong>e sono convinto che nessuno smetterà mai di farlo, perché la loro musica, anche quando loro decideranno di fermarsi definitivamente, continuerà ad esistere per sempre.</p>
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		<title>AC/DC: Rock ad alto voltaggio</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Nov 2010 20:58:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Vanazzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Metal e Hardcore]]></category>
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		<description><![CDATA[Gli AC/DC hanno creato uno stile inconfondibile, una miscela di Hard Rock e Blues basato su suoni immediati. Chitarre distorte, sorrette da una voce graffiante che urla di un mondo malfamato, fatto di droga, alcool e delinquenza; il tutto condito da tanta ironia. 
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><a rel="attachment wp-att-1326" href="http://www.musicparade.it/metal-e-hardcore/acdc-rock-ad-alto-voltaggio/attachment/acdc/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1326" src="http://www.musicparade.it/files/2010/11/acdc-300x269.jpg" alt="" width="300" height="269" /></a></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Gli AC/DC si sono formati a Sidney</strong>, la notte di capodanno del 1973, da un’idea dei fratelli di origini scozzesi <strong>Angus e Malcom Young</strong>, entrambi chitarristi. A essi si sono aggiunti il batterista Colin Burgess, il bassista Larry Van Kriedt e il cantante Dave Evans. Quest’ultimo è stato presto sostituito da un altro scozzese, <strong>Bon Scott</strong>, un autista di autobus che era stato assunto per portare in tour la neonata band. Scott aveva carisma e talento da vendere e ha indicato al gruppo la direzione “stradaiola” che ne decreterà la fortuna.</p>
<p style="text-align: justify">Il fratello maggiore degli Young, George, era una delle figure più rappresentative del rock australiano e in coppia con Henry Vanda aveva istituito un celebre team di compositori e produttori discografici. Proprio Young e Vanda hanno firmato il primo disco degli AC/DC, <strong>High Voltage</strong>, un lavoro che nel febbraio 1975 ha scatenato un vero e proprio terremoto nella terra dei canguri. Mentre nel mondo spadroneggiava il progressive, con i suoi brani lunghi ed elaborati, gli AC/DC non hanno fatto altro che cancellare tutto e tornare alle origini del Rock’n’Roll. Essi hanno ripreso i toni più duri dell’Hard Rock zeppeliniano e del Rhythm And Blues velocizzato dai Deep Purple e li hanno rielaborati con riffs sbarazzini, a volte ossessivi, buoni assoli di chitarra e liriche oltraggiose, basate su droga, prostituzione, soldi e delinquenza, cantate dalla voce graffiante di Bon Scott. <em>Baby Please Don’t Go</em>, cover accelerata di un brano del bluesman Big Joe Williams, <em>She’s Got Balls</em>, dedicata da Scott alla moglie, la quale per questo motivo ha chiesto il divorzio, <em>Soul Stripper</em> e <em>Little Lover</em>, sono pezzi ancora un po’ acerbi, ma di notevole impatto.</p>
<p style="text-align: justify">Entro la fine dello stesso anno è seguito<strong> T.N.T. </strong>il quale ha confermato le ottime qualità della band. Essa era ormai seguita da migliaia di fans, che volevano godersi le <strong>mirabolanti performance dal vivo</strong>, dove Angus si esibiva vestito in giacca e cravatta, con pantaloni corti, scarpe da ginnastica e berretto “alla Pierino”, muovendosi sul palco come se fosse stato morso da una tarantola.  T.N.T. è più prorompente rispetto il disco precedente, decisamente più maturo, grazie anche alla stabilizzazione della line-up con l’ingresso del bassista <strong>Mark Evans </strong>(su High Voltage aveva suonato George Young) e del batterista <strong>Phil Rudd.</strong> Il brano più bello, secondo il mio parere, è il diabolico blues di <em>The Jack</em>, seguito a ruota da <em>It&#8217;s a Long Way to the Top (If You Wanna Rock &#8216;n&#8217; Roll), High Voltage, Rock’n Roll Singer </em>e la title track. Il lavoro è chiuso da <em>School Days</em>, tributo a Chuck Berry, da sempre idolo di Angus Young.</p>
<p style="text-align: justify">La conquista del Disco di Platino in terra australe dei primi lavori ha convinto l’Atlantic a mettere sotto contratto la band. Così, nella primavera del 1976, grazie ad un tour in Inghilterra gli AC/DC hanno iniziato a essere conosciuti anche nel vecchio continente. Il loro primo disco uscito in simultanea internazionale è una raccolta di brani tratti da High Voltage e T.N.T. intitolato anch’esso <strong>High Voltage</strong>.</p>
<p style="text-align: justify">Sempre nel 1976 è stato dato alle stampe anche l’ottimo <strong>Dirty Deeds Done Dirt Cheap</strong>, il quale ha spostato il tiro verso un Rock’n’Roll più immediato, come dimostrato da <em>Rocker,</em> brano in pieno stile anni ’50. Molto belle sono <em>Dirty Deeds Done Dirt Cheap</em>, <em>Problem Chil </em>e la caustica <em>Squealer</em>. La mia preferita resta comunque l’inusuale semi-ballad <em>Ride On,</em> il brano più malinconico scritto dal gruppo australiano, nel quale Angus si esibisce in un ottimo assolo di chitarra.</p>
<p style="text-align: justify"><a rel="attachment wp-att-1327" href="http://www.musicparade.it/metal-e-hardcore/acdc-rock-ad-alto-voltaggio/attachment/acdc_-_acdc_and_the_fantastic_bon_scott_-_front1/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1327" src="http://www.musicparade.it/files/2010/11/ACDC_-_ACDC_And_The_Fantastic_Bon_Scott_-_Front1-278x300.jpg" alt="" width="278" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify">L’anno seguente è arrivato nei negozi lo stupendo <strong>Let There Be Rock.</strong> Qui il suono è diventato più pesante. Da <em>Go Down</em>, passando per <em>Bad Boy Boogie, Let There Be Rock, Hell Ain&#8217;t a Bad Place to Be, Dog Eat Dog</em>, sino al famoso riff di <em>Whole Lotta Rosie</em>, si ascolta un album fatto di energia pura, ma anche di piena consapevolezza delle proprie potenzialità e della maturità raggiunta.<br />
Dopo questo disco c’è stato l’abbandono del bassista Mark Evans, sostituito da <strong>Cliff Williams,</strong> e l’esordio on stage negli Stati Uniti.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Powerage</strong>, del 1978, prosegue sul discorso del lavoro precedente, aggiungendo in scaletta altre pietre miliari del rock duro quali <em>Riff Raff, Rock&#8217;n'Roll Damnation</em>, la stupenda <em>Sin City,</em> <em>Down Payment Blues</em>, che sfuma in un delicato blues, e la tagliente <em>Kicked In The Teeth</em>.  Su questo disco gli AC/DC hanno accentuato la vena “satanica” e usato nei testi sempre più esplicite allusioni sessuali.</p>
<p style="text-align: justify">Sempre nel ’78 è uscito anche lo stupendo live <strong>If You Want Blood You’Ve Got It,</strong> registrato in Scozia, nel quale si riesce a percepire l’essenza del gruppo, fatta di sudore, fuoco ed energia allo stato brado.</p>
<div id="attachment_1335" class="wp-caption aligncenter" style="width: 302px"><a rel="attachment wp-att-1335" href="http://www.musicparade.it/metal-e-hardcore/acdc-rock-ad-alto-voltaggio/attachment/acdc-2/"><img class="size-medium wp-image-1335" src="http://www.musicparade.it/files/2010/11/acdc-2-292x300.jpg" alt="" width="292" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Angus Young</p></div>
<p style="text-align: justify"><strong>Highway To Hell</strong>, uscito nel 1979, ha venduto solo il primo anno un milione di copie e ha definitivamente consacrato il gruppo quale leader indiscusso della scena metallica mondiale. Il disco è più raffinato dei predecessori e presenta canzoni come la title track, la scatenata <em>Girls Got The Rhythm, If You Want Blood You’Ve Got It,</em> la veloce <em>Beating Around the Bush</em>, <em>Walk All Over You</em> e,a chiudere, la velenosa <em>Night Prowler,</em> le quali hanno finalmente aperto alla band le porte anche del mercato americano.</p>
<p style="text-align: justify">
<div id="attachment_1344" class="wp-caption aligncenter" style="width: 215px"><a rel="attachment wp-att-1344" href="http://www.musicparade.it/metal-e-hardcore/acdc-rock-ad-alto-voltaggio/attachment/acdc_bon_scott/"><img class="size-medium wp-image-1344" src="http://www.musicparade.it/files/2010/11/ACDC_Bon_Scott-205x300.jpg" alt="" width="205" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Bon Scott</p></div>
<p style="text-align: justify">All’apice del successo, gli AC/DC hanno subìto una batosta incredibile. Il 19 febbraio 1980 <strong>Bon Scott è stato trovato morto </strong>su una Renault 5 in una via di Londra. Le cause del decesso non sono mai state interamente chiarite, ma alla base c’è di sicuro un’eccessiva quantità di alcool. Sembrava la fine, ma Angus e compagni non si sono persi d’animo. Assunto un altro cantante nella figura di <strong>Brian Johnson,</strong> ex Geordie, la band ha aperto il nuovo decennio registrando quello che in seguito sarebbe diventato il secondo album più venduto della storia del rock, dopo Thriller di <a title="Lascia un saluto a MIchael Jackson" href="http://www.salutiamoli.it/musica-musicisti/michael-jackson/trackback/" target="_blank">Michael Jackson</a>: <strong>Back In Black</strong>.<br />
Il disco è completamente dedicato a Bon Scott. La copertina è nera, a indicare il lutto, e i brani hanno tutti per tema la morte. <em>Hell’s Bells</em>, che si apre con il lugubre suono delle campane a morto, l’orecchiabile <em>You Shock Me All Night Long,</em> dagli evidenti riferimenti sessuali, la leggendaria Back In Black, dal famosissimo riff di chitarra, <em>Shoot To Thrill</em>, <em>Rock’N’Roll Ain’t Noise Pollution</em> e il Rock’n’Roll primordiale di <em>Shake A Leg.</em> La voce di Johnson si presentava più stridula e urlata rispetto a quella del compianto Scott, ma funzionava ugualmente bene all’interno dello scatenato sound de gruppo. Per questo i fans hanno da subito accettato il nuovo singer, senza rimpiangere troppo chi lo aveva preceduto.</p>
<p style="text-align: justify">Il tour che ne è seguito ha visto la band toccare numerosi Paesi, culminando come headliner al Festival di Donington, il famoso <strong>Monster Of Rock</strong>. In quel periodo gli AC/DC si esibivano con una campana di una tonnellata di peso, che Brian Johnson faceva rintoccare prima di <em>Hell’s Bells</em>.</p>
<p style="text-align: justify">Con il seguente <strong>For Those About To Rock,</strong> rilasciato un anno dopo, la campana è stata sostituita da un cannone. Il disco, pur se ritenuto inferiore a Back In Black, ha venduto lo stesso molto bene e ha raggiunto per la prima volta la posizione numero uno nelle classifiche americane. I brani sono i più duri e i più rock-oriented che il gruppo aveva scritto sino a quel momento e il Rhythm’n’Blues è qui del tutto sparito. I migliori sono <em>Let&#8217;s Get It Up, Night Of The Long Knives, Put the Finger on You</em> e, su tutti, <em>For Those About To Rock (We Salute You) </em>che termina proprio con gli spari del cannone.</p>
<p style="text-align: justify">Con il successivo<strong> Flick Of The Switch</strong>, del 1983, la band ha visto un calo di vendite e anche di popolarità. L’album presenta alcuni brani di buona caratura, come <em>Bedlam In Belgium,</em> le tiratissime <em>Landslide </em>e <em>This House Is on Fire, Nervous Shakedown</em> e la stessa <em>Flick Of The Switch,</em> ma sicuramente non all’altezza di quelli del passato. La colpa della frenata è da ricercarsi nel desiderio degli australiani di non apportare alcuna novità nel loro sound. A questa staticità va aggiunto che proprio in quel periodo l’Heavy Metal era nel punto più alto della sua parabola. Le band nascevano come funghi e i fans avevano modo di trovare altrove suoni più originali ed energici (basti pensare al thrash). Oltre a questo c’è da dire che il disco, per la prima volta, non ha visto la presenza in studio dei produttori Young e Vanda, i quali, forse, avrebbero portato una maggiore ispirazione.<br />
A quel punto se n’è andato anche un altro pezzo d storia del gruppo, il batterista Phil Rudd. Al suo posto è arrivato il giovane <strong>Simon Wright</strong>, senza particolari esperienze alle spalle.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 1984 è uscita la mini raccolta <strong>’74 Jailbreak,</strong> con brani inediti dei tempi di Bon Scott, fra i quali risalta Jailbreak, che racconta di un’evasione dal carcere.</p>
<p style="text-align: justify">La stagione seguente, dopo avere suonato di fronte a 400mila persone a Rio, il gruppo ha proposto un’ambiziosa opera video in cinque episodi, basata sugli argomenti del disco <strong>Fly On The Wall</strong>. L’album, se possibile, è ancora peggio di Flick Of The Switch. A parte la triade <em>Sink The Pink, Fly On The Wall</em> e <em>Shake Your Foundations</em>, gli altri brani non sono proprio dei capolavori.</p>
<p style="text-align: justify">Per rinfrescare il successo, nel 1986 gli AC/DC sono tornati a lavorare con i loro portafortuna Young &amp; Vanda, i quali hanno prodotto l’antologia con tre inediti (due dei quali strumentali) <strong>Who Made Who</strong>, che è servita come colonna sonora per <em>Maximun Overdrive </em>(Brivido in italiano), film di Stephen King. Quindi è uscito il decimo album da studio, <strong>Blow Up Your Video</strong>, che ha spostato il suono verso un rock più classico, sempre pesante, ma con reminescenze più vicine a Rolling Stones e Led Zeppelin. I punti di forza sono la opening track <em>Heatseeker, That&#8217;s the Way I Wanna Rock n&#8217; Roll Meanstreak, Ruff Stuff </em>e la scatenata <em>This Means War.</em> Il lavoro da un punto di vista commerciale ha risollevato le sorti degli AC/DC, ma è lontano anni luce dai tesori di qualche anno prima.</p>
<p style="text-align: justify"><a rel="attachment wp-att-1345" href="http://www.musicparade.it/metal-e-hardcore/acdc-rock-ad-alto-voltaggio/attachment/acdc22-2/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1345" src="http://www.musicparade.it/files/2010/11/acdc221-300x221.jpg" alt="" width="300" height="221" /></a></p>
<p style="text-align: justify">Migliore, a mio parere, il seguente <strong>The Razors Edge</strong>, datato 1990. Il gruppo, notevolmente più ispirato, ha regalato ai fans canzoni quali <em>Thunderstrock, Money Talk</em>, la tiratissima <em>Fire Your Guns, Are You Ready</em> e la nostalgica <em>The Razors Edge.</em> Il batterista in questo caso non era più Simon Wright, emigrato verso la band di Ronnie Dio, ma <strong>Chris Slade</strong>.<br />
The Razors Edge è riuscito finalmente a rilanciare il gruppo in orbita e il tour promozionale è stato il più seguito nella storia della band australiana. Per la terza volta hanno partecipato al Monster Of Rock di Donington come headliner (un vero record), mentre al concerto di Mosca, per celebrare la fine del regime comunista, è accorso mezzo milione di persone. Alcune esibizioni sono finite sull’album <strong>AC/DC Live</strong>, arrivato nei negozi nel 1992 e venduto sia come doppio sia come singolo.</p>
<p style="text-align: justify">Nel 1995 è stato registrato <strong>Ballbreaker</strong>, disco che ha visto anche il ritorno alla batteria di Phil Rudd. Qualitativamente non aggiunge e non toglie niente al lavoro precedente, e a livello di vendite è andato piuttosto bene. Da segnalare i brani <em>Hard As A Rock, Hail Caesar, Cover You In Oil, The Honey Roll </em>e, a chiudere il lavoro, la title track.</p>
<p style="text-align: justify">Altri 5 anni ed ecco un altro capitolo della saga del gruppo australiano: <strong>Stiff Upper Lip.</strong> In questo caso s’intravede un leggero ritorno al sound degli esordi. Il brano più bello è <em>Satellite Blues</em>, seguito da <em>Stiff Upper Lip, All Screwed Up</em> e <em>Safe In New York City</em>.</p>
<p style="text-align: justify">È datato 2008 quello che sino a ora è l’ultimo lavoro degli AC/DC, intitolato <strong>Black Ice.</strong> Il disco, forte dei singoli <em>Rock’N’Roll Train, Anything Goes, War Machine </em>e <em>Big Jack</em>, ha superato in vendite gli ultimi. La band è in seguito partita per l’ennesimo, vastissimo tour mondiale, che ha toccato anche il <strong>Forum di Assago</strong>.</p>
<p style="text-align: justify"><a rel="attachment wp-att-1338" href="http://www.musicparade.it/metal-e-hardcore/acdc-rock-ad-alto-voltaggio/attachment/acdc_-_angus_cha_cha_-_inside1/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-1338" src="http://www.musicparade.it/files/2010/11/ACDC_-_Angus_Cha_Cha_-_Inside1-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify"><strong>L’influenza </strong>che gli AC/DC hanno avuto sul mondo del Rock, in quasi 30 anni di carriera, è enorme. Molti gruppi devono a loro la propria fortuna. Per citare qualche nome: <strong>Guns’n’Roses</strong>, <strong><a title="Cinderella, tra hard rock e blues" href="http://www.musicparade.it/metal-e-hardcore/i-cinderella-tra-hard-rock-e-blues/" target="_blank">Cinderella</a></strong>, <strong><a title="L'aggressivo Heavy metal dei tedeschi Accept" href="http://www.musicparade.it/metal-e-hardcore/laggressivo-heavy-metal-dei-tedeschi-accept/" target="_blank">Accept</a></strong>, <strong>Quiet Riot</strong>, <strong>Poison</strong>, <strong><a title="I metallica, i più amati dai metallari" href="http://www.musicparade.it/metal-e-hardcore/metallica-i-piu-amati-dai-metallari/" target="_blank">Metallica</a></strong> e <strong><a title="Biografia dei Motley Crue" href="http://www.musicparade.it/metal-e-hardcore/i-motley-crue-e-lapice-del-glam-metal/" target="_blank">Motley Crue</a></strong>.<br />
La loro musica, le performance live, l’energia immutata nel tempo, hanno entusiasmato milioni di persone. <strong>Una critica </strong>che è stata loro fatta, forse l’unica, è quella di avere proposto sempre lo stesso stile, senza mai evolversi, senza mai adeguarsi alle leggi di mercato. Ma chi ha detto che questo è un male? Come cantavano i Rolling Stones “<em>It’s Only Rock’N’Roll</em>” e lui non ha bisogno di mutamenti per essere letale.</p>
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		<title>Il leggendario Hard Rock di David Coverdale e dei Whitesnake</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Jun 2010 20:25:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Vanazzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rock e Punk]]></category>
		<category><![CDATA[Adrian Vandenberg]]></category>
		<category><![CDATA[biografia dei Whitesnake]]></category>
		<category><![CDATA[Biografia del gruppo]]></category>
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		<description><![CDATA[Quando i Deep Purple si sono sciolti il cantante David Coverdale ha fondato e dato il via alla leggenda dei Whitesnake,  che in breve tempo sono diventati uno dei gruppi più famosi della scena hard rock mondiale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a rel="attachment wp-att-681" href="http://www.musicparade.it/rock-e-punk/il-leggendario-hard-rock-di-david-coverdale-e-dei-whitesnake/attachment/whitesnake/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-681" title="whitesnake" src="http://www.musicparade.it/files/2010/06/whitesnake-300x202.jpg" alt="" width="300" height="202" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le vicende dei Whitesnake </strong>sono legate a doppio filo con quella dei <strong>Deep Purple</strong>, tanto che i primi possono quasi essere considerati come una sorta di emanazione dei secondi. Il tutto, infatti, è cominciato nel luglio del 1976, quando gli autori di <em>Smoke On The Water </em>e <em>Child In Time</em> si sono sciolti. <strong>David Coverdale</strong>, allora voce del gruppo, ha rifiutato la proposta di unirsi al trio Paice, Ashton e Lord e ha deciso d’intraprendere la carriera da solista.</p>
<p style="text-align: justify;">Il cantante di Saltburn-by-the-Sea non ha perso tempo e nel giro di un paio d’anni <span id="more-678"></span>ha inciso due album dal timbro prettamente blues, <strong>David Coverdale’s Whitesnake</strong> e <strong>Northwind’s</strong>. In realtà, più che un prodotto del solo Coverdale, essi erano già il frutto di un lavoro di gruppo. Sulla copertina del primo, come si nota, compare il nome Whitesnake, anche se questa è diventata la sigla della band soltanto nel 1978, con l’uscita dell’EP <strong>Snakebite,</strong> lavoro in cui sono presenti un paio di pezzi, <em>Come On</em> e <em>Ain’t No Love In The Heart Of The City</em>, che resteranno nel repertorio live della band anche nei tempi a venire.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo LP della band è da considerarsi <strong>Trouble,</strong> edito sul finire dello stesso anno. In quel caso Coverdale era affiancato da musicisti già affermati nel panorama rock britannico, a partire dal tastierista storico dei Deep Purple Jon Lord. Quindi i chitarristi Micky Moody, già con Coverdale nei suoi album solisti, e l’ex UFO Bernie Marsden; il bassista Neil Murray e il batterista David Dowle, che aveva suonato con l’altro singer dei Deep Purple Ian Gillan.</p>
<p style="text-align: justify;">Il sound ricalca il classico stile del<strong> rock duro inglese</strong> di quel periodo, con qualche fuga nel R&amp;B e nel blues, al quale la voce calda e roca del cantante si adatta perfettamente, come già dimostrato ai tempi dei Deep Purple (basta ascoltare la magnifica <em>Mistreated </em>dall’album Burn). Nel disco, insieme a splendidi brani quali <em>Take Me With You</em>, <em>Don&#8217;t Mess With Me</em>, <em>Love to Keep You Warm</em> e <em>Lie Down</em> (A Modern Love Song), trova posto anche la cover dei Beatles <em>Day Tripper</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il tour promozionale è stato immortalato sull’album <strong>Live At Hammersmith</strong>, nel quale su tutti spicca una bella versione proprio di <em>Mistreated</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1979 è arrivato nei negozi <strong>Love Hunter</strong>, un lavoro più maturo rispetto il precedente, che presenta un suono sospeso a metà fra hard rock e hard blues, con liriche dedicate alla vita da strada, all’alcol e alle donne. La title-track, <em>Mean Business</em>, <em>Medicine Man</em>, <em>Walking in the Shadow of the Blues</em>, la ballad <em>We Wish You Well </em>e la cover del bluesman Leon Russell <em>Help Me Thro&#8217; The Day</em>, sono i pilastri dell’album.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Con i Deep Purple fermi da tempo</strong>, a quel punto i Whitesnake erano considerati i loro eredi naturali. Ciò ha consentito a Coverdale di acquisire grande notorietà, soprattutto in patria e in Giappone. Per quanto riguarda il mercato statunitense, invece, c’è voluto molto più tempo, nonostante all’inizio del 1980 la band ha eseguito nel Paese a stelle e strisce un buon tour come spalla dei Jethro Tull.</p>
<p style="text-align: justify;">Nello stesso anno la band è arrivata in cima alla hit-parade con il singolo in classico stile Hard <em>Rock Fool For Your Loving</em>, originariamente scritto da Coverdale per il suo idolo B.B. King.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche l’LP che ne è seguito, <strong>Ready An’Willing</strong>, nel quale si ha la presenza di un altro componente storico dei Purple, il batterista <strong>Ian Paice</strong>, ha portato altra fama al gruppo. Oltre a <em>Fool For Your Loving</em>, sono da citare <em>Ain&#8217;t Gonna Cry No More,</em> <em>Ready an’Willing </em>e <em>Blindman</em>, quest’ultima già presente sul primo lavoro solista di David.</p>
<p style="text-align: justify;">Il momento magico di Coverdale e soci è quindi stato confermato dall’ottimo disco dal vivo <strong>Live…In The Heart Of City</strong>, con registrazioni on stage realizzate tra il 1978 ed il 1980.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-680" href="http://www.musicparade.it/rock-e-punk/il-leggendario-hard-rock-di-david-coverdale-e-dei-whitesnake/attachment/whitesnake-51/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-680" title="whitesnake-51" src="http://www.musicparade.it/files/2010/06/whitesnake-51-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a><br />
Nel 1981 è stato pubblicato il quinto album da studio del &#8220;Serpente Bianco&#8221;, <strong>Come An&#8217; Get It,</strong> che è subito balzato al secondo posto delle classifiche britanniche. Il pezzo forte è la rabbiosa <em>Don’t Break My Heart Again</em>, ma anche <em>Lonely Days Lonely Nights</em>,<em> Wine</em> <em>Women and Song </em>e <em>Would I Lie to You</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Impegni individuali di Lord e di Marsden, accompagnati da qualche tensione interna, hanno ritardato la pubblicazione di <strong>Saints &amp; Sinner</strong>, uscito alla fine del 1982. Nel disco trovano posto pezzi pregiati quali <em>Young Blood</em>, <em>Saints an’Sinner</em>, <em>Love an’ Affection</em>, <em>Here I Go Again</em> e <em>Crying In The Rain</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Subito dopo l’uscita dell’album Marsden, Paice e Murray hanno lasciato la band. A fare compagnia a Coverdale era rimasto solo Jon Lord, quindi, per intraprendere il tour il leader è stato costretto a reclutare nuovi elementi nelle figure del chitarrista Mel Galley, del bassista Colin Hodgkinson e del bravo batterista <strong>Cozy Powell.</strong> Con la nuova line-up i Whitesnake si sono presentati al festival di Castle Donington del 1982, ottenendo un notevole successo, tant’è che l’anno seguente il gruppo è tornato come headliner, confermandosi tra i migliori fenomeni live del Hard Rock.</p>
<p style="text-align: justify;">Con <strong>Slide It In</strong>, rilasciato nel 1984, il gruppo inglese ha intrapreso una strada verso un <strong>rock più commerciale</strong>, presentando canzoni orecchiabili quali <em>Guilty Of Love,</em> <em>Give Me More Time</em>, <em>Slow n&#8217; Easy</em>, la power ballad <em>Love Ain&#8217;t No Stranger</em> e la potente title track.<br />
Nonostante il discreto successo però, i Whitesnake sono entrati ancora in crisi e hanno perso per strada Jon Lord, interessato alla imminente rifondazione dei Deep Purple, e Cozy Powell, chiamato da Keith Emerson e Gregg Lake per sostituire Carl Palmer negli ELP.</p>
<p style="text-align: justify;">Coverdale non si è perso d’animo e, dopo un’ultima esibizione al Rock Festival di Rio, nel 1985 si è trasferito negli Stati Uniti dove ha firmato per la Geffen. A quel punto il produttore della casa discografica, Keith Olsen, lo ha convinto a pubblicare una versione rimasterizzata di <strong>Slide It In,</strong> per tentare di sfondare nel mercato americano. Il lavoro presenta gli stessi brani dell’album del 1984, ma con una scaletta diversa e rivestiti di maggiore vigore.<br />
Purtroppo la manovra non è piaciuta a Moody, che ha lasciato definitivamente il gruppo. Al suo posto è arrivato il giovane guitar-heroe <strong>John Sykes,</strong> che aveva prestato servizio presso i Thin Lizzy. Con Sykes, che ha rivestito anche la carica di compositore, sono arrivati il tastierista ex Deep Purple <strong>Don Airey</strong>, il batterista Aynsley Dunbar, ed è tornato alla base Neil Murray.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1987 il gruppo ha realizzato <strong>Whitesnake,</strong> uscito in ritardo a causa di un’operazione alle corde vocali da parte del cantante. L’hard blues e il rock stradaiolo degli esordi erano ormai lontani e hanno ceduto ad un rock più da raffinato, che ha permesso al disco di volare in cima alle classifiche americane, regalando un nuovo slancio al mito della band.<br />
I rifacimenti di <em>Here I Go Again</em> e <em>Crying In The Rain,</em> la scoppiettante <em>Bad Boys,</em> <em>Still Of The Night</em>, dal sound vagamente zeppeliniano, la tenera <em>Is This Love</em> e gli oltre 6 minuti di <em>Looking For Love</em> sono i migliori pezzi dell’album dei Whitesnake<strong> che ha venduto più di tutti</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">La fama raggiunta, però, non ha soddisfatto Sykes, il quale ha lasciato la band per formare i Blue Murder. Così per il nuovo disco, uscito nel 1989 e intitolato <strong>Slip Of The Tongue,</strong> Coverdale è stato costretto a cercare un sostituto degno di nota, trovandolo prima in Vivian Campbell, che aveva suonato con Ronnie Dio, e poi nel maestoso<strong> Steve Vai</strong>. Con il funambolico chitarrista sono arrivati anche l’ex bassista dei Quiet Riot Rudy Sarzo, Tommy Aldridge, già batterista di Ozzy Osbourne, e il chitarrista olandese <strong>Adrian Vandenberg,</strong> il quale non ha partecipato alle sessioni di registrazione a causa di una tendinite, ma compare come autore al fianco di Coverdale in tutte le canzoni, fatta eccezione, naturalmente, per il rifacimento della vecchia <em>Fool For Your Loving</em>.<br />
Il singolo di maggior successo del disco è la ballad <em>The Deeper The Love</em>, quindi sono da ascoltare le splendide <em>Judgment Day</em> e <em>Sailing Ships</em>.<br />
Da notare che un altro ex membro dei Deep Purple, <strong>Glen Hughes,</strong> è presente nel disco come corista.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-682" href="http://www.musicparade.it/rock-e-punk/il-leggendario-hard-rock-di-david-coverdale-e-dei-whitesnake/attachment/coverdalesings/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-682" title="CoverdaleSings" src="http://www.musicparade.it/files/2010/06/CoverdaleSings-202x300.jpg" alt="" width="202" height="300" /></a><br />
Dopo un lunghissimo tour mondiale, durato da febbraio alla fine di settembre del 1990, durante il quale ogni data ha stabilito il tutto esaurito, <strong>a sorpresa David Coverdale ha annunciato lo scioglimento della band</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1994, dopo che Coverdale aveva cercato successo, senza trovarlo, unendosi in un progetto a due con nientemeno che <strong>Jimmy Page</strong>, è uscita la raccolta <strong>Whitesnake Greatest Hits</strong>, che ha anticipato la reunion del gruppo. Con il cantante c’erano ancora i vecchi compagni Sarzo e Vandenberg e tre nuovi innesti, il chitarrista dei Ratt Warren DeMartini, il tastierista Paul Mirkovich e Denny Carmassi alla batteria.<br />
Il successo in Europa e in Giappone è stato enorme, ma non si può dire altrettanto per gli Stati Uniti, dove il fenomeno del grunge aveva ormai soppiantato tutti gli altri generi musicali.</p>
<p style="text-align: justify;">Tre anni più tardi è uscito il nuovo album <strong>Restless Heart,</strong> naturalmente con un’ennesima line-up, grazie all’arrivo del bassista Guy Pratt e del tastierista Brett Tuggle, che già avevano lavorato con il cantante durante il progetto Coverdale/Page.<br />
Il disco ricalca il rock orecchiabile degli ultimi lavori, anche se ne è decisamente inferiore, e regala buone canzoni come <em>Crying </em>e <em>Too Many Tears</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1998 è stato dato alle stampe il live <strong>Starkers in Tokyo</strong>, che riprende una data unplugged dell’anno precedente con i soli Coverdale e Vandenberg sul palco. Due anni più tardi, invece, il cantante ha pubblicato il suo terzo album solista,<strong> Into The Light</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">I Whitesnake si sono ripresentati in pubblico nel 2003. Quella volta con Coverdale c’erano i chitarristi Dough Aldrich e DeMartini, presto sostituito da Rob Beach dei Dokken, il bassista Marco Mendoza e il drummer Tommy Aldridge.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo varie date in giro per il mondo e altri cambi di formazione, nel 2006 è arrivato nei negozi l’album dal vivo <strong>Live…In The Shadow Of The Blues</strong>, che contiene anche quattro tracce inedite da studio. Era il preludio per il tanto atteso undicesimo, e per adesso ultimo, LP dei Whitesnake,<strong> Good To be Bad</strong>, datato 2008.<br />
Rispetto al gruppo del 2003 ci sono un nuovo batterista, Chris Frazier, un nuovo bassista, Uriah Duffy, e il tastierista Timothy Drury. L’album, che è arrivato alla quinta posizione delle chart inglesi, ha in <em>Down Your Love</em>, <em>Summer Rain</em>, <em>Best Years </em>e <em>Can You Hear the Wind Blow </em>i suoi brani migliori.</p>
<p style="text-align: justify;">I’11 Agosto 2009, mentre i Whitesnake stavano suonando in Colorado con in Judas Priest, David Coverdale è stato costretto a fermarsi per una <strong>lesione alle corde vocali.</strong> Dopo la visita di uno specialista è stato annunciato che egli era affetto da un grave edema alla gola e da una lesione vascolare. Il resto del tour è stato cancellato.<br />
Ai primi di febbraio 2010, David ha annunciato di avere pienamente recuperato. Egli ha quindi affermato di avere appena terminato di registrare il demo per il nuovo album dei Whitesnake e che sul nastro la sua voce suona piena e forte come  ai vecchi tempi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Infine</strong>, è proprio di pochi giorni fa la notizia che Duffy e Frazier sono usciti dal gruppo. Il nuovo batterista è Briian Tichy, che ha collaborato con Foreigner e Ozzy Osbourne, mentre per l’annuncio del bassista bisogna attendere ancora.</p>
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		<title>Van Halen, fenomeni commerciali degli anni &#8217;80</title>
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		<pubDate>Mon, 31 May 2010 19:35:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Vanazzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rock e Punk]]></category>
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		<description><![CDATA[L’Hard Rock patinato e di grande effetto proposto dai Van Halen, unito alle spettacolari esibizioni dal vivo, ha fatto sì che il gruppo diventasse uno dei maggiori fenomeni commerciali degli anni ’80. A garantire il successo, la tecnica sopraffina del chitarrista Eddie Van Halen e il carisma di David Lee Roth, idolo delle teen-agers e vero animale da palcoscenico.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-661" href="http://www.musicparade.it/rock-e-punk/van-halen-fenomeni-commerciali-degli-anni-80/attachment/van-halen-color-pic/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-661" title="van-halen-color-pic" src="http://www.musicparade.it/files/2010/05/van-halen-color-pic-300x237.jpg" alt="" width="300" height="237" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La storia inizia nel 1968, quando i fratelli <strong>Alex e Edward “Eddie” Van Halen</strong> si sono trasferiti dalla natia Olanda a Pasadena, in California. Entrambi studenti di pianoforte, hanno abbandonato presto la via della musica classica, sulla quale erano stati indirizzati dal padre, per intraprendere quella del rock. Così Eddie si è dedicato alla chitarra e Alex si è seduto dietro la batteria, anche se pare che all’inizio <span id="more-660"></span>gli strumenti erano invertiti. Incontrati il funambolico cantante <strong>David Lee Roth</strong> e il bassista <strong>Michael Anthony</strong> è nata una band, che inizialmente si dedicava a cover di brani da discoteca, chiamata prima Mammoth, poi Rat Salade e, infine, semplicemente <strong>Van Halen</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1976 Gene Simmons dei Kiss li ha scoperti e li ha aiutati a chiudere un contratto con la Warner Bros, etichetta per la quale, due anni più tardi, è stato registrato <strong>lo straordinario album d’esordio Van Halen</strong>. Il disco si è guadagnato il platino e il singolo <em>You Really Got Me</em>, cover di un brano degli inglesi Kinks, è entrato di prepotenza in classifica.<br />
I pezzi proposti sono di notevole impatto e allo stesso tempo orecchiabili: <em>Running With The Devil</em>, <em>Ain’t Talkin’’Bout Love</em>, la sensuale <em>Little Dreamer</em> e, soprattutto, l’esplosivo assolo di chitarra <em>Eruption</em>, che la rivista Guitar World ha inserito al secondo posto degli assoli più belli di sempre, dietro solamente a quello di Jimmy Page in <em>Stairway To Heaven</em>, e che ha lanciato <strong>Eddie Van Halen nel gotha dei migliori chitarristi rock.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Da questo momento in avanti la marcia del gruppo è stata inarrestabile. L’Hard Rock patinato e di grande effetto proposto dai Van Halen, unito alle spettacolari esibizioni dal vivo, ha fatto sì che il gruppo diventasse uno dei <strong>maggiori fenomeni commerciali degli anni ’80</strong>. Ogni disco rilasciato, infatti, si è guadagnato il platino. A garantire il successo, oltre alla tecnica sopraffina di Eddie, anche il carisma di David “<em>Diamond Dave”</em> Lee Roth, idolo delle teen-agers e vero animale da palcoscenico.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1979 è uscito <strong>Van Halen II </strong>che, musicalmente parlando non si discosta molto dal precedente, anche se ritenuto leggermente inferiore, e presenta ottime canzoni quali <em>Somebody Get Me A Doctor</em>, la cover di Betty Everett <em>You’Re No Good</em> e le sbarazzine, con tanto di coretto accattivante, <em>Beautiful Girls </em>(che termina con un bacio di Dave) e <em>Dance The Night Away</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche <strong>Women And Children First</strong>, datato 1980, testimonia l’eccellente livello del quartetto di Pasadena. Il brano migliore è senz’altro <em>And the Cradle Will Rock</em>, seguito da <em>Romeo Delight</em>, <em>Could This Be Magic?</em> e <em>Everybody Wants Some</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-662" href="http://www.musicparade.it/rock-e-punk/van-halen-fenomeni-commerciali-degli-anni-80/attachment/van-halen-09-2-05/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-662" title="van-halen-09-2-05" src="http://www.musicparade.it/files/2010/05/van-halen-09-2-05-300x222.jpg" alt="" width="300" height="222" /></a><br />
Stesso discorso per il quarto lavoro, edito l’anno seguente, intitolato <strong>Fair Warning</strong>. Qui, su tutte, spicca l’opening track <em>Mein Street</em>, la cui intro ricorda un po’ <em>Eruption</em>. Quindi <em>So This Is Love?,</em> <em>Unchained,</em> <em>Hear About It Later</em> e <em>Push Comes To Shove</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">La particolarità di <strong>Diver Down</strong>, del 1982, è la presenza di numerose cover, a testimoniare la ricerca delle radici R&amp;B intrapresa dal gruppo. La migliore, senza dubbio, resta la versione caustica di <em>Oh Pretty Woman</em>, di Ray Orbison. Quindi un altro pezzo pescato dal repertorio dei Kinks, <em>Where Have All the Good Times Gone! </em>e uno di Martha Reeves &amp; The Vandellas (ma firmato da Marvin Gaye), <em>Dancing In The Street</em>.<br />
Fra i brani originali dei Van Halen <em>Little Guitars,</em> dotata di una bella introduzione spagnoleggiante con chitarra acustica, <em>Hang &#8216;Em High </em> e la sfrenata <em>The Full Bug.</em> Nonostante le buone vendite però, il disco è apparso spersonalizzato e ha deluso lo zoccolo duro dei fans.</p>
<p style="text-align: justify;">Sul finire del 1983 <strong>la svolta</strong> è stata più vistosa. Con l’album dal titolo orwelliano <strong>1984</strong> si ha la comparsa, anche predominante, dei sintetizzatori suonati dallo stesso Eddie, che ha abbandonato in parte la chitarra. Il suono si è fatto più orecchiabile, e nella track list prendono posto anche power ballads, come <em>I’ll Wait,</em> fino a quel momento sconosciute al gruppo. Per la prima (e ultima) volta un loro singolo è balzato in testa alla classifica americana: si tratta di <em>Jump</em>, hit famosissima che non era raro ascoltare anche nelle discoteche.<br />
Altre canzoni da citare sono <em>Panama</em> e, la mia preferita, <em>Hot For Teacher</em>. Quest’ultima ricalca il suono dei vecchi Van Halen, tirato, senza tastiere e con la chitarra che riconquista il ruolo di prima donna.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla fine della tournée promozionale, però, sono sorti degli attriti fra Diamond Dave e il resto del gruppo, il quale non ha gradito l’esuberanza e le manie di grandezza del frontman. <strong>La separazione è stata inevitabile</strong>. Il biondo californiano ha intrapreso una carriera solista piena di successi, mentre i Van Halen hanno reclutato l’ottimo <strong>Sammy Hagar</strong> per prenderne il posto.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-663" href="http://www.musicparade.it/rock-e-punk/van-halen-fenomeni-commerciali-degli-anni-80/attachment/sammyhagar/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-663" title="SammyHagar" src="http://www.musicparade.it/files/2010/05/SammyHagar-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Grazie al fatto che Hagar era anche un chitarrista di buon livello, Eddie ha avuto modo di dedicarsi con più attenzione alle tastiere. L’hard del gruppo si è fatto meno brillante e decisamente più “radiofonico”. Questo non ha comunque influito sul fatto che il nuovo LP <strong>5150</strong> (dal nome dello studio di registrazione dello stesso Eddie Van Halen) riscuotesse un ottimo consenso a livello di vendite, grazie a brani quali <em>Why Can’t This Be Love?,</em> <em>Good Enough </em>e le ballads <em>Dreams</em> e <em>Love Walks In</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ennesima tournée da tutto esaurito ha sottolineato la caratura internazionale ormai raggiunta dalla band.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1988 è arrivato nei negozi <strong>OU812 </strong>(che significa “Oh You Ate One Too, in risposta a Eat ‘Em Smile, primo LP solista di Lee Roth), qualitativamente migliore del predecessore. L’album concede un sofisticato Hard Rock giocato ancora sulle tastiere di Eddie e nelle cui trame la voce potente di Hagar si inserisce alla perfezione.<br />
I brani migliori sono <em>Mine All Mine</em>,<em> Feels So Good</em>, la ballad <em>When It’s Love </em>e le più dure <em>Cabo Wabo</em> e <em>Black and Blue</em>.</p>
<p>Lo stesso anno i Van Halen sono stati l’attrazione principale del famoso tour itinerante <strong>Monster Of Rock</strong>.</p>
<p>Il seguente album, <strong>For Unlawful Carnal Knowledge</strong>, il cui acronimo sarebbe F.U.C.K., ha fatto vincere al gruppo il loro primo, e unico, Grammy Award.<br />
Si nota qui un parziale abbandono delle tastiere, sostituite dal pianoforte, come ad esempio nella elegante <em>Right Now,</em> che ricorda da vicino il sound dei Toto. E forse la presenza di <strong>Steve Lukater,</strong> chitarrista proprio di questo gruppo, non è casuale nel brano intitolato<em> Top Of The World</em><strong>,</strong> il quale inizia dove finiva Jump. Il pezzo che apre il disco, <em>Poundcake</em>, abbastanza hard da fare pensare agli esordi, si apre con il suono di un trapano.</p>
<p>Sempre del 1993 è l’unico album live del gruppo dal titolo <strong>Live: Right Here, Right Now</strong>, che documenta le due date alla Selland Arena di Fresno, nel quale, in mezzo ai vecchi classici, spicca una bella cover di <em>Won&#8217;t Get Fooled Again </em> degli Who.</p>
<p>Nel 1995 è stata la volta di <strong>Balance</strong>, dove trovano posto la ballad in AOR style <em>Can’t Stop Lovin’ You,</em> dedicata a Ray Charles, <em>Amsterdam</em>, <em>Not Enough</em>, e la dura opening track <em>The Seventh Seal</em>.</p>
<p>A quel punto però, dopo 11 anni di attività, anche <strong>Sammy Hagar ha litigato con i compagni d’avventura e se n’è andato</strong> sbattendo la porta. Al suo posto sembrava dovesse tornare alla base nientemeno che David Lee Roth, con il quale il gruppo aveva da poco registrato due nuovi brani apparsi sul <strong>The Best Of vol.1,</strong> le energiche <em>Can’t Get This Stuff No More</em> e <em>Me Wise Magic.</em> Ma il biondo cantante ha creato ancora qualche problema e così è arrivato <strong>Gary Cherone</strong>, ottimo nella sua veste di singer degli Extreme, ma sfortunato nella breve apparizione con i Van Halen.</p>
<p>L’album <strong>Van Halen III</strong>, infatti, è universalmente riconosciuto come il punto più basso del gruppo. L’unica chicca si può considerare la ballad <em>How Many Say</em>, cantata da Eddie Van Halen accompagnato solo dal piano.</p>
<p>Per il fallimento del progetto, e anche per problemi di saluti dello stesso Eddie, <strong>i Van Halen si sono sciolti nel 1998</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="attachment wp-att-664" href="http://www.musicparade.it/rock-e-punk/van-halen-fenomeni-commerciali-degli-anni-80/attachment/vanhalen/"><img class="aligncenter size-medium wp-image-664" title="VanHalen" src="http://www.musicparade.it/files/2010/05/VanHalen-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a><br />
Nel 2003 i due fratelli Van Halen e Anthony si sono riuniti a Sammy Hagar con il quale hanno pubblicato una raccolta contenente 3 inediti, dal titolo <strong>The Best Of Both Worlds</strong>, seguita da un tour che ha ottenuto ottimi consensi. I problemi con l’alcool di Eddie però, hanno influito negativamente sul prosieguo dell’attività, e Hagar se n’è andato ancora, questa volta in modo definitivo.</p>
<p>Tre anni più tardi anche Michael Anthony è stato cacciato dalla band per lasciare spazio a <strong>Wolfang Van Halen,</strong> figlio di Eddie, allora solo quindicenne.</p>
<p>Nel 2007, a seguito dell’introduzione nella Hall Of Fame, ecco la definitiva <strong>reunion con David Lee Roth </strong>e un tour celebrativo durato 9 mesi.<br />
Adesso si attende l’arrivo di un nuovo album.</p>
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