www: punk

I Clash, l'unica band che conta

di roberto.vanazzi

21 gennaio 2010

Clash

I Clash sono nati in Inghilterra nel 1975, dalla fusione di due band underground: i London SS e i 101’ers. Questi ultimi erano capitanati da John Mellor, alias Joe Strummer, figlio dell’ambasciatore britannico in Turchia, e godevano di un discreto seguito nel neonato mondo del punk, tant’è che un paio di volte hanno suonato dal vivo come headliners, facendo aprire i loro concerti dai meno noti Sex Pistols.

Anche i London SS all’epoca erano conosciuti e sono diventati famosi, più che altro, perchè nella loro line up hanno sfilato i più bei nomi della nuova scena musicale inglese, fra i quali il chitarrista e cantante Mick Jones,, il bassista Paul Simonon e il batterista Tory Crimes.
Questi tre si sono uniti a Strummer e al chitarrista Keith Levine, il quale però, dopo soli cinque concerti, ha lasciato i compagni per unirsi ai P.I.L. dell’ex Pistols, Johnny Rotten.

Dopo avere cambiato il nome da Heartdrops in Clash, il 29 agosto 1976 il nuovo gruppo è salito per la prima volta sul palco per l’inaugurazione del Punk Rock Festival, insieme a Siouxsie and the Banshees, Subway Sect e Sex Pistols, seguendo poi questi ultimi nelle poche date effettuate per l’Anarchy In The U.K. Tour, prima che fosse cancellato.

Nel marzo del 1977 è stato dato alle stampe il primo singolo dal titolo White Riot, un brano ispirato agli scontri dell’anno precedente fra la polizia inglese e i giovani coloured di Notting Hill.
Fin dall’esordio i Clash hanno dimostrato di essere la band decisamente più conforme all’anima politica del punk, di certo meglio del caotico anarchismo dei Pistols e dell’indolente menefreghismo di atri gruppi.clash1

Un mese più tardi è uscito il loro primo album omonimo, che si è posizionato al numero 12 della classifica d’oltremanica, spinto da brani rabbiosi e politicizzati quali la stessa White Riot, Remote Control, Clash City Rockers, Janie Jones, London Burning e la splendida I Fought The Law (quest’ultima, però, solo nell’edizione americana)
La rivista inglese Sound ha eletto Clash “miglior disco della storia del rock”.

Immediatamente dopo Crimes ha lasciato il gruppo, sostituito da Nicky “Topper” Headon, anch’egli, a suo tempo, membro dei London SS.

A maggio, durante l’ultima data del White Riot Tour, al Rainbow di Londra, il pubblico in delirio ha distrutto completamente il locale.

Nel 1978, nonostante alcune incomprensioni fra il gruppo ed il loro produttore Sandy Pearlman, è arrivato sugli scaffali Give ‘Em Enough Rope.
L’album, che presenta un suono meno d’impatto rispetto al predecessore, ma molto più curato, in madre patria è arrivato al secondo posto delle classifiche, forte di canzoni come English Civil WarSafe European Home, Last Gang In Town e, soprattutto, Tommy Gun.

Viste le scarse vendite negli States però, i Clash hanno lanciato il Pearl Harbor Tour. A quel punto, anche al di là dell’Atlantico l’immagine della band ha iniziato a decollare.

clash2Il secondo tour in terra americana, il Take The Fifth Tour, del 1979, ha segnato invece il punto di partenza per il periodo più maturo dei Clash, i quali, in meno di un anno, hanno registrato materiale per ben cinque album.

Sempre nel ’79 è stato dato alle stampe il doppio London Calling, un disco che mostra un gruppo più consapevole dei propri mezzi e che ha rotto la struttura prettamente punk dei primi lavori con l’introduzione di nuovi generi quali il reggae e il rockabilly.
La title track è stupenda, ma a ruota seguono Brand New Cadillac, Spanish Bomb, Death Or Glory, Lover’s Rock, Train Vain, Clampdown e la reaggeggiante Revolution Rock.

Nello stesso periodo il gruppo ha suonato per la prima volta nel nostro Paese, tenendo un concerto gratuito a Bologna.

Il nuovo decennio è iniziato addirittura con un triplo LP, Sandinista, infarcito da un sound tutto nuovo, che ha portato loro popolarità anche al di fuori del punk. Infatti, grazie ad una lunga permanenza negli Stati Uniti, i quattro erano venuti a contatto con ritmi funky, ballabili e sintetizzati, che fanno bella mostra nei due nuovi singoli, The Magnificent Seven e This Is Radio Clash, con i quali il gruppo è riuscito ad entrare anche nelle discoteche di tutto il mondo.

Di Sandinista le mie preferite sono la frizzante Police On My Back, Somebody Got Murdered, The Washington Bullets e l’immediata The Leader.

Il 1982 è stato l’anno di Combat Rock, diventato famoso per Should I Stay Or Should I Go e Rock The Casbah. Il lavoro, che è stato certificato di Platino negli States, ha visto un ritorno ad un suono più orecchiabile, con una miscela di funky, rock’n’roll, reggae e, naturalmente, punk.
Altri brani cardine, oltre ai due di cui sopra, sono senza dubbio Know Your Right, Red Angel Dragnet, con tanto di citazioni tratte dal film Taxi Driver, e Car Jamming.

Purtroppo Combat Rock ha portato in seno al gruppo anche alcuni dissapori. Prima è stato Strummer a sparire dalla circolazione per alcuni mesi, poi, una volta che il cantante è tornato alla base, se n’è andato Headon, ufficialmente per dissidi con lo stesso Strummer, in realtà per problemi di droga. Al suo posto è tornato dietro le pelli il primo batterista del gruppo, Tory Crimes.

Nel 1983 Strummer e Jones sono venuti ai ferri corti e si sono separati, lanciandosi accuse reciproche. Così, mentre Jones formava i Big Audio Dynamite, Strummer e Simonon hanno allestito una formazione d’emergenza con due nuovi chitarristi, Nick Sheppard e Vince White, per affrontare gli impegni presi.Clash3

Un paio di anni più tardi i nuovi Clash hanno registrato Cut The Crap, un lavoro fallimentare, del quale lo stesso Strummer ha rifiutato la paternità.

Negli anni successivi Joe Strummer si è dato da fare come autore di colonne sonore, una delle quali è presente in “Sid & Nancy”, film che racconta la tragica storia di Sid Vicious e Nancy Spungen, e anche come attore, recitando in un paio di pellicole.

Nel frattempo i Big Audio Dynamite raccoglievano discreti successi e Jones, in seguito, ha avuto modo di riallacciare i rapporti anche con i suoi vecchi compagni, compreso lo stesso Strummer, che ha co-prodotto il loro secondo LP, alimentando le voci di una possibile reunion dei Clash, che non c’è mai stata.

Nel 1991 Strummer ha sostituito Shane McGowan come cantante dei Pogues in alcune date della loro tournée.

Infine, dopo avere creato un gruppo chiamato Mescaleros e avere registrato un paio di buoni album, il 22 dicembre del 2002, Joe è deceduto per un attacco cardiaco, all’età di 50 anni.

Dead Kennedys: il gruppo più irriverente del punk americano

di roberto.vanazzi

28 dicembre 2009

kennedys

Irriverenti, cinici, aggressivi, i Dead Kennedys sono stati uno dei gruppi punk più famosi e alternativi d’america.

Nati a San Francisco nel 1978, grazie al genio pazzoide di Eric Reed Boucher, in arte Jello Biafra, il gruppo si è da sempre dichiarato politicamente schierato all’estrema sinistra. L’idea di Jello era di attaccare e deridere l’intero sistema a stelle e strisce, utilizzando la musica per celebrare la fine del “grande sogno americano” e la nascita di una società individualista. A questo scopo, è stata di grande impatto emotivo anche la scelta del nome, richiamante uno degli ultimi miti statunitensi, i Kennedy appunto.

Ad accompagnare Biafra nella sua avventura sono stati i chitarristi East Bay Ray e Carlos Cadona, alias 6025 (quest’ultimo ha però lasciato quasi subito), il drummer Bruce “Ted” Slesinger ed il bassista Klaus Floride.

Nonostante l’inizio del gruppo non sia stato facile, a causa delle liriche irriverenti e di esibizioni che sfociavano spesso in rissa, i Dead Kennedys si sono fatti un nome presentandosi sempre in prima fila ad ogni avvenimento controculturale.
Biafra poi, nel 1979, si è addirittura candidato alle elezioni per diventare sindaco di San Francisco, presentato un programma al quanto strambo, in cui chiedeva la costituzione di un’asta pubblica per le cariche cittadine, il trasferimento del carcere all’interno del Golf Club e la sostituzione delle divise dei poliziotti con tenute da clown. Grazie ai voti della comunità punk, Jello è riuscito a raggiungere il quarto posto.

Musicalmente parlando, quello stesso anno il gruppo proponeva canzoni che sarebbero in seguito diventate veri e propri pezzi di storia per il popolo con le creste: California Über Alles, dedicato al governatore Jerry Brown, la splendida Holiday In Cambodia, Nazi Punk Fuck Off e Kidnap, che parla del rapimento di Patricia Hearst.

Le prime due hanno trovato posto sull’album d’esordio, Fresh Fruit For Rotting Vegetables, il capolavoro della band, edito nel 1980 in Inghilterra a causa dell’ostracismo in madre patria da parte della famiglia Kennedy.
I pezzi sono tutti brevi, molto veloci, con testi alquanto velenosi, la miscela, insomma, del neonato genere che verrà definito Hardcore Punk. Oltre a quelli già citati, sono da ricordare l’opening track Kill The Poor, Chemical Warfare e la rivisitazione di Viva Las Vegas del re del rock Elvis Presley.

Con l’arrivo di un nuovo batterista nella figura di D.H. Peligro, e dopo avere fatto uscire il singolo Too Drunk To Fuck, presto vietato in qualsiasi palinsesto radiofonico, nel 1981 è stato dato alle stampe l’EP In God We Trust Inc, primo disco della neonata etichetta Alternative Tentacles, creata appositamente da Biafra per favorire gli emergenti gruppi underground.

Il nuovo lavoro però, è risultato essere meno fortunato del predecessore, colpa forse della svolta sonora dal punk all’Hardcore Thrash. Le offese alla religione, all’allora presidente Ronald Reagan e a tutta la società americana si sprecano in brani quali Nazy Punk Fuck Off, Moral Majority, Religious Vomit e We’ve Got  A Bigger Problem Now, che hanno procurato ai Dead Kennedys denunce a profusione.

Subito dopo il gruppo è stato costretto ad un’inattività di 4 anni a causa di alcune beghe legali con il proprio manager.

Nel 1983 è uscito Plastic Surgery Disasters, dove la musica ha subito un’ulteriore evoluzione, allontanandosi sempre più dal Punk degli esordi, ma, soprattutto, dove Biafra e soci si sono fatti maggiormente carico di anteporsi politicamente agli elementi di potere del loro Paese, diventando quasi un’entità politica.

È dello stesso anno anche il live A Skateboard Party.

Due anni più tardi è stata la volta dell’LP Frankenchrist. Appena atterrato sugli scaffali dei negozi, il nuovo lavoro ha regalato ai Dead Kennedys una denuncia per pornografia per il poster contenuto nel vinile. Solo nel 1987 i quattro sono stati scagionati, grazie al comitato No More Censorship, che ha raccolto firme e, soprattutto, denaro per affrontare le spese processuali.

Tutta la faccenda è stata raccontata in una rivista inserita nel disco seguente, Bedtime For Democracy. Anche qui la voce isterica di Biafra tratta temi anticonformistici e attacca frontalmente tutto il sistema americano, dal militarismo imperante, alla religione, ai capitalisti e persino lo stesso movimento punk.

Purtroppo, a seguito delle vicissitudini legali e alla prolungata inattività, questo lavoro è stato l’ultimo prima che i Dead Kennedys decidessero di sciogliersi.

Il periodo che ne è seguito ha visto Jello Biafra affrontare più volte i suoi ex compagni nelle aule dei tribunali. Prima per alcune royalty non pagate e, successivamente, per l’utilizzazione del marchio Dead Kennedys, quando i tre hanno deciso di riprendere l’attività senza il loro leader.

Qualche anno più tardi, esattamente nel 2001, questi ultimi l’hanno spuntata e sono partiti per una serie di tour accompagnati alla voce da Brandon Cruz.
L’album dal vivo di quell’anno però, intitolato Mutiny On The Bay, non documenta i concerti di cui sopra, ma riprende vecchi live con Biafra, registrati fra il 1982 e l’86.

Subito dopo Cruz ha lasciato il microfono a Jeff Penalty. Con il nuovo singer viene dato alle stampe un altro l’LP dal vivo: Live At The Deaf Club.

Infine, nel 2008, il gruppo più irriverente, caustico e cinico del panorama punk americano ha definitivamente chiuso le attività.

Oggi, Jello Biafra incide solo dischi parlati, veri e propri comizi a favore di cause progressiste e anarchiche.

Il mito dei Police e delle loro canzoni immortali

di roberto.vanazzi

29 aprile 2009

police

Inutile girarci intorno, i Police sono stati e sono tutt’ora un mito. Abituale frequentatore delle classifiche mondiali, il gruppo inglese ha caratterizzato in maniera decisa la scena musicale dalla fine degli anni ’70 in avanti.

A gennaio del 1977, il bassista e cantante Gordon Summer, in arte Sting, il chitarrista Henry Padovani e Stewart Copeland, batterista, nonché figlio di un agente della CIA, hanno formato il primo nucleo dei Police, registrando il singolo Fall Out.
In quel momento però, Sting e Copeland erano entrati a far parte di un gruppo parallelo, gli Strontium 90, nel quale suonava la chitarra Andy Summers. Il complesso è durato solo due mesi, ma ha gettato le basi per la definitiva formazione dei Police.

Sting, Copeland e Summers, nell’aprile del 1978, hanno registrato il singolo Roxanne, caratterizzato da un suggestiva miscela di reggae-rock-punk, che diventerà il marchio di fabbrica della band.

Il successo è risultato essere enorme. I tre ragazzi sono stati scelti per registrare uno spot televisivo, per il quale si sono tinti i capelli di biondo, creando così il loro look.
È dello stesso periodo anche l’esordio come attore di Sting, che ha recitato nel film Quadrophenia, tratto dall’opera degli Who.

A novembre è uscito il primo album dei Police, Outlandos d’Amour, che è balzato subito al 9° posto delle chart inglesi. Oltre alla già citata Roxanne, il disco contiene altri pezzi forti quali Can’t stand losing you e So Lonely, uno dei brani più reggae del trio, con il quale si chiudevano i loro concerti.

Il 1979 è stato l’anno della definitiva consacrazione. Spinto dai singoli Message in a Bottle e Walking on the Moon, il cui video è stato girato alla NASA, l’album Reggatta de Blanc ha raggiunto in fretta il primo posto in classifica.
Altre perle di questo lavoro, che a mio parere è il migliore dei Police, sono Bring on the Night e la title track, con il malizioso coro da cantare a squarciagola, che è diventato presto l’inno dei Police.

L’anno seguente un altro un trionfo. Dopo avere intrapreso il primo tour mondiale, è stato dato alle stampe Zenyatta Mondata, dove fanno bella mostra di se hits quali Don’t Stand So Closet To Me, De do do do De da da da, da cantare in coro nei concerti, e, a parer mio, la sbarazzina Canary in a Coalmine, Driver to Tears e Man in a Suitcase.
Anche Zenyatta Mondata è arrivato presto al vertice della classifica inglese, trasformando i Police in un fenomeno di caratura mondiale.

Il nuovo decennio ha visto la popolarità del trio inglese aumentare in maniera vertiginosa. L’orecchiabilità del loro reggae-rock unito al carisma di Sting sono stati gli ingredienti fondamentali di una miscela vincente.

Così, nel 1981, i singoli Invisibile Sun e Every Little Thing She Does is Magic si sono piazzati entrambi ai primi posti della classifica, facendo da apripista ad un altro capolavoro, Ghost in the Machine.
Questo lavoro, tuttavia, è stato il primo in cui i tre componenti hanno lavorato separatamente. Il risultato è un sound più creativo e variegato, con l’introduzione di nuovi strumenti, quali tastiere e sax, suonato dallo stesso Sting, ma anche più cupo rispetto ai predecessori.
Altri brani da citare sono, decisamente, Spirit in the Material World, Secret Journey e anche la vivace Rehumanize Yourself.

Due anni più tardi i Police hanno dato alla luce Synchronicity, decisamente uno degli album più influenti degli anni ’80, grazie alla presenza di canzoni quali Wrapped Around Your Finger, King of Pain, Tea in the Sahara e, soprattutto, l’intrigante Every Breath You Take.
Sia quest’ultima, sia l’album, sono rimasti ai primi posti di tutte le classifiche mondiali per settimane intere.

Il tour promozionale del disco è risultato però essere l’ultimo della band, i cui membri hanno cominciato a pensare d’intraprendere la strada in solitaria, per sviluppare quelle idee personali che il progetto Police negava loro.

Come tutti sanno Sting è stato fra i tre colui che ha ottenuto il maggior successo. Tuttavia lo scioglimento del gruppo non è mai stato ufficializzato e, nel 1986, dopo l’uscita dell’antologia Every Breath You Take (the Singles) i tre si sono ritrovati su di un palco per un concerto in favore di Amnesty International.

Nel gennaio del 2007, per celebrare il trentennale dall’uscita del primo singolo, Fall Out, i Police hanno annunciato la reunion.

Un mese più tardi il trio si è esibito all’apertura della serata per i Grammy Awards, suonando Roxanne.
Quindi, è seguito un tour mondiale, comprensivo della partecipazione a luglio al Live Earth, dove hanno chiuso alla grande l’evento.

Ad oggi non ci sono notizie di un nuovo lavoro da studio. I fans naturalmente sperano che presto ne arrivi uno. Di sicuro c’è, che se dovesse accadere, sarebbe un altro successo.

Il sound alcolico degli irlandesi Pogues

di roberto.vanazzi

30 marzo 2009

poguesgrace

Gli irlandesi Pogues sono nati ufficialmente nel 1983, ma il seme era stato gettato almeno cinque anni prima, quando Shane McGowan, cavalcando l’onda del neonato punk, si era trasferito a Londra e aveva creato i Nipple Erectors, gruppo che si è sciolto nel 1980, dopo qualche singolo di scarso successo.

Per nulla abbattuto dall’esito dell’avventura con i Nips, il ragazzo, che col suo sorriso sdentato e quella voce che tradiva il vizio, non troppo nascosto, di alzare il gomito, incarnava perfettamente lo stereotipo dell’Irlandese ubriacone, ha deciso di intraprendere una nuova strada.

Così, abbandonato il rock rabbioso degli esordi, ha ben pensato di dedicarsi al folk della madre patria, rivisitato però con ironia e causticità.

Nel 1983, quindi, ha allestito una nuova formazione con il suonatore di benjo Jem Finer, il virtuoso di tin whistle Spider Stacey, Andrew David Ranken alla batteria ed il polistrumentista James Fearnley.
Con il nome di Pogue Ma Hone, il gruppo ha iniziato a farsi le ossa suonando nei pub e anche per strada, fino ad intraprendere la via del professionismo con l’autoproduzione di un singolo, “The dark streets of London”, ed una tournée estiva di supporto ai Clash.
Il 45” ha ricevuto critiche positive, ma in seguito, quando si è scoperto che il nome del gruppo in lingua gaelica significava “baciami il sedere”, è stato censurato.

Rinominati con il meno scandaloso Pogues, e con l’acquisto della bassista Rocky “Cait” O’Rìordan, gli irlandesi hanno inciso nel 1984 il loro primo LP: “Red Roses For Me”.
L’album è una miscela esplosiva di classici brani folk della loro terra, quali “The Auld Triangle”. “Boys From The Country Hell” e l’alcolica “Streams of Whiskey”, rivisitati in una graffiante chiave punk.
Nonostante i membri del gruppo siano stati definiti come “un branco di ubriachi in un pub irlandese”, il consenso popolare è stato fin da subito favorevole.

Il lavoro ha attirato anche l’attenzione di Elvis Costello, il quale si è offerto di produrre, nel 1985, il secondo disco, “Rum, Sodomy & The Lash”, e l’EP “Poguetry in Motion”, dell’anno successivo.
Nel frattempo la line up del gruppo si era assestata con l’ingresso del chitarrista Philip Chevron.

Sono di quel periodo classici quali “A Pair of Blue Eyes”, “The Sick Bed of Cuchulainn”, “Dirty Old Town” e, la mia preferita in assoluto, la divertente “Sally MacLennane”, con la quale ci si cala perfettamente nell’atmosfera fumosa (e alcolizzata) di certi pub di Kilkenny o di Bantry.

I Pogues si sono ritrovati all’apice della carriera e per loro si stava aprendo anche il mercato americano. Ma proprio quel momento si è rotto il sodalizio con Costello. Insieme a Elvis poi, ha abbandonato il gruppo anche Cait O’Riordan, futura moglie del produttore-cantante, sostituita al basso da Darryl Hunt.

Nonostante tutto McGowan e soci non si sono perduti d’animo. Ormai famosi si sono dedicati ad apparizioni per beneficenza, come al “Concert for Nicaragua” e al “Self Aid” di Dublino. Hanno esordito come attori in uno spaghetti western, interpretando la parte dei cattivi, ed inciso con il famoso gruppo folk dei Dubliners, il singolo “Irish Rover”, che è balzato immediatamente nei Top10 britannici.

Nel 1987 è fallita la Stiff, la loro etichetta, ed il gruppo è stato messo sotto contratto dalla Island, per la quale, nell’88, è arrivato il terzo LP, “If i Should Fall From Grace with God”.
Il lavoro, decisamente più maturo rispetto ai predecessori, è diventato presto il più amato dai fans.
Pezzi forti sono l’allegra title track e la ballata natalizia “A Fairytale of New York”, dove McGowan duetta con la cantante pop Kirsty Mc Coll.
Nell’album compare anche la spagnoleggiante “Fiesta”, una dedica, poco amichevole oserei dire, per Costello.

Peace & Love” ha visto la luce nel 1989 e con i singoli “White City” e “Blue Heaven”, per non dire “Misty Morning, Albert Bridge” e “London you are a Lady”, ha confermato il periodo d’oro del gruppo, sebbene l’abuso di alcool e droga da parte di McGowan iniziava ad influire negativamente.
In quella stagione, tanto per fare un esempio, il cantante non è stato in grado di esibirsi sul palco durante il tour con Bob Dylan.

Il 1990 è l’anno di “Hell’s Ditch”. L’album, prodotto da Joe Strummer dei Clash, ha piazzato due singoli al 3° e al 5° posto nella classifica inglese, ma è risultato essere l’ultimo con McGowan alla voce.
Il cantante, sempre meno affidabile, è praticamente stato invitato dal resto della band ad andarsene.

Senza il suo genio creatore, i Pogues hanno stentato a tirare avanti. Alla voce prima ci ha provato lo stesso Strummer, quindi il microfono è passato a Spider Stacey, con il quale i Pogues hanno registrato due album, “Waiting for Herb” (1983) e “Pogue Ma Hone” (1995).

Nel 1996 la band si è sciolta definitivamente.

5 anni più tardi ecco però a sorpresa la reunion con Shan McGowan. All’inizio sembrava trattarsi solo di un breve tour, ma non è stato affatto così.

Nel 2004 sono seguite altre date live. Stessa cosa nel 2005, con tanto di tappa in terra nipponica. A quel punto la band era di nuovo attiva e, nonostante l’abbandono di Chevron per malattia, ha rilasciato nel 2008 un cofanetto con ben 5 CD di inediti.

La macchina alcolica dei Pogues, con oltre 25 anni di carriera alle spalle, è oggi ancora in movimento.

L'intramontabile London Calling dei Clash

di maristella

7 ottobre 2008

E’ uscito il 3 ottobre scorso “Live at Shea Stadium”, l’attesissimo album dei Clash. E’ il live del concerto che la grande band londinese tenne il 13 ottobre 1982, come spalla degli Who, allo Shea Stadium di New York. La leggenda dice che fu proprio Joe Strummer a scoprire i nastri della registrazione durante un trasloco. Quel Joe Strummer anima dei Clash morto di infarto cinque anni or sono. In questo album i Clash si dimostrano straordinari ed impeccabili come sempre.

Per ricordarli ho pensato di riproporre il video di una delle loro canzoni più famose, London Calling e la traduzione del testo.

LONDON CALLING
The Clash

London calling to the faraway towns
Now that war is declared-and battle come down
London calling to the underworld
Come out of the cupboard, all you boys and girls
London calling, now don’t look at us
All that phoney Beatlemania has bitten the dust
London calling, see we ain’t got no swing
‘Cept for the ring of that truncheon thing

CHORUS
The ice age is coming, the sun is zooming in
Engines stop running and the wheat is growing thin
A nuclear error, but I have no fear
London is drowning-and I live by the river

London calling to the imitation zone
Forget it, brother, an’ go it alone
London calling upon the zombies of death
Quit holding out-and draw another breath
London calling-and I don’t wanna shout
But when we were talking-I saw you nodding out
London calling, see we ain’t got no highs
Except for that one with the yellowy eyes

CHORUS
Now get this
London calling, yeah, I was there, too
An’ you know what they said? Well, some of it was true!
London calling at the top of the dial
After all this, won’t you give me a smile?

I never felt so much a’ like

Londra Sta Chiamando

Londra sta chiamando le città sperdute
Ora che la guerra è stata dichiarata-e-la-battaglia è finita
Londra sta chiamando l’oltretomba
Venite fuori dall’armadio, tutti voi ragazzi e ragazze
Londra sta chiamando, ora non guardateci
Tutta questa falsa Beatlemania ha fatto mangiare tanta polvere
Londra sta chiamando, guardate che non siamo cambiati
Eccetto per l’anello di quel manganello

Rit.:
sta arrivando la glaciazione, il sole sta salendo
Le macchine si fermano e il frumento cresce
Un errore nucleare, ma non ho nessuna paura
Londra sta annegando- e io vivo presso al fiume

Londra sta chiamando la zona di imitazione
Dimenticalo, fratello, e vattene da solo
Londra sta chiamando gli zombie della morte
Molla la presa e tira un altro respiro
Londra sta chiamando- non ho voglia di gridare
Ma mentre noi stiamo parlando- ti ho visto fare un cenno
Londra sta chiamando, capisce che non abbiamo raggiunto nessuna altezza
eccetto quella con gli occhi gialli

Rit.
Ora senti questo
Londra sta chiamando, sì, c’ero anch’io
E sai cosa dissero? Beh, che in parte era vero!
Chiamare Londra è il migliore affare al massimo delle possibilità
Dopo tutto questo, non vuoi farmi un sorriso?

non mi sono mai sentito così bene

Newer Posts »